CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Archivi per la categoria 'No Tav e trasporti' Categoria


Tav e normalizzatori

Scritto da juribossuto.it il 26 febbraio 2015

I normalizzatori sono coloro che tranquillizzano a loro favore, chi ha un dubbio in merito ad un azione di governo o una grande opera. Sul Tav una persona in particolare ricopre questo ruolo di “normalizzatore”

http://www.lospiffero.com/cronache-marxiane/cittadini-distrattie-normalizzatori-allopera-20558.html

Pubblicato in No Tav e trasporti | Nessun commento »

Torino 22 febbraio 2014: manifestazione No Tav…….

Scritto da juribossuto.it il 23 febbraio 2014

Ieri a Torino una moltitudine di manifestanti sfilavano per le vie cittadine sotto le bandiere No Tav. Contemporaneamente tantissimi altri manifestavano a Chiomonte ed in molte altre piazze d’Italia. Bello vedere tanta gente ribadire il proprio non sottostare alle fandonie di questo terribile potere- melassa rancida. Triste invece prendere atto dei media nostrani: a fianco delle piazze che vanno a fuoco a Kiev, ma iper critiche verso le nostre quando sono piene di gente pacifica e soprattutto libera. Così diventa legittimo invadere il parlamento ucraino con croci e manganelli a seguito ed ignobile scrivere sui muri della città. Siamo al paradosso puro…….  all’ipocrisia di un sistema Europa troppo simile ad una dittatura globale.

Pubblicato in No Tav e trasporti | Nessun commento »

Renzi tra sorrisi e proposte istituzionalmente deliranti

Scritto da juribossuto.it il 20 gennaio 2014


 

Ieri sera ho avuto la sventura di seguire alcuni minuti di una delle tante interviste concesse dal neo segretario Renzi, ospite questa volta del programma “Invasioni Barbariche”. Poche battute che mi hanno consegnato alla rassegnazione nel constatare la folle corsa di un Paese, il nostro, verso il baratro.

Durante la trasmissione il segretario PD spiegava alla presentatrice, con solito sorriso da tv e look informale, la sua proposta di riforma delle istituzioni parlamentari: “non elimino il Senato, ma i senatori che non è poca cosa….eh?!”. Dichiarazione seguita da sguardo “piacioso” e sornione di chi spera di sfondare il video e raggiungere nuovi impossibili frontiere del gradimento e degli indici d’ascolto.

Un’affermazione confezionata ad uso del qualunquismo dominante e forse frutto di un caos mentale maturato nell’esclusivo proposito di prendere consenso, anche a costo di sacrificare la già moribonda democrazia italiana. Proposte da stregoni apprendisti impegnati, disperatamente, a raccattare approvazioni senza meditare a fondo sulle conseguenze dei propri atti. Parole che mi hanno fatto venire un brivido di disgusto ed immediatamente cercare un altro canale idoneo al gettarmi nell’oblio totale.

La Costituzione è nata all’indomani della guerra, della dittatura, tramite una sintesi tra ideologie diverse in cui è stato garantito, sostanzialmente, il bene comune e la struttura parlamentare democratica e garantista verso i cittadini. Le due Camere, il metodo di formazione delle leggi ed anche il sostegno economico ai partiti (poi ingigantito e diventato spesso unico motivo per cui fare politica) sono frutto di un confronto serrato tra le varie componenti elette al Parlamento, tra politici che hanno patito galera e sofferenza negli anni del fascismo: persone che si sono posti il problema di evitare alle generazioni future quanto accaduto alla loro. La Carta fondamentale è stata elaborata da intellettuali poco “piaciosi”, senza sguardi buca audience, ma pieni del carisma di chi è riconosciuto come statista e non semplice anchorman.

Oggi ogni deputato, ogni segretario, si sente capace e nel giusto quando propone modifiche all’assetto istituzionale del Paese. Presunte riforme affrontate con superficialità, in assenza di approfondimenti e motivazioni, come ad esempio il piano job renziano, che pongano al centro l’interesse per lo Stato.  Proposte rivelatesi quasi sempre demenziali alla prima attuazione pratica, come ci ricorda l’esercito dei disoccupati e degli esodati targato Fornero.

Renzi temo sia il degno figlio di questi tempi: sorriso accattivante ed assoluta approssimazione negli argomenti di cui parla. Insomma l’apparire anche a scapito della già sin troppo vilipesa democrazia repubblicana. Cercare consenso a tutti i costi con formule facili e leggere da digerire. Così muore la Repubblica e nasce la dittatura: davanti al sorriso sornione di un leader che ama le telecamere.   

