Odg in Consiglio: si fermi la delocalizzazione delle banche.

31 Luglio 2009

 Il Consiglio Regionale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno propostO dal Consigliere Regionale del Prc Juri Bossuto sulla situazione occupazionale del gruppo UniCredit e delocalizzazione gruppi bancari.“Negli ultimi mesi si è assistito ad un forte calo occupazionale all’interno del gruppo UniCredit, un calo fatto di mancate assunzioni rivolte a giovani leve, come in passato accadeva stabilizzando un centinaio di lavoratori ogni anno, e nel lasciar di fatto a casa centinaia di dipendenti.A suo tempo i dirigenti apicali di UniCredit nel momento in cui avveniva l’incorporazione con la banca CRT, realtà bancaria diffusa in modo capillare in Piemonte, si erano impegnati a mantenere sportelli ed occupazione.“Considerato che nel mese di febbraio la Fondazione CRT ha sostenuto un notevole impegno nei confronti di UniCredit attraverso la sottoscrizione di capitale a condizioni valutate come sfavorevoli.Visto che nel corso del tempo si è assistito ad una diminuzione di servizi offerti alla clientela Unicredit. Malgrado gli utili registrati dal gruppo stesso, nonché ad un taglio degli sportelli operativi.Considerato infine che anche il sistema bancario è in piena fase di delocalizzazione, fenomeno che interessa sia UniCredit che Intesa San Paolo, con la conseguente perdita del collegamento con il territorio e le istituzioni da parte degli istituti stessi e, inoltre, scomparsa della professionalità maturate da parte dei dipendenti. Il Consiglio regionale impegna la Giunta e il suo Presidente:

 -         A sollecitare la Fondazione CRT affinché si attivi presso il gruppo Unicredit attraverso azioni finalizzate all’assunzione di nuovo personale negli organici della banca, salvaguardando al contempo l’occupazione attuale. Azioni dirette al ripristino della rete occupazionale e del miglioramento dei servizi rivolti ai cittadini;

-         Ad attivarsi al fine di impedire probabili, presenti e future, delocalizzazioni dei servizi e della produzione bancaria in capo a grandi e piccoli gruppi regionali, quali UniCredit e Intesa San paolo. 


Ilmas- Osu: come i manager lasciano in strada i lavoratori.

13 Luglio 2009

BOSSUTO (PRC): INTERROGAZIONE SU ILMAS CASCINE VICA E OSU ORBASSANO

il gruppo Ilmas Spa, con sede a Cascine Vica e tramite l’azienda “Osu” ad Orbassano, ha circa 150 dipendenti, opera nella costruzione delle strutture destinate agli aeromobili, nonché nella produzione di carter motori e rotori: attività svolta tramite l’uso di un buon livello tecnologico e capaci maestranze”.

“Da tempo Ilmas Spa ha aperto la procedura di Cassa Integrazione, senza meccanismi di rotazione, contemporaneamente liquidando i salari arretrati tramite più soluzioni rateali: la tredicesima mensilità non è stata ad oggi ancora erogata ai dipendenti”.

“Il piano industriale Ilmas Spa (ed Osu) è alquanto lacunoso nelle prospettive di produzione ed investimenti, spiccano al contrario interventi finanziari diretti a nuovi insediamenti nel Sud Italia (Acerra, Casal di Principe)”.

“Oggi la direzione aziendale ha comunicato alle organizzazioni sindacali che il gruppo ha davanti due opzioni: la dichiarazione di fallimento o oppure l’amministrazione controllata. Da oggi sono sospesi i pagamenti a fornitori e, soprattutto, ai lavoratori”.

“Per questo si interroga la Giunta regionale per sapere quali misure abbia attivato la medesima, o sia in procinto di attivare per salvare le aziende Ilmas ed Osu; quali interventi sia possibile ipotizzare nel sostegno alle imprese ed alla ricerca onde evitare che il territorio si privi di produzione tecnologica e, soprattutto, posti di lavoro; quali azioni sia possibile porre in atto per aiutare i lavoratori, anche coloro in organico ai fornitori, per superare il grave momento economico in cui l’azienda li ha posti”.


Situazione scuola: tagli operatori scolastici, assunzioni insegnanti religione.

10 Luglio 2009

Sono numerose le preoccupazioni provenienti dal mondo lavorativo scolastico, dovute soprattutto all’incertezza generale maturata dalle scelte del Ministro Gelmini; tra queste si annovera la riduzione, di almeno due per scuola, degli operatori scolastici (sembra ne siano già stati tagliati 900)”.“A questo quadro si aggiunge l’assunzione di 21 insegnanti di religione da inserire nelle scuole materne e nei nidi torinesi. Si tratta di insegnanti spesso privi di titoli idonei all’insegnamenti in tali realtà educative, docenti soggetti ad assunzioni in origine decise dalla Curia cittadina, da cui dipendono gli insegnanti stessi. Queste assunzioni ledono i diritti acquisiti dalle educatrici in graduatoria da anni e destinate al precariato perenne”.

