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	<title>CARTA STRACCIA – Il blog di Juri Bossuto</title>
	<link>http://juribossuto.it</link>
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	<pubDate>Tue, 08 May 2012 21:08:11 +0000</pubDate>
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		<title>LA MASCHERA DELLA QUESTIONE DI GENERE NASCONDE LICENZIAMENTI E SACCHEGGIO DEI NIDI TORINESI</title>
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		<pubDate>Tue, 08 May 2012 21:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Carta straccia: appunti vari]]></category>

		<category><![CDATA[assessore]]></category>

		<category><![CDATA[Fassino]]></category>

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		<description><![CDATA[  
SI ANNUNCIA LA TUTELA DI GENERE E NEI FATTI SI LICENZIANO DONNE E BAMBINI
  
 
  
La decisione della giunta comunale torinese inerente la esternalizzazione del 15% degli asili comunali comporterà il licenziamento, di fatto, di circa 300 maestre. Trecento giovani donne che dopo anni di servizio a favore dell’infanzia verranno lasciate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p align="center"><strong><font face="Calibri">SI ANNUNCIA LA TUTELA DI GENERE E NEI FATTI SI LICENZIANO DONNE E BAMBINI</font></strong></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p align="center"><strong><font face="Calibri"> </font></strong></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">La decisione della giunta comunale torinese inerente la esternalizzazione del 15% degli asili comunali comporterà il licenziamento, di fatto, di circa 300 maestre. Trecento giovani donne che dopo anni di servizio a favore dell’infanzia verranno lasciate a casa. Un fatto scandaloso che mi porta a chiedere dove siano finite tutte quelle consigliere, o assessori, emerse all’onore della politica grazie al proprio impegno nelle pari opportunità.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Tra queste ricordo, sin dai tempi del consiglio regionale, un neo assessore. Donna politica che ha fatto sempre bandiera del suo impegno rivolto alla questione di genere, ma mi pare che in questo caso abbia taciuto consentendo la mattanza di educatrici e maestre che lavorano nei nidi. Non ha impedito tutto questo neppure l’assessore Pellerino, di Sinistra e Libertà, se non presentando un’elaborazione di proposta nebulosa che contempla la loro trasmigrazione presso le cooperative appaltanti, naturalmente con uno stipendio molto ridotto e, forse, insufficiente al proprio mantenimento.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Non mi risulta che tra loro vi siano stati interventi a favore del servizio pubblico alle famiglie, a favore dell’infanzia, a tutela delle lavoratrici e della loro professionalità. Ancora una volta solo giochi di parte e tattiche che ricordano, tristemente, la cosiddetta Prima Repubblica. Temo che a volte appartenenze di genere e sensibilità politiche su diritti negati, emergano sovente solo per accedere a ruoli di potere e gestirli esattamente come fanno i peggiori maschi. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Lo dimostra il lavoro di una giunta che non ha cercato soluzioni reali per evitare l’esternalizzazione dei nidi, magari anche solo redigendo un progetto di gestione pubblica, seppur emergenziale, da sottoporre alla contribuzione di Regione e Stato. Non si è voluto dare sfogo alla fantasia, non si è voluto tirarsi su le maniche e lavorare per salvare la “Città dell’Infanzia”. Come sono lontani i tempi in cui gli assessori, quelli di Novelli, lavoravano di notte per reperire fondi e risorse, correndo magari il mattino dopo a Roma per bussare alle porte dei ministeri. Sembra invece chiaro, oggi, la totale assenza di volontà in merito: si doveva privatizzare e lo si doveva fare con l’aiuto della Fondazione San Paolo ed una strizzata d’occhio alle vicine cooperative sociali. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Constatazione che mi rattrista molto, ma che mi fa sperare in una nuova presa di coscienza collettiva che avvolga donne e uomini, riportando ad una politica di valori ed ideali. Una politica lontana dall’attuale, forse più vicina dopo i terremoti elettorali europei di questi ultimi giorni. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri"> </font></p>
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		<item>
		<title>LETTERA APERA ALLA POLITICA TORINESE</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 09:14:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Carta straccia: appunti vari]]></category>

		<category><![CDATA[nidi]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[   
Che effetto può fare avere la consapevolezza che i cittadini contano nulla quando scendono in campo le potenti lobbies?
  
 
  
