Agess: lo scandolo dei lavoratori “dimenticati”.

14 Ottobre 2009

Le risposte all’interrogazione consegnate oggi dal vice Presidente Peveraro in merito alla vicenda Agess, ci pongono di fronte ad un paradosso o meglio ad un’ingiustizia.
Da una parte la Regione ha concluso l’iter di acquisto della Crumiere versando alla curatrice fallimentare, Dott.ssa Giuliana Barra, la somma di 1.750.000 euro + Iva, ovvero 2,1 milioni. Si sta inoltre definendo anche formalmente la cessione dello stabile in comodato d’uso al Comune di Villar Pellice con il vincolo di mantenere la destinazione prevista dai contributi europei.
Dall’altra rimane invece aperta la questione legata ai crediti che i lavoratori hanno maturato nei riguardi di Agess: una vicenda slegata, da questo punto, dall’impegno regionale, che fa i conti con l’assurdo di una legge che prevede di ripagare prima i creditori privilegiati bancari, che vantano un credito ipotecario sugli immobili, a scapito dei lavoratori stessi.
Non è dato infatti sapere quando i circa 50 lavoratori ex Agess potranno recuperare anche solo in parte i loro crediti che vanno da poche migliaia di euro a 20-25mila (stipendi non percepiti). Il recupero sembra farsi sempre più difficile.
Noi pensavamo che questa, come dice la nostra Costituzione, fosse una Repubblica fondata sul lavoro. Ci sbagliavamo: le leggi dicono che è una Repubblica fondata sul capitale e sulle banche


HP-DCS: 130 lavoratori a rischio!

6 Ottobre 2009

 L’11 settembre la società HP-DCS srl ha avviato, su base nazionale, le procedure per il licenziamento collettivo di 130 lavoratori, 49 dei quali su un totale di 70 della sede di Torino. La società dal 2003, lavora attraverso apposita commessa per Telecom Italia nel campo dell’assistenza alle varie postazioni regionali.Nel 2006 ha acquisito in specifico sulla sede di Torino: 60 lavoratori ex IBM e ex GLOBAL VALUE fatti prima transitare per 7 mesi in una società creata ad hoc dal Gruppo FIAT e 13 lavoratori su un totale di 71 da Hewlett Packard Italiana, con relative commesse di servizi.La società HP-DCS è controllata al 100% dal ramo italiano di Hewlett Packard e nel 2008 la commessa Telecom è stata rinnovata fino al 2011 con notevole riduzione di fatturato, lo stesso è avvenuto nel 2009 con la commessa FIAT.HP-DCS, negli ultimi anni, pare abbia avuto perdite variabili dai 5 ai 7 milioni di euro per ciascun anno; e negli anni 2007 e 2008 è stata avviata dall’azienda una mobilità volontaria incentivata che però pare non abbia portato ai risultati sperati.Considerato che nel corso del 2008 HEWLETT PACKARD mondiale ha acquisito il gruppo EDS, con la stessa mission di HP-DCS, creando interferenza fra le due società.Si interroga la Giunta Regionale per sapere quali iniziative intenda adottare per tutelare i lavoratori che HP-DCS ha annunciato di voler licenziare.  


Insegnanti di religione: la cattolicissima Gelmini licenzia ed il comune assume a scapito dei soliti precari.