 

P. s. ma tutte le sue perplessità sul Tav in che angolo del sorriso giacciono silenziosamente dopo la sua elezione a leader del PD?

Pubblicato in Carta straccia: appunti vari, No Tav e trasporti | Nessun commento »

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI MA PER QUALCUNO DI PIU’: PAROLA DEL SALOTTO BUONO!

Scritto da juribossuto.it il 6 novembre 2013

“In Italia la Legge è uguale per tutti, ma per qualcuno è decisamente più uguale”. Una massima che ha rappresentato il mio pensiero fisso negli ultimi lunghi mesi. Ogniqualvolta mi approccio al sistema mediatico, oppure tendo le orecchie in ricerca di utili rumors, non posso fare a meno di meditare sul concetto di giustizia nel nostro Paese.

La nostra nazione oramai ha fatto prassi consolidata dei “due pesi, due misure” mettendo in bella vista la reale divisione in “caste” che caratterizza i rapporti politico sociali della sua comunità.

Ai cittadini super protetti, qualsiasi sia il crimine agli stessi contestato, si contrappone il popolo inconsapevole del contare poco (o nulla) se non eccezionalmente in campagna elettorale, quando viene inondato di promesse, carezze e specchietti per le allodole.

Non mi riferisco solo, in queste poche righe, all’infinita vicenda che interessa il noto Senatore Berlusconi,  pur ritenendo indegno il fatto che siano passati tre mesi dalla sua condanna definitiva e nulla sia accaduto ad oggi in conseguenza alla medesima. Il Senatore infatti non ha ancora iniziato a scontare la pena confermata dalla Cassazione, anzi sgambetta allegramente tra Milano e Roma non mancando di partecipare alla vita politica istituzionale in modo piuttosto pregnante (come nulla fosse avvenuto).

La mia affermazione, di cui sopra, matura soprattutto guardando alla protezione che il Ministro Cancellieri pare aver riservato alla condannata Giulia Ligresti, la quale ha patteggiato la pena nel procedimento FonSai, attualmente scontata ai domiciliari presumibilmente anche grazie all’intervento ministeriale. Giulia è sorella di Jonella, la stessa che “meritò” addirittura una laurea honoris cause a Torino, in seguito congelata dal Ministro Mussi. Una laurea immaginiamo assolutamente meritata se prendiamo atto dell’accusa di falso in bilancio ed aggiotaggio informativo che la vede al centro dell’attuale azione processuale: quasi certamente all’epoca l’Università subalpina aveva visto in questa prassi operativa una buona dote di finanza creativa, al punto di decidere per l’assegnazione dell’alto titolo accademico. Anche Jonella ha richiesto il patteggiamento di pena (potrebbe rischiare tra i tre e quattro anni di carcere) e la decisione in merito dovrebbe giungere il 4 dicembre prossimo, forse a quel punto la consegna della laurea diventerà effettiva.

Tornando a Giulia, sembra che in carcere non si trovasse proprio a suo agio. Aveva ridotto il consumo di cibo e di conseguenza attivato (si afferma) la sensibilità e quindi l‘attenzione del Ministro. La sua assegnazione ai domiciliari diventa quindi un atto di umanità riservato davvero a pochi. Un riscontro della rarità del beneficio concesso lo possiamo verificare se consideriamo il pietoso stato in cui versano le carceri italiane: luoghi in cui molti non si trovano “molto bene”. La moltitudine dei detenuti è normalmente ignorata dal gran parte della politica, a dimostrazione un indulto annunciato e poi dimenticato nel cassetto a causa dell’avversa opinione pubblica (speriamo non pensato solo per aiutare il Senatore di cui sopra).

Sappiamo che la famiglia Ligresti ha sempre frequentato il salotto buono di Torino, mi viene un brivido pensando a chi possa sedere in quello cattivo, non evitando anche i salottini sfiziosi sparsi per l’Italia. Un fatto non di poco conto poiché a favore dei suoi frequentatori si muovono anche le montagne, mentre per gli altri neppure una lettera di assunzione.

