Liri (Nichelino- Pont Canavese): quesiti sul futuro dei lavoratori e dell’ambiente!

13 Dicembre 2009

L’azienda Liri, specializzata nel trattamento di laminati, opera tramite alcuni stabilimenti siti nel torinese ed all’estero. Nella Provincia di Torino l’azienda Liri opera a  Nichelino, dove l’attività è in osservazione da parte del Ministero dell’Ambiente poiché considerata a rischio ambientale e sanitario, e a Pont Canavese dove la lavorazione pare essere di minor impatto pur essendo una delle aree in cui si smaltiscono gli scarti di lavorazione. Gli Enti Locali da sempre annunciano l’espletarsi di monitoraggio, effettuato da agenzie a questo dedicate, che si focalizza sulle conseguenze ambientali causate dalle attività di cui al punto precedente. 

Pare sia in corso una ristrutturazione di Liri che preveda il trasferimento delle attività dallo stabilimento di Nichelino a quello di Pont Canavese, decisione di cui la popolazione, ed i lavoratori, ne hanno appreso la notizia solo tramite i media e non certo in seguito ad un’azione trasparente di informazione pubblica.

Il trasferimento della produzione potrebbe comportare uno spostamento dei lavoratori dalla sede di appartenenza a quella del Canavese, costringendoli a percorrere 150 chilometri circa al giorno, determinando inoltre ad un sovraccarico ambientale nella qualità della vita di Pont Canavese.

Per tali motivi si interroga la Giunta Regionale per sapere:

 ·        quale piano industriale ha presentato alla Regione l’azienda Liri per sostenere la chiusura della sede di Nichelino; 

·        quali sostegni siano previsti in favore dei lavoratori destinati ai lunghi percorsi derivanti dalla ristrutturazione aziendale; 

·        i dati inerenti l’impatto della produzione Liri sull’ambiente in zona Pont Canavese; 

·        quale sarà il futuro dei lavoratori Liri, in qualsiasi sede essi lavorino; 

·        qual è il piano di insediamento di Lira a Pont Canavese ed il grado di coinvolgimento dell’Amministrazione Comunale e di trasparenza nei riguardi dei cittadini.  


Solidarietà ai ferrovieri!!!!

1 Dicembre 2009

Esprimo la piena solidarietà ai lavoratori delle Ferrovie in sciopero oggi. Le motivazioni di questo sciopero sono legate all’incertezza del loro futuro e di quelle del servizio ferroviario piemontese, determinato anche dalle discutibili scelte della Giunta regionale in merito alla liberalizzazione. Ad oggi sono 2.500 su 8.000 i lavoratori delle ferrovie interessati dalle scelte regionali: lavoratori le cui prospettive sembrano destinate a peggiorare come del resto il servizio stesso.

Se alla fine delle manovre finanziarie si venisse a scoprire che la somma destinata alle gare dovesse superare quella chiesta da Trenitalia per fornire un servizio efficiente, allora avremmo la certezza che nel nostro Paese è obiettivo condiviso sacrificare il pubblico a vantaggio di una privatizzazione dei servizi collettivi (dall’acqua ai trasporti, passando per la ghiotta sanità).

Sono certo che i cittadini sapranno valutare motivi e necessità da cui scaturisce la protesta, gli stessi cittadini e pendolari che purtroppo quotidianamente patiscono le fatiche di un sistema saccheggiato e svenduto.


Misure anti crisi: tutelare i lavoratori oltre alle imprese.

24 Novembre 2009

La crisi ha colpito e sta colpendo in maniera pesante i lavoratori. I dati sono allarmanti: quasi il 10 per cento dei contratti a termine, nella prima metà dell’anno, non sono stati rinnovati, scende il lavoro dipendente, 100mila under 34 in tutta Italia hanno perso il lavoro. Le imprese, soprattutto le medie e piccole, sono anch’esse in situazione di forte debolezza.

Le politiche messe in atto dalla Regione nei confronti delle PMI, come la moratoria di un anno per la restituzione dei contributi concessi al sistema produttivo piemontese, sono sicuramente positivi e danno una boccata d’ossigeno. 

Dettò ciò bisogna distinguere tra imprese “buone” e imprese “cattive”, da chi è in obbiettiva difficoltà per la contrazione del mercato e il problema dell’accesso al credito e tra chi approfitta dalla crisi per licenziare e/o delocalizzare. 