30 Settembre 2009

Tempo fa il gruppo consiliare regionale PRC ha depositato un’interrogazione (n.2847) in merito all’assunzione, da parte del comune di Torino, di insegnanti di religione, proposta dalla CISL e sostenuta da una parte della giunta torinese. A questa si affianca l’interpellanza che il gruppo comunale ha formalizzato in questi giorni. Auspico che dalle riunioni presenti, e prossime, tra la Città, ed i precari delle scuole ,materne e nido, siano utili a trovare una soluzione equa anche, soprattutto, per questi ultimi. Se le assunzioni diventassero attuali davvero, queste andrebbero in clamoroso contrasto con la massiccia presenza di precari che da anni, insieme agli altri lavoratori del settore, letteralmente sostengono le sorti del sistema scuole materne ed asili in Torino. Anteporre ai precari, perennemente in graduatoria ed utili più che mai all’occorrenza, insegnati che non hanno esperienza nel delicato settore dell’infanzia, ricordo che oramai per operare nelle scuole destinate ai piccoli è necessario idoneo titolo di laurea, credo sia azione errata oltre che ingiusta nei confronti degli altri lavoratori.A conferma si ricorda che gli insegnanti di religione non accedono alla cattedra mediante concorso pubblico, ma tramite segnalazione dell’arcivescovado locale: prassi che di fatto crea una sorta di corsia preferenziali, fornendo così il fianco a forti dubbi sulla legittimità giuridica e costituzionale della norma stessa, specialmente se una volta acquisito il ruolo, l’autorità ecclesiastica ritenesse di revocarne la nomina.Costruire corsie privilegiate, in questo caso a favore degli insegnanti di religione lasciati a casa dal cattolicissimo governo Berlusconi, a scapito di precari, che spesso convivono con l’assoluta assenza di speranza nel guardare al futuro con un po’ di serenità, significa solo spaccare e contrapporre il mondo degli insegnanti e dare corso, al contempo, ad una soluzione poco Cristiana.            


 


Areoporto Sandro Pertini: lettera alla Presidente Bresso.

25 Settembre 2009

Cara Presidente,  

Le scrivo con l’intento di informarLa adeguatamente in merito a quanto sta accadendo all’Aeroporto Città di Torino “Sandro Pertini”.