“Per questi motivi interrogo la Giunta Regionale per sapere quali iniziative abbia intrapreso per indurre il Governo a desistere da ogni azione di riduzione di organico nelle scuole del Piemonte; e quali iniziative possa intraprendere per tutelare le insegnanti in graduatoria, materne e nido i cui diritti sono seriamente intaccati dall’assunzione d’ufficio delle insegnanti di religione”.


Cabind: esempio di arroganza padronale!

7 Maggio 2009

Il Consigliere del Prc Juri Bossuto: mi sono recato all’assemblea dei lavoratori della Cabind di Chiusa San Michele nella quale è venuta fuori anche l’idea dell’autoimprenditorialità.

“Sono assolutamente solidale con le lotte dei lavoratori Cabind e comprendo chi ha scelto il gesto estremo di salire su un tetto per manifestare la sua rabbia. Si tratta di una battaglia che interessa uno stabilimento di cui ancora non si riescono a capire fino in fondo le reali cause che portano ad una chiusura quasi immediata con conseguente licenziamento di 70 lavoratori”.“Le dichiarazioni della parte padronale (“le macchine, meglio distruggerle”) legittimano ancor di più il necessario spendersi delle istituzioni per tentare di avviare un percorso di auto-imprenditorialità come avevo sollecitato ieri nella lettera inviata agli Assessori competenti “.

“L’arroganza della classe dirigente ed imprenditoriale denota ancora una volta l’impotenza del pubblico che subisce bugie e ricatti di questo tipo senza avere gli strumenti per reagire. Se è vero che la proprietà preferisce  distruggere le macchine (ancora in buona stato) assisteremmo all’ennesimo  atto di irresponsabilità di chi sta buttando questo Paese in una situazione simile all’Argentina di qualche anno fa”.


Cabind e Stabilus: la soluzione può essere l’autoimprenditorialità.

6 Maggio 2009

     Da alcuni mesi osserviamo, quasi impotenti, l’estinzione  di molte realtà produttive piemontesi. La delocalizzazione di stabilimenti, o la loro chiusura, poiché ritenuti insoddisfacenti nei profitti, sono un vero e proprio dramma, che lacera territorio e famiglie dei lavoratori.Quando un’attività produttiva chiude, l’ammortizzatore sociale destinato ai dipendenti, conseguente a mobilità o licenziamento, è spesso la misura più immediata da attivare, pur rimanendo una soluzione parziale.L’impoverimento del territorio, derivante dall’abbandono produttivo, equivale sempre alla sua condanna a morte. Chiudere uno stabilimento equivale all’avvio di un pericoloso effetto domino che, lentamente ed inesorabilmente, allarga di giorno in giorno la rosa dei soggetti interessati: gettando sul lastrico numeri esponenziali di famiglie e,inoltre, nella disperazione decine di piccoli comuni.Le amministrazioni locali, nella maggioranza dei casi, reagiscono unendo le forze ed intraprendendo tutte le vie possibili, dirette ad alleviare i danni subiti dai loro concittadini.Ne abbiamo un recente esempio guardando le convenzioni stipulate in molti comuni della Valle Susa: un modo per tentare di arginare i devastanti effetti di una guerra silenziosa, la guerra dichiarata da multinazionali senza troppi scrupoli e delocalizzazioni selvagge.Occorre vivere questa situazione come una vera emergenza regionale: una situazione su cui concentrare le forze e le attenzioni dell’istituzione Regione. Porre al fianco dei comuni e delle comunità montane strutture organizzative e fondi per arginare, frenare, la deriva occupazionale a cui quotidianamente assistiamo.Da questa premessa nasce una proposta assolutamente fattibile e non afflitta da facile demagogia: intraprendere un percorso di intervento pubblico, che veda quali realtà su cui agire, per ora in modo “sperimentale”, l’azienda Cabind di Chiusa San Michele e lo stabilimento Stabilus sito a Villar Perosa. Un esperimento, quindi, da incentrare presso due realtà molto simili nelle caratteristiche strutturali e nelle cause della loro chiusura, ossia delocalizzazione della produzione in altra area con conseguente perdita del posto di lavoro per 70/80 operai, per ognuna delle due sedi. L’invito, rivolto alle istituzioni ed in prima battuta alla Regione Piemonte, è quello di inaugurare nelle due sedi industriali, esperienze di autoimprenditorialità: investire quindi fondi pubblici non solo in ammortizzatori sociali, ma nell’obiettivo di riavviare la produzione e mantenere l’occupazione.Grazie all’intervento regionale, e preso atto delle dichiarazioni espresse dalla proprietà (soprattutto Cabind) in cui si ribadiva disinteresse per produzione e macchinari presenti nelle officine, sarebbe possibile finanziare e favorire, coprendo alcune spese legate all’attività industriale, l’organizzazione dei lavoratori in entità idonee al mantenimento dell’iniziativa produttiva. Una piccola spinta ad un motore che potrebbe, appena caldo, funzionare da solo in maniera ottimale per assicurare la tenuta del tessuto industriale in zone a rischio di “saccheggio” speculativo.Inoltre la montagna stessa necessiterebbe di stimoli alla nascita di gruppi, organizzati, capaci nel ricavare sostentamento da risorse troppo spesso abbandonate a sestesse: boschi, sentieri, turismo ambientale. Anche in questo caso, investire fondi pubblici per avviare esperienze capaci di valorizzare i percorsi montani, l’incontro tra natura e turisti, “far respirare” i boschi è cosa realmente utile: azione positiva di ausilio ai territori ed alla creazione sostanziale di occupazione.  Poche righe per chiedere, ai destinatari della presente, un pizzico di coraggio in più nell’affrontare una situazione che ogni giorni si fa maggiormente drammatica: sia per i territori che per le tante famiglie private di qualsiasi prospettiva futura. 