Figli e figliastri di questo Bel Paese. Figli sono coloro che lavorano in ruoli ben retribuiti anche se totalmente incapaci ad operare in quelle mansioni; figliastri coloro che dopo anni di studio o esperienza possono essere accolti solo da precariato e disoccupazione. Figli coloro che incappano in inchieste giudiziarie, come per i presunti lavori fatti in spregio alla legge in Venaria Reale, potendo in seguito contare sull’impegno di gran parte dei media nel gettare (a regola d’arte in questo caso) il tutto nel grande dimenticatoio; figliastri i contestatori No Tav, alla gogna mediatica ed incarcerati spesso senza sconto alcuno (ad arte anche in questo caso); figliastri coloro che danno di matto alle Molinette, disarmando una guardia giurata, e vengono dati in pasto al pubblico. Figli i protagonisti della curiosa, a dir poco, vicenda Murazzi di Torino dove tra un presunto favore ed un altrettanto presunto aiutino nessuno paga e pagherà; figliastri i tanti giovani artisti e no, che non essendo oggetto di “favori e regalie” devono emigrare all’estero per trovare un lavoro degno alla loro capacità.

Siamo in pieno “regime da salotto”. Un regime fatto di giri di conoscenze ed amicizie in grado di condizionare la vita pubblica e, in primis, purtroppo parte dell’informazione. Su quei divani in pelle siedono troppe persone i cui ruoli dovrebbero impedirglielo (semplicemente per un banale senso etico verso la res publica).     

Naturalmente chi gode dei quegli ambienti, e soprattutto chi è suo strumento (spesso gli invitati credono di esserne parte mentre invece sono solo utili “servi” dei veri ospiti) non è incline alle dimissioni irrevocabili. Non abbiamo osservato colpi di scena su temi torinesi quali CSEA e Murazzi, non ne avremo certamente sul caso Giulia Ligresti (così come non ne abbiamo avuti in seguito alla vicenda laurea consegnata a Jonella Ligresti).

A questo punto un solo augurio, quello che Il Salotto Buono sia con voi/noi tutti, e che diventi così grande da includere ogni cittadino (a qualsiasi casta appartenga). In questo modo le clientele potrebbero diventare a tutti gli effetti economia non occulta ed il PIL farebbe un salto in avanti non indifferente. Quindi il passo successivo dovrebbe riguardare la legalizzazione del fenomeno mafioso, cosicché l’effetto PIL si amplificherebbe e l’uscita dalla crisi potrebbe avvicinarsi a grandi passi. Con buona pace naturalmente dei tanti Peppino Impastato, di coloro che hanno creduto ancora in principi e valori pagando con la loro vita stessa: ingenui o, direbbe qualcuno, arretrati conservatori.   

 

)

Pubblicato in No Tav e trasporti | Nessun commento »

Poco da ridere (da FB)…..

Scritto da juribossuto.it il 23 settembre 2013

Alcuni amici mi hanno detto, tra il ridere ed il serio, che i miei post sono troppo “politici”, che dovrei ridere di più. Magari raccontando al barzelletta del tipo che entra nel caffè e splash…. Purtroppo è da un po’ che non riesco fare altro che distruggermi ed annoiarvi con politica ed attualità. Ma come posso fare diversamente. Guardate i titoli di ieri: militari in Valle Susa contro i kattivoni; Si Tav che inneggiano alla repressione (pare casalinghe di tipo “Voghera” magari con mariti impresari edili); politici vari vagamente citati in articoli sulla vicenda Csea (tra cui noti si Tav) e buchi (non ad alta velocità ma quasi) di 40 milioni (milioni) di Euro; volantini deliranti che arrivano sempre nel momento più opportuno per il potere; ministri che accusato i manifestanti di eversione mentre difendono un condannato per evasione fiscale pluri processato……  Insomma più che ridere mi incavolo (scusate l’eufemismo) ogni giorno di più. Buona giornata, per la prossima preparo una barzelletta….giuro. O forse è il nostro Paese già una comica…. mah….

Pubblicato in No Tav e trasporti | Nessun commento »

LETTERA PUBBLICATA SU ECO DEL CHISONE del 11 sett 2013 TAV

Scritto da juribossuto.it il 12 settembre 2013

Gentile Direttore,

mi perdoni se riprendo “calamaio e penna” per scriverLe nuovamente sull’argomento TAV. Ogniqualvolta leggo sul Suo giornale alcune dichiarazioni, mi diventa impossibile non cadere nella tentazione di replicare.

Temo che l’On. Merlo consideri la Democrazia ed il confronto nulla più che una partita burocratica. Un atto dovuto da evadere al più presto, celermente, ponendo al dicitura “Fatto” per andare oltre.