Ancora una volta,  la “liberalizzazione” del trasporto aereo pare abbia favorito principalmente le compagnie che si occupano dei Vettori aerei ed in buona parte i gestori degli aeroporti, rendendo il lavoro di assistenza precario e sempre più di bassa specializzazione. Il teorema da applicare, alla circostanza,  è relativamente semplice: Aviapartner (socio- Sagat) per sopravvivere deve ridurre i costi adottando, inevitabilmente, politiche aggressive  incentrate sulla conseguente precarizzazione del lavoro.Nel contesto sopra descritto, Sagat (società in prevalenza pubblica), per migliorare il livello dei propri profitti ed avvantaggiandosi di un intervento ad hoc dello Stato, ha messo in atto per la prima volta la procedura di mobilità (che sottintende il “licenziamento”). Nonostante bilanci fortemente in attivo della Sagat, è stato deciso di “scaricare” sulla collettività i costi di circa 40 lavoratori erodendo, contemporaneamente, ancora una volta le retribuzioni dei dipendenti. La vicenda è resa ancor più triste dal fatto che nello stesso momento in cui veniva assunta la decisione di incidere sul personale per ridurre le uscite di bilancio, il suo dirigenza pare abbia deliberato per se un consistente aumento di stipendio: un premio per “l’ottimo” lavoro svolto.Se a prima vista i due fenomeni di licenziamento del personale (Aviapartner e Sagat) possono sembrare scollegati, questi hanno al contrario strategie comuni destinate ad intrecciarsi. Per comprendere meglio la complicata situazione attuale occorre partire da CAI, che nella compagine azionaria presenta anche i soci privati proprietari di Sagat (ovvero i Benetton tramite Sintonia e il Gruppo Intesa San Paolo attraverso Equiter), la quale che stringe un accordo strategico con Air France che sull’aeroporto di Torino lavora con Aviapartner. L’accordo prevede la riduzione dei voli a livello generale e su Caselle vengono soppressi i voli AirFrance, non mettendo più in condizione Aviapartner di lavorare. Situazione che a cascata permette di poter lasciare a casa parte dei lavoratori ed, al contempo, fa maturare debiti nei confronti della collettività. Conseguentemente si scopre che gli interessi dei vettori, delle due società di servizi a terra (Aviapartner e Sagat handling, controllata di Sagat) e della società di gestione (Sagat), devono necessariamente confluire nell’interesse della parte di azionisti comune a tutti.  Se focalizziamo l’attenzione su Aviapatner notiamo una situazione societaria, e di intrecci azionari, al limite del paradosso: sino al punto di diventare concorrente di se stessa, in quanto socio di Sagat (detiene lo 0,41% delle quote, cifra irrisoria ma altamente strategica in quanto Aviapartner risultava, per la cordata che ha rilevato l’aeroporto, l’unico partner in possesso dei requisiti adatti per poter partecipare al bando di privatizzazione della Sagat nel 2000) e allo stesso concorrente con Sagat handling. Aviaopartner ha poi un debito per l’uso dello spazio aereoportuale che risulta essere molto alto e che recentemente Sagat ha chiesto di saldare.Si cade, così, in un terribile gioco dove è chiaro che ognuno, dei nostri protagonisti,  muove le proprie carte in nome di un personale livello di profitto da raggiungere: in tale contesto, come sempre avviene, l’etica imprenditoriale si trasforma in un disvalore ed a rimetterci è, come sempre, la dignità dei lavoratori.In questo periodo laddove ogni giorno il pubblico si precipita a correggere i pesanti guasti causati dal mercato “molto” libero, anziché ipotizzare e realizzare un mercato sussidiario tra il diritto d’impresa e diritto al lavoro, diventa usuale assistere dell’apertura di altri fronti di attacco alle tutele sociali: fronte oggi arricchito dal disagio che si vive tra i lavoratori dell’aeroporto “Sandro Pertini”. Lavoratori vittime, ancora una volta, di insensate privatizzazioni unite ad altrettante esternalizzazioni i cui risparmi per il pubblico non sono sempre così evidenti.Le uniche strategie premianti sono quelle incentrate sull’indicare i bilanci disastrati ed alla conseguente proposta del loro risanamento tramite il “solito” taglio del lavoro. Lavoro che non riesce ad assicurare la continuità e stabilità neanche quando la richiesta delle prestazioni resta inalterata (anzi aumenta, come nel caso di Sagat Handling). Quello che rimane difficile da comprendere rimane il fatto che anziché favorire l’introduzione di regole scritte, semplici nei principi, che adattino lo spostamento delle prestazioni in relazione allo spostamento dei contratti, oggi le imprese si pongono l’obiettivo di deregolamentare le retribuzioni, nonché i modelli di prestazione uniti ai modelli contrattuali stessi; molte imprese scelgono inoltre di  indebolire le tutele a vantaggio dei lavoratori, ed  attaccare ancor di più il costo del lavoro, anche se ormai quello italiano è tra i più bassi d’Europa. Drammaticamente la politica sembra non voler osservare che i vettori europei non hanno aumentato la propria presenza nella autoproduzione dei servizi. Gli stessi hanno ritenuto più conveniente puntare ad una gara al ribasso dei costi di assistenza, magari esigendo una maggiore personalizzazione del servizio. In questo contesto perché si continua a consentire ad altri soggetti di poter utilizzare con estrema facilità lo strumento del licenziamento? Inoltre perché dare l’opportunità di usare la mobilità, unita a tutta una serie di sgravi fiscali da essi derivanti, anche quando non vi è reale contrazione di richiesta di prestazione.I quesiti restano pesantemente aperti. Occorre un’azione urgente diretta a porre regole e meccanismi indirizzati alla salvaguardia del servizio pubblico e dei lavoratori. Occorre uscire dalla logica pura del profitto unito alla perdita in capo esclusivamente alla collettività.      Cordiali saluti.     Juri Bossuto          


 


Azzerare i vertici CSEA: le lotte di potere non rovinino i lavoratori.

19 Settembre 2009

   Il Consigliere Regionale del Prc Juri Bossuto si è recato presso il presidio indetto dai lavoratori CSEA, innanzi al Comune di Torino. 

