Le Poste Italiane come Las Vegas.

7 Ottobre 2011

     Recandosi alla sede centrale della Posta, in via Alfieri, si viene colti da disorientamento e stupore. Certi di varcare il portone del palazzo postale per pagare bollette, inviare pacchi e raccomandate, compilare vaglia, ci si trova invece, messo piede al di là della soglia, in una sorta di casa da gioco modello Las Vegas.   

L’occhio del cittadino che accede agli sportelli postali con il modulo in mano, e magari dalla mente già angosciata dal dover essere in procinto di pagare utenze e multe, cade subito su un coloratissimo distributore automatico di “Gratta e Vinci” posto nell’atrio di attesa agli sportelli, in adiacenza dell’ingresso, per poi potersi posare, l’occhio medesimo, su tutti gli sportelli stessi dotati, in bella vista, di ampi inviti al gioco del Monopolio statale.    

Non solo. All’atto dello svolgimento della propria pratica, l’impiegato, che non ha colpa se non quella di dover ubbidire ai superiori, suggerisce gentilmente l’acquisto di un biglietto “Gratta e Vinci” al fine di tentare la fortuna.    

Sinceramente tutto il meccanismo sembra incentrato su creare la tentazione del gioco verso persone che, in gran parte, fanno spesso fatica a mettere insieme i soldi per saldare le fatture per cui si trovano in Posta.     

In un Paese che la morale su mille cose, trovo strano da non moralista quale sono, che venga permesso un uso di tal genere degli uffici postali nazionali. Si direbbe, questo elemento, frutto di un moralismo a senso alternato: spietato con chi ammette di aver occasionalmente fatto uso di sostanze stupefacenti, ricordo la vicenda del cantante Morgan a cui venne negata la presenza a San Remo, ma estremamente tollerante su chi stimola la dipendenza al gioco d’azzardo. Anzi lo Stato stesso, e gli enti di cui è parte, sembra diventare fautore di un vizio che ha regalato fortune a pochi e drammi ai più.   

Come spiegare tali pesanti contraddizioni?  


Tav: il mostro divorava i vigneti di Borgogna.

4 Ottobre 2011

 Ogniqualvolta si ha modo di leggere i commenti autorevoli sul TAV, è normale cadere nella confusione modello “Alice nel paese delle Meraviglie”: tra conigli magici e carte da gioco impazzite.

    Tra quanto viene affermato da alcuni politici, nonché dai cosiddetti esperti del campo trasportistico, e la realtà delle cose laddove i collegamenti TAV sono già in funzione, esiste uno iato, una differenza, pari al confronto tra due dimensioni parallele.

    Basta recarsi in Borgogna (Francia), ad esempio, ed osservare la tratta ad alta velocità Lione- Parigi.  La verità che si para davanti agli occhi dell’attento osservatore, poco o nulla ha a che vedere con quanto dichiarato dagli “autorevoli” esperti di casa nostra.

    Invero è facile notare come sulle rotaie “veloci” transitino solo treni passeggeri: infatti i convogli merci continuano a percorrere i soliti tracciati delle ferrovie francesi, non ad alta velocità seppur appartenenti ad una rete efficiente. Non si presenta, all’osservatore, la possibilità di annotare il passaggio di container commerciali sulla Lione- Parigi. Nondimeno ci viene detto quotidianamente che la Torino- Lione è progettata per il trasporto merci, per cui diventa doveroso scongiurare il pericolo di isolare il capoluogo piemontese dai flussi di mercato.

    Inoltre la zona di Borgogna è molto collinare, con picchi di altitudine che arrivano sino a qualche centinaia di metri, quindi non pianeggiante come ci viene spesso fatto credere. Eppure il tracciato TAV non ha la presenza di viadotti, molto rari, e cemento. Elementi che invece caratterizzano sino alla nausea il TAV Torino- Milano: questo comporta una nota di naturale stupore poiché, da sempre, si afferma con voce stentorea che oltre confine la situazione topografica è a quote omogenee, non come da noi. Un territorio il nostro non pianeggiante, che giustificherebbe, quindi, il grande dispendio di cemento armato. Un altro dato di fatto che non coincide con molte affermazioni dei Si Tav.