Le varie proposte di “riforma” costituzionale forse legittimano questa procedura sbrigativa del confronto democratico, ma chi ancora crede nella Carta Costituzionale (quella nata dall’Assemblea in cui sedevano io veri padri della nuova Italia post fascista) non può che rilevare la totale assenza di Democrazia da parte dello Stato nella lunga vicenda TAV.

Fa sorridere che un deputato (Vattimo) non possa dire la sua senza che subito un collega inviti all’isolamento politico del medesimo. Una censura dal sapore medioevale, non certo degna di un militante che da sempre è stato espressione istituzionale del Partito DEMOCRATICO, quale è l’on. Merlo.

Inoltre è vero che “molto si è discusso” sul TAV, ma da parte dei politici sostenitori di quella ulteriore tratta per le merci sono arrivati solamente slogan e accuse di fantomatiche “pregiudiziali ideologiche” a chi si dichiara contrario. Aggiungo che il confronto si fa dati alla mano e dimostrazioni in merito all’utilità dell’opera (rapporto costi – benefici) non solo targando con il termine “conservatore” chi vi si oppone invece con dati alla mano (al contrario dei fautori integralisti dell’opera).

E’ ancora un fatto che più volte son stati chiesti tramite questo settimanale agli onorevoli Merlo e Malan dei numeri giustificativi dell’investimento di quella che è la singola più grande opera pubblica mai avviata in Italia. Ideata come trasporto passeggeri, così come questa è utilizzata laddove in funzione, la linea è stata poi trasformata in trasporto merci: un’azione solo utile per darle un senso innanzi agli occhi, spesso distratti, delle masse. Tutti sanno che un treno merci sopra i 140 Km/h dissesta tutta la tratta, costringendo le ferrovie e manutenzioni estremamente costose ed antieconomiche.

Il duo politico (come direbbe qualcuno PDL e PD – L) Merlo & Malan non hanno ancora spiegato ai cittadini, cioè a coloro che stanno pagando l’opera con le loro tasse,come mai l’accordo del 2004 accollava il 63% dei costi di realizzazione del tunnel di base all’Italia anziché il 20%. Dato assurdo, appena ritoccato dagli ultimi accordi, innanzi al fatto che i quattro quinti della tratta ferrata sono in territorio francese. Chi transita in treno verso Lione non può fare a meno di notare come i problemi della linea siano sul tratto francese, dove i treni rallentano molto, non certo in quello italiano della Valle Susa. 

Sono certo che come non ho ricevuto risposte degne di questo termine negli anni in cui sedevo in Regione, così non ne riceverò ora dagli oltranzisti pro Tav. Vale comunque la pena provare a porre domande a chi sempre si dimostra senza dubbi e senza incertezze (specialmente quando i soldi li mettono altri).

Grazie per l’attenzione che vorrete dare a questa mia.

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in No Tav e trasporti | Nessun commento »

UN PRIMO AGOSTO GIUNTO A SORPRESA PER LE FERROVIE

Scritto da juribossuto.it il 1 agosto 2013

UN PRIMO AGOSTO GIUNTO A SORPRESA PER LE FERROVIE DI STATO DI PORTA NUOVA!!

  Il 1° agosto, come risaputo,  arriva ogni anno a sorpresa: in modo assolutamente imprevedibile. Questo concetto è ben chiaro ai vertici delle Ferrovie di Stato (Trenitalia), che stamane hanno assistito, stupiti ed allibiti, al riempirsi della stazione di Porta Nuova (Torino) di migliaia di viaggiatori diretti verso le spiagge liguri di ponente.

   Il riversarsi, tanto inopportuno, di una miriade di passeggeri tra i binari della stazione, ivi condotti dall’insana intenzione di salire sul treno per Ventimiglia, ha gettato nel panico il luogo e, soprattutto, i quadri aziendali del “bravo” Moretti che hanno mascherato bene il loro disappunto.

   La cronaca di stamani è simile a tante altre già trattate dai media torinesi, ma credo valga la pena riassumerla. Il convoglio per Ventimiglia delle 8,35 ha registrato un ritardo di circa 25 minuti dalla stazione di partenza, Porta Nuova, comunicando solo all’ultimo il binario di stazionamento ed imbarco. Migliaia di passeggeri, tra cui molti bambini e tanti anziani preoccupati dalla calca in attesa, hanno deciso di attestarsi sul binario numero 5, quello storicamente sede di partenza della linea marittima, per scoprire all’ultimo minuto che in realtà il treno attendeva al numero 12 (dalla parte opposta).   