Per questo come Rifondazione abbiamo presentato diverso tempo fa una proposta di legge che prevede di porre delle regole di erogazione ai contributi pubblici per le aziende, rendendo gli stessi realmente utili allo sviluppo ed alla crescita economica del territorio, al quale devono rimanere legate per un numero consistente di anni.

Mi auguro che nella discussione in corso venga prese seriamente in considerazione e possa rientrare nel “pacchetto anti-crisi. 


Aviapatner, Eutelia: quando comanda profitto ed irresponsabilità.

15 Novembre 2009

La vicenda Aviaptner è emblematica di un modello attuale di gestione aziendale tutto proteso a risparmiare esclusivamente sulle spalle dei lavoratori. Aviaptner è stata senza scrupoli nello scrivere un nero futuro per i 24 lavoratori, alcuni già Sagat, che la medesima ha deciso di lasciar a casa nel quasi assoluto silenzio delle istituzioni.

Tutto era pronto in Aviaptner per esternalizzare il servizio ad una cooperativa poi rilevatasi non nella possibilità immediata di farlo, ed allora ecco che i dipendenti ritornano ad essere utili all’azienda e li si richiama in servizio.

Ancora una volta non si può che evidenziare il senso di responsabilità dei lavoratori che, solo volendolo, potevano bloccare Caselle per settimane. Al contempo però non si può evitare di sottolineare anche l’ottusa cecità di chi, Aviaptner ed istituzioni pubbliche, ha permesso un atto immorale di questo tipo. Oltre al futuro di 24 famiglie si va a compromettere l’immagine della nostra Città e della Regione. 

Molte di più sono, invece, le famiglie coinvolte nella dismissione di Eutelia. Dismissione voluta ed attuata ad hoc da una sorta di società taglia teste, ossia un’azienda quasi fantasma che acquista il ramo d’azienda Eutelia con il solo fine di chiudere e licenziare i lavoratori.

Da mesi i dipendenti Eutelia non vedono lo stipendio e neppure si sa a chi chiederlo: i fondi internazionali mascherano la proprietà che di fatto diventa non rintracciabile: situazione paradossale e senza senso frutto di leggi altrettanto assurde. 

Intanto i lavoratori Eutelia, con Phomedia ed altre ditte legate alla telefonia,  in Piemonte, come nel resto del Paese, occupano le sedi di lavoro guardando con apprensione ad un probabile taglio di luce nelle strutture o, peggio, un incursione squadristica come è avvenuto a Roma.

Non è più tempo di guardare altrove, occore guardare negli occhi chi consente situazioni di questo tipo.


Come licenziare centinaia di persone nel silenzio assoluto: il caso Eutelia!

12 Novembre 2009

Grazie ad un’audizione dei lavoratori il Consiglio Regionale ha avuto modo di conoscere ancor più nei dettagli la drammatica vicenda che accomuna i lavoratori Agile (ex Eutelia) ai lavoratori Phonemedia, un destino contraddistinto dall’appartenere ad un gruppo che tramite la cessione di rami d’azienda sembra abbia quale principale attività quella di licenziare i lavoratori stessi. Una situazione paradossale inerente un’azienda sana che decide di ristrutturarsi, affidando il compito ad altri, con la scusa della crisi (la dirigenza Agile ha aperto la procedura di licenziamento per 1192 persone in Italia su 1937, di cui 100 su 139 a Torino e 109 su 172 a Ivrea).

 E’ sconcertante apprendere e verificare come il pubblico continui ad avere in merito a casi come questo o simili le mani legate in virtù di una legislazione esistente che sembra quasi premiare gli imprenditori pirateschi. Nutriamo  speranze nell’agire presso il governo da parte della Giunta regionale, un’azione diretta a coinvolgere in prima persona la Presidenza del Consiglio anche con lo scopo di individuare i veri proprietari di quest’azienda. Ma al contempo ribadiamo la necessità di dotarci di leggi adeguate che sappiano premiare la buona industria, ma perseguire e colpire “cattiva”. 

Per affrontare questi problemi abbiamo votato una mozione in Consiglio Regionale. La mozione auspica che si arrivi, in tempi rapidi, alla nomina di un commissario che affronti questa grave situazione e impegna la Giunta regionale ad attivarsi al fine di coinvolgere, oltre al Ministero del Lavoro, anche la Presidenza del Consiglio in veste di Tavolo Interministeriale, per avviare una trattativa difficile con un’azienda di cui non si riesce a rintracciare la proprietà.