La situazione che si è venuta a creare presso la CSEA è decisamente preoccupante per i lavoratori e per il futuro stesso delle agenzie formative. Malgrado i  fondi destinati a fronteggiare la crisi che ha colpito le agenzie stesse, stanziati dalla Regione Piemonte anche grazie all’impegno di Rifondazione Comunista, , i lavoratori CSEA non percepiscono alcun stipendio dal mese di maggio u.s. ed hanno assistito ad un lento, ed inesorabile, abbassarsi anche dei diritti acquisiti nel tempo, tra cui l’erogazione dei ticket mensa. Una crisi, quella della CSEA, determinata da scelte assurde imputabili ai vertici dirigenziali, e di cui, come spesso accade, pagano le conseguenze i lavoratori.

La cassa integrazione non è corrisposta ad un reale esborso economico, malgrado ciò i formatori continuano a lavorare senza percepire alcunché in cambio. A questo si aggiunge il grave stato “ambientale” in cui operano i lavoratori stessi, sui quali sembrano calare le prime ritorsioni antisindacali: ritorsioni riservate a quei lavoratori più in vista nella lotta a difesa del posto di lavoro e dei propri diritti.

Credo opportuno azzerare i vertici CSEA al più presto e valutare il rilancio del consorzio formativo medesimo. Riteniamo al contempo importante rassicurare i dipendenti in merito al loro futuro, valutando un loro possibile ricollocamento che tenga conto della professionalità di cui gli stessi sono portatori. Speriamo in un ulteriore attivarsi rapido delle istituzioni comunali e provinciale.    


Ilmas: e’ tempo di nominare i commissari e verificare (bene) lo stato del bilancio.

18 Settembre 2009

  Oggi due lavoratori sono saliti, con intenzioni di restarci a lungo, sul tetto dell’azienda Ilmas di Cascine Vica.Atto disperato che, però, sottolinea le gravi difficoltà in cui versano i tanti dipendenti del gruppo industriale non pagati da maggio. Lo stabilimento, che produce tecnologia in un ambiente vecchio e fatiscente, è destinato ad andare in amministrazione controllata. I libri sono stati depositati in tribunale, ma manca la nomina di Commissari. Occorre tentare di non perdere produzione e lavoro, salvare l’occupazione e nominare, al più presto, i commissari non in veste liquidatoria, ma di sostegno agli addetti e rilancio di un’attività ad oggi caratterizzata da investimenti errati uniti ad una apparente deliberata volontà di chiusura da parte dei manager. 


Sostegno al reddito: ok,ma occorrono nuovi strumenti legislativi.

18 Settembre 2009

  Penso di poter esprimere la soddisfazione di tutta la VII Commissione Lavoro per il risultato, seppur parziale, che si è ottenuto in merito all’ampliamento della fascia di cittadini che possono accedere al sostegno al reddito.Un risultato che ha visto l’impegno attivo dei Commissari e che apre anche ad ipotesi nuove e suggestive quali il reperimento di nuovi fondi diretti al sostegno al reddito degli avanzi di gestione del Consiglio Regionale, destinati lo scorso anno al 150° dell’Unità d’Italia.Da consigliere ribadisco però la necessità di non fermarsi agli ammortizzatori sociali. Il sostegno ai lavoratori ed ai cittadini in difficoltà va affiancato ad atti legislativi di governo dell’economia e dell’industria. Senza questi temo che si faccia davvero poca strada nella direzione giusta: quella della difesa del lavoro.  


Poste Italiane, scuola e trasporti: cronaca di uno sfascio annunciato.