    L’avviso indicante il nuovo binario ha scatenato una sorta di esodo, fatto davvero da una marea umana variegata ed eterogenea, che ha attraversato la stazione tra mille ostacoli (tra cui carrelli delle pulizie, trasporto disabili e polizia ferroviaria). Uno slalom infernale, fatto a passo bersaglieresco, che ha visto cedere in ultima posizione proprio i più anziani spintonati da ogni dove.

   Naturalmente, al contempo, scendevano i viaggiatori del convoglio ora proveniente e poi diretto in Liguria. Centinaia di persone in controcorrente rispetto a coloro diretti all’imbarco: un fenomeno che ha scatenato il caos assoluto, gettando nel panico molte persone.

   Essendo giunto il primo agosto improvvisamente, come ogni anno, i vagoni erano visibilmente insufficienti ad accogliere i numerosi passeggeri, per cui una volta colmati i posti a sedere per molti si è avviato un viaggio, di parecchie ore, affrontato in piedi. Unica nota positiva è quella che l’aria condizionata, perlomeno alla partenza, sembrava essere in funzione.

   Sembrava il set di un film girato nella stazione di un Paese del terzo o quarto mondo. Una bolgia infernale in cui i più deboli hanno rischiato di non partire o, peggio, di crollare al suolo.

   La mia mente non può non andare alla notizia, quasi contemporanea alla visione infernale di stamane in Porta Nuova, della super talpa scavatrice giunta ieri a Chiomonte per lo scavo TAV. Camionate letterali di Euro impegnati, ad ogni costo anche sulla testa delle popolazioni, per la “fondamentale” tratta ad alta velocità Torino – Lione, mentre Trenitalia non è neppure in grado di fornire un viaggio dignitoso ai pendolari del lavoro o del turismo. Dignitoso, ho scritto, non comodo o “normale”, solo dignitoso. Un’azienda incapace nell’affrontare le emergenze che il calendario ogni anno presenta cogliendo impreparati tutto e tutti.

   Alla luce di stamane ritengo l’impegno sul TAV frutto di una malafede assoluta, poiché chi davvero crede nei trasporti su ferrovia non obbliga i suoi utenti a calvari ripetuti come quello a cui ho assistito stamane.

   Alla Procura di Torino chiedo: se manifestare anche con forza un dissenso è  rubricato quale reato di “terrorismo”, come possiamo allora definire i responsabili di tanto grave disagio ai propri viaggiatori (se oggi non è stato calpestato nessuno a morte forse è per un miracolo non certo per l’organizzazione della stazione di Torino), e come i tanti politici distratti da quanto accede sui loro territori e sin troppo attenti ai desiderata di chi si arricchirà (gli unici) dai lavori devastanti della Valle Susa? Lo chiedo pur essendo certo di  non ricevere risposte neppure questa volta, come non la ricevevo quando sedevo in Consiglio Regionale.

   Siamo tutti cittadini di serie C 4. Sudditi di un vassallo arrogante e presuntuoso, che sembra giocare presentando il conto a noi tutti ed all’ambiente sua preda.

 

Pubblicato in No Tav e trasporti | Nessun commento »

Scritto da juribossuto.it il 17 maggio 2013

EVVIVA LA LIBERTA’ DI OPINIONE,

MA GALERA PER CHI SI SPINGE TROPPO NELLA SUA ATTUAZIONE.

Da qualche tempo ho l’impressione che una mannaia si stia preparando a calarsi su ogni dissenso. In questi ultimi giorni la sensazione è andata aumentando sino a trasformarsi in certezza assoluta.

Non voglio entrare qui in considerazioni sulla modalità in cui si sta avviando parte della lotta No Tav, lo stesso movimento esprime posizioni a riguardo che mi sembrano ad ampio spettro, mi limito quindi solo ad esprimere dispiacere nell’assistere alla solita guerra tra “poveri”. Sulle barricate da una parte chi “non ne può più” e dall’altra lavoratori (sia in divisa che operai) esposti all’impossibile per una manciata di Euro (a fronte delle vagonate di milioni che qualcuno si appresta ad incassare per il Tav). Una situazione che per le forze dell’ordine mi ricorda la famosa guardia al bidone di benzina della retorica bellica fascista.

Mi soffermo invece, brevemente, sulle misure che le Istituzioni sembrano voler prendere ogni qualvolta la piazza esprima il suo più o meno marcato dissenso. In due giorni, due decisioni che fanno inorridire la Costituzione democratica.

