Sembra incredibile la piccola rivoluzione mediatica in atto. Piccola rispetto a quella sociale ma grandissima nel suo genere: quest’anno i quotidiani torinesi offrono lo stesso spazio di tribuna politica ai vari contendenti alla presidenza regionale.

Un fenomeno assolutamente inedito che il sottoscritto non ebbe, come tanti altri, il piacere di conoscere alle ultime elezioni comunali quando, regolarmente, gli articoli su La Stampa e La Repubblica erano egemonizzati principalmente dai candidati a sindaco Fassino e Coppola: agli altri pochi rimasugli di inchiostro.

E’ cambiata l’etica dei direttori oppure gli organi di controllo, tipo il corecom, hanno dettato in questa occasione nuove e ferree regole per garantire a tutti lo stesso spazio di propaganda elettorale? Temo niente di tutto questo e che in realtà il miracolo sia dovuto ad un fatto che consegna, alle redazioni tutte, un forzato pragmatismo che, come effetto collaterale, concede ai vari candidati una foto ed uno spazio uguale per tutti (o quasi uguale).

Si tratta degli equilibri politici travolti dal fenomeno M5S, un evento che si è posto tra gli abituali contendenti al governo: PD e Forza Italia (ex PDL). Partiti che godevano, e godono, di numerose “attenzioni” e simpatie dalle varie testate giornalistiche torinesi, le quali di conseguenza riducevano ad un duello tra quelle due forze politiche ogni competizione elettorale.

Oggi dovrebbero riservare lo stesso trattamento a PD e M5S (i due principali competitori), ma la cosa è impossibile poiché Grillo non gode delle stesse cure, e vicinanze, riservate solitamente ai due partiti tradizionali.

Non potendo quindi fare il solito gioco di tribuna elettorale a tutto vantaggio di due sole parti ecco il ripiego: diamo voce a tutti ed a tutti gli stessi spazi.  Ecco come trionfa la Democrazia …. alla fine ……

 

Dimezzare la Democrazia o tagliare i favori alla classe politica? 

   Il coro univoco con cui si grida al dimezzamento dei deputati è, a dir poco, allarmante. La classe di potere, la classe politica, sceglie di dimezzarsi anziché rinunciare ad indennità e favori di varia natura. La proposta sembra una pericolosa conservazione dello status quo, del sistema corporativistico che agisce fingendo di cambiare tutto per, in realtà, non cambiare nulla.

   Allarmante poiché dimezzare i deputati, per tanto disonorevoli che molti di essi siano, significa innalzare la percentuale di quorum per la rappresentanza democratica. Insomma per la cosiddetta “delega democratica” cadono le speranze per il singolo cittadino per essere rappresentato in Parlamento.

   I redattori della Carta costituzionale, negli anni in cui la popolazione italiana era minore, avevano previsto circa novecento tra deputati e senatori, in un rapporto che oggi possiamo sintetizzare in questo modo: gli italiani aventi diritto al voto nell’ultimo Referendum sono stati 49.669.456, cifra che va divisa con il numero attuale dei parlamentari (ossia 630 deputati più 315 senatori) per giungere a 52.560 voti per esprimere un eletto. Questo significa che ad oggi lo sbarramento naturale è molto basso.

   I deputati percepiscono un’indennità mensile pari a 5.486 Euro, a cui si aggiungono 4.000 Euro di diaria e 4.190 Euro sempre mensili per i rapporti con gli elettori. In tutto quindi i singolo parlamentare percepisce circa 13.676 a cui si sommano circa 3.000 Euro all’anno per le spese telefoniche.

   La cifra globale approssimativa di spesa per le casse pubbliche, al mese, si aggira sui 12.923.820, mentre nel caso di dimezzamento degli stessi si spenderebbero 6.461.910, ma occorrerebbero 105.680 voti per eleggere un rappresentante. Inutile dire che in questo modo si innalzano quorum, e si restringe, al contempo la democrazia: i partiti già schiacciati dal sistema maggioritario sparirebbero del tutto lasciando l’agire politico ai soli PD e PDL , uniti nel progetto di riduzione. Siamo di fronte ad un metodo legale per annientare la “concorrenza politica”, ossia in parole povere un golpe.

   Se al contrario si portasse l’indennità a 4.000 Euro al mese tutto compreso, cifra ben più alta di uno stipendio medio in Italia, si spenderebbero 3.780.000 Euro tagliando la spesa di 9.143.820, ossia tre milioni in più di risparmio rispetto al gridato dimezzamento democratico.