Quando scendono in campo le lobbies il cittadino cade nella più grande contraddizione della politica. Comprende che nulla può fare contro un potere politico condizionato dai gruppi di pressione economica, quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><font face="Calibri"> </font></strong><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p align="center"><strong><font face="Calibri">Che effetto può fare avere la consapevolezza che i cittadini contano nulla quando scendono in campo le potenti lobbies?</font></strong></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><strong><font face="Calibri"> </font></strong></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Quando scendono in campo le lobbies il cittadino cade nella più grande contraddizione della politica. Comprende che nulla può fare contro un potere politico condizionato dai gruppi di pressione economica, quello stesso potere che, magari qualche mese prima, si è rivolto ossessivamente a lui per carpirne il voto.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">L’incontro con i gruppi economici di pressione è spesso traumatizzante poiché coincide da una parte con una resa della politica nel fare il proprio lavoro, non si sceglie più il bene collettivo ma esclusivamente quello lobbistico, e dall’altra con l’elettore che di colpo comprende quanto sia marginale il suo ruolo: l’elettore infatti non conterà più nulla sino alle prossime elezioni.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Amministrare dovrebbe voler dire programmare il futuro di una città in base agli interessi della medesima, di conseguenza l’Amministrazione stessa non dovrebbe aver problemi nel confrontarsi con le persone ed i soggetti portatori di idee contrastanti. Al contrario quando i consiglieri o i sindaci lavorano con il fine principale di assecondare un gruppo economico, magari anche mascherato dalla dicitura di cooperativa o di sociale, lo sguardo alla programmazione cittadina cade a con esso il confronto con gli amministrati.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Potrebbe essere un caso o forse no che prosegua ora scrivendo della vicenda asili nido della città di Torino. Partendo, naturalmente, dalle parole del sindaco secondo cui nelle sue attuali scelte non si troverebbe traccia  di privatizzazione, bensì della creazione di un sistema misto a vantaggio di tutti. Di tutti, afferma Fassino, ma il dettaglio di chi siano i vantaggiati non è chiaro.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">La cosa certa è quella che riguarda una decina o forse più di nidi, i quali già da luglio passeranno sotto la gestione delle cooperative sociali. In seguito circa trecento precari, che sino ad ora sono stati fondamentali per la sostituzione dei tempi determinati ed il mantenimento del servizio, resteranno senza lavoro. A questi si aggiunge l’incertezza dei lavoratori fissi, altro pilastro fondamentale de servizio a favore dell’infanzia, che si troveranno con orari più lunghi, classi più numerose e sballottati da una sede all’altra. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Sorte simile toccherà ai bambini, destinati a cambiare maestri e vederli sostituiti da personale di cooperativa magari mal pagato e probabilmente con scarsa esperienza. Il comune non risparmierà, l’unica differenza sarà sulla busta paga dei lavoratori, ridotta a pochi Euro all’ora (4/5 Euro lordi). La Città dell’Infanzia rimarrà un amaro ricordo.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Il sistema misto non è un miglioramento e lo sanno i lavoratori della maggior parte delle cooperative sociali, ossia di quelle che di sociale hanno solo la denominazione, lo sanno i dirigenti amministrativi e lo sanno i cittadini a cui regolarmente viene negato il controllo di garanzia sui servizi appaltati. All’indomani dello scandalo dei cimiteri lo avevamo capito tutti, ma la memoria dei Torinesi è corta. Se i lavoratori del sociale fossero pagati il giusto (cosa che non sempre avviene) e non vi fosse il profitto che, in molti casi, va a vantaggio dei dirigenti della stessa, allora forse potremo sperare in qualcosa di meglio: speranza attualmente negata dalle non scelte istituzionali.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Oggi ci prepariamo ad assistere all’ennesimo spettacolo di sfruttamento del lavoro in uno scenario di dismissione del pubblico. L’assenza nei momenti di confronto sul tema asili e materne, come è avvenuto lunedì scorso, del sindaco (all’estero) e dell’assessore competente (per ragioni personali) lo dimostrano ampiamente. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Clientele e voti elettorali sembrano voler disegnare la finta programmazione politica delle nostre città, con buona pace di diritti, servizi ed informazione libera. Chiniamo la testa poiché ci stanno mettendo intorno al collo l’ennesimo cappio, rassicurandosi prima che non scalceremo neppure più una volta sospesi per aria. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri"> </font></p>
<p><font face="Times New Roman"> </font></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>IN RICORDO DI EROS RICOTTI. PARTIGIANO</title>
		<link>http://juribossuto.it/2012/04/23/in-ricordo-di-eros-ricotti-partigiano/</link>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 10:51:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Carta straccia: appunti vari]]></category>

		<category><![CDATA[partigiano]]></category>

		<category><![CDATA[Ricotti]]></category>

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		<description><![CDATA[[E’ molto difficile per me prendere parola oggi. E’ difficile per il carico di emozione che mi stringe la gola, è difficile per la rabbia di parlare qui di Eros e non poter invece parlare con lui su qualche piazza il giorno della Liberazione.]
  