La prima riguarda la decisione di perseguire penalmente chiunque abbia manifestato, sul web, considerazioni politiche “forti” sul Presidente Napolitano, durante i giorni della sua rielezione alla massima carica statale. La prima vittima pare sia il sito di Grillo per poi arrivare anche a facebook ed ai suoi “irriverenti” post. La stretta sul web periodicamente viene annunciata quale imminente e non si contano più le proposte di legge per attuarla.   

Qualche giorno addietro la censura è stata auspicata anche dalla Presidente Boldrini, in seguito all’attacco subito, di pessimo gusto a dir poco, ed ideato in rete da un giornalista vicino all’estrema destra. Rare, al contrario, le difese alla libera espressione in questi ultimi tempi, tra cui è spiccata quella del mancato Presidente della Repubblica Rodotà: evidentemente affiancare al proprio nome il termine “Presidente” non fa sempre bene ai propri originari concetti di partecipazione.

In chiusura l’accusa, formulata dalla Procura di Torino, di tentato omicidio contro gli ignoti che hanno dato il recente assalto al cantiere di Chiomonte. A Torino siamo da tempo tristemente abituati a veder contestato il reato di saccheggio e devastazione contro coloro che agitano le manifestazioni di piazza, ma il tentato omicidio semina a dir poco vivo stupore.

Lo stupore aumenta però se penso che la Legge dovrebbe essere uguale per tutti. Il mio pensiero muove alle azioni di un partito, di governo, che per anni ha proclamato la secessione dell’unità nazionale e l’uso delle armi per imporla. Non solo quel partito è stato tenuto immune da ogni conseguenza, ma addirittura alcuni suoi esponenti sono diventati ministri dello Stato che volevano smembrare, ricoprendo addirittura i dicasteri Giustizia ed Interni. Due ruoli impossibili per i quadri del vecchio P.C.I., catalogati quali eversivi, ma più che accessibili alla Lega Nord, la quale vorrebbe “solo” riportare l’Italia agli stati pre unitari.

Per essere più sicuri il Parlamento ha cancellato dal codice penale il reato di “Attentato all’unità nazionale” punibile, se ricordo bene, con l’ergastolo. Forse la distrazione della procura subalpina sui misfatti clientelari di parte della politica torinese (non tutta, ma una bella fetta), è dovuta al prevedere in futuro una cancellazione dei reati di peculato e falso ideologico, oppure di appropriazione indebita. Chissà.

Ora divulgo questo mio scritto intriso di preoccupazione in merito al restringersi della libertà di opinione, conscio del fatto che l’art. 21 della Costituzione mi tutelerà. Il fatto che abbia in tasca un biglietto aereo per il Messico assicuro sia casuale.

  

Pubblicato in No Tav e trasporti | Nessun commento »

Grillo vs Sinistra… e Fassino adotta la strategia dei formaggini!

Scritto da juribossuto.it il 5 marzo 2013

Un mio amico, sostenitore PRC da molto tempo, mi ha scritto un paio di giorni addietro: “non ho mia sentito la Rivoluzione così vicina”.

Il suo riferimento era legato al recente risultato elettorale. Nel suo discorso mescolava lo sconforto per il risultato ottenuto da Ingroia, alla speranza per un M5S che travolga, portandoselo via, il sistema attuale.

Sono tanti a pensarla in questo modo. Per molti commentatori politici invece il fenomeno Grillo è solamente un mix di populismo, superficialità e protesta fine a se stessa; qualcuno indica addirittura il Movimento 5 Stelle quale una semplice espressione narcisista.

Per decenni la Sinistra ha sognato stravolgimenti di classe che regolarmente non sono avvenuti. Nelle sue varie evoluzioni, o meglio involuzioni, si è sempre caratterizzata nel gettare via il bambino tenendo l’acqua sporca. Tensioni, spaccature, scissioni unite a richiami immancabili al partito di massa, che lentamente evaporava, hanno segnato l’allontanamento della classe di riferimento che sembrava preferirgli la Lega, dando però contemporaneamente la fiducia alla Fiom. Qualche lavoratore ha guardato ancora al PD, un partito attento, tra una bocciofila ed una clientela, a non smentire il passato PCI nel solo momento di richiamare il suo popolo alla disciplina elettorale.(quella del voto utile).

Precarietà, povertà, solitudine e mancanza di riferimenti ideali hanno scavato solchi profondi sotto i piedi dei partiti storici della Sinistra. Questi perdevano credibilità ed autorevolezza tra fuoriuscite ed appoggi a governi locali e centrali inutili nei risultati politici. Uno sforzo politico, quando presente, che non si è manifestato all’esterno (raramente) con risultati tangibili di cambiamento.

