CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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Praticamente Carta Straccia, settembre 2015 - gennaio 2016: il distillato!!!

Scritto da juribossuto.it il 22 gennaio 2016

PRATICAMENTE CARTA STRACCIA
(Super sintesi del periodo 8 Settembre 2015 – 12 gennaio 2016)
OTTAVA RASSEGNA stampa (Indipendente) di “PRATICAMENTE”
(Torinow, canale 18 e 199).

Il mio compito di presentarvi le notizie più curiose della settimana è gravemente carente dal mese di Settembre 2015. Mesi burrascosi di cui mi dolgo, ma ora si riparte.

L’autunno è stato all’insegna dei muri. Il 29 ottobre sulle pagine de La Stampa leggiamo: “L’Austria. Faremo un muro al confine con la Slovenia”. Il 4 novembre seguente ancora sul quotidiano torinese leggiamo: “L’America secondo Tromp. Faremo un muro con il Messico”. Sempre ad ottobre La Stampa ci informa che: “Anche la Macedonia alza un muro. Battaglia al confine con la Grecia”. Ungheria, Bulgaria e Croazia hanno già da tempo provveduto alla posa di filo spinato e muraglioni. Naturalmente sono state le “nostre” esportazioni armate della Democrazia a scatenare questa ondata di profughi, ma i media pare non lo sappiano. Infine La Stampa ci avvisa sul fatto che i sospetti di Putin nei riguardi del premier turco Erdogan non erano, forse, del tutto errati: “Confine Siria – Turchia. I russi distruggono 2000 autocisterne”. Si tratta di camion carichi di petrolio.

Un articolo risalente alla settimana scorsa punta, indirettamente, i riflettori su Colonia: “Ci capitò lo stesso in piazza Tahrir, era un modo per dirci di stare a casa”. Conclude l’occhiello: “Hania Moheeb finì in ospedale nelle manifestazioni, poi riuscì a denunciare”. L’articolo è una sintesi di alcuni episodi avvenuti al Cairo, durante la Primavera araba, molto simili a quelli più noti registrati a Colonia nella notte di Capodanno.

Nuove guerre interne pare che stiano per interessare pure l’America. Il 5 gennaio l’inviato a New York per La Stampa, Mastrorilli, avverte: “Oregon, la rivolta dei cowboy. La terra è nostra, via lo Stato”.

Trattando di Cultura, o finta tale, nell’uscita del 17 ottobre il Fatto Quotidiano denuncia uno scandalo di costume: “Attori finti, scoop e tanti soldi. La tv del dolore senza limiti”. L’articolo, a firma Giuseppe Pipitone, racconta di conduttrici, insieme alle redazioni, che pagano i parenti delle vittime (di feroci fatti di sangue) per recitare in Tv il loro copione di dolore.

Notizia curiosa, invece, quella del 26 ottobre: “Le scuse di Blair sull’Iraq. La guerra ha aiutato l’Isis”. Finalmente qualche ammissione ma anche qualche reticenza in probabile malafede. Il Fatto Quotidiano ci ricorda, infatti, che la ministra Roberta Pinotti, prima di essere nominata Ministro alla Difesa, era una militante pacifista: “Da Porto Alegre e Ramallah agli F35”. Il pezzo giornalistico inquadra il passaggio dalle tesi pacifiste a quelle guerrafondaie dell’ex no global Pinotti: triste involuzione ideale. Il 26 settembre fa da contraltare a questa notizia un’intervista, piuttosto esplicita, di Dario Fo che urla: “I nostri intellettuali inetti, tristi e asserviti al pensiero unico”. Come dargli torto, impossibile farlo.

Passando alle pagine culturali, Il Fatto Quotidiano del 4 gennaio lancia un grido d’allarme, e di stanchezza: “Rincoglionimento culinario. Saranno anche stellati, creativi, geniali, ma a tutto esiste un limite. Gli spaghetti restano anche quelli con pomodoro e parmigiano”. Sotto l’occhiello campeggia la foto del noto chef televisivo Carlo Cracco, e sotto la sua immagine leggiamo ancora: “Basta chef con boria da toreri e la loro insalata di meduse”. Una decisa critica ai tanti personaggi che dalle cucine sono passati all’arroganza della tv trasformandosi in opinion leader delle padelle.

Per quanto riguarda il delicato tema dei trasporti, una bellissima notizia per la nostra Torino giunge da La Stampa di sabato 28 novembre: “La carta di Torino per andare a Pechino con l’alta velocità”. Il pezzo giornalistico narra di un curioso, quanto recente, accordo che prevede la costruzione di una linea ferroviaria lunga oltre 10.000 km (la cosiddetta “Nuova via della seta”) che collegherà il nostro capoluogo con la capitale cinese. A Pechino in poche ore: è risaputo come i torinesi attendano da decenni questa opportunità. Evidentemente la discussa tratta Torino-Lione non basta più a soddisfare gli appetiti di chi sogna nuovi ed infiniti cantieri lucrosi.

Ci porta alla realtà dello stato delle cose un articolo del 21 dicembre, il quale ci informa che a Palermo transita un tram molto strano: “Palermo, un tram chiamato desiderio; i politici litigano, i vagoni girano vuoti”. Ed ancora: “Il comune (di Palermo) è diviso su finanziamento del servizio. I passeggeri non possono salire” sui mezzi nuovi di zecca.

Infine tre titoli che danno l’idea di chi comanda Torino e non solo: “Parte il piano di alienazioni. Palazzi in vendita. La sede della Giunta (regionale di Piemonte) si compra per 40 milioni”. Si ripete una vecchia sceneggiatura: per esigenze di bilancio piazza Castello viene di fatto privatizzata, insieme a Villa Gualino. Il centro città vede l’espulsione degli edifici pubblici e delle sedi istituzionali, tutto a vantaggio di chi specula. Scelte da cui crescono rovine irreversibili, urbane e sociali, sposate nel nome delle solite “Schiforme”, come intitola Il Fatto Quotidiano del 4 gennaio, e di un Fondo Monetario retto cinicamente da una Christine Lagarde che continua ad avere importanti guai giudiziari in Francia (in ultimo un’accusa di “negligenza” nell’arbitrato che fruttò 403 milioni ad un finanziere).

Chi comanda Torino, ma chi comanda anche il mondo.

Terminiamo questa lunga carrellata quadrimestrale, con i costruttori piemontesi che, il 31 ottobre, si lamentano per i lavori bloccati dalla burocrazia. Intitola La Stampa: “Aiutateci, la burocrazia ci paralizza. L’appello denuncia, che coinvolge anche le Soprintendenze, davanti ai sindaci e al ministro Franceschini”. Leggendo l’articolo si comprende bene la filosofia dei costruttori “delusi”: in corso Galileo Ferraris le mura antiche si potevano abbattere senza tante parole, bastava fotografarle e radere al suolo ogni cosa … naturalmente nel nome del profitto di alcuni a scapito di chi vive di Bellezza, Turismo e Storia.

Ci vediamo su TORINOW (MARTEDI’ ore 18,30 – 20,00) con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbi (esperto in telefilm), oltre naturalmente il sottoscritto, Juri Bossuto.

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Manganelli ungheresi

Scritto da juribossuto.it il 17 settembre 2015

Tutti stupiti, le persone “sane”, per le manganellate date dalla polizia ungherese sui profughi siriani. Uno stupore assurdo per fatti drammatici che si sarebbero potuti evitare con un piccolo sforzo. Negli anni 90 anche l’Italia ha manganellato i suoi immigrati albanesi ed in qugli stassi anni i “democratici” gioivano per il crollo dell’Unione Sovietica. Quei “Gioiosi” hanno aperto a nuovi regimi di destra con cui sostituire quell icomunisti (vigenti i quali queste cose non accadevano, altri difetti ma il cosmopolitismo non era in discussione- altro che Santo Papa Paolo Giovanni II). Quei governi messi su da noi occidentai, tra un bombardamento e l’altro sulla Serbia e poi sull’Irak, si sono subito dimostrati corrotti (in gran parte) favorendo insediamenti parlamentari sempre più a destra sino a grandi affermazioni di un rinato neo nazismo. Le politiche di austerità e le voglie della Merkel hanno infine spinto il blocco dell’Est in braccio al Fascismo, l’Europa a difendere il regime di Kiev contro i separatisti (che sono asediati da mesi ma nessuno gliene frega nulla) e l’affondamento di Assad (meglio comunque dell’Isis). Inoltre l’immigrazione, su cui non si è speso un centesimo per politiche di integrazione, ha fvorito gruppi neo fascisti parlamentari nei Paesi occidentali (Le Pen, Francia, Lega, Italia, ecc.). Insomma forse se invece di indignarci oggi ci fossimo fatti furbi ieri era meglio…..e le piazza vuote lo dimostrano….

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Pratcamente … Carta Straccia del 14 luglio 2015: crocifissi a falce e martello, carmelitane, pitoni, nomine del salotto buono e come si sfama la Terra!!

Scritto da juribossuto.it il 16 luglio 2015

PRATICAMENTE CARTA STRACCIA DEL 14 LUGLIO 2015

SETTIMA RASSEGNA stampa del day after Praticamente … (Torinow, canale 18 e 199).

Le notizie commentate martedì sera sono state tantissime, al punto di “occupare” l’intera prima mezz’ora della trasmissione. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “incredibili”.

Grande scalpore ha creato il singolare regalo che il Presidente boliviano, Morales, ha fatto a Papa Francesco in occasione della sua visita pastorale: un crocifisso composto da una falce ed un martello. Il Giornale, con un articolo a firma di Farina, ha scritto in merito:”Wojtyla avrebbe staccato Gesù da quel martello e l’avrebbe fatto baciare a Morales”. Fabrizio D’Esposito su il Fatto Quotidiano ribatte: “Peccato però che San Giovanni Paolo II manifestò la stessa energia immaginata da Farina quando si trattò di andare nel Cile di Pinochet. Era il 1987 il Papa polacco, gran campione dell’anticomunismo, si affacciò dal balcone presidenziale di Santiago insieme col generale sanguinario. Una macchia vergognosa del suo papato”.

Smorza la polemica Papa Francesco il quale dichiara (parlando dell’originale crocefisso): “Per me non è stato un offesa tant’è vero che ho deciso di portarlo in Vaticano”. Il Papa precisa ancora che considera l’opera ispirata al disegno di padre Espinal, teologo della liberazione: gesuita ucciso dalla dittatura di Luis García Meza. Sembra dire: “Un motivo in più per tenermelo”.

Sempre in tema ecclesiastico apprendiamo da La Stampa del 9 luglio che Eni ha tagliato a luce dalle suore carmelitane di clausura di Torino. Le suore infatti avevano accumulato un debito di 29.000 euro a causa di un errore dell’azienda stessa, che aveva considerato l’elettricità fornita loro ad alta tensione anziché a bassa. Dichiara sconsolata suor Carla:” (…) due giorni dopo ci è stata tolta la corrente e sono andato a letto con la candela”.

Parliamo ora di Esteri.

Brutte notizie sul fronte dei diritti umani giungono dall’America. Paolo Mastrolilli, inviato a New York per La Stampa, racconta un fatto sconcertante: “la Corte Suprema americana assolve il farmaco delle iniezioni letali. In alcuni casi le sostanze vietate si sono rivelate inefficaci e dolorose. Respinto il ricorso di alcuni condannati che si erano appellati alla Costituzione che vieta le punizioni inusuali e crudeli”.

Maurizio Molinari, corrispondente da Gerusalemme del quotidiano torinese, ci informa invece di una squadra di Indiana Jones creata appositamente per salvare arte e storia dall’Isis: “Archeologi addestrati degli inglesi inviati in Siria e Iraq”. La decisione finale sull’invio di questa squadra, sul teatro di guerra, è affidata al British Museum che per il momento pare tentennare in merito alla decisione di rilasciare il nulla osta alla missione.

A Torino il ruolo di Indiana Jones è toccato invece ad alcuni cittadini appassionati di Storia, che hanno messo in forte discussione i lavori (scavi per un parcheggio pertinenziale) di corso Galileo Ferraris. Letizia Tortello, su La Stampa, ci avverte: “Senza parcheggio Galileo Ferraris la città perde 3 milioni”. L’ipotesi in realtà è che il Comune, con il ritrovamento delle antiche mura, possa rimetterci sino a 8 milioni di euro. Alcuni dubbi vengono espressi, in numerosi articoli che hanno trattato il fatto, in merito all’opera della Soprintendenza torinese la quale, inizialmente, sembrava non essersi resa conto di quanto presente sotto il tracciato stradale di corso Galileo Ferraris. Un grande pasticcio messo in scena dalla politica e dagli uffici ministeriali decentrati e che oggi pare avere un seguito giudiziario grazie all’esposto presentato in Procura da parte di alcuni consiglieri comunali.

Ed ora le “Varie”.