Mi pare giusto citare Guevara, Eros apparteneva all’associazione Italia - [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Calibri">[<em>E’ molto difficile per me prendere parola oggi. E’ difficile per il carico di emozione che mi stringe la gola, è difficile per la rabbia di parlare qui di Eros e non poter invece parlare con lui su qualche piazza il giorno della Liberazione</em>.]</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Mi pare giusto citare Guevara, Eros apparteneva all’associazione Italia - Cuba, quando affermava che chi lotta per una vita intera è imprescindibile. La scelta di mettere la propria vita al servizio della collettività, della Libertà, della difesa dei diritti e dell’antifascismo ha caratterizzato l’esistenza di Eros. Una vita coerente in adesione ai principi che difendeva e spiegava, con infinita pazienza, a giovani e meno giovani.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Partigiano della primissima ora, Eros ha continuato la sua lotta per la Libertà anche dopo il 1945, aderendo prima al PCI e poi, sin dalla sua nascita, a Rifondazione Comunista. La sua presenza nel partito si è sempre contraddistinta da una militanza seria, umile e continua. Una militanza non dovuta al voler accaparrare una sedia, ma animata esclusivamente dal forte desiderio di portare davvero questa società ad approdare verso il Sole dell’Avvenire.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Non ha mai chiesto niente per se, niente per la sua famiglia, mettendo la sua tenacia a disposizione della cosa pubblica in maniera disinteressata e pura. Un esempio che va rimarcato più che mai oggi, ossia negli anni in cui il fare politica si unisce a vocaboli quali affari, clientelismo, narcisismo, interesse privato.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">In Rifondazione Eros ha unito i temi politici con il territorio (il suo) facendosi interprete della voglia diffusa di partecipazione degli anni 70 sino a prendere parte attiva alla creazione dei primi comitati di quartiere ed, in seguito, a quella delle circoscrizioni cittadine.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">La sua passione, la sua tenacia è così approdata anche nell’assemblea circoscrizionale dove ha intrapreso altre  nuove battaglie in difesa del territorio e dei valori della Resistenza.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Nel circolo di Santa Rita ha ricoperto il ruolo di tesoriere, ossia di colui che persegue la complessa via dell’autofinanziamento mettendo a disposizione dei militanti il proprio essere integerrimo e la sua autorevolezza. Ha curato la creazione e la redazione del periodico “Qualcosa di Sinistra”, ha sostenuto l’associazione Due Piazze e Rosa Luxemburg.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Eros ha sempre rappresentato la politica di chi ha ben presente cosa voglia dire conquistare la Democrazia con le armi in pugno. Eros ha avuto ben chiaro cosa voglia dire approdare alla Libertà e difenderla consegnandosi, per giungerci, al sacrificio ed alla sofferenza. La sua formazione politica non lo ha mai fatto cadere in ambiguità o personalismi, era un Uomo al servizio dell’idea, del popolo e di Torino.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Il ricordo che ho di lui lo lega alla cartella, in cui si trovava l’essenza delle mille iniziative che sempre aveva in corso, ed alla sua auto con cui percorreva per lungo e per largo il quartiere e la Città. Ma ancor più se penso ad Eros la prima immagine che mi viene in mente è il suo sguardo solare, il sorriso, il guardare sempre al futuro, il saper parlare ai giovani, il non legarsi a stereotipi o rigidità e cordate varie.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Eros era un animo libero, proprio come la sintesi della sua esistenza, impossibile da ingabbiare in retoriche di partito o di appartenenza. Non rinunciava mai a dire la sua, anche quando poteva essere scomodo farlo, animato da voglia di costruire, di dare nuova ninfa e nuova energia. Mai era animato da voglie distruttive o devastanti.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Non l’ho mai sentito fare ragionanti di comodo o convenienza. Molti direbbero che era radicale nelle sue affermazioni, ma in realtà era lucido ed attento a quanto capitava intorno a lui, maturando una coscienza critica orientata ad una rinascita della Sinistra e non certo avviata verso chissà quale reazione di rabbia. La sua indignazione sembrava alimentare la sua forza, dare efficacia ulteriore alle sue parole, avvicinarlo alle ragioni dei giovani. Con il passare degli anni faceva l’esatto opposto  di molti suoi coetanei: non si chiudeva in sé o nelle sue sofferenze (non l’abbiamo mai sentito una volta lamentarsi)  bensì lavorava per spiegare alle nuove generazioni il prezzo della Democrazia, per costruire il partito e per dare impulso al lavoro della Circoscrizione.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Instancabile, l’ho incontrato indaffarato e di corsa solo qualche settimana fa, è riuscito a portare a buon fine l’intitolazione di due vie adiacenti alla scuola Antonelli a partigiani (nel 2008 a Lanfranco ed i fratelli Carando) sostenendo le manifestazioni del 25 aprile negli anni.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">[<em>La sua dedizione alle idee, la sua visione di partito quale strumento per raggiungere obiettivi sociali, la sua cultura politica ha fatto si che si dimettesse dalla Circoscrizione, insieme  al compagno Garbin, per fare entrare me in quella sede: investendo così politicamente in un nuovo quadro da sostenere nell’ottica di modificare lo scenario politico in quartiere. Era costantemente pronto a farsi da parte a favore di un giovane da formare. </em>]</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Con lui la battuta era pronta. Un compagno che anche con ironia volgeva il suo sguardo su quella realtà che Gramsci ci ha insegnato a tenere sempre sott’occhio.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Chi lotta per una vita è imprescindibile, chi consegna il suo insegnamento ad altri è imprescindibile. Eros oggi verrà via da qui con noi. Sarà con noi il 25 aprile, sarà con noi ogni volta che saremo colti da incertezza o quando staremo avviando nuove lotte. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Con il suo esempio ed i suoi insegnamenti Eros continuerà a sostenere la sua grande battaglia. Senza retorica, senza intolleranza, senza ipocrisia. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Grazie Eros. Ti abbracciamo compagno, ti siamo grati per quello che hai fatto e che continuerai a fare per un mondo libero e migliore!!</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Lettera a mia firma pubblicata su Torini Sette del 5 aprile 2012</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 08:28:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

		<category><![CDATA[cutura]]></category>

		<category><![CDATA[musei]]></category>

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		<description><![CDATA[    Torino: una città che sembra voler dimenticare il passato rinunciando a cultura e turismo. Un’affermazione scontata se pensiamo alla cappella del Duomo distrutta da un incendio qualche decennio scorso e su cui solo da pochi giorni si è siglato l’appalto per la sua ricostruzione; restauro comunque non garantito per mancanza di fondi.
Non garantita è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>    Torino: una città che sembra voler dimenticare il passato rinunciando a cultura e turismo. Un’affermazione scontata se pensiamo alla cappella del Duomo distrutta da un incendio qualche decennio scorso e su cui solo da pochi giorni si è siglato l’appalto per la sua ricostruzione; restauro comunque non garantito per mancanza di fondi.<br />
Non garantita è stata anche la salvaguardia del sottosuolo di Piazza San Carlo, le cui antiche vestigia sono state demolite per edificare un parcheggio al cui interno sarebbe stato garantito, a detta della giunta dell’epoca, un percorso archeologico oggi visibile: una colonna anonima in mattone tra auto e cemento. Neppure si sono risparmiate le Gallerie di Pietro Micca, sventrate dai lavori di Porta Susa, e tanto meno il sottosuolo di piazza Vittorio o i resti romani delle porzioni del quadrilatero destinate, tanto per gradire, ad altri parcheggi.<br />
Al triste elenco si aggiunge ora la Galleria Sabauda, chiusa e danneggiata da un riscaldamento impazzito, e presto lo scalone juvarriano del Museo Egizio, sacrificato per migliorarne l’ingresso al pubblico.<br />
Un elenco che consentirebbe senza dubbio di attribuire il premio “Attila” ad alcuni amministratori cittadini ed a qualche funzionario dei beni architettonici, ma che invece culla dolcemente Torinesi ed intellettuali, incuranti del vizio, destinato a sempre meno persone e certamente meno redditizio del Gratta e Vinci, chiamato Cultura.<br />
Mi pongo solo una domanda finale: perché non trasferire la Galleria Sabauda alla Reggia di Venaria, per cui invece i milioni si sono trovati e pure i buchi, oppure a Stupinigi. E’chiedere troppo conservare il nostro patrimonio per le generazioni future e, magari, per dare lavoro a qualche persona in più?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La memoria corta della Sinistra torinese favorisce l&#8217;opera dei Demolisti.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 13:28:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Carta straccia: appunti vari]]></category>

