CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

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Come spendere, male, i soldi del Comune di Torino: una questione di scelte!

Scritto da juribossuto.it il 3 ottobre 2011

     Ecco un articolo interessante a firma di Gabriele GUCCIONE, pubblicato su La Voce del Popolo del 2 ottobre scorso. Leggendolo la mente va ai tagli del welfare, alla dismissione dei beni immobiliari del comune, ed al probabile licenziamento dei precari nido a vantaggio di una presunta mobilità interna al Comune stesso. Cose che i nostri concittadini sembrano non voler vedere.     

“Mezzo milione di euro: è spuntato fra le pieghe del bilancio comunale, nonostante le difficoltà del momento, per finanziare una consulenza sulla vendita e la trasformazione immobiliare dei terreni comunali a Barriera di Milano nell’ambito della cosiddetta «Variante 200». Rispetto a quando fu approvata la Variante (anno 2008) sono cambiate le condizioni del mercato: non si può più pensare di vendere gli immensi terreni (450 mila metri quadrati) a 600 euro per metro quadro.     

I presupposti su cui nel 2008 l’Amministrazione Chiamparino mise a punto il piano di trasformazione immobiliare – la più imponente operazione mai prospettata a Torino dal 1995, che consentirebbe di pagare in parte gli scavi della Linea 2 di metrò – sono sempre più flebili: la realizzazione della Linea 2 è lontana (bisognerà aspettare almeno fino al 2014 per cominciare a vedere i primi finanziamenti statali) e il mercato immobiliare non è più vivace come tre anni fa.     

La necessità di pensare a un piano strategico è dimostrata dal dietrofront, prima dell’estate, della società immobiliare Promozione&Sviluppo: si era candidata a costruire un centro commerciale sui terreni di quello che è considerato il blocco di partenza dell’intera trasformazione, l’ex Scalo Vanchiglia, ma ha cambiato idea (cfr «Voce» dell’11 settembre). Piazzare sul mercato i terreni di proprietà comunale a Barriera di Milano non sarà un’impresa semplice.

Per questo, tra le pieghe dell’assestamento di bilancio del 2011 sono comparsi 500 mila euro che l’Amministrazione Fassino intende spendere per la redazione di quello che i tecnici chiamano un «masterplan»; una strategia urbanistica e soprattutto finanziaria che definisce nel dettaglio i tempi e le modalità di vendita dei «diritti edificatori» della Variante 200 (870 mila mq, tra terreni comunali e privati).

Il ridisegno complessivo delle aree attorno a Barriera di Milano sarà affidato, probabilmente già entro l’anno, a uno studio di professionisti del settore: urbanisti, architetti ed esperti del mercato immobiliare che, spiega l’assessore all’Urbanistica Ilda Curti, «avranno il compito di ricercare le condizioni e gli strumenti necessari per far partire le operazioni urbanistiche».    

 «Il masterplan servirà a individuerà i criteri di investimento e di vendita delle aree, attraverso una strategia precisa e di lungo periodo», aggiunge l’architetto Anna Prat, consulente del sindaco Fassino per le grandi trasformazioni urbane; la stessa che tre anni fa redasse lo studio, ormai superato, di fattibilità finanziaria della Variante 200.” 

Gabriele GUCCIONE  Articolo tratto da «La Voce del Popolo» del 2 ottobre 2011   

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Panem et circenses anziché riqualificazione urbana.

Scritto da juribossuto.it il 4 ottobre 2010

Ancora una volta leggiamo di periferie francesi e del loro degrado umano, rimanendo allibiti per il clima pesante che sembra respirarsi in esse.

Postini, infermieri, medici e manutentori non vogliono più accedere in quelle foreste di cemento , collocate i margini delle grandi città culturali d’oltralpe. Durante la notte cala il coprifuoco  ed avventurarsi nei quartieri esterni diventa un’impresa d’altri tempi.

Un quadro allarmante frutto di grandi pasticci creati nella programmazione urbanistica, uniti a mancati investimenti nei programmi governativi indirizzati all’integrazione sociale.

La Francia credo stia indicando un bivio, mostrando anche a noi due strade di cui una, indubbiamente, non ha uscita e neppure sbocchi di fortuna.

Il sentimento di insicurezza urbana e di paura unito alle voglie di speculazione in capo ai soliti padroni del cemento, sinergici a politici di turno, crea una miscela esplosiva posta sotto le abitazioni di tutti: torinesi recenti e di antica radice.

Occorre prender l’esempio francese e lavorare, sin da ora, per evitare che precarietà e disagio si ritrovino in ghetti a loro riservati ed il cui accesso, anche pericoloso, è interdetto ai più.  Progetti attenti alle periferie, modello Urban, presenza delle istituzioni sul territorio e solidarietà sono gli elementi anti deflagrazione: a questo deve pensare la politica torinese, mettendo in un cassetto il solito panem et circenses.