I sistemi elettorali hanno certo delle colpe, il maggioritario soffoca ogni minoranza del Paese, ma non sono immuni da responsabilità neppure le classi dirigenti politiche della Sinistra, solitamente troppo impegnate in tatticismi spiccioli, ma distratte nel loro dovere di guardare nella società che le circonda.

Viene da chiedersi cosa credevano di poter fare, o realizzare, i tanti compagni che lasciavano Rifondazione per dare vita a partiti “di massa” autonomi. Così come viene da domandarsi quale miracolosa conseguenza potevano portar con se le varie vittorie (di Pirro) conseguenti a congressi, al coltello, che segnavano i conflitti politici interni facendoli languire verso l’infinito.

La legge Treu e le guerre mai portate ad una ritirata entro i confini di casa dell’esercito italiano, disegnavano i frutti di quelli che alcuni da tempo iniziavano a definire “i guasti dei baroni della Sinistra”. Una baronia non invadente come le altre, ma perniciosa e che specialmente in Torino consegna nomi e cognomi legati a vere e proprie dinastie finto rosse (sia nella politica che in associazioni e coop).

Oggi, dopo lo shock elettorale, Fassino si accorge che privatizzare l’acqua non è obbligatorio, malgrado l’esito referendario contrario, ma anzi nulla vieta di tenerla pubblica in Smat. La rabbia coglie da dentro se la mente torna a tutta la retorica pro privatizzazione fatta sino a ieri dalle giunte Chiamparino e Fassino. Le vicende legate alla recentissima decisione di fare gestire a privati nove asili cittadini fanno venire i brividi lungo la schiena. Una privatizzazione difesa con forza anche innanzi alle tante manifestazioni di lavoratori che ogni lunedì si presentavano davanti al palazzo di Città.

Proprio la storia degli asili e dei precari nidi e materne ha gettato un’ombra nera sulla Sinistra torinese. L’assessore che ha aperto questa nuova stagione di concessioni al privato è di SeL, partito schiacciato nelle dimensioni dall’ultimo voto, atto contro cui la Federazione si è battuta raccogliendo un migliaio di firme sulla richiesta di un consiglio comunale, aperto alla cittadinanza, mai accolta dalla giunta stessa.

Un diniego di stampo autoritario, una Federazione che purtroppo certifica la sua inutilità, a cui si somma una notizia non provata del tutto, ma che circola da tempo nei corridoi del palazzo comunale: la Città pare abbia stilato una lista nera contenente i nominativi di precarie da non fare assumere alle coop, subentrate nella gestione della materne e degli asili. Nel caso la “voce” venisse un domani confermata saremmo innanzi ad un’azione di puro stampo fascista, autoritario, indifendibile e bieco.

La decisione del Sindaco in merito all’acqua, guardando al vicino passato, sembra più che una scelta ideale, l’azione di un’azienda che produce formaggini la quale si accorge di un calo di vendite dovuto alla qualità dell’articolo. Questa, come ha fatto la giunta torinese, per tornare ad una fabbricazione vincente cambia la confezione del prodotto che rimane uguale nella sua composizione.

La rabbia maturata da molti scenari come quello appena descritto, ha creato un onda di indignazione pure che ha sommerso più di una generazione. L’alta marea ha coperto tutti, ancor più chi non ha saputo in questi anni interpretare i movimenti sociali ed i desideri che li animavano.

Non ho idea di dove porterà il fenomeno Grillo. Certamente ora ha assestato uno schiaffone a “cinque” dita ai poteri di sempre. Vedere in TV, la sera del lunedì elettorale, il volto teso di un Virano (responsabile realizzazione TAV) normalmente sempre beffardo e sicuro di se, è stata una soddisfazione impagabile. Basta questo ad un proletario per essere felice? Temo di no.

Il M5S pare non abbia al suo interno temi di classe e neppure lotte sociali nel suo DNA. Il tema dell’Euro trattato da Grillo fa scattare il dubbio che sorga da voglie populiste. Fu populismo anche la nascita della moneta unica nel 2002, poiché non si disse alla gente che in un sistema del genere è il Paese forte che traina, mentre gli altri possono solo stringere i denti. L’Europa del mercato unico, della banca centrale, del piegarsi alla volontà della finanza non poteva far presagire un futuro diverso da quello che viviamo oggi. Ignorare equità, solidarietà e diritti significa divario tra ricchi e poveri, sempre più poveri, con un Euro che certifica lo stato delle cose. Tornare alla Lira, però, sarebbe altrettanto micidiale (forse di più) per salari e piccoli risparmi. La soluzione deve essere un’altra e non facile come un referendum che consegnerebbe l’Italia ad un percorso argentino.