		<category><![CDATA[nidi asili]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[  
L’ubriacatura continua. Quel clima sociale e politico basato sulla faciloneria e sulle soluzioni di tutti i mali affidate alla negazione dei diritti personali, sembra non terminare mai sin dagli anni 80. La nostra città non solo non si scosta dal distruttivo atteggiamento tenuto dalla classe politica nazionale in questi anni, ma addirittura si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">L’ubriacatura continua. Quel clima sociale e politico basato sulla faciloneria e sulle soluzioni di tutti i mali affidate alla negazione dei diritti personali, sembra non terminare mai sin dagli anni 80. La nostra città non solo non si scosta dal distruttivo atteggiamento tenuto dalla classe politica nazionale in questi anni, ma addirittura si pone all’avanguardia dei Demolisti grazie al ben avviato laboratorio di Distruzione della Sinistra  locale e non solo.</font><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Quale esempio di quanto affermato basterebbe fare il riassunto della situazione privatizzazioni in capo alla Città, guardando contemporaneamente ad alcuni nomi che, a Sinistra, hanno caratterizzato il dibattito pre elettorale torinese: confronto orientato all’epoca sul nome da contrapporre al candidato sindaco indicato dall’uscente Chiamparino.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Ebbene nei mesi antecedenti all’inizio del confronto amministrativo, a Torino nacquero alcuni tavoli in cui la Sinistra cittadina si confrontava a tal fine e dove spiccavano alcuni nominativi di “compagni” che si autocandidavano quali unici rappresentanti della vera forza antagonista contrapposta alla compagine di potere del PD. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Tra i protagonisti della presunta Sinistra torinese spicca l’Assessore Pellerino, creatura  politico amministrativa pare voluta dal consigliere regionale PD  Placido,  approdata quindi in Sel poche settimane prima delle elezioni ed ora Assessore ai Servizi Educativi. Assessore oggi pronta a minacciare le dimissioni dalla giunta torinese, ma nelle settimane scorse praticamente apatica innanzi al piano di privatizzazione del servizio dell’istruzione pubblica a favore delle cooperative bianche.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Non dimentichiamo il giovane Passoni, ossia un ex comunista dal percorso politico vivace: area Rosso Ideale,  appoggiato nella raccolta firme per la candidatura alle primarie da un universo variegato tra cui un consigliere regionale ex prc, ex pdci, ex Uniti per Bresso ed ora del  Pd nonché molto “attento” ai voti di preferenza. L’assessore uscente della giunta Chiamparino è stato molto bravo nell’aderire ai tavoli della Torino “che non si piega” ed introdursi così di nuovo in giunta da cui non esprime alcun commento su quanto avviene prima e dopo la violazione del patto di stabilità (privatizzazioni comprese).</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">A cornice del tutto spicca Sel, ossia il cortile di casa del Pd e luogo di incontro delle varie correnti di cui sopra. Partito che nella fretta di trovare una soluzione salva assessore ha elaborato un piano interessante a salvaguardia delle lavoratrici precarie dei nidi, in odore di esternalizzazione, ma dimenticando la costruzione di un qualsiasi percorso politico che guardasse anche alle privatizzazioni medesime magari impedendole.</font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">Nel caso nidi la frittata cucinata dai Demolisti è così pronta: asili esternalizzati  dando la colpa alle leggi nazionali ed europee, intanto va di moda, e spaccatura in due dei lavoratori. Da una parte i precari e dall’altra le maestre a tempo indeterminato fissi, soggetti con proposte diverse a difesa di occupazione e pubblico in un contesto di demolizione del servizio che avanza . </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
<p><font face="Calibri">I Demolisti sono al traguardo della loro diabolica opera. Compresi quelli che stanno straziando la Sinistra salvo magari tra 4 anni rivederli per riproporsi quali nuovi salvatori degli ideali e, fatto che ancor più sconcerta, nel silenzio rispettoso di quel popolo progressista che ha la stessa memoria corta del popolo qualunquista di destra. </font></p>
<p><font face="Times New Roman">  </font></p>
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		<title>Privatizzazioni: ora tocca ai nidi di Torino.</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 21:25:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[nidi]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo vicini ai lavoratori precari dei nidi e delle materne che hanno manifestato oggi davanti all’ingresso del comune di Torino. Le educatrici, vestite da fantasma, hanno voluto evidenziare la loro inesistenza agli occhi di Sindaco e giunta, seppur fisicamente impegnate tutti i giorni in un servizio pubblico essenziale, qual è quello alla prima infanzia.
In questi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Calibri">Siamo vicini ai lavoratori precari dei nidi e delle materne che hanno manifestato oggi davanti all’ingresso del comune di Torino. Le educatrici, vestite da fantasma, hanno voluto evidenziare la loro inesistenza agli occhi di Sindaco e giunta, seppur fisicamente impegnate tutti i giorni in un servizio pubblico essenziale, qual è quello alla prima infanzia.</font></p>
<p><font face="Calibri">In questi giorni l’assenza per malattia di alcune educatrici, assunte a tempo indeterminato, ha fatto scattare un’emergenza derivante dal mancato rapporto legale tra il numero di bambini ed educatrici stesse. Parte dei media, e del mondo politico, ha approfittato di questo per accelerare il percorso di affidamento del servizio emergenziale a soggetti privati esterni.</font></p>
<p><font face="Calibri">Una ricetta in realtà non obbligatoria e neppure dettata da presunte volontà ineluttabili. Esternalizzare le supplenze non è altro che il primo passo verso la privatizzazione dei nidi: un passo che vede quale prima vittima proprio l’infanzia torinese, oltre a quelle lavoratrici che, per anni, hanno sopperito ai buchi di organico che il comune  non riusciva a colmare in altro modo.</font></p>
<p><font face="Calibri">Affidare a terzi un servizio pubblico, un bene comune qual è quello degli asili nidi e scuole materne, non vuol dire fare risparmiare l’Amministrazione pubblica ma solo abbattere la remunerazione del personale ancor più precario.</font></p>
<p><font face="Calibri">Noi chiediamo a questo comune un’azione di coraggio. Far si che la scelta di violare il patto di stabilità per garantire il pagamento delle forniture alle aziende private, non cada sulla testa delle lavoratrici e dei lavoratori. Chiediamo il coraggio di mantenere pubblica la gestione di nidi e materne ed inoltre la stabilizzazione dei precari che, sino ad oggi, hanno spesso garantito la continuità del servizio. Altri comuni lo hanno fatto, come Firenze, anche sulla base di calcoli economici che ritraggono l’assenza di risparmi reali nel costo globale di un servizio esternalizzato. </font></p>
<p><font face="Calibri">I fondi per stabilizzare i precari ci sono, occorre solo non destinarli ad eventuali clientele o scelte utili solo al super ego di chi le propone.</font></p>
<p><font face="Calibri">Ezio LOCATELLI Segretario Provincia Torino PRC</font></p>
<p><font face="Calibri">Juri BOSSUTO  Responsabile provinciale Lavoro PRC</font></p>
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		<title>I piatti di &#8220;Vietti&#8221;: ossia l&#8217;arte tagliata anche nella libera espressione, oltre che nei fondi. Buon 1012!!</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 14:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Cultura]]></category>