Atl: prima si fanno e poi si disfano, territori e lavoratori a rischio.

27 Ottobre 2009

“Sono profondamente preoccupato – dice Juri Bossuto, Consigliere Regionale del Prc - per la riorganizzazione che l’Atl provinciale ha pensato di portare avanti. Da una parte il Consiglio d’Amministrazione vorrebbe chiudere alcune sedi Iat di montagna, dall’altra si ridurrebbero i posti di lavoro”. “Un membro del cda nominato dal Consiglio regionale, Mauro Sonzini, ha giustamente sollevato obiezioni su questo piano di tagli. Per questo abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio Davide Gariglio di convocarlo al più presto per ascoltare le sue posizioni, che tra l’altro dovrebbero essere espressione dell’ente regionale”. “In generale la vicenda dell’Atl sembra nata male fin dall’inizio (la cosiddetta “legge Angeleri” che istituiva l’ente) e continua oggi a dare segni preoccupanti di un restringimento di un suo agire proprio quando si sperava in una ripresa della sua opera. Chiudere uffici e sedi in un momento in cui si fanno azioni per rilanciare l’attività, sembra essere un pericoloso ritorno al passato in cui rischiano di farne le spese i territori – specialmente quelli marginali e montani – e soprattutto i dipendenti. Si tratta infatti di considerare il territorio provinciale nel suo complesso per evitare, ancora una volta, che le scelte siano puramente torinocentriche”. “Per queste ragioni chiediamo dei chiarimenti per valutare la fondatezza di questi timori e le azioni che la Regione Piemonte intende mettere in campo”. 


Agess: lo scandolo dei lavoratori “dimenticati”.

14 Ottobre 2009

Le risposte all’interrogazione consegnate oggi dal vice Presidente Peveraro in merito alla vicenda Agess, ci pongono di fronte ad un paradosso o meglio ad un’ingiustizia.
Da una parte la Regione ha concluso l’iter di acquisto della Crumiere versando alla curatrice fallimentare, Dott.ssa Giuliana Barra, la somma di 1.750.000 euro + Iva, ovvero 2,1 milioni. Si sta inoltre definendo anche formalmente la cessione dello stabile in comodato d’uso al Comune di Villar Pellice con il vincolo di mantenere la destinazione prevista dai contributi europei.
Dall’altra rimane invece aperta la questione legata ai crediti che i lavoratori hanno maturato nei riguardi di Agess: una vicenda slegata, da questo punto, dall’impegno regionale, che fa i conti con l’assurdo di una legge che prevede di ripagare prima i creditori privilegiati bancari, che vantano un credito ipotecario sugli immobili, a scapito dei lavoratori stessi.
Non è dato infatti sapere quando i circa 50 lavoratori ex Agess potranno recuperare anche solo in parte i loro crediti che vanno da poche migliaia di euro a 20-25mila (stipendi non percepiti). Il recupero sembra farsi sempre più difficile.
Noi pensavamo che questa, come dice la nostra Costituzione, fosse una Repubblica fondata sul lavoro. Ci sbagliavamo: le leggi dicono che è una Repubblica fondata sul capitale e sulle banche


HP-DCS: 130 lavoratori a rischio!

6 Ottobre 2009

 L’11 settembre la società HP-DCS srl ha avviato, su base nazionale, le procedure per il licenziamento collettivo di 130 lavoratori, 49 dei quali su un totale di 70 della sede di Torino. La società dal 2003, lavora attraverso apposita commessa per Telecom Italia nel campo dell’assistenza alle varie postazioni regionali.Nel 2006 ha acquisito in specifico sulla sede di Torino: 60 lavoratori ex IBM e ex GLOBAL VALUE fatti prima transitare per 7 mesi in una società creata ad hoc dal Gruppo FIAT e 13 lavoratori su un totale di 71 da Hewlett Packard Italiana, con relative commesse di servizi.La società HP-DCS è controllata al 100% dal ramo italiano di Hewlett Packard e nel 2008 la commessa Telecom è stata rinnovata fino al 2011 con notevole riduzione di fatturato, lo stesso è avvenuto nel 2009 con la commessa FIAT.HP-DCS, negli ultimi anni, pare abbia avuto perdite variabili dai 5 ai 7 milioni di euro per ciascun anno; e negli anni 2007 e 2008 è stata avviata dall’azienda una mobilità volontaria incentivata che però pare non abbia portato ai risultati sperati.Considerato che nel corso del 2008 HEWLETT PACKARD mondiale ha acquisito il gruppo EDS, con la stessa mission di HP-DCS, creando interferenza fra le due società.Si interroga la Giunta Regionale per sapere quali iniziative intenda adottare per tutelare i lavoratori che HP-DCS ha annunciato di voler licenziare.  


