La situazione in cui versa la Valledora, insieme ai comuni limitrofi è nota ormai a tutte le Amministrazioni pubbliche coinvolte sul territorio.La Regione Piemonte, con l’attività dell’Assessorato alla Pianificazione Territoriale, ha riconosciuto recentemente la gravità della situazione commissionando l’elaborazione di un’”Ipotesi  di Studio di Piano strategico della Valledora”.Tale ipotesi di studio,  primo documento che va ben oltre i dettami di una piano estrattivo territoriale, costituisce in realtà uno sguardo d’insieme su quella porzione di  territorio piemontese in cui insiste una situazione delicata e particolare dovuta all’alta concentrazione di insediamenti di ogni genere.Verificato che cave, discariche, Alta Capacità, cementificazione, due centrali termoelettriche, il deposito di scorie nucleari, centrali a biomasse, industrie chimiche sono il quadro che raffigura bene quanto la piana vercellese e biellese accoglie in 32.000 metri quadrati circa. Ed ancora risulta che i Protocolli di Intesa, su cui versava parte della speranza di cittadini e territorio,  siano stati disattesi dalla Provincia di Vercelli e dai Comuni di Alice Castello e Santhià, creando di fatto una situazione di stallo nel percorso di tutela dell’area stessa.

Si interroga la Giunta Regionale per sapere

 -         se la Regione possa adottare strumenti immediati al fine di intervenire sulla situazione più volte denunciata dalle richieste dei cittadini, tutelandone i diritti medesimi; 

-         se risponda a qualche verità che la situazione, già critica, in cui versa il territorio sia destinata ad una ulteriore degenerazione, anche a causa  dell’apertura di vari fronti di cava a pochi chilometri di distanza, uno dall’altra, nel tratto posto tra Livorno Ferraris e Borgo d’Ale-Moncrivello;       

  -      se mentre i Piani Estrattivi siano tecnicamente e politicamente attuati, anche sulla base dell’enorme richiesta di mercato, siano invece passati nel dimenticatoio altri strumenti quali i Piani Paesaggistici e i Piani Territoriali delle acque per i quali, ovviamente, non sussiste particolare domanda di applicazione da parte di ditte concessionarie e spesso anche da parte degli enti locali;

 -         se le ditte stesse, già presenti in zona, abbiano accelerato la loro domanda senza giustificato motivo di urgenza, dal momento che  risultano ancora numerose autorizzazioni di prelievo inerti valide, ricche, nonché di data anteriore alla presentazione delle nuove richieste;

 -         se la pura valutazione commerciale della ghiaia di quei territori, con il conseguimento profitto dei cavatori, non debba essere quanto meno parametrata, da parte di chi rilascia la concessione, al costo della protezione delle falde acquifere, degli acquedotti comunali, delle riserve d’acqua per le comunità presenti e per quelle future e di tutto il patrimonio messo a rischio dall’attività di cava; 

-         se corrisponda al vero che le voragini realizzate, in cava, risultino poi  utilizzate come siti di riempimento per rifiuti tra cui quelli provenienti dalla raccolta differenziata, la stessa che nel Biellese e nel Vercellese non pare realisticamente in grado di avviarsi concretamente, in base alle normative europeee e regionali, costituendo, forse, di conseguenza ancor più una lucrosa attività per ditte di smaltimento; 

-         se la Regione Piemonte possa permettere che un’area, appartenente al suo territorio, diventi ogni giorno di più un bacino di  conferimento per rifiuti provenienti da altre regioni d’Italia; se, al contempo, tutto questo sia accettato dalla nostra Amministrazione Regionale senza che si tenti di arginare il fenomeno a tutela della vita, della salute, dell’ economia di un territorio  e dei suoi cittadini.

La Procura di Vercelli ha aperto un’indagine sulla cava «del laghetto» di Tronzano, la stessa dove il Comune ha appena concesso ulterioriscavi fino a 9 metri dalla falda.

Tutto nasce il 5 febbraio, quando nel corso di una riunione del movimento Valledora con il consigliere regionale Juri Bossuto, presidente della commissione cave della Regione, un ex dipendente di un’impresa di escavazioni comunica ai presenti di essere a conoscenza del fatto che presso la cava in località cascina Alba «erano stati depositati materiali inquinanti».

Come riportato dal verbale della riunione, documento da cui è partita l’indagine della Procura, l’ex dipendente «dichiarava di essere a conoscenza che sotto i nuovi uffici e nel lago di cava erano stati interrati ingenti quantità di eternit, copertoni e cemento». A una specifica domanda, «rispondeva che non avrebbe avuto difficoltà ad indicare i punti esatti sulla mappa».

Il movimento Valledora ha immediatamente inviato il verbale alla Procura che, dopo i primi accertamenti della polizia provinciale, ha aperto l’indagine. «Ci fa specie che il Comune di Tronzano - affermano i portavoce del movimento - nonostante i forti dubbi sullo stato del setto che separa la falda emersa da quella sotterranea e l’apertura dell’indagine, abbia lo stesso concesso di approfondire gli scavi in un’area così a rischio».

Soddisfazione per l’apertura dell’indagine arriva intanto dal consigliere regionale Juri Bossutto: «Finalmente lo Stato inizia a non limitarsi al ruolo di concedente. Spesso gli enti pubblici si limitano a concedere a privati lo sfruttamento di ampie e ricche zone minerarie. Raramente seguono i controlli, affidati ad una poco finanziata polizia mineraria provinciale. E mai seguono atti di pianificazione territoriali. Sarebbe ora – conclude - che la Regione facesse il punto su una situazione ormai insostenibile».

Nei giorni scorsi, su specifica richiesta, tutto il materiale è stato consegnato dal movimento Valledora al magistrato Luigi De Magistris e alla senatrice di Italia di Valori Patrizia Bugnano, recente ospite di uno dei «tour» organizzati dal movimento.

Nella giornata di sabato 27 i comitati che si riuniscono nel Movimento Valledora, hanno organizzato un tour nella zona compresa tra i comuni di Tronzano, Santhià, Borgo d’Ale ed Alice Castello.

Lo scenario che si è presentato innanzi ai miei occhi è stato sconvolgente: immensi terreni, una volta agricoli, trasformati in cave sterminate o discariche per rifiuti. L’area sembra una groviera velenosa e dannosa, dove si transita per voragini infinite e depositi di scarti cittadini.

Solo poche cascine resistono, tra cui una in particolare paga il suo legame con il territorio con disagi, immissioni di odori e presenza di gas in cantina e nel pozzo idrico. Una seconda, presso Santhià, sarà presto circondata da una cava che andrà a lambire anche l’autostrada.

Posso comprendere il business che trasforma milioni di metri cubi di cava in milioni di euro per qualcuno, ma questo non può giustificare la completa assenza di programmazione in cui il territorio è drammaticamente caduto, oltre ai danni sociali ed economici riservati alla popolazione.

Invito la Giunta a coordinare i vari settori che si occupano della materia (Ambiente, Bilancio, Territorio) al fine di crear regole più garantiste nella concessione, oggi indiscriminata, consegnate ai sempre più potenti, in assenza di regole autorevoli, cavatori .