   Certamente si vorrebbe anche una classe dirigente politica più incline e sensibile all’interesse comune e meno al proprio interesse, in tal modo si eliminerebbe il fastidioso fenomeno del clientelismo: milioni di Euro concessi in contribuzioni ad amici e propri elettori. Se poi si aggiungesse l’annullamento dell’investimento Tav, qualche miliardo probabilmente regalato ai numeri elettorali, allora avremmo un beneficio per le casse pubbliche e per la democrazia.

   Crea indignazione il dover destinare risorse per stipendiare politici spesso inetti ed arroganti, nonché insensibili al bene comune ed al contrario iper attenti alla cura delle proprie clientele: il male del sistema non si risolve dimezzando il male, bensì sconfiggendolo riportando in auge la rappresentanza diretta.

   Vista l’aria demagogica che tira immagino che avremo solo parlamentari in meno, correndo come un treno ad alta velocità verso il direttorio, verso la dittatura dell’uomo forte e ben pagato con tutto il nostro sangue. 

Il piano d’azione di coloro che reggono le fila del potere sembra terribile quanto preciso. Leggendo, nei giorni scorsi, La Stampa si poteva comprendere la concezione democratica in capo all’Associazione Quadri Fiat. Secondo il presidente di tale associazione non esiste agibilità sindacale in fabbrica: ne è prova la contestazione subita da chi illustrava in assemblea le ragioni del “SI”. Ancora una volta, quindi, passa il messaggio che la contestazione è prova di anti democraticità, dando in tal modo vita ad una teoria politica che ha già avuto le sue premesse nelle vicende universitarie.

Anche in occasione dell’ultimo movimento studentesco, infatti, ogni manifestazione di dissenso esplicita, nei riguardi della riforma Gelmini, veniva tacciata quale azione antidemocratica. Il paradosso è assoluto. La democrazia, secondo questi signori che ne sono alfieri, passerebbe per alcuni elementari punti che la certificherebbero come tale:

-          sistema elettorale a sbarramento 4% e premio di maggioranza, cosicché tenere fuori dal Parlamento i gruppi politici minori e garantire ampi numeri di consenso assembleare a chi governa;

-          sistema maggioritario di rappresentatività parlamentare, in modo da garantire due mega schieramenti intorno ai partiti egemoni, ed una rincorsa al voto dei moderati di centro da ambo le parti, annullando così ogni progetto sociale alternativo;

-          eliminazione del confronto sindacale, con rottura del fronte stesso tramite accordi separati frutto di ricatti del tipo “o accetti le condizioni capestro o me ne vado con gli stabilimenti altrove”;

-          insofferenza ad ogni contestazione delle scelte maturate nell’assenza di confronto con la popolazione, e cresciute in compenso con  i liberi suggerimenti delle lobbies interessate alle stesse;

-          uso della polizia quale strumento di ordine pubblico nelle piazze e durante le manifestazioni politiche;

-          separazione dei cittadini in gruppi di conflitto reciproco tra gli stessi in cui chi ha meno garanzie chiede non un suo miglioramento, ma il peggioramento delle condizioni dei garantiti, oppure più semplicemente chi sta meglio non si interessa di chi sta peggio (come i quadri Fiat hanno dimostrato nel referendum ultimo);

-          potere smisurato delle grandi imprese e delega delle decisioni in materia economica alle commissioni europee non elette democraticamente, ma ottimo alibi per poter fare dire ai governi nazionali “non possiamo fare niente sulle scelte industriali a causa dei patti comunitari europei”. 

Chi accusa altri di scarsa democrazia propugna sempre, e pubblicamente, i principi sopra elencati, dimostrando in modo lapalissiano che forse confonde alcuni termini di cui non conosce significato. L’errore che questi commette è grave poiché crede di difendere la democrazia ed invece instaura la dittatura, crede di vedere negli altri degli anti democratici ed invece ha di fronte a se una disperata richiesta di libertà, crede infine di difendere il diritto di espressione ed invece tutela solo i suoi interessi sacrificando un’intera comunità umana.

La democrazia di costoro, che lamentano scarsa agilità politica e sindacale laddove si contesta, ha un nome preciso che si cela dietro alla loro assoluta ipocrisia: regime dittatoriale del forte su tutti gli altri.  

I fatti che si sono succeduti nei giorni scorsi, bene rappresentano la sintesi di quanto sta avvenendo nel nostro Paese.