Il 27 giugno La Repubblica ed Il Fatto Quotidiano hanno fornito, ognuno a proprio modo, informazioni riguardo l’ennesima nomina interessante la Christallin (posta di Renzi a capo dell’ ente turismo nazionale). La Repubblica, in un articolo a firma Paolo Griseri, evidenzia che la nomina è occasione di grande rilancio del turismo. Il titolo è eloquente: “Christillin: pronta a favorire sinergie con le altre capitali turistiche italiane”. Al contrario per il Fatto Quotidiano invece è solo una questione di poltrone. Si tratta, per il quotidiano diretto da Travaglio, dell’ennesima nomina interessante l’ex quadro FIAT, una delle tante che il quotidiano elenca: Olimpiadi Invernali, Coni, Teatro Regio, Camere di Commercio Brasiliane, Fondazione Teatro Stabile, Fondazione Museo delle Antichità Egizie, Banca Carige e Fedecultura. Tommaso Rodano scrive: “vorrebbero rottare ma non si può. Renzi manda Christillin all’Enit. Appena un mese fa 64 dipendente dell’Agenzia (Enit) hanno scritto una lettera al premier: metta fine a questa agonia”.

Ed ora alcune notizie curiose.

Sempre La Stampa narra, con tanto di foto, una bizzarre avventura vissuta da una residente del quartiere Lingotto di Torino: “Si sveglia e trova sul balcone un serpente di 2 metri”. Trattasi probabilmente di un pitone fuggito dalla casa di qualche vicino.

Un intrigo internazionale invece interessa il Monte Bianco. Intitola Enrico Martinet, La Stampa: “Aiuto! La Francia ci ruba un pezzo del Monte Bianco. La denuncia: spostano con le ruspe cippi per guadagnare metri e cambiare i confini”.

Nella speranza che non scoppi nuovamente un conflitto con i cugini d’oltralpe, diamo un’occhiata all’alimentazione.

La Stampa, martedì 14 luglio, a firma di Stefano Rizzato intitola: “C’è un coccodrillo nel menu dell’Expo. Folla allo stand Zimbabwe, in 4 giorni di scorte quasi esaurite”. La grande esposizione milanese, che dovrebbe cibare e sfamare il mondo, per ora si è fermata alle ciniche e terribili costolette di coccodrillo: come assaporare, per pochi secondi di “gusto” carne che costa la vita a decine di animali.

Il Fatto Quotidiano, del 13 luglio, lancia una denuncia preoccupante. Scrive Silvia D’Onghia: “Secondo la FAO ogni anno, in tutto il mondo, vengono uccisi 50 miliardi di animali d’allevamento e centinaia di miliardi di animali marini. Il tutto per far morire 40.000 persone di fame ogni giorno e un miliardo di poveri soffrono la fame”.

Infine ancora uno sguardo a Torino dove in tre anni 2510 sono stati gli alberi eliminati e non sostituiti. La causa della scarsa cura cittadina è, ancora una volta,la crisi unita all’assenza di fondi. Crisi che potrebbe risucchiare, per far cassa, anche il piccolo cimitero di Mirafiori Sud: realtà difesa dai cittadini dal quartiere e raccontata in un articolo di Lidia Catalano il 6 luglio scorso.

Chiudiamo con ancora uno sguardo all’estero. L’algerino Boutih, storico rappresentante di SOS Racisme, avverte dalle pagine de La Stampa: “l’Iran creò l’islamismo rivoluzionario nel 1979 ed oggi ne è target. L’epicentro oggi non è in Egitto, Iran o Libano: e’ l’Isis che ha reso il terrorismo un movimento politico totalitario espansionista il nuovo nazismo”. Parole che sono valse accuse di razzismo da parte di una certa sinistra (ottusa) francese.

Per questa settimana è tutto (o quasi). ARRIVEDERCI a SETTEMBRE 2015 (LA RUBRICA INIZIA LE SUE FERIE MA IL PROGRAMMA E’ REGOLARMENTE IN ONDA SINO A FINE LUGLIO) ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbi (Telefilm), oltre naturalmente Juri Bossuto.

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Praticamente…Carta Straccia del 23 giugno 2015: il salvataggio delle banche secondo Papa Francesco, le guerre ed uno sbarco sulla Luna che Mosca mette in dubbio!!

Scritto da juribossuto.it il 25 giugno 2015

PRATICAMENTE CARTA STRACCIA DEL 23 GIUGNO 2015

SESTA RASSEGNA stampa del day after Praticamente … (Torinow, canale 18 e 199).

Le notizie commentate martedì sera sono state tantissime anche questa settimana. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle “più”.

Apriamo la rassegna stampa settimanale con un omaggio alla visita del Papa a Torino: al Pontefice dedichiamo le prime notizie.

La Repubblica intitola: “Enciclica e finanza. L’atto d’accusa di Francesco ad un modello globale di sviluppo che ha creato degrado ambientale e nuove povertà. Il papà del popolo: il salvataggio delle banche pagato dei deboli”. Un’affermazione dirompente, quasi rivoluzionaria, che viene ripresa dalle pagine de La Stampa. L’inviato della Città del Vaticano intervista l’economista Stefano Zamagni, direttore scientifico della Scuola di Economia Civile presso il Vaticano, il quale afferma: “Negli Stati Uniti ribattono che il risanamento delle banche è avvenuto per scongiurare guai peggiori. Altrimenti il disastro sarebbe stato inarrestabile e le conseguenze sarebbero ricadute sui poveri. Lo scandalo è l’assenza di condizioni, a differenza del caso della Grecia. La Grecia ha un debito con gli altri Paesi europei e, in cambio degli aiuti, l’Unione Europea chiede al governo di Atene di cambiare il proprio modo di operare (…) alle banche d’affari non è stato chiesto niente in cambio né sono state imposte nuove regole. Una grave ingiustizia“.

Neppure alle guerre si chiede nulla, pur versando molto. Scrive Francesca Paci su La Stampa: “Le guerre ci costano 14 mila miliardi di dollari“. Narra ancora la giornalista: “Le guerre, di cui al momento ribolle il mondo, convengono ai pochi che gestiscono il business. Ma a tutti gli altri costano una fortuna che un rapporto dell’Institute for Economics and Paece ha quantificato in oltre 14.000 miliardi dollari bruciati nel solo 2014, vale a dire quanto le economie di Brasile, Canada, Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna messi insieme o, più iconicamente, il 13% del prodotto interno lordo del pianeta”.

Le guerre però continuano ad infiammare il mondo. in Europa l’Ucraina brucia e la lotta d’indipendenza è ancora in corso. La Stampa del 22 giugno ci avverte: “L’ex presidente Saakashvili ora governa Odessa“. L’articolo è il resoconto di una nomina riguardante l’ex Presidente della Georgia nonché l’autore della disastrosa guerra contro la Russia anni fa. Nel suo Paese, Saakashvili, e ricercato poiché incriminato per abuso d’ufficio. Egli, all’epoca del suo governo, dedicò addirittura a Bush un viale della capitale Tblisi. Ora è a capo della regione di Odessa: parte del territorio conteso, da indipendentisti e l’Ucraina, e nominare un personaggio dalle tali caratteristiche significa spedire un chiaro messaggio alle autorità di Mosca (facile da intuire).

Dalle guerre e dalla miseria continuano a fuggire i migranti del mondo. Ancora da La Stampa Alessandra Rizzo, da Londra, ci racconta una storia inverosimile: “Erano a pochi chilometri dalla meta. Dopo un viaggio di 13 mila chilometri e di 11 ore, da Johannesburg a Londra in condizioni terribili. Non sul barcone ma nel vano del carrello di un volo di linea. Con temperature che scendono fino a -60“. E’ la drammatica storia di due emigranti i quali sono caduti da oltre 400 metri di altezza nel momento in cui l’aereo ha tirato fuori i carrelli per atterrare: uno è finito sul tetto di una casa, morendo, mentre l’altro è molto grave.

Proprio nei confronti dei migranti l’Ungheria dimostra una profonda solidarietà. Sembrava che una volta caduto il Muro di Berlino, in questo mondo, non vi fossero più muri da costruire. Una grande bugia. Ne ricordiamo alcuni attuali: quello che divide USA da Messico; l’altro che separa l’India dal Bangladesh; quello che segna il confine tra l’Arabia Saudita e lo Yemen, oltre al muro di Gaza che tiene lontani palestinesi da israeliani. Ora si aggiungerà anche il muro tra Ungheria e Serbia: un’opera anti migranti che bene descrive Anna Zafesova su La Stampa del 18 giugno.

Passiamo ora brevemente gli Esteri - Expo.

Scopriamo allora da La Stampa, di venerdì 19 giugno, che Tsipras teme l’ira della sua compagna: “Se cedo alle richieste della Troika Betty mi lascia“. Pare che la frase sia parte di uno sfogo che il Primo ministro greco ha confidato al presidente Holland (vatti a fidare della sua riservatezza). Betty appartiene alla Sinistra radicale: molto più a Sinistra di Tsipras stesso.

Molto interessante l’articolo apparso su La Stampa a firma di Vittorio Sabadin: “Torna la guerra fredda sulla Luna. I dubbi della Russia sullo sbarco USA. Mosca chiede un’indagine sui reperti smarriti ed alimenta il complottismo“. Vladimir Markin, portavoce del Comitato investigativo russo, si dimostra molto stupito per alcuni accadimenti che si sono susseguiti al “presunto” sbarco sulla Luna. Prima di tutto la scomparsa del filmato originale che ritraeva Amstrong mentre posava il proprio piede sul satellite: “La NASA aveva ammesso nel 2006 di non essere più in grado di rintracciare gli storici nastri girati nel 1969, durante la missione dell’Apollo II e un’inchiesta interna aveva appurato che erano stati cancellati (…) per poter riutilizzare le cassette e risparmiare sul budget“. Non solo: anche le rocce lunari regalate da Nixon ai capi di Stato esteri non erano rocce lunari bensì rocce provenienti dal deserto americano (come quella esposta al museo di Amsterdam.

Ancora per il settore Esteri registriamo un piccolo conflitto tra la Ségolène e la Nutella. Lo descrive Il Fatto Quotidiano tramite la penna di Virginia della Sala: “Il ministro dell’Ambiente francese ce l’aveva con l’olio di palma usato dalla Ferrero. Agnese Renzi risponde con una crepes con panna montata“. Pare infatti che all’accusa della Ségolène alla Ferrero inerente l’uso abbondante dell’olio di palma, nella fabbricazione dei suoi prodotti, la moglie di Renzi abbia risposto con una crepes alla Nutella regalata, generosamente, al proprio figlio nel salone Expo: come le colpe dei padri ricadono sui figli.

Expo tiene banco, oltre per l’atto politico a spese del piccolo Renzi, anche per quanto riguarda scandali presunti o reali. Scrive Gianni Barbacetto su Il Fatto Quotidiano: “Cantone boccia Oscar: gli stand Eataly di Expo finiscono in Procura. Lo spazio concesso senza gara a Farinetti a Milano nel mirino della anticorruzione: non è bastata la memoria difensiva scritta dal commissario Sala“. Sotto la lente d’ingrandimento la concessione “diretta” della gestione di circa 20 ristoranti nei padiglioni regionali di Expo: un ghiotto business lanciato a Farinetti poiché, secondo Sala, unico nel suo genere. Purtroppo per l’Oscar nazionale sembra che tale “originalità” non corrisponda del tutto al vero.

Un’occhiata ora al mondo Animale.

La Stampa ci informa, tramite Francesco Olivo, da Madrid: “Spagna: dopo la Catalogna anche la capitale rischia lo stop. Podemos contro la corrida, toreri rivolta a Madrid“. Malgrado il grande giro d’affari delle corride, queste sopravvivono solo grazie ai finanziamenti pubblici: gli stessi che ora il gruppo politico Podemos vuole assolutamente revocare. La crudeltà con cui si uccide il toro ha mandato, nel recente passato, in crisi anche un torero: la proposta rivoluzionaria di Podemos non stupisce.

Sempre La Stampa, del 21 giugno, lancia un allarme molto preoccupante: “E’ cominciata la sesta estinzione di massa. Uno studio di cinque prestigiose università mondiali conferma: le specie spariscono ad un ritmo mai visto da 66 milioni di anni, quando i dinosauri furono spazzati via da un asteroide. Questa volta la causa è l’uomo ma rischia anche lui“. Il giornalista, Vittorio Sabadin, crea un quadro molto crudo dei rischi che sta correndo il nostro pianeta. Un esempio per tutti risiede nelle api, la prima specie a partire per il forte inquinamento di questi anni: sparite loro potrebbe sparire anche l’essere umano.

Infine vale la pena segnalare, molto velocemente, un articolo tratto da Tutto Scienze di mercoledì 17 giugno. E’ il commento di un ricercatore, Gilberto Corbellini, de La Sapienza di Roma, che elenca i motivi per cui, secondo il medesimo, la sperimentazione sugli animali è importante. Un commento molto retorico che raggiunge il suo culmine in questa frase: “Potrebbe anche darsi che accada come per la legge voluta dal nazista Goring, che nel 1933 in pose alla Germania drastici divieti all’uso di animali per ricerca medica, dato che quei sociopatici già contavano di usare cavie umane. Divieti che furono poi, via via, ripensati e soprattutto poco applicati“. Insomma alla fine la Germania nazista non vietò mai la sperimentazione su cavie animali che, anzi, proseguirono al fianco di quella su cavie umane: molta retorica ma non una parola sulla reale necessità di tale sperimentazione, compiuta con estrema crudeltà su esserini spesso incompatibili con le peculiarità, uniche, dell’essere umano.

Ora uno sguardo rapido anche al Fuoco. Fuoco usato per vendetta o per motivi di straziante pulizia etnica.