Insegnanti di religione: la cattolicissima Gelmini licenzia ed il comune assume a scapito dei soliti precari.

30 Settembre 2009

Tempo fa il gruppo consiliare regionale PRC ha depositato un’interrogazione (n.2847) in merito all’assunzione, da parte del comune di Torino, di insegnanti di religione, proposta dalla CISL e sostenuta da una parte della giunta torinese. A questa si affianca l’interpellanza che il gruppo comunale ha formalizzato in questi giorni. Auspico che dalle riunioni presenti, e prossime, tra la Città, ed i precari delle scuole ,materne e nido, siano utili a trovare una soluzione equa anche, soprattutto, per questi ultimi. Se le assunzioni diventassero attuali davvero, queste andrebbero in clamoroso contrasto con la massiccia presenza di precari che da anni, insieme agli altri lavoratori del settore, letteralmente sostengono le sorti del sistema scuole materne ed asili in Torino. Anteporre ai precari, perennemente in graduatoria ed utili più che mai all’occorrenza, insegnati che non hanno esperienza nel delicato settore dell’infanzia, ricordo che oramai per operare nelle scuole destinate ai piccoli è necessario idoneo titolo di laurea, credo sia azione errata oltre che ingiusta nei confronti degli altri lavoratori.A conferma si ricorda che gli insegnanti di religione non accedono alla cattedra mediante concorso pubblico, ma tramite segnalazione dell’arcivescovado locale: prassi che di fatto crea una sorta di corsia preferenziali, fornendo così il fianco a forti dubbi sulla legittimità giuridica e costituzionale della norma stessa, specialmente se una volta acquisito il ruolo, l’autorità ecclesiastica ritenesse di revocarne la nomina.Costruire corsie privilegiate, in questo caso a favore degli insegnanti di religione lasciati a casa dal cattolicissimo governo Berlusconi, a scapito di precari, che spesso convivono con l’assoluta assenza di speranza nel guardare al futuro con un po’ di serenità, significa solo spaccare e contrapporre il mondo degli insegnanti e dare corso, al contempo, ad una soluzione poco Cristiana.            


 


Areoporto Sandro Pertini: lettera alla Presidente Bresso.

25 Settembre 2009

Cara Presidente,  

Le scrivo con l’intento di informarLa adeguatamente in merito a quanto sta accadendo all’Aeroporto Città di Torino “Sandro Pertini”.