Non sono intolleranza e paura a risolvere i nostri problemi, neppure l’usare le periferie quali luoghi in cui accendere micce evitando, accuratamente, di dotare gli artificieri di strumenti idonei: è legittimo collocare un campo rom in corso Tazzoli, ma è altrettanto giusto affiancarlo a pratiche di mediazione culturale e risanamento urbano; altrettanto giusto ideare luoghi di inserimento ovunque anche in centro città, non relegando tutto solo e sempre ai quartieri “esterni”.

Le situazioni insicure giungono non da campi nomadi istituiti e curati, ma dalle aree abbandonate dentro e fuori la città. Sarebbe cosa giusta indirizzare energie e costi in progetti di recupero e risanamento urbano, evitando di sprecarli nella ricerca di nemici nelle genti e balli palchetto attira voti e preferenze.

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«Ormai siamo alla vigilia dell’emergenza sanitaria»

Scritto da juribossuto.it il 10 settembre 2008

Intervista su La Stampa di Gianni Giacomino

Qualche settimana fa, Yuri Bossuto, consigliere regionale di Rifondazione comunista, aveva presentato un interrogazione inerente la presenza di rifiuti abusivi in provincia. Presenza confermata dalle segnalazioni dei lettori de La Stampa.

È un problema grave?
Certo, perché da tempo si nota la pessima abitudine di utilizzare le piazzole di sosta a lato dei percorsi stradali quali aree rifiuti abusive: si inizia con un sacchetto per finire a mucchi ingestibili fatti di scarti organici e vecchi elettrodomestici.

Esiste un rimedio?
Il controllo del territorio, da parte di chi ne ha competenza, è cosa essenziale per evitarne il degrado unito al cattivo uso di spazi collettivi. È cosa buona conoscere il territorio che si amministra, come sindaco o responsabile della gestione di aree pubbliche, cosicché intervenire prontamente al primo segnale di cattivo uso dello stesso da parte di chicchessia.

Si rischia l’emergenza?
A forza di distrazione, carenza di fondi o semplice interpretazione restrittiva delle proprie competenze, siamo ora alla vigilia di una emergenza anche sanitaria.

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QUARTIERI, NON SI RISPARMIA TAGLIANDOLI MA RENDENDOLI PIU’ UTILI

Scritto da juribossuto.it il 10 luglio 2008

Strano Paese il nostro. Mentre si decidono di tagliare posti di lavoro in Comune e Circoscrizioni, al contempo si spinge per destinare molti milioni di euro alla Tav, opera faraonica dalla dubbia utilità.

 
Contraddizione resa ancor più ampia dal rapporto dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici che indica procedure non certo incentrate sul risparmio per quanto riguarda le opere olimpiche (la cui ricaduta economica è stata decisamente iniqua per la gente) e, tanto per cambiare, la Tav, opera la cui spesa è lievitata quasi del doppio laddove già funzionante (con grande incremento economico del general contractor).

 
Allora ci chiediamo se qualcuno non allineato non faccia bene a democrazia e finanze statali. Non credo si risparmi tagliando i quartieri, unico organi vicino ai cittadini, ma rendendoli utili magari tramite la proposta di riforma già redatta nel 2004/05 dai Presidenti coordinati da Eleonora Artesio e, magari non gridando al tradimento verso quei pubblici amministratori che, per quanto concerne la Tav, qualche meditazione se la pongono sull’utilità costi/benefici dell’opera stessa.

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CHIEDO UNA MORATORIA PER LA CITTA’ PER UN ANNO SOLO PROGETTI CONDIVISI

Scritto da juribossuto.it il 11 giugno 2008

Non mi ritengo un conservatore, neppure persona legata allo status quo immutabile. Da tempo si parla di una Torino che cambia, che si modifica; in passato si annunciava il Ge.Mi.To, ossia l’unione dei tre grandi capoluoghi del nord ovest.

 

Oggi si guarda a orizzonti fatti di città satellite, a sogni da metropoli. Forse il sogno di noi tutti sarebbe quello di una Torino viva, non solo da bere e consumare, ma che sappia mescolare sviluppo a condizioni di esistenza a dimensione umana per tutti i suoi cittadini.

 

Su questa premessa chiedo una “moratoria” per la città, un atto di pace che unisca la periferia al centro storico; chiedo che per un anno almeno i progetti di sviluppo cittadino tengano anche conto di chi abita a Torino: delle sue condizioni quotidiane di vita e delle sue speranze. Chiedo che si ridiscutano le sopraelevate di memoria bostoniana sia per il futuro progetto di metropolitana in Mirafiori Nord  sia per Corso Marche. Chiedo che la città torni a respirare, dando anche un segnale a Piazza San Carlo, gioiello di architettura, eterno cantiere ed attualmente vetrina commerciale imbarazzante. Per un anno progetti condivisi per la città ed i suoi abitanti, prospettive architettoniche libera da improbabili grattacieli o parchi divertimento quale il motoscafo parcheggiato davanti al Cavallo di Bronzo.

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