    Infine la linea Lione- Parigi non permette di osservare molto dei territori dalla stessa attraversati, cosa che l’autostrada invece facilita, nulla svelando ai passeggeri di quanto quella regione, attraversata a circa 300 Km orari, possa offrire a potenziali visitatori. Infatti velocità, barriere anti rumore e mimetizzazione della tratta ferroviaria, non avvicinano certo turisti ai comuni interessati dal percorso del treno. Sino ad affermare, la popolazione indigena, che il TAV non ha certo influito positivamente sull’economia dei distretti interessati dalla tratta in questione. L’unico vantaggio risiede in chi occupa posti dirigenziali nella capitale, oppure gli studenti, i quali possono recarsi a Parigi in un paio di ore, e con collegamenti frequenti, seppur pagando un biglietto ben più caro delle tradizionali comunicazioni su strada ferrata. 

    Insomma alla fine il Tav si traduce anche oltr’Alpe quale treno per passeggeri con buone possibilità economiche a disposizione, e nulla più. Con la differenza, almeno quella positiva, che l’opera rispetto all’Italia è attuata con minore generosità nelle gettate di calcestruzzo e ferro., e chissà come mai: forse per i minori intrecci, in Francia, tra affari e politica.

    Dimenticavo: queste informazioni le ho raccolte sul campo, dedicando alcuni giorni proprio alla scoperta di quella bellissima regione di Francia e, soprattutto, all’osservazione del “mostro che divorava” non la pianura, ma le colline dei grandi vigneti di Borgogna.


Come spendere, male, i soldi del Comune di Torino: una questione di scelte!

3 Ottobre 2011

     Ecco un articolo interessante a firma di Gabriele GUCCIONE, pubblicato su La Voce del Popolo del 2 ottobre scorso. Leggendolo la mente va ai tagli del welfare, alla dismissione dei beni immobiliari del comune, ed al probabile licenziamento dei precari nido a vantaggio di una presunta mobilità interna al Comune stesso. Cose che i nostri concittadini sembrano non voler vedere.     

“Mezzo milione di euro: è spuntato fra le pieghe del bilancio comunale, nonostante le difficoltà del momento, per finanziare una consulenza sulla vendita e la trasformazione immobiliare dei terreni comunali a Barriera di Milano nell’ambito della cosiddetta «Variante 200». Rispetto a quando fu approvata la Variante (anno 2008) sono cambiate le condizioni del mercato: non si può più pensare di vendere gli immensi terreni (450 mila metri quadrati) a 600 euro per metro quadro.     

I presupposti su cui nel 2008 l’Amministrazione Chiamparino mise a punto il piano di trasformazione immobiliare – la più imponente operazione mai prospettata a Torino dal 1995, che consentirebbe di pagare in parte gli scavi della Linea 2 di metrò – sono sempre più flebili: la realizzazione della Linea 2 è lontana (bisognerà aspettare almeno fino al 2014 per cominciare a vedere i primi finanziamenti statali) e il mercato immobiliare non è più vivace come tre anni fa.     

La necessità di pensare a un piano strategico è dimostrata dal dietrofront, prima dell’estate, della società immobiliare Promozione&Sviluppo: si era candidata a costruire un centro commerciale sui terreni di quello che è considerato il blocco di partenza dell’intera trasformazione, l’ex Scalo Vanchiglia, ma ha cambiato idea (cfr «Voce» dell’11 settembre). Piazzare sul mercato i terreni di proprietà comunale a Barriera di Milano non sarà un’impresa semplice.

Per questo, tra le pieghe dell’assestamento di bilancio del 2011 sono comparsi 500 mila euro che l’Amministrazione Fassino intende spendere per la redazione di quello che i tecnici chiamano un «masterplan»; una strategia urbanistica e soprattutto finanziaria che definisce nel dettaglio i tempi e le modalità di vendita dei «diritti edificatori» della Variante 200 (870 mila mq, tra terreni comunali e privati).

Il ridisegno complessivo delle aree attorno a Barriera di Milano sarà affidato, probabilmente già entro l’anno, a uno studio di professionisti del settore: urbanisti, architetti ed esperti del mercato immobiliare che, spiega l’assessore all’Urbanistica Ilda Curti, «avranno il compito di ricercare le condizioni e gli strumenti necessari per far partire le operazioni urbanistiche».    

 «Il masterplan servirà a individuerà i criteri di investimento e di vendita delle aree, attraverso una strategia precisa e di lungo periodo», aggiunge l’architetto Anna Prat, consulente del sindaco Fassino per le grandi trasformazioni urbane; la stessa che tre anni fa redasse lo studio, ormai superato, di fattibilità finanziaria della Variante 200.” 