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		<category><![CDATA[piatti]]></category>

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		<description><![CDATA[      Venerdì 23 dicembre ero nei pressi di via Maria Vittoria nel momento in cui polizia e carabinieri la blindavano, a causa di un’emergenza non bene specificata sul momento. Ho assistito, con una certa non celata curiosità, ad una situazione paradossale che ha avuto quale scenario un centro città bloccato per alcune ore e gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Calibri">      Venerdì 23 dicembre ero nei pressi di via Maria Vittoria nel momento in cui polizia e carabinieri la blindavano, a causa di un’emergenza non bene specificata sul momento. Ho assistito, con una certa non celata curiosità, ad una situazione paradossale che ha avuto quale scenario un centro città bloccato per alcune ore e gli stessi servizi del trasporto pubblico deviati su altri tragitti. L’arrivo degli artificieri ha destato in me preoccupazione comprendendo che in quel luogo, lo stesso palazzo Carpano davanti a cui era normale vedere auto di scorta sostare ogni giorno, era forse la sede di qualche autorità a me sconosciuta ora gravemente minacciata da trame oscure. </font><font face="Calibri">     </font></p>
<p><font face="Calibri"> Solo il giorno a seguire i media, non tutti, hanno riportato la scansione degli avvenimenti: il minacciato era il Vice Presidente del CSM Vietti e la minaccia consisteva in alcuni piatti attaccati al muro di quel palazzo ove aveva sede il suo ufficio. Sono rimasto allibito ancor più quando ho letto della performance artistica che in realtà risiedeva in quelle ceramiche e dell’accusa, conseguente, di procurato allarme formulata agli artisti autori dell’opera.</font><font face="Calibri">     </font></p>
<p><font face="Calibri">Pur consapevole del mio andare in controtendenza vorrei esternare la mia solidarietà a Petracci, Delmastro, Betolami: artisti vittime di un clima nazionale cupo e pieno di paure. Quei “piatti” infatti erano appesi al muro di palazzo Carpano, ed anche in via Roma angolo via Maria Vittoria, da alcuni giorni. Tutti coloro che li hanno osservati, compreso chi scrive, traducendo al contempo le scritte in esse contenute hanno pensato ad un’azione puramente d’arte. La buona fede del cittadino comune ha collegato quelle istallazioni ad una espressione di libertà di opinione (art. 21 Costituzione) seppur dal sapore vagamente situazionistico. Sinceramente non so come sia stato possibile costruire un teorema che legasse le ceramiche alla A di anarchia, appartenente ad una scritta da tempo presente su quel muro, sotto la quale sono state ritrovate.</font><font face="Calibri">      </font></p>
<p><font face="Calibri">E’ agghiacciante osservare come si costruiscano ipotesi di attentato alla incolumità di politici su  basi che sembrano tratte dal “Quesito con la Susy” della Settimana Enigmistica, più che da fatti reali. E’ triste ricordare che tre giovani artisti rischiano il processo per un tentativo di libera espressione, e denuncia sui tagli alla cultura, che Torino non ammette più da tempo. </font><font face="Calibri">     </font></p>
<p><font face="Calibri">Pubblicità gratuita quindi per l’on. Vietti e tanta amarezza, mista disgusto, per noi comuni mortali. Sensazioni  unite ad un insegnamento importante: prima di sostare innanzi ad un palazzo storico accertarsi prima su chi risiede al suo interno, poiché questa è la premessa per capire se sarete assoggettati, o meno, a pesanti limitazioni nella vostra libertà di espressione. Il sistema feudale dei signorotti è tornato con buona pace delle libertà costituzionalmente garantite (ma non sempre e con qualche deroga qui e là). </font><font face="Calibri">    </font></p>
<p><font face="Calibri"> Buon anno 1012!</font><font face="Calibri"> </font></p>
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		<title>Hanno implotonato ed allineato non solo gli operai di Pomigliano, ma anche tutti i cittadini nonché molti organi di informazione.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 07:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Carta straccia: appunti vari]]></category>