Andrea Rossi su La Stampa di Torino ci racconta della singolare vendetta di una farmacista di 73 anni, che hai incendiato quattro farmacie poiché mossa da un senso di incredibile vendetta: “Farmacie alle fiamme, l’incredibile vendetta della signora bene. Dopo aver perso una causa ha assoldato i piromani“. Diverse invece le ragioni che ci portano in Israele. Scrive Maurizio Molinari, su La Stampa: “Bruciata la Chiesa dei pani e dei pesci. Attacco ad un simbolo della cristianità in Cisgiordania. Israele arresta 16 estremisti ebrei“.

Sul tema “distruzione” sempre La Stampa, nella pagina dedicata ai Quartieri del 18 giugno, annuncia che ben 5 mila firme sono state raccolte per salvare la Cittadella delle ruspe di corso Galileo Ferraris. Tante firme così non era prevista neanche dagli organizzatori della petizione online.

In CHIUSURA un ricordo rivolto a Laura Antonelli. Fulvia Caprara da Roma scrive: “Addio all’icona sexy più bella e più infelice. Laura Antonelli morto a 73 anni: celebre grazie malizia da vent’anni viveva in solitudine“.

Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì 14 LUGLIO (LA RUBRICA INIZIA LE SUE FERIE MA IL PROGRAMMA E’ REGOLARMENTE IN ONDA SIA IL 30 GIUGNO CHE IL 7 LUGLIO) ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbi (Telefilm), oltre naturalmente Juri Bossuto.

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PRATICAMENTE 16 GIUGNO 2015: tra Esorcicci ed i miracoli dell’Expo

Scritto da juribossuto.it il 18 giugno 2015

QUINTA RASSEGNA stampa del day after Praticamente … (Torinow, canale 18 e 199). Prima della “nuova” stagione del programma che ha istituzionalizzato le sue due rubriche interne (rassegna stampa e telefilm).

Le notizie commentate martedì sera sono state, ancora una volta, tantissime. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “spaventose”.

Iniziamo la rassegna stampa settimanale concentrandoci sul tema “Giustizia”.

La notizia che giunge dagli Stati Uniti, New York, merita di inaugurare queste pagine. Il resoconto è a firma di Francesco Semprini, La Stampa mercoledì 10 giugno, il quale intitola “L’ex pantera nera Voodfox. Libero dopo 43 anni di isolamento”. Continua l’occhiello: “Era l’ultimo dei tre dell’Angola, condannati per la morte di una guardia durante una svolta nel carcere della Lusiana”. Il regime del detenuto era drammaticamente duro: 23 ore al giorno di segregazione solitaria ed un’ora sola di aria, ossia “una passeggiata radente la recinzione, gli esercizi fisici sono permessi tre volte a settimana e sono imposte restrizioni su effetti personali letture, visite e colloqui con legali”. Woodfox, dopo 43 anni di “non vita” in cui era letteralmente tagliato fuori dal mondo, ora è libero ma sono ancora 80.000 i detenuti attualmente nello status di isolamento, di cui 25.000 ospitati nei carceri di massima sicurezza: il 60 % dei carcerati rischia malattie mentali derivanti proprio dall”isolamento assoluto in cui essi vivono.

Strano Paese quello degli Stati Uniti: promuove guerre per “esportare la Democrazia” e contemporaneamente acconsente che, in casa propria, uomini di colore (sempre solo di colore) vengano rinchiusi in anguste celle per decenni e senza prove concrete a carico.

Non possiamo sapere se Woodfox sia davvero innocente, come lui stesso si proclama, e neppure se il giudice ha errato nell’emettere la sua sentenza. Gli errori purtroppo sono possibili nella gestione della giustizia. Errori che di certo eviterà di commettere il magistrato di Treviso, preoccupato per l’entrata in vigore della legge sulla responsabilità civile dei giudici. Il magistrato, scrive Francesco Furlan su La Repubblica (“Il giudice Pilato che rinvia tutti gli atti”), pratica un nuovo, ed innovativo, metodo procedurale: nel dubbio demanda le decisioni alla Consulta. Il giudice, intervistato, dichiara: “la valutazione è difficile, rischiosa, se sbaglio pago io“. Precisa il giornalista: “Dubbioso sulla sentenza da emettere e preoccupato dell’ipotesi dover pagare di tasca propria i danni di una scelta sbagliata, ha preferito non esprimersi. E ha rinviato gli atti alla Corte Costituzionale che così ora sarà chiamata a pronunciarsi su questioni poste dal giudice stesso“. Per insicuri e dubbiosi la riforma può creare sindromi di incertezza dagli esiti drammatici.

Tutta italiana è invece la difesa che ha costruito Luca Odevaine, coinvolto nell’inchiesta Mafia Capitale. Odevaine era membro del tavolo sul coordinamento per i Cara (?) del Viminale e, in tale veste, ha ricevuto alcuni pagamenti da parte del famoso Buzzi. Sulle pagine di Repubblica, di venerdì 12 giugno, Carlo Bonini e Maria Vincenzi riportano una singolare dichiarazione del dirigente (che intascava 5000 euro al mese grazie al famigerato Buzzi): “Non sapevo di essere pubblico ufficiale, Buzzi mi dava i soldi per fare il facilitatore“. In Italia più importanti sono i ruoli ricoperti da funzionari ed a pari passo più si innalza il livello di non consapevolezza: ministri che non sanno di avere beni immobili in proprietà; deputati che non sanno di avere contatti con la criminalità; Premier che non sanno la Storia; consiglieri regionali che non sanno di aver comprato tagliaerba con soldi pubblici e, colmo dei colmi pubblici ufficiali che non sanno di essere pubblici ufficiali. Quanta “ignoranza” in questo devastato Paese …..

Diamo adesso un’occhiata alle notizie più curiose della settimana le nostre spalle.

Il Fatto Quotidiano, nelle sue pagine culturali, lancia un allarme a firma Daniela Ranieri: “Cerca su Google e poi muori. Quando la rete si sostituisce al medico, l’autodiagnosi svela sempre i mali peggiori“. Scrive la giornalista: “Un attimo prima avevamo un herpes labiale (diagnosticato da zie e vicine con il nome rassicurante di sfogo da febbre) e un attimo dopo stavamo prenotando una scintigrafia“. Ed ancora: “Qui (sulla rete N.d.A.) si condivide il terrore, qui tutti hanno almeno una delle malattie che hai tu, qui trovi la conferma dei tuoi peggiori sospetti. Avete le labbra screpolate, attenzione potrebbe essere AIDS …“. In passato ci si ammalava leggendo le enciclopedie mediche di casa, oggi navigando in un mare di dati infinito.

Sempre su Il Fatto Quotidiano, Ferruccio Sansa ci avverte con amarezza: “Addio Peppone e Don Camillo, ora qui c’è la ‘ndrangheta“. Continua l’occhiello: “A Brescello, provincia di Reggio Emilia, terra di Guareschi, dilaga la criminalità organizzata e ora il comune rischia lo scioglimento“. L’articolo è molto dettagliato nel narrare le ultime vicende di criminalità interessante il piccolo comune emiliano: un racconto che lascia poco spazio ai ricordi degli anni 50, quando la comunità era divisa su diverse ideologie e credo, non certo in base alle “Famiglie” di appartenenza.

La Storia ed i ricordi sono fattori molto importanti, anche mentre si guarda al futuro. Un dato, qust’ultimo, che è sfuggito ad un Matteo Renzi ospite di Bruno Vespa (a Porta a Porta). Scrive Andrea Scanzi su Il Fatto: “La zampata del fenomeno (riferito al premier intervistato da Vespa N.d.A.) - noi ci prendevamo l’Istria, Nizza e la Savoia (Renzi dixit) - quando Vespa gli ha fatto notare che al massimo quell’invasione era capitata a Risiko, Renzi si è puntualmente comportato con gli alunni fanno (…) ha farfugliato qualcosa tipo - vabbè non state a fare i precisini -“. Studiando solo sui Bignami può capitare di non conoscere bene le vicende dell’Italia e, magari, credere che Star Trek davvero viaggi su date astrali alla ricerca di nuovi pianeti, e che Darth Fener sia il Presidente di una nazione asiatica … forse del Giappone.

La Storia fa acqua e questo certamente influisce anche sulla cultura, mistica e credulona, di questa nostra società contemporanea. Un esempio eclatante giunge da La Stampa in un articolo a firma Erica Di Blasi. Il pezzo narra di una visita insolita avvenuta a Torino davanti alla Sindone: “La donna, seguita da un esorcista Milano, si sarebbe messa a parlare in una lingua sconosciuta“. Recita il titolo: “Trance davanti al Telo. Il diavolo e’ in me“. Scrive De Blasi: “Chi ha assistito alla scena è rimasto incredulo. La donna entrata in trance: si è messa a pronunciare frasi incomprensibili in una lingua sconosciuta e poi è finita a terra“. I testimoni raccontano: “Ha iniziato a girare la testa a scatti in una maniera innaturale, sembrava un film dell’orrore”. La giornalista continua il suo articolo informandoci che a Milano è stato addirittura attivato un centrino dedicato a coloro, molti, che denunciano di essere posseduti: gli esorcisti sono passati da 6 a 12. Del resto l’Esociccio insegna …(mitico film interpretato di Ciccio e Franco) e la realtà ha ampiamente superato la fantasia.

Fantasia per fantasia torniamo a Il Fatto Quotidiano, che venerdì 12 giugno intitolava: “Simpson, agonia di una rivoluzione. Homer e Marge si separano Bart muore: pur di non far finire la serie più amata da sempre i produttori inventano l’ovvio“. L’articolo con amarezza descrive una serie televisiva ormai giunta la frutta, dove, dopo una lunga crisi economica, infine arriva l’inevitabile crisi di idee. Peccato!!

L’immigrazione attraversa il mare Mediterraneo per giungere, pagando spesso con la vita, sulle nostre coste sfinita.

Le polemiche sono molto forti ed sovente toccano pericolosi toni razzisti. Riporta tutto su un livello di lucidità un articolo - intervista a firma Ginori, pubblicato su La Repubblica: “L’Occidente risponde solo con rifiuti, ma le diseguaglianze l’abbiamo creata noi“. Marek Halter si dichiara certo che oggi il problema non è più la redistribuzione dei disperati alle frontiere ma pensare ai milioni che seguiranno, fuggitivi che sono frutto delle azioni scriteriate occidentali.

Tra i migranti spicca la vicenda riguardante una signora partita da molto lontano, la quale nella borsa aveva infilato pochi stracci ed una gatta i 10 mesi. Narra la sua storia Massimo Gramellini nella sua rubrica “Buongiorno”. L’animaletto resta nascosto nella borsa per tutto il lungo tragitto, ad esclusione di una piccola passeggiata fatta nel deserto libico. Giunta a Lampedusa, dopo un viaggio a dir poco travagliato, un soldato le strappa di mano la borsa con all’interno la bestiolina e tutto sembra prendere una bruttissima piega. Gramellini rasserena i suoi lettori informandoli che invece l’episodio è a lieto fine: intervengono le autorità e la gattina è infine salva. Il titolo che il giornalista ha assegnato al suo editoriale è ricco di significato: “Se questo è un gatto”.

Lieto fine che sembra invece destinato a non verificarsi nel caso degli orsi in Trentino. La Stampa di sabato 13 giugno narra di un ennesima aggressione verificatisi ai danni di un podista poco prudente e, ancora una volta, di un orso sotto accusa. Scrive Maurizio di Giangiacomo: “I forestali cercano l’orso - non sarà abbattuto -. Gli ambientalisti chiedono l’intervento di Renzi ed accusano il podista aggredito“. Ancora una volta l’essere umano si arroga il diritto di decidere chi possa vivere e chi no.

Buone notizie invece per i tutti i credenti: “Una data fissa per la Pasqua, l’invito del Papa agli ortodossi“. Attualmente la festa della Resurrezione viene celebrata in date diverse a seconda delle religioni. Afferma Papa Francesco: “Cattolici, Ortodossi e Protestanti potrebbe festeggiare lo stesso giorno“.

Anche questo numero di carta straccia dedica una particolare attenzione al tormentone Expo.

Non passa giorno che la Carta di Milano, atto che sembra voler solo giustificare la grande manifestazione milanese, ricordi a noi tutti che il cibo si spreca (sacrosanta Verità). Per tale ragione non si contano le innumerevoli iniziative che l’Esposizione organizza al fine di denunciare questa triste abitudine. LaStampa, a firma Cristina Insalaco, ci avvisa (con un pizzico di retorica) che in piazza Castello i laboratori didattici dell’Agorà registrano un grande successo: “Lotta agli sprechi e sicurezza alimentare i temi dell’Expo 2015 cena e bambini“. Le donne si uniscono al coro scendendo in campo su questo tema, Emma Bonino e Marta Dassù scrivono su La Stampa (con un ulteriore pizzico di retorica): “Women for Expo in campo, basta sprechi aiuti a chi produce”. L’articolo spiega le iniziative dell’alleanza femminile, per la lotta alla denutrizione, elencando dati preoccupanti: 800 milioni di persone soffrono la fame a livello cronico e 6 sono i morti al minuto per assenza di nutrimentoDati drammatici risaputi da sempre, diventati pubblici grazie al miracolo “Expo”.

Un miracolo che si manifesta con grande forza. Dopo la Francia, anche l’Italia interviene a livello legislativo sul tema sprechi alimentari. Scrive Alessia Gallione su La Repubblica del 12 giugno: “Premi alle aziende che donano il cibo. Il piano anti sprechi“. La differenza sostanziale rispetto alle misure votate oltralpe è che in Francia si multano coloro che buttano via il cibo, in Italia al contrario si premia chi lo regala. La via italica e l’educazione civica non convivono da tempo: premiare per un dovere è atto fortemente diseducativo che, tra l’altro, certifica la resa dello Stato e delle sue funzioni.