Gabriele GUCCIONE  Articolo tratto da «La Voce del Popolo» del 2 ottobre 2011   


Una città sacrificata alle voglie della Giunta, e del salotto buono: calano le ombre della sera su precari e cittadini “comuni”.

28 Settembre 2011

   Dal sito del Sindaco, http://www.pierofassinosindaco.it/doc/1539/prima-giunta-delibera-per-risparmiare-700-mila-euro-lanno.htm, leggiamo:  

    “Assegnati i compiti Fassino ha voluto lanciare un segnale, ai suoi assessori e ai torinesi. Come primo atto dell’amministrazione ha fatto approvare una delibera predisposta dall’assessore al Bilancio Gianguido Passoni che taglia del 40 per cento i fondi a disposizione degli assessori per reclutare gli staffisti: 90 mila euro l’anno ciascuno contro i 120 della scorsa giunta. Morale: «Spenderemo un milione l’anno anziché 1,7», fa i conti Passoni. E Fassino chiosa: «È un segnale di sobrietà e rigore». (omissis)
Ancora da fissare - ma sarà comunque questione di ore - il faccia a faccia con l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne. Ieri, intanto, ha confermato quel che già era trapelato nei giorni scorsi: il City manager Cesare Vaciago resterà in carica fino al termine del 2012, quando maturerà i requisiti per la pensione
”.  

   Credo che queste poche righe bene indichino il mondo parallelo in cui la politica di governo, insieme ad alcuni salotti che contano, vive quotidianamente.   Come avrebbe detto Nick Carter qualche anno fa: “Mentre le prime ombre della sera calano su Torino, una losca figura si aggira nella città”.

   Le ombre della sera noi le raffiguriamo con il disagio che, di giorno in giorno, sale tra i giovani e le famiglie torinesi. Un dato conferma quanto raffigurato nell’immagine cupa, del tramonto Torinese, ossia la percentuale di disoccupati giovani che ha raggiunto in questo anno il 20%, un punto in più della percentuale greca, lo stato a rischio fallimento, dove la mancanza di lavoro interessa “solo” il 19% dei suoi cittadini.   

   A questo possiamo aggiungere il destino incerto, appeso ad un filo, dei tanti precari che impegnano la loro opera nel pubblico come nel privato: persone a tutti gli effetti che vanno a riempire, virtualmente, la casella degli “occupati”, seppur per un giorno o per un mese. L’esempio più eclatante giunge ancora dal Comune, dove i giovani precari reggono le sorti dei nidi e delle scuole materne, in una continua condizione di ostaggi in mano alla macchina comunale, la quale punta alla loro tempia una vera pistola: arma caricata con la ricerca di mobilità interna di personale da altre mansioni, al fine di fare a mano dei precari stessi e della loro professionalità, e dalla scelta della Città di far scadere il contratto ai medesimi prima di Natale cosicché non pagare le ferie (Buon Natale direi).   

   Non solo, potremmo sommare la vicenda dei lavoratori CSEA. L’ente formativo, che vive sui trasferimenti del pubblico a questo consorziato e che qualcuno vuole uccidere per fare posto ai privati, non ha i soldi per pagare circa 200 dipendenti i quali da mesi vedono il loro stipendio modello “macchia di leopardo”. I tagli tolgono a 200 famiglie la speranza di un futuro certo, e la dirigenza, di nomina anche comunale, sembra non essere in grado di voler trovare una soluzione al disastro annunciato.   

    Vorremmo infine, a titolo di esempio, ricordare anche sciagurati aumenti di tariffe decisi dalla giunta, tra questi l’uso della parte museale comunale delle Nuove. L’associazione composta da volontari che gestisce l’ex carcere, deve pagare cinque volte tanto per accedere nei locali in proprietà della Città (da 100 Euro al mese a 500) per accompagnare i visitatori nella struttura.   

   Ed ecco che nelle ombre torinesi c’è chi vanta i 90 mila Euro annuali agli staffisti di assessorato (7.500 Euro al mese per assessore), ed il mantenimento del posto conservato dal City Manager (stipendio da super manager) al fine di accompagnarlo alla pensione (poverino).   

   Mentre calano le prime ombre della sera su Torino, alcuni marziani con i nasi a trombetta, purtroppo chiamati dal voto dai torinese stessi, invadono la città per farne ciò che vogliono: portano nomi strani quali giunta Fassino e salotto Chiuso, ed hanno un solo punto debole, seppur difficile da raggiungere, che si chiama PIAZZA. 