		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella pausa imposta al regime berlusconiano dalla finanza europea, il mondo dell’informazione sembra ritrovare una rinnovata omogeneità di intenti e notizie.
    I media ripropongono il mare piatto, l’olio fermo, ogni qualvolta ritraggono la società e l’economia italiana. Accantonato il Silvio nazionale sembra sia venuta meno la materia del contendere: non vi sono più pro e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><font face="Calibri">Nella pausa imposta al regime berlusconiano dalla finanza europea, il mondo dell’informazione sembra ritrovare una rinnovata omogeneità di intenti e notizie.</font></p>
<p><font face="Calibri">    I media ripropongono il mare piatto, l’olio fermo, ogni qualvolta ritraggono la società e l’economia italiana. Accantonato il Silvio nazionale sembra sia venuta meno la materia del contendere: non vi sono più pro e contro il Presidente del consiglio, ma solo apologeti dell’attuale sistema. </font></p>
<p><font face="Calibri">   Gli ultimi avvenimenti forniscono un quadro agghiacciante del modello di informazione a cui sembrano fare riferimento i mezzi di comunicazioni nostrani. Il pensiero unico torna a dominare la carta stampata e le televisioni non lasciando più spazio alle voci di dissenso, rubricate quali esternazioni dei soliti disturbatori di professione.</font></p>
<p><font face="Calibri">   Alcuni esempi di questi ultimi giorni sembrano non fare molto onore a quell’articolo 21 della Costituzione che protegge la libertà di stampa e di opinione, fornendo al contrario la certezza dei tanti filtri che avvolgono, e cancellano, quel che non si uniforma all’esistente.</font></p>
<p><font face="Calibri">   A prova di quanto affermato, tra le tante, le nuove accuse di violenza rivolte alla manifestazione No TAV dell’8 dicembre scorso: gli organi di stampa continuano, infatti, a vedere solo la rabbia di chi protesta senza nulla eccepire sulla violenza di uno Stato che, per costruire una linea ferroviaria, spende migliaia di Euro al giorno al fine di presidiare militarmente il cantiere privato ed avvia la costruzione, sul modello della Guerra Fredda o di quanto fatto in Israele ed Usa (sul confine del Messico), di un muro anti dissenso in cemento armato. </font></p>
<p><font face="Calibri">    Tante sono le pagine quotidianamente dedicate alla critica dei militanti in Valle Susa, giungendo a raggiungere lo sproposito se paragonate al vero delitto dell’anno, ossia l’assalto xenofobo al campo nomadi di Torino nord. Una vicenda oscena e che, per poco, poteva causare delle vittime tra i rom; una pagine nera per Torino nata da una manifestazione organizzata prima ancora di avere certezze in merito al presunto stupro, ad opera di non identificati zingari, poi smentito. Sulla base di notizie da verificare è stata organizzata la solita fiaccolata di alcuni cittadini che invocavano sicurezza dove spiccava, tra i pericolosi presupposti razzisti della manifestazione stessa, anche la segretaria provinciale del PD, nonché presidente della quinta circoscrizione: un fatto gravissimo quasi taciuto dalla Rai Piemonte e non solo.</font></p>
<p><font face="Calibri">    Infine mercoledì scorso quando lo sconforto ha dato una stretta al cuore mentre scorrevano sul Tg3 Piemonte le immagini della “sfilata” tra operai in tuta bianca nello stabilimento di Pomigliano. Il servizio giornalistico ha dato risalto ad una notizia extra regionale poiché inerente la magnanima FIAT ed alle paradossali, nonché a mio giudizio offensive, parole di Elkan ( tipo: si dimostra che al Sud c’è voglia di lavorare) e Marchionne (del genere: chi non è con noi è contro l’azienda) relegando la Fiom a ruolo di disturbatori fini a se stessi. Quelle immagini dei lavoratori implotonati ed allineati, nelle loro divise nuove, mi ha riportato alla mente le misure contro la devianza dei discoli attuate sul finire dell’Ottocento: epoca a cui facciamo ritorno solo per la repressione e non per le idee che, in quegli anni, iniziavano a cambiare davvero la Storia muovendo i loro primi passi.  </font></p>
<p><font face="Calibri">    Chiudo con il servizio delle Messa celebrata nell’androne di via Verdi per il Natale dei dipendenti Rai, come dire che il vero proprietario del servizio pubblico, l’Arcivescovado, benediceva in tal modo i suoi lavoratori: la cartina torna sole di come viene intesa, dalla direzione via Verdi, la libertà di stampa e l’obiettività. Spesso mi chiedo chi me lo ha fatto fare di contribuire a difendere la Rai in questi anni di attacchi da parte del Governo, poi ho trovato la risposta: quei lavoratori e giornalisti liberi ed in buona fede che non vanno lasciati soli a combattere spesso anche contro i loro responsabili amministrativi e di testata. Mi consolo solo nel non possedere la televisione e di scroccare qua e là immagini che, se fossero continue, non sarebbero per me sostenibili.</font></p>
<p><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri"> </font></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Due lettere a Specchio dei Tempi mai così &#8220;Specchio&#8221; di questi tempi medioevali fatti di clientele e privato.</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 20:47:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Diritti]]></category>