Ad ogni modo alcuni consiglieri regionali del Piemonte, della scora legislatura, hanno già provveduto (seppur a modo loro) ad intervenire sul tema. Scrive Claudio Laugero su La Stampa Cronaca cittadina: “I polli rimborsati? Erano per i poveri. L’incredibile difesa della Costa, ex consigliere Pdl“. Il pezzo propone la sintesi in merito all’ultima udienza inerente lo scandalo “Rimborsopoli”. Qualcuno dichiara di aver aiutato i poveri, altri come Stara, scaricano tutte le responsabilità sul proprio staff amministrativo. L’importante, alla fine, è la coerenza: peccato che sia data per morta da tempo.

Mentre i consiglieri regionali regalavano polli ai degenti (chissà con quale criterio di selezione) il cantiere Expo navigava in una serie di ritardi pazzeschi. Gianni Barbacetto, su Il Fatto Quotidiano, intitola: “Expo, gara fatta coi piedi in ritardo tutti i gadget“. Ribadisce l’occhiello: “A causa di una procedura nata e gestita male il padiglione OVS Excelsior, che vende magliette e accessori, è stato inaugurato dopo un mese“. L’articolo descrive alcuni errori compiuti dal commissario Giuseppe Sala, assunto a tempo indeterminato per 430 mila Euro l’anno, il quale ha avviato una gara definita illegittima dai giudici amministrativi (sul ricorso della Coin). Scrive Barbacetto: “Insomma, pasticcioni questi sapientoni dell’Expo che infrangono il principio della segretezza. Primo smacco per Expo: una bacchettata sulle dita che costa 12 mila Euro di spese legali“, a cui si sommano circa 70 mila Euro di mancati introiti.

Infine non potevamo esimerci dal dare un’occhiata alla millenaria vicenda Tav.

Partiamo idealmente da La Stampa dell’11 giugno, dove un articolo a firma Maurizio Tropeano intitola: “Tav Torino Milano solo seduti. Così resteremo senza posto“. I pendolari contestano la decisione resa pubblica da Trenitalia di obbligare i passeggeri a stare seduti durante il viaggio: in sintesi non si accetteranno più viaggiatori in piedi. L’azienda rende quindi obbligatoria la prenotazione anche per chi viaggia tutti i giorni. I lavoratori denunciano la seria possibilità di non garantire più il loro arrivo in azienda, prendendo al contempo atto di un aumento indiscriminato del costo dell’abbonamento mensile.

Sempre il giornalista Maurizio Tropeano fornisce il resoconto di una riunione, ai massimi vertici, svoltasi presso il padiglione francese dell‘Expo (la location la racconta lunga di suo). L’articolo, comparso su La Stampa del 13 giugno, rassicura i lettori sui costi del Tav Torino Lione: la tratta internazionale (65 km) comporterà un esborso pubblico di 8 miliardi e 160 milioni di Euro. Una cifra spropositata ma definita da Mario Viranoassolutamente in linea con le altre opere europee”. Sembra che i francesi, per l’ennesima volta e dopo numerosi pareri negativi del Consiglio di Stato, abbiano confermato il loro contributo (sempre durante l’incontro tenuto nel padiglione francese dell’Expo). Speriamo in bene di non fracassare ad Alta Velocità le finanza pubbliche contro un muro, scoprendo le conseguenze di un’opera tendenzialmente inutile. Il ripetere che “tutto va bene” non può che aumentare i sospetti di quei cittadini che contano i numerosi scandali che ogni settimana riporta la carta stampata.

Ancora Maurizio Tropeano scrive di quello che sarà il nuovo scalo merci di Orbassano, inserito nella tratta nazionale Tav. Lo scalo viene definito quale insieme di binari morti che non portano a nessuna destinazione, ma con un ulteriore investimento di 600 milioni di Euro, conferma Foietta neo presidente dell’Osservatorio, lo scalo conoscerà la nuova vita. Come trucidare altri fondi dirottandoli da usi di interesse pubblico, evviva!!

Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì 23 giugno ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbi. Ultima puntata non estiva, poi pausa di due settimane della rubrica (non della trasmissione) per ritrovarci il 14 luglio!!

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Praticamente 9 giugno 2015: tra venticinquenni licenziati (perché anziani) e guerre globali

Scritto da juribossuto.it il 10 giugno 2015

QUINTA RASSEGNA stampa del day after Praticamente … (Torinow, canale 18 e 199).

Le notizie commentate martedì sera sono state tantissime, al punto di “occupare” la trasmissione dalle 19,15 alle 19,45. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “incredibili”.

POLITICA INTERNA (della serie “Poveri noi”)

Apriamo la rassegna stampa, questa volta bisettimanale, con una nota di grande umanità: il “nuovo” ed il giovanilismo che avanza. A tal riguardo intitola Alberto Mattioli su La Stampa: “Il baby sindaco della Lega Nord qui non ci sono rom ma li caccerei“. Durante la sua lunga intervista il giovane sindaco dichiara, con una certa dose di orgoglio: “Se ci fosse un campo rom, prima l’ordinanza per chiudere e poi la ruspa. Dopo averlo svuotato ovvio“. Il giornalista in chiusura ringrazia il sindaco per la precisazione poiché, per un attimo, non escludeva l’ipotesi della ruspa a sorpresa. Un pensiero illuminato da parte di un amministratore che vince sul tema “Campi rom”, pur non essendone presente neppure uno su tutto il suo territorio: miracolo del qualunquismo italico.

Purtroppo per il giovane amministratore emiliano, nella speranza che la notizia non gli scateni ulteriori traumi, uno dei suoi riferimenti politici, anzi il più importante dopo Salvini, è coinvolto in uno scandalo. Si tratta di Roberto Maroni, Presidente della Lombardia dal 2013. All’ex ministro di Berlusconi, La Repubblica, venerdì 5 giugno, dedica una breve inchiesta giornalistica: “Quegli sms che imbarazzo Maroni“. L’occhiello e’ esplicito: “I messaggi e le telefonate di incontri ravvicinati del governatore lombardo con la consulente di Expo Mariagrazia Paturzo“. Pare che tra i due vi sia stato un legame sentimentale, che trova realizzazione nella stanza numero 506. Un rapporto, con apparente tornaconto, sorretto con energia della madre stessa della giovane consulente regionale. L’obiettivo principale per lei è uno solo: andare in missione in Giappone a spese della regione.

Tempi duri anche per lo sfortunato sindaco di Roma. Il Corriere della Sera, del 7 giugno, racconta una contestazione popolare, modello far west con forca, diretta al sindaco capitolino (avvenuta in occasione dei funerali della filippina uccisa da due rom pirati della strada). Folla che arriva al punto di urlare, in direzione di Marino, “buffone, linciatelo!!”. Tempi, i nostri, assai rassicuranti.

Il Pd non sembra andare meglio rispetto all’esperienza del suo Primo cittadino romano. Sempre La Repubblica descrive, in un articolo a firma Ilvo Diamanti, la mappa dell’astensionismo nel Bel Paese. Il giornalista titola: “Effetto astensione nelle regioni rosse, così si è svuotato il serbatoio Dem”. Alcuni schemi descrivono molto bene la caduta elettorale, renziana, in regioni quali Emilia, Toscana, Marche ed Umbria: aree in cui il Pd ha visto calare tremendamente i propri consensi. Un esempio eclatante giunge dell’Emilia, dove nel 2000 il Partito Democratico incassò un milione e mezzo di voti contro appena i 600.000 attuali. A descrivere la situazione non può che aiutarci la Jena su La Stampa del 7 giugno: “Se quella di Renzi e università d’Europa pensa cos’è la peggiore“.

CIBO (ancora)


Passiamo ora al tema cibo. Il Fatto Quotidiano, a firma di Guido Gazzoli, esplora ancora una volta il mondo di Expo 2015. Il pezzo, nello specifico, guarda all’Argentina: nazione che sabato scorso avrebbe dovuto inaugurare ufficialmente il proprio padiglione milanese. Purtroppo all’evento ufficiale non hanno partecipato autorità di quel Paese, poiché in gran parte coinvolte da uno scandalo (corruzione). La Presidente argentina ha optato per una visita lampo in Italia. Scrive il giornalista: “Basti pensare che la costruzione di un padiglione simile all’Esposizione Internazionale di Corea era costato circa 4 milioni di dollari mentre attuale è una stima di 10 milioni“.

Il cibo costa: questo è un dato certo. Alessandro Rizzo, da Londra, detta a La stampa una vicenda curiosa: “Blair, 300 euro al secondo per  un discorso contro la fame“. Scrive il giornalista: “Una ventina di minuti al costo di 450 mila euro, cifra con cui dare da mangiare a 1000 famiglie etiopi per un anno intero (…)”. L’ufficio stampa di Blair smentisce con forza, ma la notizia scatena una serie di insulti nella sua direzione: la conferma di un leader poco amato dal suo Paese (e non solo).

Mentre tutti pensano al cibo grazie ai salvifici effetti, quasi miracolosi, di Expo 2015, apprendiamo sul Corriere della Sera, domenica 7 giugno, la storia di Kelvin Avenido di 25 anni: un giovane licenziato poiché troppo anziano. La vicenda bene narra i livelli di sfruttamento esistenti, e legalizzati, in Italia dove, a quanto pare, il lavoro è garantito per fasce di età cha vanno dai 18 ai 19 anni e dai 64 ai 65: fasce anagrafiche poco esigenti sul fronte busta paga.

Sfruttamento e disoccupazione che a quanto pare non cessano di crescere. Carlo di Foggia sulle pagine de Il Fatto Quotidiano intervista Alessandro Rosina: “Non c’è alcun boom di occupazione giovanile“. Il docente di Statistica presso l’Università Cattolica di Milano è molto chiaro a riguardo: “Il tasso di partecipazione al lavoro per le più giovani è andato sempre peggio allontanandosi dal resto d’Europa“. Per il docente universitario le statistiche ISTAT raccontano ben poco se non incrementi dei tassi occupazionali risibili e che potrebbe essere quasi definiti nella norma, anche in epoca di crisi.

Su La Stampa del 9 giugno apprendiamo invece che per il padre di Renzi la vicenda giudiziaria non è terminata: “Il giudice delle indagini preliminari ritiene infatti che l’indagine di bancarotta a carico di Tiziano Renzi non possa essere archiviata“. Una speranza spezzata per famiglia del premier ed assegnata ad un piccolissimo, ma davvero piccolo, riquadro della carta stampata.

ESTERI (il Papa: il mondo va verso la guerra)


Per gli Esteri le notizie delle due settimane le nostre spalle non sono per niente edificanti. La Stampa del 27 maggio intitola: “L’ottanta per cento degli arabi é per L’Isis“. L’autore dell’articolo, Paolo Mastrolilli, informa il suo pubblico di un sondaggio indetto dalla televisione del Qatar, Al Jazeera. L’emittente, infatti, ha chiesto ai suoi telespettatori un giudizio sulle vittorie militari di Al Baghadadi. Hanno risposto, al quesito, 38.000 utenti (per lo più sunniti) confermando la popolarità del Califfato. Il giornalista chiosa affermando che l’emittente è ospite di un paese schierato, da sempre, con il fronte del Califfo. Per tale ragione la percentuale altissima dei pro stato islamico era prevista, ma di certo non con simili percentuali. Per i telespettatori di Al Jazeera il Califfo e’ “L’unico che si batte contro gli Stati Uniti, ed il Sionismo, non solo in Iraq ma in tutto il mondo“, “Ogni musulmano è orgoglioso dei successi del Califfato, siamo tutti con lui“.

Eppure, a parziale smentita, sempre La Stampa descrive, con l’ausilio di alcune foto, l’arrivo nei territori curdi di donne fuggite dal regime del Califfo: “Addio al nero e coi colori della libertà“. La foto ritrae infatti alcune donne che, appena messo piede sul territorio curdo si sfilano i pesanti colori neri degli abiti “totali”. Una libertà affidata all’arcobaleno dei propri abiti.

Regala un sorriso amaro, invece, la grande gaffe che il Comune di Torino ha esternato nei giorni scorsi. Titola La Stampa del 28 maggio: “Arabia, comune superata la crisi dopo le polemiche sul Salone. Pubblicata per errore una bandiera che insulta l’Islam“. Il duo Minucci - Tortorello descrive molto bene la brutta figura fatta dall’ufficio comunicazione del Comune di Torino, il quale, per narrare gli ultimi fatti inerenti il discusso Salone del Libro, ha pubblicato la foto di una bandiera dell’Arabia Saudita clamorosamente falsa: “E’ stata pubblicata per errore la bandiera contraffatta contenente gravi insulti nei confronti di Maometto e del Corano“. Il vessillo, continua l’articolo, è stato realizzato da Wilders: politico olandese fondatore del Partito per libertà, noto che le proprie posizioni xenofobe anti islamiche. Inutile dire che sono seguite note piccate da parte dell’ambasciata e costernazione, massima, da parte del Comune di Torino. Non si consiglia agli autori dell’articolo citato, apparso su Agorà, di recarsi in Arabia Saudita durante le prossime vacanze.