Ma dove stà Zazà: al di qua o al di là dei nuovi confini sul Po?

19 Settembre 2011

   Scrivere oggi del comizio tenuto ieri da Bossi, il leader indiscusso della Lega Nord, è atto certamente banale che rischia di confondersi tra le mille cose già dette nelle ore successive al raduno leghista.

   Tacere in merito, però, rischia di avvalorare la strada intrapresa da pochi, nel nome di tutti. La secessione di una nazione, infatti, non credo possa essere decisa da qualche centinaia di persone, pur indossando questi sulla testa l’elmo celtico.

   La mia premessa, naturalmente, è molto distante dalla necessità di spaccare il Paese, unito con tanta fatica 150 anni fa, ma vuole evidenziare il paradosso del paradosso: pochi sembrano voler decidere il destino di tutti, una minoranza desidera dettar legge ai più. Un paradosso minimo rispetto ad altri che sembrano scaturiti da un romanzo di fantapolitica, più che alla realtà di uno stato moderno.

   Tra questi il fatto che a proclamare, gridandolo, la secessione dell’Italia sia un Ministro della Repubblica stessa, e che al rilascio di questa grave dichiarazione non seguano atti normali, tipo la richiesta di sue dimissioni da parte dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, che evidentemente annovera tra i suoi collaboratori un potenziale nemico dello Stato. Dimissioni, infatti, che richiederebbe immediatamente un Presidente leale verso il Paese: un atto che invece mai compirebbe chi ha, come missione istituzionale, il mantenere la poltrona al sol fine di evitare le conseguenze derivanti da innumerevoli processi aperti a proprio carico.

   Inoltre nell’attimo in cui la politica criminalizza il movimento No Tav, tramite il Ministro leghista Maroni che con esplicite parole indica sovente in esso le radici di un complotto eversivo, un importante componente del Governo, nonché leader dello stesso partito di Maroni, attenta all’unità d’Italia: fattispecie di reato che, se ricordo bene, prevede l’applicazione di pene severe tra cui l’ergastolo.

   Naturalmente, ancora una volta, l’attenzione dell’apparato giudiziario si concentra su quanto avviene a Chiomonte, ignorando i fatti ben più gravi avvenuti a Venezia ieri. Tra l’altro la “Libera Repubblica della Maddalena” potrebbe scaturire addirittura le simpatie da parte dei dirigenti della Lega Nord, se considerata come prima progenie della divisione italica, ma evidentemente il vocabolo “libera”, in essa contenuto, è di ostacolo al far sorgere nei leghisti feeling nei suoi confronti.

   Quale repubblica emergerebbe dall’attuazione in fatti delle enunciazioni di Bossi, se non uno stato a sua volta frammentato ed in cui gran parte dei suoi cittadini (o sudditi vista la repentina nomina a successore di Bossi fatta calare sul “Trota” dallo stesso senatur) non si riconoscerebbero assolutamente. Chissà quanti “padani”, per regia volontà altrui, lavorerebbe alla secessione della secessione il giorno in cui scoprissero di vivere sotto il regno di Bossi: il ritorno ai ducati sarebbe così dietro all’angolo.

   Per chi immagina un mondo senza confini fatto di uguaglianza, e costituito da cittadini liberi, il momento è davvero complesso. L’unica speranza risiede nei comuni, nella loro lungimiranza nel non mettere, già da subito, confini e controlli tra un loro quartiere e l’altro: cosa utile al fine di istituire un futuro “palio” della città, ma certamente deleterio per i rapporti umani e sociali nell’immediato.

 


Tagli di nastri e tagli di posti di lavoro: ecco in nuovo Comune di Fassino!

12 Settembre 2011

Il “nuovo” comune di Torino si è avviato. La macchina politica, eletta a maggio, ha preso il controllo dell’apparato amministrativo e, passata la pausa estiva, si prepara a prendere in mano la vita della città insieme a quella dei torinesi.

   I primi atti sono già visibili, e consegnano a noi tutti la speranza in un mondo davvero migliore: un mondo pieno di soddisfazioni e speranze per il futuro.