		<category><![CDATA[clientele]]></category>

		<category><![CDATA[privati]]></category>

		<category><![CDATA[specchio]]></category>

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		<description><![CDATA[La Stampa in edicola ieri riportava due interessanti lettere contenute nella rubrica “Specchio dei Tempi”. 
La prima narrava la cinica, insopportabile, insistenza di una compagnia telefonica che è riuscita prima ad imporre il cambiamento del gestore ad una signora afflitta da Alzheimer, quindi non titolata a farlo, e poi ad impedirle di recedere dal nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Calibri">La Stampa in edicola ieri riportava due interessanti lettere contenute nella rubrica “Specchio dei Tempi”. </font></p>
<p><font face="Calibri">La prima narrava la cinica, insopportabile, insistenza di una compagnia telefonica che è riuscita prima ad imporre il cambiamento del gestore ad una signora afflitta da Alzheimer, quindi non titolata a farlo, e poi ad impedirle di recedere dal nuovo patto poiché necessaria la dichiarata volontà della medesima.</font><font face="Calibri"> </font></p>
<p><font face="Calibri">La seconda lettera invece conteneva una lamentela di una cittadina nei confronti dell’agenzia trasporti torinese, di cui un addetto ha verbalizzato una sanzione non dovuta, ma a nulla è valsa l’opposizione alla multa se non nel comportare il pagamento, alla fine del faticoso percorso burocratico di difesa, del doppio della contravvenzione stessa.</font><font face="Calibri"> </font></p>
<p><font face="Calibri">Le due lettere hanno destato la mia attenzione poiché credo che bene ritraggano le conseguenze derivanti dalla privatizzazione dei servizi alla collettività: l’abbandono delle persone a se stesse ed il loro continuo soccombere innanzi al privato. </font></p>
<p><font face="Calibri">Con l’uscita della gestione pubblica dal cosiddetto mercato, il cittadino non è stato più considerato tale dagli erogatori delle prestazioni, ma semplicemente un papabile cliente a cui prendere il più possibile. La corsa ad accaparrarsi un nuovo utente, sia nella telefonia che nel settore energie, non conosce limiti di decenza giungendo a proporre, attraverso canali strettamente impersonali, presunti vantaggiosi contratti a cui accedere con un semplice “si” dichiarato alla cornetta telefonica. Un sistema che facilita truffe e ricerche persecutorie nei riguardi dei cittadini soprattutto anziani.</font><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri">Idem per i trasporti che hanno il compito di fare cassa senza assolutamente affidarsi alla comprensione oppure alla pietà umana: chi non paga viene punito pesantemente, ogni appello viene reso difficile nella sua trafila burocratica, cosicché anche chi può dimostrare le sue legittime ragioni, come nel caso descritto nella rubrica “Specchio dei Tempi”, si vede costretto a soccombere.</font><font face="Calibri"> </font></p>
<p><font face="Calibri">Eppure mai come oggi continuano a dirci che la privatizzazione è giusta nonché bella, anche se sfido tutti a farmi un solo esempio di privatizzazione utile agli utenti ed all’economia pubblica. </font><font face="Calibri"> </font></p>
<p><font face="Calibri">Gran parte della politica sembra non voler vedere cosa sta accadendo intorno a se stessa. Diritti assoluti, personali e decenza sembrano affondare ogni giorno di più sotto il tallone dell’interesse di mercato. Chi viene eletto nelle pubbliche istituzioni si adatta molto bene al contesto sprezzante, verso ogni buona fede, che è venuto a crearsi nelle pieghe della società connessa agli affari facili.</font><font face="Calibri"> </font></p>
<p><font face="Calibri">Lo testimonia il fare politica unito a doppio filo con il sistema clientelare. In questi giorni un esponente del mondo politico cittadino sembra abbia consegnato, ad alcuni suoi elettori, una decina di posti di lavoro legati ad un nuovo centro commerciale collocato a Torino Nord, nei pressi dell’ex stadio delle Alpi, mentre un altro (dello schieramento opposto) si dice sia riuscito ad inserire ancora una volta associazioni e consorzi, a lui vicini, in assegnazioni di immobili appena ristrutturati a spese del capoluogo piemontese.</font><font face="Calibri"> </font></p>
<p><font face="Calibri">Stare sul territorio non credo voglia dire fare regalie ai propri amici, ma comprendere le difficoltà in cui si vive quotidianamente e combattere per l’affermazione dei diritti violati. Purtroppo vige il contrario a favore di valvassori e valvassini feudali, introducendo nuovamente un sistema dove progetti pubblici ed assunzioni avvengono quasi solo più per raccomandazione e voto di scambio: ombre di un terribile medio evo su cui nessuno accende lumi, neppure chi dovrebbe ordinare indagini ed invece guarda solo a chi manifesta dissenso in valle Susa.</font><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri"> </font></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Carceri malate e sprechi che si sottraggono al divino spread: scelte in realtà lontane da qualsiasi Legge Divina.</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>juribossuto.it</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Carta straccia: appunti vari]]></category>