13 Settembre 2009

Il nuovo modello organizzativo di Poste Italiane prevede una diminuzione delle zone di distribuzione (pensiamo al ritiro raccomandate o atti giudiziari) con conseguente aumento dei carichi di lavoro per i dipendenti e scomodità e disagi per i cittadini.I punti di consegna sono pochi e creano parecchi problemi agli utenti che devono spostarsi e aspettare di più per poter ritirare le proprie comunicazioni.A Torino, ad esempio, dal primo agosto il ritiro delle raccomandate non si effettua più all’ufficio postale di zona, ma nei tre “sportelli inesitate”, in via Nizza, corso Tazzoli, corso Grosseto. Il risultato è che per ritirare una raccomandata il tempo medio d’attesa, documentato da diversi articoli giornalistici, è piuttosto alto, come ho potuto personalmente rilevare ieri. Ma non solo. Recentemente Poste Italiane, di cui il dicastero del tesoro detiene il 65% delle azioni, ha indetto una gara d’appalto al massimo ribasso per i servizi di pulizia, con una base d’asta il cui valore è già in partenza incompatibile con i costi di una persona assunta applicando un regolare contratto. Non è accettabile che aziende di proprietà pubblica diventino complici di una situazione che ripropone il tema dell’uso improprio dei contratti di lavoro o addirittura del lavoro nero e del meccanismo incontrollato di appalti e subappalti. Il Governo sta operando ad un minuzioso smantellamento del Pubblico, e la Posta e i precari della scuola ne sono due degli esempi più eclatanti.Come Presidente della Commissione Lavoro proporrò l’audizione dei vertici regionali delle Poste per tentare di porre dei freni ad uno scadimento del servizio che è sotto gli occhi di tutti i cittadini.


Sostegno al reddito: lacune e carenze.

8 Settembre 2009

“La discussione che si sta sviluppando sul prossimo bando sul sostegno al reddito è lacunosa in alcune sue parti”.“Se da un lato condividiamo l’esigenza di provare a coprire, seppur parzialmente,  chi non dispone di alcun sostegno ed è disoccupato da tempo, dall’altra non possiamo condividere l’ipotesi, finora emersa, di destinare tutte le risorse ai disoccupati a discapito di cassintegrati e lavoratori in mobilità, aprendo una guerra tra coloro che hanno bisogno”.“L’assessorato stima che dei 52mila precari che hanno perso il lavoro al 30 giugno e non dispongono di alcun ammortizzatore, 18mila siano registrati al’ufficio di collocamento e circa 5mila stiano al di sotto dei 13mila euro ISEE e dunque abbiano i requisiti per presentare domanda. Se il sussidio sarà di 3.000 euro l’anno, con i 15 milioni messi a bando si coprirebbero esclusivamente le domande di questi lavoratori”.“Peccato però in questo modo rimarrebbero del tutto esclusi i cassintegrati e i lavoratori in mobilità. L’anno scorso il bando ha accolto 6.157 domande e quest’anno si stima che gli interessati siano molti di più perché i lavoratori posti in cig e in mobilità sono aumentati in maniera esponenziale e drammatica. E’ dunque essenziale trovare altre significative risorse, aggiuntive ai 15 milioni messi in campo, per mantenere un sistema di sostegno e sussidio al reddito come è stato finora e, allo stesso tempo, garantire un qualche aiuto a chi è disoccupato”.“Ci pare una priorità indifferibile per una coalizione di centro-sinistra che governa la regione d’Italia più colpita dalla crisi: dal bilancio della Regione si devono trovare altri soldi – almeno 20-25 milioni - per sostenere tutti coloro che sono in difficoltà”.   


Bertone: la speranza che l’odissea dei lavoratori qui termini.

8 Agosto 2009

  “E’ la prima buona notizia dell’estate, almeno dal punto di vista occupazionale e del lavoro. La cessione al Gruppo Fiat di Bertone salva un marchio storico e soprattutto 1.173 dipendenti e le loro famiglie”.“Per la città di Torino e per il Piemonte, colpiti da tassi di cassa integrazione e disoccupazione senza quasi pari in Italia, si stratta di una importante boccata d’ossigeno”.“Ora vi è da augurarsi che il piano Fiat vada concretamente in porto per dare un futuro a tutti i lavoratori, che da anni si battono per avere garantito il diritto al lavoro e che non hanno mai smesso di lottare per difendere il loro posto di lavoro”. 


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