   L’atto più significativo portato a compimento dal neo sindaco Fassino, giovane torinese dalle grandi attese, è stato il taglio del nastro al nuovo “negozio” Eataly di via Lagrange. Trattasi di un’attività commerciale redditizia, gestita dal figlio di Oscar Farinetti (il fondatore del gruppo Eataly), che ha aperto i battenti in agosto, rilevando i locali appartenuti alla defunta azienda Vagnino, di cui non sappiamo che fine abbiano fatto i dipendenti.

   Naturalmente ci aspettiamo che il primo cittadino torinese d’ora in vanti si rechi a tutte le aperture di punti commerciali, con tanto di fascia tricolore, per consegnare alle inaugurazioni momenti ufficiali come quelli regalati ad Eataly.  Qualcuno potrebbe pensare malignamente che la presenza di Fassino in via Lagrange fosse dovuta, guarda caso, all’amicizia politica che lega il mondo slow food al PD piemontese, l’Università di Pollenzio è stata ampiamente finanziata dalla giunta regionale Bresso ed anche da quella Ghigo, ma credo che questo vada smentito: siamo infatti certi che il Sindaco presiederà anche alla prossima inaugurazione della Kebaberia della società Mohamed- Romanuscu, situata in Torino Nord.

   Oltre al doveroso atto concesso ad Eataly, la nuova giunta ha preparato anche un ghiotto pacchetto al sistema educativo per l’infanzia del capoluogo piemontese. L’assessore ai Servizi Educativi, forse a sua stessa insaputa, ha allestito un piano che prevede il rientro negli asili nido di quei dipendenti oramai da tempo destinati ad altre mansioni in città. Un piano che esclude automaticamente circa 150 precari dalla possibilità di avere un posto di lavoro in comune, gli stessi che in passato avevano letteralmente salvato i servizi all’infanzia, ed al contempo farebbe risparmiare una manciatina di Euro alle casse di piazza Palazzo di Città 1. Questa illuminata scelta alimenterà ancora un po’ il numero di disoccupati in questa “ricca” città, e contemporaneamente aiuterà a fornire un pessimo servizio all’infanzia stessa.

   Tagliare i servizi per non ridurre i fondi destinati ad amici e sostenitori, qualcuno potrebbe dire indicando il clientelismo quale causa di tanto dissesto finanziario pubblico, ma all’assessore stesso pare che la cosa non interessi. Chi si è recato all’Anatra Zoppa giovedì sera ha potuto osservare un responsabile politico ai servizi educativi, targato Sinistra e Libertà, nel pallone più completo: apparentemente non consapevole di quanto accadeva ed insensibile alle vicende dei precari li presenti; incapace nel dare una risposta convincente a quei giovani che chiedevano spiegazioni in merito. E’ incredibile come alcuni ruoli di potere consegnino sin da subito, all’indomani del termine della campagna elettorale, un’arroganza che colloca gli assessori sul Monte Olimpo: mentre i cittadini sono costretti a porgere loro omaggio, quali umili questuanti.

   La stizza che ha colto l’assessore durante il dibattito, in seno alla festa del suo partito, si è espressa più volte tramite gesti ed espressioni inequivocabili: neppure Chiamparino nei primi mesi del suo mandato avrebbe reagito così alle domande del pubblico, seppur critico. L’unico concetto chiaramente emerso, dalle sue parole, era quello che la politica non poteva fare nulla in merito, poiché decideva tutto l’amministrazione burocratica.

   Settemila elettori hanno sognato una Torino a misura d’uomo e per la collettività, ma ha vinto, ancora una volta, il grigio torbido. Gli effetti, di tale vittoria, si stanno rilevando con tutto il loro potere nefasto.

    


Una classe politica tra clientelismo ed incapacità: dimezzarla o ridurne favori e clientele?

20 Agosto 2011

Dimezzare la Democrazia o tagliare i favori alla classe politica? 

   Il coro univoco con cui si grida al dimezzamento dei deputati è, a dir poco, allarmante. La classe di potere, la classe politica, sceglie di dimezzarsi anziché rinunciare ad indennità e favori di varia natura. La proposta sembra una pericolosa conservazione dello status quo, del sistema corporativistico che agisce fingendo di cambiare tutto per, in realtà, non cambiare nulla.

   Allarmante poiché dimezzare i deputati, per tanto disonorevoli che molti di essi siano, significa innalzare la percentuale di quorum per la rappresentanza democratica. Insomma per la cosiddetta “delega democratica” cadono le speranze per il singolo cittadino per essere rappresentato in Parlamento.