Sul tema della Costituzione si assiste ad altri svarioni, come l’eliminazione della libertà di mandato dei parlamentari (senza vincolo di mandato): una norma di democrazia, senz’altro usata male da molti, che se eliminata aprirebbe ancor più a lobbies e strapotere dei partiti.

Dimezzare parlamentari aumenta la casta, sempre più piccola, e riduce la rappresentanza popolare, non certo i costi da cui occorre partire con forza. Anche il tema risorgimentale tende, nel M5S, a ridurre tutto in un abbraccio ai vari movimenti scissionistici e non alla verità di quanto accadde (nel male e nel bene, tra ideali ed interessi economici di classe) in quell’epoca.

Ricordo bene la censura che mise a tacere Grillo in Rai molti anni fa. Comprendo la rabbia e l’astio che l’attore genovese, ora leader politico, ha maturato su questo regime fatto a sistema. Sarà questa rabbia rivoluzionaria?

Una domanda impossibile da evadere, certamente nulla potrà più essere come prima del 24 febbraio. I partiti della Sinistra, con percentuali mai così basse, devono fare entrare molta aria nuova al loro interno ed evitare il vittimismo autolesionistico del tipo: “la colpa per cui abbiamo perso è di chi ha votato Grillo”. Oppure: “la responsabilità è di Crozza”. La colpa, se la cerchiamo, è loro (nostra) e di nessun altro. L’entropia ideale, e non solo ideale, si è impossessata di partiti e loro dirigenti (spesso anche della base).

Quando ero giovane mi raccontavano che a Cuba mentre i barbudos combattevano sulla Sierra, il partito comunista dialogava con il dittatore Batista ed osteggiava il movimento del Che. Un errore che sembra ripetersi all’infinito in l’Italia e non solo. Bisogna stare attenti a non trasformarsi esclusivamente in storici del Comunismo, come abbiamo fatto sino ad ora, ma aver ben chiaro che avremmo dovuto essere gli attuatori del potere al popolo, il vero popolo: un proposito che appare molto distante anche oggi.

Pubblicato in Carta straccia: appunti vari, Diritti, No Tav e trasporti | Nessun commento »

Comunicato: ancora una volta gli scenari apocalittici della vigilia si sono frantumati davanti alle ragione del Movimento No Tav.

Scritto da juribossuto.it il 23 ottobre 2011

    In molti, nei giorni scorsi, hanno sperato che la manifestazione di oggi in valle di Susa si trasformasse in una semplice prova di forza dai risvolti drammatici. Invece ancora una volta i valsusini hanno dimostrato un grandissimo senso di responsabilità, sfidando a migliaia sentieri e freddo per ribadire la propria indignazione, e contrarietà, in merito ad un’opera utile a pochi e dannosa ai più. 

     I pronostici della vigilia legati agli scenari apocalittici di chi invocava la militarizzazione dell’intera valle, cadono miseramente in frantumi innanzi alla determinazione, lucida e piena di disinteressata passione, di chi da anni lotta per evitare uno scempio ambientale ed economico senza eguali.

    Rimangono ad occupare il cantiere gli sprechi derivanti dall’insediamento dei sondaggi geologici, modello “Cinecittà”, aperti a Chiomonte a cui si sommano i costi, in molte migliaia di Euro, per la vigilanza dell’area affidata al personale, sempre più stremato,  dei polizia ed esercito.

    L’Europa, che in passato qualcuno indicava come la grande finanziatrice del Tav, si appresta a coprire forse solo il 40% del costo legato all’opera, chiudendo gli occhi davanti al grande dissenso manifestato da un popolo intero. Lo scenario apocalittico può essere riconducibile solo alla colpa grave di chi difende il progetto Tav a tutti i costi. Credo, ma è solo un’opinione personale, sia giunto il momento di tornare a manifestare davanti alle sedi del potere di Torino.

   

Pubblicato in No Tav e trasporti | 1 Commento »

 

Bad Behavior has blocked 59 access attempts in the last 7 days.

Usiamo i cookie per assicurarti la migliore esperienza di navigazione nel nostro sito web.
Ok