Merita una nota anche la scomparsa di Terek Aziz: il Cristiano fedelissima di Saddam. L’ex vicepremier, e consigliere del raiss, è morto a Nassirya, in galera, a 79 anni. Immaginare oggi un Cristiano all’interno del governo dell’Iraq, e con posizioni da vice premeir, è a dir poco fantascienza: uno dei clamorosi effetti “etnico fascistoide” delle guerre volute dall’Occidente in questi anni.

Per una guerra che va, una viene. La Stampa di lunedì 8 giugno ci avvisa tutti: “Altre sanzioni a Mosca e si studia l’opzione militare” (La Stampa a firma Paolo Mastrolilli). Il riferimento è alla valutazione USA riguardo la vicenda ucraina.

Evidentemente le lezioni che la storia ci regala spesso vengono dimenticate. A riprova la scelta compiuta dalla Polonia di vendere i lager degli orrori nazisti. Scrive La Repubblica: “Fu uno dei primi campi di sterminio, l’unico edificio in piedi è l’ex comando delle SS. Lo stesso che ora è stato messo all’asta“.

CULTURA (qualcuno ha sue notizie?)


Per quanto concerne il capitolo cultura, alcune notizie flash. La prima giunge da La Stampa, Cronaca di Torino martedì 2 giugno: “La sicurezza congela la ruota. Il Genio Civile chiede un impianto antisismico. I costruttori dichiarano - così non ci conviene più -”. La grande ruota panoramica, voluta fortemente dal comune di Torino, non si farà a causa della necessità, imposta, di rispettare alcune imprescindibili norme antisismiche (forse i futuri fruitori in questo caso hanno avuto una buona dose di fortuna, vista la posizione espressa dai costruttori della ruota stessa).

Infine, dopo la segnalazione del recupero di alcuni affreschi di Pompei rinvenuti a New York (trafugati negli anni ‘50), annotiamo la decisione del Comune, e della Soprintendenza di Torino, di risparmiare i resti cinquecenteschi della cittadella dalle ruspe in azione presso lo scavo di un parcheggio. La politica alla fine ha deciso di risparmiare gli antichi manufatti, ed a scapito dell’unica attività che pare decisa a portare in essere la giunta comunale: autorizzare ovunque e dovunque parcheggi pertinenziali. Su altri temi cittadini regna il silenzio ed i danni, nel lasciare tutto a se stesso, sembrano essere minori.

VARIE (ma importanti)


Ricordiamo ancora alcune notizie. la prima riguarda purtroppo alcuni cuccioli morti di paura per i botti alla festa delle Gru. Il centro commerciale di Grugliasco, alle porte di Torino, ha deciso di festeggiare con grandi botti la chiusura del Palio delle Gru. Esplosioni festose, scrive Patrizia romano su La Stampa del 9 giugno, che hanno fatto letteralmente morire di paura alcuni animaletti ricoverati presso la clinica universitaria di Grugliasco. La specie umana si distingue sempre per il buon senso e la spiccata sensibilità verso la Vita ed il pianeta.

Notizia curiosa, invece, quella che riguarda la fuga di due ergastolani dal carcere di massima sicurezza di New York. Una fuga d’altri tempi da una struttura che non ha mai registrato evasioni sin dall’epoca della sua costruzione: anno 1865. Usando alcuni trapani elettrici, i due sono riusciti ad aprirsi un varco lasciandosi alle spalle il penitenziario. Le ricerche dei fuggitivi sono tutt’ora in corso. Il governatore Cuomo ha visitato il luogo della fuga percorrendo, a ritroso, il lungo tragitto, costruito da Richard Matt e David Sweat. Il governatore non ha nascosto stupore ed neppure un pizzico di ammirazione per i due avventurosi reclusi (articolo apparso sulla stampa a firma di Francesco Iannuzzi).

Un accenno solo al mandato di cattura spiccato, dalle autorità di Tirana, nei confronti del capo di Agon Channel. Francesco Becchetti, imprenditore televisivo e non solo, è ora ricercato per “Riciclaggio internazionale di proventi di reato“. Su La Stampa del 9 giugno viene pubblicata la sintesi della vicenda, a firma Roberto Giovannini. Il giornalista termina suo pezzo scrivendo: “A suon di super assegni Becchetti ha reclutato volti noti della tv italiana. Da Alessio Vinci ad Antonio Capranica, da Giancarlo Padovan a Pupo, da Simona Ventura ha Sabrina Ferilli (…) tutti sedotti - dal genio dell’editore coraggioso -. che intanto, ovvio, pagava una miseria facendo lavorare per 12 ore di seguito il personale albanese”. Potremmo dire: una normale storia di delocalizzazione.

Chiudiamo con quella che ritengo una notizia importantissima, che andrebbe divulgata il più possibile. Scrive Francesca Pace su La Stampa dell’8 giugno: “Carcere e mille frustate. l’Arabia non perdona il blogger“. Raif Badawi, questo è il suo nome, ha osato, sulle pagine sul blog, definire “codardo” l’attentato alla redazione Charlie Hedbo. Il governo di Riad non ha esitato ad arrestarlo con l’accusa di apostasia. la pena inflittaglì è terribile: 50 frustate alla settimana sino a raggiungere il numero complessivo di 1000. Il padre, scrive Pace, si è presentato in tv non per difenderlo ma per diseredarlo. Chiosa Pace: “Vita pericolosa quel blog attivista del libero pensiero combattente solitario senza rete destinato a cadere soprattutto nei paesi in cui identità collettiva non è politica ma religiosa“. Noi ribadiamo un invito ai redattori di Agorà (ufficio comunicazione comune di Torino): non recatevi in vacanza a Riad, ascoltateci!! Tornando a toni “seri” al blogger va tutta la nostra solidarietà e vicinanza (purtroppo poca cosa innanzi alla repressione violenta, e vendicativa, di cui è vittima).

Per questa settimana è tutto (o quasi). Ci vediamo martedì 16 giugno ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (giornalista e conduttore) e Diego Giacobbi (oltre al sottoscritto: Juri Bossuto).

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PRATICAMENTE 26 MAGGIO 2015: cibo a chi ne ha bisogno, cibo scaduto e “Buona politica” senza dimenticare quella “Kattiva”!!

Scritto da juribossuto.it il 28 maggio 2015

QUARTA RASSEGNA stampa del day after Praticamente … (Torinow, canale 18 e 199).

Le notizie commentate martedì sera sono state tantissime, al punto di “occupare” l’intera trasmissione. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “incredibili”.

BUONA POLITICA E … “MALA” POLITICA

La “Buona politica” è oggetto di un articolo pubblicato su “La Stampa” di domenica 24 maggio. Il pezzo porta la firma di Patrizia Albanese, la quale intervista, l’ex Presidente dell’Uruguay Pepe Mujica (85 anni). Il titolo dell’articolo è di per sé eloquente: “Mujica, un marziano a Genova – Non si fa politica per soldi”. Scrive Albanese: “… a José Alberto Mujica Cordano e a sua moglie (…) non serva poi molto: sebbene lui, figlio di emigranti liguri, fino al primo marzo fosse l’amatissimo presidente dell’Uruguay, del quale è tutt’ora senatore, insieme alla moglie che non porta manco un gioiello (neppure la fede dopo le nozze)”. L’ex presidente uruguaiano chiosa, durante l’intervista: “Essere al servizio degli altri, questo è il significato della politica”. Il dialogo tra giornalista e politico sud americano continua tra appelli all’onestà ed insegnamenti etici, con un continuo contorno di sincero stupore, da parte di Mujica, per quanto avviene nel nostro Paese.

Probabilmente il principio ribadito, a più riprese, dall’ex presidente dell’Uruguay (Politica al servizio degli altri) è alla base dell’azione politica di Formigoni. Un articolo a firma Fabio Poletti racconta, a conferma, una singolare giornata aereoportuale dell’esponente di Comunione e Liberazione. Anche in questo caso il titolo è una buona sintesi di quanto contenuto nelle righe successive: “Formigoni perde l’aereo e insulta tutti. Alitalia: colpa sua, era in ritardo”. Scrive Poletti su La Stampa: “Mancava solo che dicesse – Lei non sa chi sono io – (…) Nerissimo il Celeste che non riesce ad imbarcarsi sull’ultimo volo per Milano. Il ligio dipendente della compagnia di bandiera lo respinge come un ritardatario qualsiasi. E lui parte con una sequela di insulti da far venire giù gli oratori – Massa di coglioni … Teste di cazzo … Figli di puttana … Io so il suo nome e la denuncio”. Lo scompiglio attira l’attenzione di alcuni passeggeri che, dopo una breve riflessione, decidono di riprendere con lo smartphone l’intera scena del “Formigoni Furioso”. L’ex governatore lombardo tenta, nei giorni a seguire, un recupero accusando la compagnia aerea di inefficienza,ma lo svolgersi dei fatti, come narrati dal web, sembrano inchiodare il politico alle proprie responsabilità insieme ad una sua buona dose di arroganza (stile ancien regime).

Non è il caso di deprimersi, alla luce del quadro politico italiano, poiché il consulente politico Simon Anholt ha la ricetta in tasca per cambiare il mondo parlamentare e governativo. In un’intervista a firma Alain Elkann, apparsa su La Stampa del 24 maggio, l’ex consulente annuncia un mea culpa, unito alla volontà di cambiare. Risponde Anholt alla domande poste da Elkann: “(…) Tornavo da un Paese dove avevo aiutato il governo a espandere i commerci o a migliorare la sicurezza e in aereo leggevo sul giornale di persone che muoiono di fame nel mondo e di persone che si uccidono a vicenda e pensavo – io sono parte del problema”. Sulla maturazione di tali riflessioni l’ex consulente giunge ad una conclusione “Ci vuole il partito dell’Umanità”. Anlhot si pone l’obiettivo di “cercare di cambiare la cultura di governo in tutto il mondo”. Da parte nostra non possiamo che augurare un successo pieno alle proposte di governo mondiale avanzate da Simon Anholt, e raccolte da Alain Elkann, ma nel frattempo ci culliamo disperatamente nelle notizie quotidiane: molto lontane dagli intenti di chi vorrebbe un mondo migliore.

Sempre domenica 24 maggio La Stampa pubblica: “Pregiudicati e trasformisti. Nelle liste un esercito di candidati improbabili”. Chiosa l’autore dell’articolo, Mattia Feltri: “Guai con la giustizia, promesse stravaganti e slogan in dialetto: il lato imbarazzante della campagna elettorale”. Alcune foto raffiguranti cartelli elettorali indicano la disperazione in cui il cittadino è pienamente autorizzato a cadere. Qualcuno offre 300 bottiglie di birra (Forza Italia), altri promettono condoni dei bollo auto oppure la possibilità agognata di votare Putin anche il Italia (Adelina Putin… naturalmente). A fine lettura, del pezzo di Feltri, una certezza: il modello pubblicitario dei detersivi sia ampiamente sbarcato nelle dispute elettorali e quel che pare ora si attende è lo sconto sulla Democrazia (prendi tre voti ma valgono cento).

CIBO E POVERTA’

Expo 2015 ha fatto suo lo slogan “Sfamare il pianeta”, ma i fatti che seguono le parole tardano a manifestarsi tra un business ed una campagna pubblicitaria dei suoi sponsor. In Francia, al contrario, pare invece che qualcosa, nella direzione del sostegno a chi non può permettersi l’acquisto del cibo, si stia muovendo. Un articolo pubblicato il 23 maggio, sempre su La Stampa a firma Leonardo Martinelli, annuncia un fatto nuovo quanto interessante: “Francia, troppi sprechi. Cibo donato per legge”. L’Assemblea legislativa parigina ha varato, all’unisono, un normativa che prevede multe sino a 450 Euro (inizialmente si prevedeva una sanzione di 7.500 Euro ma un emendamento ha ridotto il castigo) a chi non consegna i prodotti invenduti a coloro che si occupano della ridistribuzione dei generi alimentari. Recita il reportage: “i supermercati alla sera cospargono di candeggina i cibi invenduti vicini alla scadenza ma ancora commestibili, buttati nell’immondizia. Vogliono che nessuno possa riutilizzarli. Ricorda scandalizzato Garot, deputato socialista che ha alle spalle anni di battaglie contro lo spreco alimentare”. La proposta di legge, che riguarda tutti gli esercizi ma in particolar modo le grandi aeree commerciali, è stata appoggiata anche da Arash Derambarsh, vicino all’Ump di Sarkozy: consigliere comunale nella periferia parigina che, da anni, organizzava blitz per il recupero delle derrate alimentari alla chiusura dei supermercati.

Un campanello d’allarme, che segnala lo stato di povertà dei nostri connazionali, suona da tempo anche in Italia. Un grafico agghiacciante descrive, dalle pagine del quotidiano torinese, il livello di indigenza raggiunto dagli strati sociali più bassi. Scrive Stefano Lepri: “In Italia il 10% ricco ha 11 volte il reddito del 10% più povero”. I giovani, prosegue Lepri, sono pagati pochissimo e la disuguaglianza è aumentata in modo considerevole in questo ultimo decennio.