		<category><![CDATA[crceri]]></category>

		<category><![CDATA[esercito]]></category>

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		<category><![CDATA[radio radicale]]></category>

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		<description><![CDATA[Uno strano senso di impotenza mi ha colto ieri mentre svolgevo la visita istituzionale all’interno della casa di reclusione di Saluzzo. Il gruppo che ha condotto il sopralluogo carcerario, guidato dal consigliere regionale Artesio, è stato continuamente investito del problema riguardante la sanità penitenziaria. Il quadro che ne è emerso pare infatti al limite del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Calibri">Uno strano senso di impotenza mi ha colto ieri mentre svolgevo la visita istituzionale all’interno della casa di reclusione di Saluzzo. Il gruppo che ha condotto il sopralluogo carcerario, guidato dal consigliere regionale Artesio, è stato continuamente investito del problema riguardante la sanità penitenziaria. Il quadro che ne è emerso pare infatti al limite del collasso di sistema: la casa di detenzione, che attualmente ospita circa 400 detenuti, arriverà presto a raddoppiare la capienza mentre la logistica medico ospedaliera è insufficiente, già oggi, nel rispondere alle quotidiane richieste dei reclusi. Purtroppo non prevedendo migliorie nell’assistenza clinica, contestualmente alla duplicazione dei posti letto conseguente all’enorme ampliamento della struttura carceraria stessa, è facile immaginare cosa possa accadere nel prossimo futuro.</font><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri">     Poco possono fare la buona volontà del direttore e la presenza continua del medico nell’infermeria interna al carcere, poco può fare un’Asl al limite della propria capacità di pesa, poco può fare la pazienza di chi passa la giornata tra sbarre ed in spazi interni insufficienti al mantenimento di una minima dignità personale. In tale contesto passano addirittura in secondo piano problemi quali la consegna dei pacchi familiari ai detenuti, oggi in via di soluzione dopo un periodo difficile, e l’assenza di una possibilità di istruzione per i condannati dell’alta sorveglianza di Saluzzo. </font><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri">  </font></p>
<p><font face="Calibri">  Mancano soldi, manca la presenza del territorio, manca l’appoggio ai volontari ed agli educatori che si occupano di carcere, manca la superficie ed i servizi destinati ai prigionieri. I coraggiosi tentativi di avvio al lavoro di chi è ospitato in Saluzzo, come in altri luoghi di reclusione, deve fare continuamente i conti con la regolare assenza di fondi pubblici a questo destinati ed, ancora una volta, tutto si appoggia così sulla tenacia di operatori, cooperative, direttori e detenuti medesimi. </font><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri">    </font></p>
<p><font face="Calibri">Eppure i soldi ci sarebbero. Basta dare una lettura ai giornali di questi ultimi giorni per averne la conferma. Non parlo dei soliti argomenti, seppur legittimi, delle indennità spettanti a parlamentari e consiglieri, ma di quanto viene sprecato nel finanziare attività inutili o per lo meno superflue. In questo istante molti penseranno alla Tav, invece voglio andare altro al simbolo dello sperpero per eccellenza fissandomi su due temi: l’esercito italiano e le regalie contenute nell’ultima manovra. </font><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri">   </font></p>
<p><font face="Calibri"> Il sistema militare, scrive La Repubblica di venerdì 11 novembre, raggiunge un impegno di bilancio  vicino ai 27 miliardi di Euro, a cui si aggiungono le spese a questa indirizzate dal Ministero dello Sviluppo economico. Sono 12.000 i soldati impegnati in missioni all’estero, mentre l’organico totale si compone di 190.000 persone di cui 98.000 sono gli ufficiali. 15 milioni di Euro sono stati destinati alla superflua mini naja, le alte cariche con le stellette costano 3 milioni poiché alloggiate in abitazioni che arrivano sino a 600 metri quadri per famiglia. Non mancano indennità ricche e Maserati destinate agli alti ufficiali, che si addizionano ai 15 miliardi previsti per l’acquisto di 131 caccia F-35. In realtà sommando tutte le voci di spesa inerenti l’Esercito si arriva, afferma sempre il quotidiano La Repubblica, a circa 45 Miliardi di Euro: almeno un paio di manovre.</font><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri">   </font></p>
<p><font face="Calibri"> Infine, come veniva accennato, non va dimenticato quanto regalato dall’ultima incredibile legge di manovra finanziaria. Questa infatti ha previsto circa 150 milioni per attività legate ai territori dei singoli parlamentari, una norma definita dal giornalista Roberto Petrini  “Legge Mancia”, e 3 milioni al fine di pagare il servizio di cronaca parlamentare svolto da Radio Radicale.</font><font face="Calibri"> </font><font face="Calibri">   </font></p>
<p><font face="Calibri"> Insomma quando si vuole i soldi spuntano senza pensare troppo a spread e speculazioni di borsa. Ordini conseguenti a volontà che piovono dall’alto impongono di continuo sacrifici ai comuni mortali. Non si guarda al taglio dei vagoni letto per i pendolari, non si sentono le grida d’allarme che giungono da welfare ed istruzione. Solo favori e clientele sembrano nascere da molte scelte politiche intanto che i mercati, in base a leggi tuttaltro che divine, regolano le nostre sofferenze umane.</font><font face="Calibri"> </font></p>
]]></content:encoded>
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