          

 


La Pirelli prende aiuti ed in cambio licenzia i lavoratori: ancora una forma di gratitudine verso il Pubblico?

22 Marzo 2009

 Premesso che:

lo scorso anno la regione Piemonte ha sottoscritto una convenzione con il comune di Settimo Torinese, avente per oggetto la ricollocazione territoriale dello stabilimento Pirelli;

 considerato che:

l’intervento degli enti pubblici ha permeso all’azienda  Pirelli di attuare il suo desiderio incentrato sull’accorpamento di un nuovo stabilimento al settore veicoli industriali;

 evidenziato che:tra i firmatari della convenzione, di cui al punto sopra, compare anche l’Università di Torino, con l’obiettivo di sviluppare la ricerca sul materiale “gomma”, e la Commissione Europea tramite ingenti finanziamenti; considerato ancora che:

quale conseguenza della sottoscrizione degli accordi convenzionali, alcuni terreni,di proprietà Pirelli, ad uso industriale sono stati trasformati in uso residenziale in ambito PRCG, aprendo così di fatto a possibili speculazioni immobiliari;

 preso atto che:malgrado le numerose rassicurazioni pervenute alla vigilia della formalizzazione della convenzione, inerenti il mantenimento di tutti i posti di lavoro, Pirelli ha annunciato 350 esuberi in seguito al trasferimento dello stabilimento stesso: pur avendo la ditta già beneficiato di incentivi e 18 mesi di cassa integrazione. 

INTERROGA
la Giunta regionale,

per sapere: 

  • se quanto esposto in narrativa corrisponda a verità;
  • se, nel caso di risposta anche parzialmente affermativa al punto precedente, la Giunta voglia prendere provvedimenti che impongano a Pirelli il rispetto di quanto annunciato alla vigilia della redazione della convenzione di cui in narrativa.

 

 


Delocalizzazioni selvagge: a quando una legge che impedisca il “prendi i soldi e scappa!”

22 Febbraio 2009

I lavoratori della Cabind, Chiusa San Michele, hanno ricevuto da poco 78 lettere di licenziamento. Il loro stabilimento viene spostato in Polonia, nazione sull’orlo del crack come parte dell’est Europa, azienda che segue, nelle scelte, l’Olimpias (gruppo Benetton) pronta a trasferirsi, invece, in Tunisia.

L’elenco dell’industria che va via, potrebbe essere lungo così come quello dei lavoratori che di conseguenza si trovano all’improvviso senza lavoro. Migliaia di famiglie espulse da ogni possibilità di sostentamento, nel nome di una globalizzazione a vantaggio solo di alcuni. Infatti non sono stati globalizzati i diritti, ma solo le speculazioni, cosicchè laddove  le garanzie per chi lavora diventano inesistenti vale la pena, nel nome del profitto più che mai senza scrupoli, spostare sedi e macchinari: alla faccia, magari, dei contributi incamerati grazie agli enti locali del paese di origine.