   I redattori della Carta costituzionale, negli anni in cui la popolazione italiana era minore, avevano previsto circa novecento tra deputati e senatori, in un rapporto che oggi possiamo sintetizzare in questo modo: gli italiani aventi diritto al voto nell’ultimo Referendum sono stati 49.669.456, cifra che va divisa con il numero attuale dei parlamentari (ossia 630 deputati più 315 senatori) per giungere a 52.560 voti per esprimere un eletto. Questo significa che ad oggi lo sbarramento naturale è molto basso.

   I deputati percepiscono un’indennità mensile pari a 5.486 Euro, a cui si aggiungono 4.000 Euro di diaria e 4.190 Euro sempre mensili per i rapporti con gli elettori. In tutto quindi i singolo parlamentare percepisce circa 13.676 a cui si sommano circa 3.000 Euro all’anno per le spese telefoniche.

   La cifra globale approssimativa di spesa per le casse pubbliche, al mese, si aggira sui 12.923.820, mentre nel caso di dimezzamento degli stessi si spenderebbero 6.461.910, ma occorrerebbero 105.680 voti per eleggere un rappresentante. Inutile dire che in questo modo si innalzano quorum, e si restringe, al contempo la democrazia: i partiti già schiacciati dal sistema maggioritario sparirebbero del tutto lasciando l’agire politico ai soli PD e PDL , uniti nel progetto di riduzione. Siamo di fronte ad un metodo legale per annientare la “concorrenza politica”, ossia in parole povere un golpe.

   Se al contrario si portasse l’indennità a 4.000 Euro al mese tutto compreso, cifra ben più alta di uno stipendio medio in Italia, si spenderebbero 3.780.000 Euro tagliando la spesa di 9.143.820, ossia tre milioni in più di risparmio rispetto al gridato dimezzamento democratico.

   Certamente si vorrebbe anche una classe dirigente politica più incline e sensibile all’interesse comune e meno al proprio interesse, in tal modo si eliminerebbe il fastidioso fenomeno del clientelismo: milioni di Euro concessi in contribuzioni ad amici e propri elettori. Se poi si aggiungesse l’annullamento dell’investimento Tav, qualche miliardo probabilmente regalato ai numeri elettorali, allora avremmo un beneficio per le casse pubbliche e per la democrazia.

   Crea indignazione il dover destinare risorse per stipendiare politici spesso inetti ed arroganti, nonché insensibili al bene comune ed al contrario iper attenti alla cura delle proprie clientele: il male del sistema non si risolve dimezzando il male, bensì sconfiggendolo riportando in auge la rappresentanza diretta.

   Vista l’aria demagogica che tira immagino che avremo solo parlamentari in meno, correndo come un treno ad alta velocità verso il direttorio, verso la dittatura dell’uomo forte e ben pagato con tutto il nostro sangue. 


Da settembre altri precari a casa e lavoro “esclusivo”: ecco la Torino della Giunta Fassino.

30 Luglio 2011

    Il mese di settembre si preannuncia quale avvio di un periodo ancor più grigio per i torinesi. Infatti la metropoli che alcune statistiche, attendibili, indicano come quella con il più alto tasso di povertà, assisterà tra le altre cose anche ad un rimodellamento, in negativo, del sistema educativo infantile.

   L’Assessorato ai Servizi Educativi ha già avviato, prima ancora di aprire il confronto con i sindacati, una consistente contrazione del numero di educatrici a tempo determinato (precari) che ricoprono posti vacanti, sostituzioni e ruoli di sostegno. Da 310 si passerà a confermarne 250 circa, facendo leva sul recupero di altro personale interno “dirottato” da servizi dedicati ad altri progetti educativi.

     Questo pare il frutto dei tagli governativi, ma anche di scelte dissennate attuate nella passata amministrazione Chimparino ed oggi, pare, purtroppo riconfermate. Fare cassa sembra la parola d’ordine: per questa ragione l’asilo nido di via Delleani in queste ore subisce un cantiere che di fatto l’annullerà per lasciare spazio ad un centro per anziani a gestione rigorosamente privata.

    L’evento olimpico, o meglio il glamour intorno al medesimo, ha creato molti cadaveri lasciati marcire al sole e pochi esclusivi posti di lavoro. Per il resto poco male: nell’epoca dei reality ad esclusione in cui uno solo vincerà, lasciare a casa precari rientra nella cultura dominante delle “nomination”. Per Torino invece vorrà dire aumentare la forbice del divario economico tra i suoi cittadini.