Alla luce dei dati Expo, leggiamo il 21 maggio, si è infine destata dalla sua distrazione al di là delle enunciazioni. Un movimento però nella direzione contraria a quanto ci si attendeva, poiché non vi è traccia di emulazione nei riguardi del provvedimento normativo francese (cibo a chi non ne ha) bensì nell’ottica della polemica commerciale. Stefano Rizzato, sempre su La Stampa, titola: “Expo, la guerra dell’hamburger. Petrini contro McDonald’s”. Il giornalista narra il resoconto di una diatriba epocale che contrappone Slow Food alla multinazionale americana. Petrini di dichiara scandalizzato per la presenza dei due colossi americani, del cibo a catena di montaggio, tra gli sponsor dell’Esposizione meneghina, e McDonald’s risponde: “Serviamo in Expo 6 mila pasti giornalieri di qualità ed a un prezzo accessibile, magari a persone che ci scelgono dopo aver visitato l’immenso, triste e poco frequentato padiglione di Slow Food”. Una dichiarazione quasi da colpo basso a cui non è dato conoscere la replica del patron di Bra.

Non è dato conoscere neppure una notizia apparsa solamente su Il Giornale on line. Ivan Francese il 19 maggio scrive: “Eataly nella bufera: in vendita prodotti scaduti da parecchi mesi”. Si tratta di bottiglie di olio scadute nel novembre 2014 e birra non vendibile dal 12 maggio. La scoperta è di un giornalista, de Il Fatto Quotidiano, che si è aggirato tra gli scaffali del “supermercato supercostoso” di Genova dopo una precedente esperienza verificatasi a Bari. Effettivamente il cibo è un business se venduto, anche dopo scadenza, non diventa lucro se regalato a chi ne ha bisogno: lezione elementare di economia commerciale (tanto cara al patron di Eataly).

CINISMO ESTERO

Una breve carrellata di notizie estere da brivido

In Arabia Saudita è aumentato il numero delle condanne a morte, a tal punto che il governo assume “sciabolatori qualificati” (La Stampa 20 maggio). Paga buona: circa mille dollari “per ogni testa mozzata”, mentre non è dato sapere il pagamento per il taglio della mani ai ladri.

Siria, cade Palmira (gioiello archeologico). Lapidaria l’accusa che lancia Fiorentino (studioso ed insegnante di Storia medioevale) da un articolo a firma Franco Cardini (La Stampa): “Nel 2011 il presidente francese Sarkozy e il premier britannico Cameron decisero che Assad era un dittatore da abbattere ed appoggiarono, a tale scopo, i suoi oppositori armati, tra i quali forti erano gli Jihadisti. Adesso abbiamo davanti gli occhi (a Palmira) gli effetti di tale dissennata politica: che naturalmente molti media occidentali cercano di attribuire al solo fondamentalismo islamico”.

Infine è degna di segnalazione una notizia, riportata in piccolo, dai media: tra i martiri dell’Isis anche due gemelli tedeschi biondi e dagli occhi azzurri. Due giovani combattenti tra le fila del Califfato che si sono immolati in Iraq, attaccando una caserma dell’esercito imbottiti di tritolo. La guerra pare allargarsi sempre più di giorno in giorno, grazie agli errori di leader occidentali saldamente legati al potere: sbagli di tal genere richiederebbero un grande mea culpa ed un ritorno, di tali leader fallimentari, all’agricoltura non biologica.

INTERNI ED UN PIZZICO DI TORINO

Sempre da La Stampa apprendiamo che i dipendenti della Polizia di Stato devono comprarsi, con i loro soldi, le divise estive (La Stampa: “La denuncia del Siulp, i poliziotti si comprano le divise estive”), mentre un articolo a mezza pagina informai lettori in merito agli sviluppi della vicenda “Anna Martina”. Emanuela Minucci riporta la sintesi di un’intervista in cui, l’ex dirigente comunale ammette: “E’ evidente che un errore l’ho commesso, non ho letto bene la determina. Ma il giudice mi ha creduto: una svista”. Martina era stata indagata per abuso di ufficio avendo, ella, incaricato di alcuni lavori, per conto del comune, l’azienda del proprio pargolo. Dimessasi dal suo incarico, e dopo l’archiviazione disposta dal gip, la responsabile alla cultura di Torino ha trovato nuovi impieghi tramite Linkedin: consigliamo ai giovani disoccupati di intraprendere la stessa strada, affidandosi con fiducia alla rete (soprattutto per attutire le cadute). Per quanto concerne invece nuovi scandali, scopriamo che il tunnel di corso Grosseto poteva costare 25 milioni in meno se l’assessore regionale con coinvolgeva il marito nell’appalto di costruzione (come ipotizza la Procura torinese).

Infine alcuni articoli vengono dedicati, dai quotidiani, alla difficilissima situazione che vive nella scuola Agnese Landini (n.b. Landini come la Fiom) Renzi (qui invece ricorda l’anti Fiom). La professoressa precaria, di italiano e latino, insegna in un ambiente difficile dove, con gran fatica, prova a spiegare la riforma della Buona Scuola: missione resa difficile dall’avere in dissenso tutto il corpo insegnante e gli studenti (compresi quelli della sua classe). La Stampa, Maria Corbi: “Nessuno tocchi Agnese. La First lady diventa un bersaglio” e “Ma all’assemblea dei colleghi la First lady non si presenta. Secca bocciaturanell’isituto della moglie del premier”.

VARIE

Alessandro Sortino, informa Il Fatto Quotidiano, da Iena si è trasformato nel direttore creativo di TV 2000: la televisione ecclesiastica. Strano connubbio!!

Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì 9 giugno (il 2 giugno è festa e non si va in onda) ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbi……oltre il sotoscritto

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Praticamente 19 maggio….tra Tav Torino - Pechino e nomi impresentabili in corsa elettorale

Scritto da juribossuto.it il 21 maggio 2015

Terza rassegna stampa del day after Praticamente … (19 maggio 2015 Torinow, canale 18 e 199).

Le notizie commentate martedì sera, con Massimo Tadorni e Diego Giacobbe (per i telefilm), sono state (come sempre) tantissime. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “curiose”.

Buona lettura!!

POLITICA INTERNA

La prima notizia, estrapolata dalla carta stampata, ha un titolo eloquente: “Sul reato di tortura è scontro tra forze dell’ordine e magistrati”. L’articolo, tratto da La Stampa del 13 maggio, esplora la polemica che divide giudici e forze dell’ordine in merito al testo di legge, approvato recentemente dalla Camera, che introduce il reato di tortura (colmando una grave lacuna del nostro diritto penale). Scrive Francesco Grignetti: “… sono i giudizi tranchant dei capi della polizia a tener banco – questa legge ci lega le mani- “. Continua il giornalista de La Stampa da Roma: “I capi delle polizie pensano che con questa legge non si potrà più garantire l’ordine pubblico, perché ogni tafferuglio sarebbe seguito da un diluvio di denunce alla magistratura”. Per fortuna la pensa diversamente Rodolfo Sabelli (Presidente Associazione Magistrati) il quale dichiara: “Con questa legge non esiste assolutamente un rischio del genere”. Certamente fa rabbrividire il pensiero di forze dell’ordine che, varato il reato di tortura, si considerino con le mani legate. Le affermazioni dei comandanti sembrano voler dire: “cari legislatori, se non torturiamo i contestatori di piazza non è possibile per noi mantenere l’ordine pubblico”. Un metodo che ricorda vagamente le buone maniere di personaggi del calibro di Pinochet.

Il Fatto Quotidiano denuncia, dopo le lamentele di Salvini, il numero di agenti dispiegati alla protezione del leader del Carroccio in tour: 8465 uomini. Riporta il titolo di prima pagina (16 maggio): “Solo i 30 poliziotti della sua scorta costano 120 mila Euro al mese”. Ribatte Jena su La Stampa: “Per difendere Salvini, Alfano ha citato Voltaire: uno dei tre si rivolta nella tomba”.

Sempre Il Fatto dedica un’intera pagina ai volti impresentabili della tornata regionale alle porte. L’occhiello dell’articolo redazionale non fa sconti: “Inquisiti, riciclati e improponibili a sostegno dei candidati Dem. Il segretario batte un colpo troppo tardi”. L’elenco che segue, frutto di un allarme lanciato da Saviano l’8 maggio dalle stesse pagine del quotidiano, è fitto di nomi a cui si allegano le circostanze. In Campania gli impresentabili pare siano (oltre De Luca): Vincenzo De Leo (proveniente dal Fronte Nazionale), Tommaso Barbato (sputo in pieno volto ad un collega che confermò la fiducia a Prodi nel drammatico 2008), Carlo Aveta (frequentatore assiduo di Predappio). In Liguria il PD ha imbarcato anche ex sostenitori di Scajola (Pierluigi Vinai), mentre in Puglia spiccano i nomi di Euprepio Curto (ex MSI), Francesco Spina (ex Centro Destra), Francesco Spalluto (indagato dalla procura), Paolo Mongiello (ex Centro Destra). Insomma il grande armadio PD ha casacche per tutti coloro che desiderano cambiare la propria, e, soprattutto, le si concedono senza chiedere referenze alcuna (basta garantire un pacco di voti a prescindere si sia fascisti o neo borbonici secessionisti).

Proprio per quanto riguarda l’estrema destra vale la pena guardare a quanto avvenuto a Bolzano: città in cui Casapound compie il miracolo elettorale. Il primo consigliere comunale conquistato dall’agglomerato filo fascista è stato, infatti, eletto nella città trentina all’ultima consultazione comunale. Narra Paolo Colonnello per La Stampa: “(l’eletto) si chiama Andrea Bonazza – ex Fronte della Gioventù, ex skinhead, perfino indagato anni fa e poi prosciolto con formula piena per l’omicidio di un ragazzo - condannato per vilipendio alla bandiera europea ed apologia al fascismo”.

ESTERI

Lascia vagamente perplessi e molto increduli la notizia che giunge dalla Corea del Nord. Scrive Maria Sala (La Stampa) da Hong Kong: “… il Ministro della difesa nordcoreano sarebbe stato fatto uccidere dal dittatore Kim Jong Un per aver commesso l’imperdonabile errore di essersi addormentato durante la parata militare”. La notizia di per sé, nel caso fosse confermata, ha già i contorni del delirio ma il seguito sembra scaturire da un fumetto del genere splatter. Continua infatti la giornalista: “… Kim non lo avrebbe messo davanti ad un normale plotone di esecuzione ma davanti ad uno composto di cannoni anti aerei”. Probabilmente il dittatore voleva essere sicuro che il militare arrivasse ben sveglio all’appuntamento con la sua punizione capitale. Sul fatto ritorna la Jena (La Stampa): “Il dittatore nordcoreano ha fatto giustiziare un ministro solo perché si era addormentato, Fassina è un uomo fortunato”.

Ancora dall’estero una notizia curiosa ma meno cruenta. In Austria sono stati installati semafori dove al posto del solito omino “ci saranno delle coppiette dello stesso sesso o eterosessuali”. Un modo originale per combattere l’omofobia.

REGIONE E CITTA’

Le istituzioni piemontesi sembrano voler confermare la propria idiosincrasia verso il patrimonio architettonico e storico del Piemonte. Esempi eclatanti sono rintracciabili in due articoli: il primo, a firma Maurizio Tropeano (La Stampa), riguarda la vendita, oramai quasi formalizzata, del palazzo della sede regionale di piazza Castello. Scrive Tropeano: “… I dirigenti della Cassa Depositi e Prestiti hanno incontrato il vicepresidente Aldo Reschigna per annunciare l’interesse del fondo pubblico ad acquistare la sede (41 milioni di Euro il suo valore N.d.A.)”. L’edificio potrebbe quindi essere trasformato, secondo le intenzioni dei prossimi acquirenti, in albergo di lusso.

Lo scempio colpisce anche l’antico Palazzo Cisterna, antica residenza nobiliare ed ora sede della Città Metropolitana, dove la storica cancellata ottocentesca è stata “segata” per aprire un varco di accesso al parco interno. Un’apertura provvisoria che, per ora, non anticipa una cessione dell’area verde alla cittadinanza ma garantisce solo l’ingresso del pubblico ad una mostra temporanea. La sovrintendente di Torino, Luisa Papotti, dichiara in merito: “… quel cancello non è opera di Michelangelo…”. L’articolo, di Fabrizio Assandri (La Stampa), termina con una nota sconsolata: “Già perché dopo – Arti alle corti – nessuno sa se il giardino rimarrà aperto”. Il precedente non lascia dubbi: tutto ciò che non è opera di Michelangelo può essere raso al suolo anche per futili motivi; qualcuno ha già prenotato un paio di ruspe guardando con interesse alle Porte Palatine (oramai vetuste e sostituibili con un proficuo relais con allegato casinò tipo Las Vegas).

CHI VA E CHI VIENE

Durante lo svolgimento del Salone del Libro Gabriele Ferraris (La Stampa) incontra il patron della manifestazione, Rolando Picchioni. Il giornalista, tra un dolcetto e l’altro, raccoglie il “mantra” del presidente Picchioni, il quale lamenta l’eccessiva attenzione, da parte delle istituzioni, sulla manifestazione del prossimo anno mentre pare che nessuno guardi all’edizione attuale. Il motivo è semplice: il salotto torinese pensa già al nuovo nome che succederà all’attuale Presidente. Peccato. Picchioni ha lavorato bene e non ci resta che salutarlo con affetto, sperando che la “Torino da bere” mediti con calma, e coscienza, sulle future scelte legate allo storico salone librario.