In un solo giorno abbiamo assistito al voto favorevole, seppur in sede di commissione, alle linee di principio del lodo Alfano (l’immunità del Presidente del Consiglio tra l’altro appena portato a giudizio per l’ennesima ipotesi di reato); alla relazione del Presidente della Corte dei Conti in cui si è evidenxiato che l’unico dato in crescita è la corruzione politica ed amministrativa; alla curiosa e politica sentenza del Consiglio di Statro che sospende il riconteggio dei voti in Piemonte, accogliendo il ricorso di Cota; al voto del Parlamento, unanime, in cui si evidenzia la priorità assoluta dell’opera TAV sulla tratta Torino- Lione (il cui costo suera i 100 milioni al chilometro); al voto negativo del Parlamento per quanto riguarda l’autorizzazione a procedere nei confronti di Lunardi (grande si Tav da sempre).

Credo  che non occorra aggiungere altro. Ogni altra parola rischia davvero di essere prolissa, basta guardare la classe politica che ci governa e, purtroppo, anche parte di quella all’opposizione.

Tutti unanimi sulla necessità di buttare soldi, e devastare una parte della regione Piemonte, grazie al Tav: tutti unanimi a sponsorizzare una spesa folle mentre sanità ed istruzione affondano in un pantano fatto di disattenzioni e tagli senza senso alcuno. Tutti pronti ad auto assolversi magari immaginando già nuove frontiere ricche di facilio speculazioni.

Dove è finito l’interesse cosiddetto collettivo, dove la dignità di chi ci dovrebbe rappresentare e dove, soprattutto la nostra! Guardate la Francia, o la Valle Susa, e la dignità la riconoscete, ma altrove?

A guardare questa Italia viene da rimpiangere Cavour: povera Italia, povero Risorgimento! Poveri noi!

  

Rimango inorridito innanzi alla grande campagna di propaganda che si sta attuando, da tempo, ai danni del Movimento No Tav. Sono colto dalla netta impressione che fallendo l’azione militare del 2005, tramite cui si tentò di occupare la valle sul modello Belfast, oggi si sia giunti ad una strategia più subdola, fatta di false informazioni al fine di dividere e spaccare il Movimento stesso. 

Sul Movimento, infatti, sta salendo l’ombra nera della strategia della tensione: un’ombra costituita da gravi menzogne che trovano legittimazione nell’opinione pubblica. Il fulcro, della strategia stessa, consiste nel fare credere che in Valle i No Tav siano dei pericolosi esseri a caccia di cibo vivo,  e non bastano teste e nasi rotti dei valsusini, causati forse da chi male addestrato dovrebbe difenderci tutti, per fare emergere la verità. Ho sorriso amaramente quando leggo di violenti raggi laser contro le forze dell’ordine, immaginando un traffico di pericolose armi tra i venusiani ed i valsusini, ma poi lo stesso si è spento immaginando che questo si voglia davvero far credere al resto della nostra Regione: negando ai piemontesi che i “laser” erano in realtà piccole pile porta chiavi.  

Gentile Esposito, quale sarebbe, alla luce di ciò che scrivi e di ciò che vedo ogni qualvolta vado in Valle, la Tua Democrazia. Se Ti riferisci al militarizzare una valle, togliendo al contempo il diritto di parola e rappresentanza a chi osa criticare il totem Tav,  allora temo Tu ti riferisca ad un clamoroso ritorno al ventennio fascista, forse più vicino alle Tue posizioni ultime. 

Se al contrario la Democrazia è rappresentanza di comunità umana, la quale si ritrova compatta nell’esprimere un proprio dissenso, unito a proposte, allora questa ha piena cittadinanza in Valle e poco nei Tuoi concetti politici. La Democrazia, lo Stato è in realtà rappresentato solo da quei giovani, da quelle famiglie, da quegli anziani, da quelle donne e quegli uomini che sfidando repressione, e freddo, gridano la loro voglia di giustizia contro le lobby ed i poteri che decidono per loro. Persone autorganizzate e senza leaders  (questo spaventa il potere e lo dimostra la Tua vergognosa azione di discredito verso alcuni soggetti che nomini), persone spesso in cortei partecipati, ma inesistenti per l’opinione pubblica. 

La Tua Democrazia, Esposito, è quella del potere che non vede più nulla oltre ai suoi discutibili interessi, peccato che ci vorranno trent’anni per dimostrarlo ai nostri concittadini (vedi sprechi Olimpici); la Tua democrazia costringe a spese enormi, sottratte ai servizi per la cittadinanza, al fine di proteggere trivelle che bucano nei rifiuti o in terra riportata; la Tua democrazia è falsa informazione e verità distorte ad arte. 

Ho paura della Tua Democrazia, la stessa paura che provo innanzi a chi pur di raggiungere i suoi scopi ad ogni costo, adotterebbe ogni mezzo .