    Piccole considerazioni, ma poco importanti nell’attimo in cui apprendiamo sorgerà un palazzo ancora una volta esclusivo in piazza San Carlo e, guada caso, in un edificio di proprietà comunale alienato per incassare alla faccia dei torinesi.

       


Tav: l’amianto nelle gallerie di Cesana è la prova che si criminalizza per non guardare alla verità.

30 Luglio 2011

   Ha ragione chi parla di disinformazione riguardo alla grande opera TAV: cosa che accade ogni qualvolta si individua nell’isolamento del Piemonte il male nel non fare l’infrastruttura e non si dice, invece ad esempio, che il tunnel della variante Cesana- Claviere (di 1,8 chilometri) è fermo da anni per la presenza di amianto. Un piccolo scavo quello di Cesana se paragonato al mega tunnel ferroviario immaginato a Chiomonte. 

    Non stupiscono, in questa occasione, le affermazioni rilasciate dall’on. Ghigo, il quale esulta per la scomparsa dalle istituzioni delle forze politiche no Tav, e neppure gli appelli a disertare la manifestazione di domani lanciati dal PD ai propri militanti. L’unanimità dei vertici appartenenti allo schieramento PD- PDL verso la grande, ed inutile, opera ad Alta Velocità è tristemente risaputa: un futuro grande cantiere che riesce a mettere d’accordo Bersani con Berlusconi, un appalto in odor di miracolosa santità.

   Bene farebbero i cittadini a dubitare su tanta unanimità politica per quella che è, e rimane, una linea ferroviaria dai costi di realizzazione astronomici, specialmente a fronte di cronica assenza di soldi per asili e sanità, al punto, dicono, di dover reintrodurre i tickets e ridurre personale educativo.

    L’enfasi che viene data in queste ore al rinvenimento di maschere anti gas pare decisamente eccessiva poiché le stesse, di certo, non possono essere considerate da alcuno quali armi. Auguro che la collettività, ed il Movimento No TAV nello specifico, non si trovi innanzi ad un nuovo tentativo di costruire un teorema giudiziario confezionato a tavolino, per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai tanti lati oscuri dell’opera stessa.

   Per quanto concerne il “pericoloso autonomo” sorpreso con le maschere anti gas in macchina, non posso che dire di quanta infinita umanità sia il suo cuore e chi lo conosce sa che nessuno mai al mondo potrebbe definirlo “corriere di armi” se non per ironizzare, con simpatia, insieme a lui.

  


Ecco alcuni frutti del voto espresso dalla maggioranza dei torinese e degli italiani.

28 Luglio 2011

Assistenza Anziani comune di Torino: gli assistiti firmano contratto (PAI) con comune di Torino (servizi sociali). Il servizio fa capo alla cooperatica CILTE di via San Marino. La quota di assistena viene pagata per metà dal Servizio Nazionale e metà dalle famiglie se non indegenti. La cosa interessante è che la cooperativa si affida non a propri lavoratori ma all’agenzia iterinale Obiettivo Lavoro. Questa ha aumentato il costo del servizio che va a gravare alle famiglie, acquisito senza modificare il contratto che scade il 31 dic 2011.

Alla sua contestazione, fatta da alcuni utenti, questi hanno minacciato di ritirare il servizio ed i medesimi hanno, così, dovuto trattare con l’agenzia iterinale e non con il comune.

Sbaglio o è una privatizzazione nella privatizzazione. Inoltre hanno messo dirigenti dei servizi sociali a scavalco su più quartieri: sta crollando il welfare a Torino.

A questo si aggiunge il desiderio di affidare le scuole materne alle Fondazioni, comprese le compagnie religiose, mentre l’Assessore Pellegrino (Sel) afferma che la gestione privata delle stesse costa meno di quella pubblica.

Siamo alla frutta? Può essere.

Mentre le attenzioni vanno tutte al TAV, dove si è pronti  spendere miliardi di euro gettandoli dai finistrini ad alta velocità, il comune crolla sotto il peso dei tagli governativi ma anche dei proprin inopportuni debiti.

Meno male che ci pensa Borghezio, con l’ideologia della xenofobia armata, a risolvere tutto da qui a qualche mese.

Attenzione, apriamo gli occhi e vigiliamo sui nostri Diritti e sulla agognata Libertà.


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