Ancora una volta,  la “liberalizzazione” del trasporto aereo pare abbia favorito principalmente le compagnie che si occupano dei Vettori aerei ed in buona parte i gestori degli aeroporti, rendendo il lavoro di assistenza precario e sempre più di bassa specializzazione. Il teorema da applicare, alla circostanza,  è relativamente semplice: Aviapartner (socio- Sagat) per sopravvivere deve ridurre i costi adottando, inevitabilmente, politiche aggressive  incentrate sulla conseguente precarizzazione del lavoro.Nel contesto sopra descritto, Sagat (società in prevalenza pubblica), per migliorare il livello dei propri profitti ed avvantaggiandosi di un intervento ad hoc dello Stato, ha messo in atto per la prima volta la procedura di mobilità (che sottintende il “licenziamento”). Nonostante bilanci fortemente in attivo della Sagat, è stato deciso di “scaricare” sulla collettività i costi di circa 40 lavoratori erodendo, contemporaneamente, ancora una volta le retribuzioni dei dipendenti. La vicenda è resa ancor più triste dal fatto che nello stesso momento in cui veniva assunta la decisione di incidere sul personale per ridurre le uscite di bilancio, il suo dirigenza pare abbia deliberato per se un consistente aumento di stipendio: un premio per “l’ottimo” lavoro svolto.Se a prima vista i due fenomeni di licenziamento del personale (Aviapartner e Sagat) possono sembrare scollegati, questi hanno al contrario strategie comuni destinate ad intrecciarsi. Per comprendere meglio la complicata situazione attuale occorre partire da CAI, che nella compagine azionaria presenta anche i soci privati proprietari di Sagat (ovvero i Benetton tramite Sintonia e il Gruppo Intesa San Paolo attraverso Equiter), la quale che stringe un accordo strategico con Air France che sull’aeroporto di Torino lavora con Aviapartner. L’accordo prevede la riduzione dei voli a livello generale e su Caselle vengono soppressi i voli AirFrance, non mettendo più in condizione Aviapartner di lavorare. Situazione che a cascata permette di poter lasciare a casa parte dei lavoratori ed, al contempo, fa maturare debiti nei confronti della collettività. Conseguentemente si scopre che gli interessi dei vettori, delle due società di servizi a terra (Aviapartner e Sagat handling, controllata di Sagat) e della società di gestione (Sagat), devono necessariamente confluire nell’interesse della parte di azionisti comune a tutti.  Se focalizziamo l’attenzione su Aviapatner notiamo una situazione societaria, e di intrecci azionari, al limite del paradosso: sino al punto di diventare concorrente di se stessa, in quanto socio di Sagat (detiene lo 0,41% delle quote, cifra irrisoria ma altamente strategica in quanto Aviapartner risultava, per la cordata che ha rilevato l’aeroporto, l’unico partner in possesso dei requisiti adatti per poter partecipare al bando di privatizzazione della Sagat nel 2000) e allo stesso concorrente con Sagat handling. Aviaopartner ha poi un debito per l’uso dello spazio aereoportuale che risulta essere molto alto e che recentemente Sagat ha chiesto di saldare.Si cade, così, in un terribile gioco dove è chiaro che ognuno, dei nostri protagonisti,  muove le proprie carte in nome di un personale livello di profitto da raggiungere: in tale contesto, come sempre avviene, l’etica imprenditoriale si trasforma in un disvalore ed a rimetterci è, come sempre, la dignità dei lavoratori.In questo periodo laddove ogni giorno il pubblico si precipita a correggere i pesanti guasti causati dal mercato “molto” libero, anziché ipotizzare e realizzare un mercato sussidiario tra il diritto d’impresa e diritto al lavoro, diventa usuale assistere dell’apertura di altri fronti di attacco alle tutele sociali: fronte oggi arricchito dal disagio che si vive tra i lavoratori dell’aeroporto “Sandro Pertini”. Lavoratori vittime, ancora una volta, di insensate privatizzazioni unite ad altrettante esternalizzazioni i cui risparmi per il pubblico non sono sempre così evidenti.Le uniche strategie premianti sono quelle incentrate sull’indicare i bilanci disastrati ed alla conseguente proposta del loro risanamento tramite il “solito” taglio del lavoro. Lavoro che non riesce ad assicurare la continuità e stabilità neanche quando la richiesta delle prestazioni resta inalterata (anzi aumenta, come nel caso di Sagat Handling). Quello che rimane difficile da comprendere rimane il fatto che anziché favorire l’introduzione di regole scritte, semplici nei principi, che adattino lo spostamento delle prestazioni in relazione allo spostamento dei contratti, oggi le imprese si pongono l’obiettivo di deregolamentare le retribuzioni, nonché i modelli di prestazione uniti ai modelli contrattuali stessi; molte imprese scelgono inoltre di  indebolire le tutele a vantaggio dei lavoratori, ed  attaccare ancor di più il costo del lavoro, anche se ormai quello italiano è tra i più bassi d’Europa. Drammaticamente la politica sembra non voler osservare che i vettori europei non hanno aumentato la propria presenza nella autoproduzione dei servizi. Gli stessi hanno ritenuto più conveniente puntare ad una gara al ribasso dei costi di assistenza, magari esigendo una maggiore personalizzazione del servizio. In questo contesto perché si continua a consentire ad altri soggetti di poter utilizzare con estrema facilità lo strumento del licenziamento? Inoltre perché dare l’opportunità di usare la mobilità, unita a tutta una serie di sgravi fiscali da essi derivanti, anche quando non vi è reale contrazione di richiesta di prestazione.I quesiti restano pesantemente aperti. Occorre un’azione urgente diretta a porre regole e meccanismi indirizzati alla salvaguardia del servizio pubblico e dei lavoratori. Occorre uscire dalla logica pura del profitto unito alla perdita in capo esclusivamente alla collettività.      Cordiali saluti.     Juri Bossuto