Vi sono frontiere da depredare o tramite l’apertura di sportelli bancari (ed all’improvviso chiusi, come in Ucraina l’Unicredit ed Intesa) o per mezzo del maggior sfruttamento del lavoro altrui. Il tutto grazie all’aiuto di normative che favoriscono il “far west” per alcuni e le ronde, contemporaneamente, per altri.

Da due anni abbiamo depositato in Regione, un progetto di legge che interviene sulla materia delle delocalizzazioni, laddove l’ente ha erogato contributi i sostegno. Una legge semplice: hai preso contributi, allora ti impegni a ripsettare la collettività che te li ha erogati, se invece scappi via l’azienda rimane a noi.

Un testo premiante nei riguardi degli imprenditori seri, che tra l’altro approvano l’iniziativa, e dei territori; al contario punitivo per i pirateschi speculatori. Un testo che giace nella commissine, che presiedo, poichè ad alcuni assessori non piace a causa del tentativo di regia pubblica sull’economia che, il testo di legge, porta con se.

Chissà quando una certa sinistra riaprirà i propri occhi sulla realtà che la circonda?


Con i lavoratori Johnson Electric.

24 Gennaio 2009

 L’iniziativa dei lavoratori della Johnson Electric di Moncalieri di aprire, insieme con il sindacalista Fiom-Cgil Ivano Franco, un gruppo su Facebook (http://apps.facebook.com/causes/200018?m=ab07ea1b&recruiter_id=21020354) per salvare il proprio posto di lavoro e l’azienda è innovativa ed intelligente”.

Certamente non è un social network a poter garantire il futuro dei 120 dipendenti, ma si tratta di uno strumento in più di comunicazione e sensibilizzazione. Per questo mi sono iscritto ed ho invitato altri a farlo”.

Passando dal virtuale al terreno, mi auguro che – visto l’ennesimo caso di delocalizzazione – possa in qualche modo essere ripresa in considerazione la nostra legge sulle delocalizzazioni, così da impedire l’ennesima perdita produttiva che colpisce il nostro territorio.

Il nostro appello va alla maggioranza regionale affinché dia seguito alle indicazioni che anche il Sindaco di Torino Chiamparino ha lanciato in occasione della vicenda Motorola, relativamente all’inammissibilità dei comportamenti delle aziende che usufruiscono, nella stragrande maggioranza dei casi, dei contributi pubblici e poi decidono di chiudere i battenti lasciando sul terreno le macerie dei loro fallimenti.

 


CON L’ART. 40 DEL DECRETO LEGGE DEL 25 GIUGNO, SI DISCRIMINANO GLI INVALIDI ED ALTRE CATEGORIE PROTETTE

3 Ottobre 2008

Il comma 5, dell’articolo 40 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione. La competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, dispone che sono soppresse al comma 1 dell’articolo 17 della legge 68/99 le parole: “ nonché apposita certificazione rilasciata agli uffici competenti dalla quale risulti l’ottemperanza alle norme della presente legge.

In base a questo, ed al comma 4 del medesimo decreto, il datore di lavoro non è più tenuto ad inviare annualmente il prospetto dal quale risultino il numero ed i nominativi dei lavoratori computabili nella quota riservata agli invalidi ed altre categorie protette;

Se tale norma venisse mantenuta, entrando in vigore, si aprirebbe di fatto alla possibilità di discriminare nelle assunzioni proprio quelle categorie più esposte al disagio sociale.

Il Consiglio regionale, impegna il Presidente della Giunta ad attivarsi presso la conferenza Stato– Regioni per sensibilizzare gli altri enti regionali su quanto esposto in narrativa; ad attivarsi presso il Governo al fine di giungere all’abrogazione dell’articolo 40 decreto legge 25 giugno 2008.


ODG SU STAMPAL, IL COMUNE SI IMPEGNI A NON CAMBIARE LA DESTINAZIONE D’USO

3 Ottobre 2008

“L’odg esprime solidarietà alle lavoratrici, ai lavoratori, e alle loro famiglie ed impegna la Giunta:

-          a sostenere la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori per  favorire il rilancio dell’attività industriale, al fine di garantire la piena occupazione, con particolare attenzione ai precari che si trovano privi anche dei minimi ammortizzatori sociali;

-          ad attivarsi, esercitando i dovuti controlli in merito, affinché il Comune di Borgaro Torinese assuma formale impegno di vincolo ad attività produttive della destinazione d’uso dei terreni, al fine di fugare ogni possibile dubbio di speculazione edilizia sull’area.

Mi auguro che già nella seduta di martedì prossimo il Consiglio approvi l’odg che richiedeva anche l’attivazione del tavolo di crisi che è stato già formalizzato questa settimana.


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