Per un Picchioni che se ne và, un Guerra arriva. Non si tratta del conflitto prossimo ad avviarsi per la successione alla presidenza della Fondazione per il Libro, ma del manager che Eataly ha acquisito in organico. Guerra è stato dirigente, di successo, della Luxottica ed ha recentemente declinato l’invito di Renzi ad occupare un ministero. Scrive il pezzo redazionale de Il Fatto: “Ufficialmente Guerra stava a palazzo Chigi un giorno a settimana, per dare consigli strategici al premier, in pratica per mesi è stato l’uomo del governo in molte partite industriali importanti, dall’Ilva a Telecom”. Il quesito che viene posto è semplice: “Che prima o poi Guerra sarebbe tornato al privato era ovvio. Ma doveva proprio scegliere l’azienda del più vocale sostenitore del governo?”. Il riferimento naturalmente è al fondatore di Eataly: Oscar Farinetti, da sempre notoriamente molto aderente al premier Renzi (così aderente da non capire dove finisce uno ed inizia l’altro).

FOLLIA VARIA

Un delitto insensato, e folle, è riportato dall’articolo apparso su La Stampa del 17 maggio. Scrive Giampiero Maggio: “… Isidoro Verna, il geometra di 55 anni che ha confessato di aver ucciso, strozzandolo, il cigno reale – Baldassare – simbolo da 15 anni del lago Sirio, specchio d’acqua tra le colline che circondano Ivrea, nel torinese”. La vicenda ricorda quella drammatica dell’orso trentino, ossia l’arroganza di uomini che disturbano animali nel loro habitat ed, alla loro reazione difensiva, invece di fuggire uccidono con grande facilità. Verna non si è fatto problemi ad annegare il cigno che lo inseguiva, mentre nuotava con la muta da sub: azione fredda e criminale, oltre che gratuita, le cui conseguenze forse non si faranno attendere. L’articolo termina con una denuncia penale e la fuga dell’uomo dal suo paese, dove gli abitanti ripetono in coro: “si è dileguato, meglio per lui”.

Infine una buona notizia per i tanti pendolari che quotidianamente prendono il treno per recarsi al lavoro in Pechino (Cina). Presto non sarà più obbligatoria la levataccia per quei lavoratori, poiché Fassino è a capo di una rete di sindaci che vogliono ripristinare l’antica via della seta ma in versione TAV. La metropolitana euro asiatica si comporrà di 30.000 chilometri ad alta velocità per un costo di circa 2000 miliardi di Euro. Scrive Tropeano su La Stampa: “Una rete creata grazie ai contatti internazionali di Piero Fassino (…) E proprio Torino darà il nome alla carta che dovrebbe portare alla creazione di un Forum per sostenere questa iniziativa, cui aderiscono già Mosca, Tirana, Noorimberga, Barcellona, Siviglia, Lisbona e Budapest”. Termina l’articolo: “Fassino la spiega così – il progetto può sembrare visionario, invece contiene una forte valenza politica ed economica”. I pendolari ringraziano per cotanta comprensione verso i loro ventennali, ed eterni, guai.

Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì prossimo ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbe.

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Praticamente….l’estratto succoso della cronaca politica 6 - 12 maggio 2015

Scritto da juribossuto.it il 13 maggio 2015

PRATICAMENTE 12 MAGGIO 2015


Seconda rassegna stampa del day after Praticamente (Torinow, canale 18 e 199).
Le notizie commentate martedì sera, con Massimo Tadorni e Diego Giacobbe (per i telefilm), sono state tantissime. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “ghiotte”.
Buona lettura!!
EXPO
Continua l’attenzione dei media su Expo 2015. Interesse di cronaca agiografico per gran parte dei media, mentre per poche altre testate (su tutte Il Fato) l’osservazione, sui fatti che circondano l’esposizione universale, è di carattere squisitamente giornalistico. Queste ultime puntano la lente di ingrandimento sulle pecche (più o meno gravi) della manifestazione stessa. Gianni Barbacetto, giornalista de Il Fatto, il 9 maggio intitola: “Expo, un milione di metri quadrati che nessuno vuole”. L’articolo si pone importanti quesiti sul futuro dell’area all’indomani della fine dell’esposizione milanese: terreno che nessuno pare volere e forse destinato in futuro ad ospitare alcune facoltà universitarie. Del resto a questo servono gli atenei…..riempire i monumenti allo spreco che nessuno desidera gestire nel dopo (magari già solo per i costi manutentivi).
Il giorno seguente, il 10 maggio, Davide Vecchi intitola, sempre su Il Fatto: “Sulla Via Crucis di Expo cercando un po’ di acqua”. Si tratta del resoconto di una giornata qualsiasi tra i viali dell’esposizione milanese, dove “oltre l’ingresso, quando si arriva in questa estrema periferia milanese, c’è il nulla”. La descrizione fatta dall’inviato a Milano pone attenzione alla quasi assoluta assenza di ombra, lungo i chilometri che separano i vari padiglioni Expo, nonché l’impossibilità di trovare acqua all’interno della fiera. Scrive Vecchi: “Per intravedere qualche padiglione si devono percorrere circo due chilometri a piedi. Bisogna attraversare un ponte sopraelevato su strade e ferrovie”. Continua il giornalista: “A metà un signore si sente male. Lui e la moglie cercano una panchina. Non ce ne sono, non gli resta che accasciarsi a terra”. Il pezzo termina con il lungo elenco, ed aggiungerei penoso, delle opere ancora in lavorazione (tra cui il padiglione UE, oltre a quelli esteri in carico all’Italia).
Il mondo del commercio sembra quindi senza pace. Tensioni dovute non solo per la vicissitudini Expo ma anche all’andamento del mercato che testimonia la crisi della grande distribuzione (ancora da Il Fatto). I dati sono in alcuni casi spietati: il calo di fatturato si attesta sul 21% in cinque anni per Carrefour e 4,3% nel caso di Auchan. Alle percentuali negative di profitto si sommano le proteste dei dipendenti di Auchan e Mc Donald’s. Sono proprio i dipendenti del colosso alimentare americano (in cerca di una verginità etica ed ambientale) a dar vita alla manifestazione di maggior effetto: “sono usciti così tra gli applausi dei propri colleghi e con la musica di Bella Ciao in sottofondo” dirigendosi in piazza San Babila (Il Fatto del 9 maggio2015).
CATASTROFI
Questa settimana a Praticamente Carta Straccia uno spazio viene concesso anche alla categoria “Catastrofi”. Sono due le notizie della settimana che narrano di disastri ambientali. La prima è stata pubblicata quasi in sordina (per la serie “meglio non gridarla troppo”) e riguarda l’esplosione verificatasi in una centrale nucleare di New York. Scrive l’inviato de La Stampa: “Attimi di panico poco fuori New York. Un’esplosione nella centrale nucleare di Buchanan ha causato una intensa coltre di fumo visibile a diversi chilometri di distanza”. Una news da “sapere in pochi”. Al contrario grande risalto si decide di assegnare, sempre sul quotidiano torinese, ad una missione spaziale dai compiti molto particolari. Missione che si pone uno scopo risibile, quasi superfluo: salvare la Terra dall’impatto con un asteroide “preoccupante”. Racconta Americo Bonanni: “uno scenario ( …) che avrà per obiettivo l’asteroide Didymos. Nel 2022 avverrà il lancio delle sonda europea che raggiungerà l’asteroide per una serie di osservazioni. Poi arriverà l’americana Dart che lo colpirà alla velocità di 6 chilometri al secondo”. Insomma speriamo in bene …. Non ci resta nel dubbio che assaporare i 7 anni che ci separano dall’impatto.
POLITICA
Il Fatto Quotidiano, non in solitudine, continua a porre una quesito inquietante: “Renzi e Mussolini, trova le differenze”. Maurizio Viroli scrive, nella ricerca di una risposta: “Nella storia d’Italia l’unico precedente di un leader politico che ha fatto approvare una legge elettorale con forte premio di maggioranza ed ha trasformato una delle due Camere elettive in una Camera di nominati è Benito Mussolini”. Continua il giornalista, riuscendo a rassicurare minimamente il suo lettore: “Renzi non ha usato alcuna violenza e non ha violato alcuna libertà fondamentale. Ma le due riforme sommate insieme segnano la nascita di un potere enorme con insufficienti freni e limiti”.
Per Renzi continuano, oltre i paragoni con Mussolini, le avvisaglie di un malcostume che neppure il neo premier sembra voler allontanare dalle camere del potere. Ne riferisce Il Fatto con il titolo “Renzi prende un aereo blu con corte e deputati a seguito”. Carlo Tecce raccoglie le parole degli onorevoli Kronbichler (SeL) e Fraccaro (M5S), per loro: “Renzi è andato (in Trentino) a fare un tour elettorale mascherandolo da visita di Stato, scegliendosi una combricola da portarsi appresso”. Il repotage descrive un premier accompagnato da decine di persone nella visita a Bolzano, e dintorni, molti dei quali politici locali e collaboratori vari. A detta dei deputati che hanno firmato un’interrogazione, in merito alla vicenda, lo “scontrino pubblico” da presentare all’ospite di Palazzo Chigi ammonta a circa 26.000 € (9.000 € l’ora per ognuno dei due Falcon e 8.400 € per un elicottero). Costi per ora addebitati alla collettività.
Sempre Carlo Tecce firma un articolo dall’occhiello esplicito “Zoccola in aula si può dire”. Il corrispondente de Il Fatto illustra le sanzioni varate dalla Presidenza della Camera, in seguito ai disordini in aula durante il voto per la riforma costituzionale (13 febbraio scorso). Scrive Tecce: “Carla ruocco (M5S) sospesa ed espulsa per aver disturbato, insieme ai colleghi del gruppo, i lavori con il motivetto o-ne-stà. Sanna (Pd) che più volte ha definito –zoccola- la medesima Ruocco, non ha subito punizioni dall’ufficio di presidenza”.
Infine Andrea Scanzi, sempre da Il Fatto, dopo le polemiche che hanno recentemente investito il rapper Fedez (per le sue dichiarazioni in seguito ai recenti fatti di Milano) pubblica un articolo in cui misura il polso alla canzone di protesta. Intitola il suo pezzo: “La protesta del rapper, l’unica (o quasi) opposizione”. Scanzi cita, nell’articolo, un Frankie Hi Nrg che, nel salotto di Formigli, si “è trovata davanti Paola De Micheli, droide renziana di riserva (ieri lettiana, l’altro ieri bersaniana)”. Secondo il resoconto giornalistico “(…) la de Micheli accetta il martirio, Frankie l’ha demolita con agio, avvertendo quella sensazione un po’ appagante ed un po’ frustrante che è tipica di chi gioca- e vince- da solo”. L’articolo termina prendendo atto della fine della canzone di protesta dei cantautori, ad eccezione di Finardi e pochi altri (Baccini, De Andrè figlio).
TAV
Sul TAV, sinceramente, sono a corto di parole poiché ho già scritto e detto tutto negli anni scorsi. Anni fa, in rientro dopo un viaggio in Borgogna, avevo redatto un articoletto in cui affermavo che in Francia non transitano treni merci sull’alta velocità. All’epoca avevo trascorso una giornata intera a ridosso della massicciata ferroviaria TAV, con lo scopo di osservare ed annotare. Nessuno mi rispose ed oggi, anni dopo, le ferrovie italiane iniziano ad ammettere che le merci non viaggiano su TAV, mentre a Parigi molti esperti stanno dichiarando quelle tratte inutili e costose. Mi limito quindi a segnalare due articoli: il primo tratto da La Stampa in cui con toni enfatici si comunica che “il mega tunnel avanza. Scavati i primi 128 metri(Aggiungerei: “bene, ne mancano solo altri 54.000 circa”); il secondo invece è un trafilettino apparso sempre sul quotidiano torinese, il cui titolo è significativo: “Sulla Torino – Lione il traffico merci cala” (cvd come volevasi dimostrare).
VARIE ED EVENTUALI (Badalamenti, caffè Tamar di Tel Avivi).
Da La Stampa apprendiamo che “Cinisi cancella la via dedicata al boss”. Scrive Laura Anello, inviata a Cinisi: “La strada è nel cuore del paese di Cinisi parallela a quel corso (…) dove 100 passi separavano la casa del boss Tano Badalamenti da quella di Peppino Impastato, il militante che irrideva lui e Cosa Nostra prima di venire punito con la morte il 9 maggio 1978”. Il fratello del boss pare sia stato fucilato dai fascisti nel cuneese durante la lotta della Resistenza: triste evento da cui anni fa il comune ha tratto le motivazioni per dedicare una via al partigiano partente stretto di don Tano. Non si conoscono le cause della sua condanna a morte, ma di certo Badalamenti faceva parte delle brigate bianche, quelle vicine a Donat Cattin. Il sindaco oramai pare deciso a sostituire il suo nome con quello di Wojtyla, ma qualcuno parla fuori dal coro. Si tratta di Giuseppe Ruffino, vecchio amico di Impastato. Laura Anello lascia proprio a Ruffino il compito di terminare l’articolo ponendo ai lettori una domanda: “ Chi può escludere che Badalamenti sia caduto da autentico partigiano”. Il dubbio allora è uno solo: giusto rimuovere il suo nome dalla topografia cittadina solamente perché fratello dell’assassino di Peppino?
Infine sempre La Stampa, nelle pagini culturali, ospita un articolo di Elena Loewenthal dal titolo “Tel Aviv, gli ultimi giorni dell’umanità Tamar”. La Loewenthal descrive il caffè in oggetto quale “con un bancone spoglio e così largo che sembra più una macelleria che un bar”. Pochi i generi di conforto tra cui “qualche pezzo di pasticceria che ricorda la mitica bignola Luisona del Bar Sport di Stefano Benni”. Il bar Tamar è stato il simbolo ed il ritrovo della sinistra israeliana, di un mondo intellettuale aperto e pieno di sogni. Tra i suoi clienti il più esposto politicamente è stato Yitzhak Rabin. Insomma la crisi culturale, o meglio il riflusso, che ha colpito la cultura di sinistra non sembra arrestarsi, e la chiusura del Tamar è l’ennesima conferma di una emorragia di valori assai preoccupante.
Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì prossimo ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbe, oltre al sottoscritto!!

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PRATICAMENTE…CARTA STRACCIA: LE NOTIZIE DELLA SETTIMANA. LA GRANDE BELLEZZA EXPO

Scritto da juribossuto.it il 6 maggio 2015

Ciao a tutti,

questo blog, lo ammetto, è stato trascurato negli ultimi mesi.
Le cause vanno ricercate in due fattori: il primo è cha da settembre scorso sono ospitato da Lo Spiffero; la seconda invece risiede nell’estrema economicità di questa pagina (10 €/anno), costi proporzionali alle mie tasche e che non permettono la pubblicazione di foto o filmati.

Contemporaneamente, va detto, da molti anni sono ospite anche di una trasmissione televisiva in cui mi diverto, letteralmente, come un matto. Parlo di “Praticamente” in onda su Torinow tutti i martedì sera, dalle ore 18,30 alle 20,00, e condotta dal bravo Massimo Tadorni (ed in studio per la parte “telefilm” Diego Giacobbe).

Praticamente, tra il serio ed il faceto, si occupa di cultura (diffusa) e temi legati a cronaca ed attualità politica. Da qualche tempo al suo interno curo una sorta di rassegna stampa onirica (ma non troppo) che è la sintesi delle notizie più rappresentative del nostro Paese e della città in cui vivo (Torino).

Ecco allora la novità che segue a questa breve premessa. Carta Straccia diventa da oggi “Praticamente Carta Straccia”. La novità non risiede solo nel titolo ma anche dal suo contenuto: l’estratto della rassegna stampa (il suo concentrato) che presento ogni martedì sera a Torinow (canali digitali 18 e 199).

Mi direte voi se questa informazione funziona oppure no …..nel frattempo si parte …..

Buona lettura a tutti!!!!
Juri Bossuto

Praticamente 5 maggio 2015

I quotidiani della settimana alle nostre spalle hanno focalizzato la loro attenzione su temi che si possono, facilmente, immaginare: Expo, Black Bloc, Italicum e (su tutto) il Presidente Matteo Renzi.

EXPO 2015

Il 3 maggio La Stampa di Torino pubblica un articolo, a tutta pagina, dal titolo eloquente: “Quelle due Italie allo specchio. La furia cieca e la grande bellezza”. La filosofia del pezzo è relativamente semplice poiché confronta le devastazioni dei cosiddetti Black bloc (i Kattivi) con la serata al teatro La Scala, dove la Turandot ufficializzava il via all’esposizione universale (i belli e buoni).

La citazione, involontaria, del film diretto dal grande Sorrentino (La Grande Bellezza) è assolutamente non voluta dall’autore dell’articolo, e lo si riscontra leggendo con attenzione quanto scritto. Il giornalista dipinge, infatti, una serata grandiosa in cui interpreti globali (di varie nazionalità) hanno dato vita ad un’opera a cui sono seguiti “applausi che erano una gloriosa rivendicazione della bellezza, che è anche ragione, misura, equilibrio contro la violenza”.In sintesi la “grande bellezza, contro la bruttezza della stupidità”.

L’articolo ha solo una nota pensierosa nel momento in cui descrive un Renzi triste e più nero del vestito che indossa, mentre medita sui fatti avvenuti in strada.

Una “Grande bellezza”, quindi, che si contrappone alla manifestazione di piazza definita “frutto della stupidità”, ma su questo torneremo. Expo, lo ricordo, vuol dire anche Carta di Milano e, quindi, buoni propositi per rendere accessibile a tutti, quindi più democratico, il cibo.

Lo ricorda un articolo sempre apparso su La Stampa dove il sindaco Fassino, nella veste di Presidente dell’ANCI, dichiara con forza: “I Comuni adottino la Carta di Milano: il cibo sano è un diritto di tutti”. Per Fassino dal cibo “deriva lo stato di salute ed il cibo è cultura”, inoltre “è un diritto che è di più dell’aspirazione di mangiar bene che l’uomo, nei secoli, ha sempre avuto”. Il Sindaco di Torino termina il suo commento auspicando che dall’Expo sorga un lascito morale, quello di consegnare al futuro un’epoca in cui non vi siano più uomini e donne senza cibo. Termina quindi Fassino: “assicurare ad ogni persona cibo sano, pulito e giusto”.

Dall’Esposizione universale, che ricordo essere evento commerciale, la speranza di cibo per tutti. Qualcuno direbbe “più tartine al salmone per l’Umanità”, ma sarebbe ironia fuori luogo poiché l’intento è sincero. Per ora, vero, si sono sfamati coloro che hanno goduto dei benefici derivanti da cantieri e concessioni varie, ma un domani si vedrà…… La missione di Expo, di dare da mangiare a tutti, è ambiziosa al punto di sembrare, a noi cittadini normali, vagamente ipocrita.

Infatti è il Fatto Quotidiano che, in un articolo a firma Luigi Galella, ci mette in guardia sull’ipocrisia, e sul qualunquismo, che ha colpito, con forza, i 900 giovani che hanno detto NO ai contratti proposti dall’amministrazione Expo 2015. Un NO definito quasi “eretico”, che ha scatenato l’ira di Vittorio Feltri sino a fargli dire, diretto a quei ragazzi: “Voglia di lavorare zero”.

Secondo Galella nessuno si è preoccupato di verificare le fonti da cui giungeva tale notizia, tantomeno di ascoltare i suoi protagonisti: ossia i giovani del “Grande rifiuto”. Termina il giornalista: “a nessuno è venuto in mente, tuttavia, una questione ancora più semplice e radicale: perché mai giustificare il NO?”. Ed ancora: “Non nasce il sospetto che qualcosa non sia propriamente equo nei termini e nel valore dell’offerta, se in tanti hanno risposto NO?”.

Il nocciolo della questione lo si rintraccia nelle ultime righe del suo articolo: la questione economica su cu nessuno ha voluto indagare. Molti giovani, dove hanno potuto esprimersi, lo hanno rimarcato: paghe non corpose, molto distanti da quelle “gridate” dai media, e spese enormi di affitti e/o trasporto. Costi così elevati (se parametri allo stipendio) da creare, nei fatti, altro lavoro volontario.

BLACK BLOC

Molto è stato scritto in merito agli scontri di Milano, avvenuti nel giorno inaugurale dell’Expo, ma il magma mediatico ha versato la sua colata di informazione senza scostarsi troppo dalle versioni ufficiali. Insomma tutti noi sapevamo già il primo maggio cosa avremmo letto il giorno dopo sulle pagine dei quotidiani.
Tocca ancora al Fatto Quotidiano evidenziare opinioni e fatti che, altrimenti, non avrebbero trovato casa. Andrea Scanzi firma un articolo dal titolo eloquente :”La stampa con l’elmetto ha già il suo colpevole: Fedez”. Il rapper si era limitato, alla vigilia della Festa del Lavoro, ad esprimere solidarietà a chi sarebbe sceso in piazza il giorno dopo. Fedez ha poi precisato che comprendeva bene le motivazioni alla base della protesta, non giustificava però “l’azione in sé”. Un pensiero lineare, quello del musicista, che ha però scatenato l’ira del “giornalista” Filippo Facci, il quale chiosa: “E’ ufficiale, Fedez è un cretino ….. domani scrivo un pensoso ed autorevole editoriale in cui asserisco che se incontro Fedez gli tiro due sberle”.

Andrea Scalzi sottolinea con sarcasmo, scorrendo il suo articolo, che visto il fisico del collega di Libero sia più facile che le sberle le riceva anziché darle, ma lo fa con una nota decisamente amara che prende atto della deriva culturale, oltre che autoritaria da manganello, in cui il Paese sembra essersi approdato. Effettivamente fa sorridere l’ipocrisia (ancora una volta questo vocabolo) che caratterizza chi denuncia la violenza altrui per poi appellarsi lui stesso alla violenza per metterle un freno: assurdo quanto paradossale.

Sarà Repubblica, involontariamente, ad indicare, ai suoi lettori, la natura e l’origine dei temuti Black Bloc. A svelare il mistero un articolo pubblicato il 4 maggio: “Cinquanta ettari di cemento al giorno. Così il Belpese asfalta il suo futuro”. Pezzo giornalistico che disegna magnificamente la devastazione che l’Italia subisce ogni giorno, con il plauso e l’appoggio i governi (ad ogni stadio territoriale) e burocrati vari.

Precisa l’articolo: “Nel 2014 abbiamo tombato con il cemento altri 200 chilometri quadrati. … In totale il suolo consumato in Italia è arrivato al 7% del suo territorio” (dati che non sappiamo se includono anche la nuova spianata di cemento dove oggi sorge Expo 2015). Temo che in una situazione di tal degrado non bastino i 20.000 volontari meneghini per rimettere in sesto questa nostra martoriata terra.

RENZI

Terminiamo questa breve carrellata di notizie con il nome che più bombarda le nostre povere orecchie in questi ultimi mesi: Matteo Renzi.

Il primo pezzo lo preleviamo, ancora una volta, da Il Fatto. L’articolo ha un titolo bellissimo: “Letta continua: Matteo come Berlusconi”. Spicca, simpaticamente, il riferimento a Lotta Continua e la metafora con la battaglia (anch’essa continua) che l’ex premier sembra voler portare al suo successore (quello del famoso “stai sereno, Enrico”). L’autore dell’articolo cita, sul finale del suo pezzo, un’intervista televisiva di Letta, dove il medesimo ha dichiarato: “Sull’Italicum il Pd di Renzi si stanno comportando come Berlusconi con il Porcellum”.

In effetti il decisionismo di Renzi è stato visibilissimo nel discorso tenuto alla Festa dell’Unità di Bologna. Deciso a tal punto da meritare un piccolo editoriale: “Verbi e imperativi di Benito Renzi”. Un commento pungente, apparso ancora su Il Fatto, che non cela la preoccupazione per un parallelismo che sembra crearsi, ogni giorno di più, tra l’attuale Primo ministro e Benito Mussolini. Il breve commento estrapola alcune frasi tratte dal suo discorso bolognese, tra cui: “Cambiare e cambieremo”, simile a “Vincere e vinceremo”; e “Non molleremo”, troppo simile a “Boia chi molla”.
Certamente Renzi esercita un certo fascino che deriva dal suo modo virile di agire (devo confessare che la sua versione bolognese mi ha fatto venire qualche brivido di terrore) senza tenere troppo in considerazione qualsiasi dissenso.

Un vero asfaltatore davanti a cui il bravo Migliore ha preferito arrendersi. Una resa narrata tra le righe delle lettera che Luisella Costamagna affida alle pagine de Il Fatto, perché sia recapitata a Migliore Gennaro (ex PRC, ex SeL ed ora PD). Il mittente, facendo un cenno al vecchio trasformismo sempre di moda, ricorda al deputato che in passato aveva dichiarato (riferendosi alla neo legge elettorale): “.. quello che voi chiamate Italicum ha sempre il pesante olezzo di quello che chiamammo Porcellum”. Prosegue Costamagna evidenziando, nella sua missiva, come in questi giorni l’ex vendoliano abbia clamorosamente voltato pagina affermando a gran voce: “Siamo di fronte ad un’occasione storica, quella di approvare una buona legge elettorale (L’Italicum N.d.A)”.

Vabbè, si sa, tutti teniamo famiglia e la coerenza non si sposa con il companatico. Certo alcuni mutamenti di pelle creano qualche inquietudine nell’osservare Parlamento e partiti, così come turba un occhiello pubblicato su La Stampa del 3 maggio. Leggendolo apprendiamo che il Presidente della Circoscrizione 5 (Rocco Florio) ha sputato in faccia, durante il corteo del Primo, al consigliere grillino Antonio Iaria. La ricostruzione dei fatti è affidata alla vittima stessa, a colui a cui è stato indirizzato il bolo di saliva, ma quel che più sconcerta (se ancora riusciamo a riconoscere tale sensazione in noi) è la risonanza che il tutto ha avuto in consiglio comunale (non propriamente di condanna verso l’autore dello sputo).

Leggiamo: “… lo spumeggiante Pd, Luca Cassiani, non ha trovato di meglio che dare ragione al comportamento di Rocco Florio”.

Chiudiamo allora la settimana del Primo Maggio con l’immagine, mentale, dello sputazzamento denunciato dal consigliere circoscrizionale, concedendoci una amaro sorriso pensando ad un consigliere comunale (presidente della Commissione CULTURA) che approva il tutto. Ci chiediamo ancora una volta: dove andremo a finire? Non si sa, per ora sappiamo solo che si apre, innanzi noi, una nuova settimana di notizia varie. Fatti ed articoli che approfondiremo MARTEDI’ (ore 18,30- 20,00) PROSSIMO SU TORINOW guardando PRATICAMENTE….. (OLTRE A TUTTE LENEWS INERENTI IL MONDO DEI TELEFILM).

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