Chiude la mensa, un’altra botta sociale per Torino.

15 Maggio 2010

Nel pomeriggio di sabato 15 maggio, la mensa per i poveri di via Nizza, servirà l’ultimo pasto. Da “domani” si annuncia una chiusura della stessa a tempo indeterminato.

Il servizio della mensa, curato da un’organizzazione ecclesiastica, è stato per anni l’unica speranza alla portata di migliaia di persone. Un servizio che ha compensato anche molte carenze pubbliche, in merito alla distribuzione di pasti caldi a chi impossibilitato a far fronte ai propri bisogni.

E’ penoso pensare alle probabili speculazioni che potrebbero interessare l’area della mensa, nonché quanto strida la scelta di chiusura con le parole espresse dal Santo Padre in visita recente alla città.

Essere, nella Torino dei Santi Sociali, vicini all’emarginazione significa ampliare questi servizi anziché chiuderli: mi appello alle Istituzioni civili e religiose per trovare al più presto una soluzione che dia continuità al servizio di mensa oramai di fatto soppresso.


Torino sembra scegliere la via autoritaria.

15 Maggio 2010

Sinceramente non comprendo la scelta che ha condotto agli arresti, ed al rastrellamento collegato, di alcuni giovani appartenenti a centri o case occupate torinesi.

A distanza di alcuni giorni continuo a cercare di comprendere su quali reali motivazioni politiche, si è attuata una misura repressiva di tale portata.

Mi stupisce anche l’aver di fatto rischiato, con questa operazione, di infrangere una tregua utile, alle Istituzioni, al fine di assicurare un regolare svolgimento alla manifestazione, turistico religiosa, legata alla Sindone. Una tregua rispettata invece dai movimenti torinesi e No Tav, come gli stessi hanno dimostrato adeguandosi alla scelta, quasi provocatoria, di vietare l’ utilizzo della piazza San Carlo in occasione del  Primo Maggio.

Spero non sia questo il biglietto da visita della nuova giunta Cota e mi appello al senso democratico di chi ancora si definisce tale nella Torino “che conta”, richiamando tutti alla vigilanza verso la continua negazione del diritto di opinione: una negazione frutto di una involuzione autoritaria di molte Istituzioni solo ufficialmente democratiche.


Banca Italia svende tra sprechi e incuranza verso il destino delle attività commerciali.

3 Febbraio 2010

 Gentile ed Illustrissimo Presidente,Gentile Governatore, 

con la presente è mia intenzione segnalare alla Vostra attenzione il mio personale disagio nell’osservare le scelte, gestionali, attuate da Banca Italia Torino. La medesima ha sede in via Arsenale, in un palazzo storico che, in passato, era anche residenza di affittuari, parti contrattuali con Banca d’Italia, privati e commerciali. Lentamente Banca d’Italia non ha rinnovato i contratti di locazione e l’edificio si è lentamente svuotato riducendosi ad ospitare, oltre la Banca, due attività commerciali a cui è già stata comunicata l’intenzione di non rinnovare il patto, giungendo in un caso al proprio e vero sfratto esecutivo. 

La piccola impresa sfrattata è un bar, la cui licenza è stata acquisita da non molto tempo dalla famiglia che lo conduce, la quale è sull’orlo della disperazione in seguito alla cessata attività forzata verso cui va incontro. In tempi di grave crisi economica, come gli attuali, ritengo paradossale che Banca d’Italia crei altri tre disoccupati almeno, così come è assurda la collocazione di un ponteggio a ridosso della facciata aulica del palazzo che da quattro anni ne caratterizza i contorni: ponteggio elevato a causa di un tema architettonico pericolante il cui costo di messa in sicurezza, probabilmente, era minore del noleggio dei tubi in ferro medesimi.

Il tutto sembra sempre più un grande spreco di risorse pubbliche: alloggi ed esercizi vuoti da anni con il mancato introito conseguente, si sommano al costo del ponteggio stesso. Suggerirei, con umiltà, che sarebbe cosa opportuna evitare gli ultimi sfratti almeno sino all’alienazione effettiva dello stabile: un piccolo gesto di umanità ed intelligenza in mezzo a tanti atti incomprensibili e, ritengo, opposti al concetto di chi amministra da “Buon padre di famiglia” i beni pubblici. 

Ringrazio per l’attenzione prestata a questa mia e, con l’occasione, porgo i più cordiali saluti.     

 


Abolita l’antica norma che tutelava i cittadini dagli abusi di potere pubblico.

29 Settembre 2009

ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO: abrogazione dell’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944.  

Premesso che: ·        recentemente, tramite l’istituto del voto di fiducia, il Senato della Repubblica Italiana ha abrogato l’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944; ·        l’articolo abrogato prevedeva che i cittadini sono esenti da sanzioni “quando il Pubblico Ufficiale o incaricato di Pubblico Servizio ovvero il Pubblico Impiegato abbia causato la reazione dei cittadini eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni”; ·        l’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944 era di fatto un’esimente infatti nei casi previsti dal medesimo, ossia cittadino che agisca in modo penalmente rilvante in seguito ad arbitri da parte di personale pubblico, non si applicano in capo al soggetto dante causa le disposizioni dell’articolo 337 e 339 c.p.; ·        si assiste nel silenzio assoluto dei mass media, ad un lento ed inesorabile erodere del sistema giuridico di garanzia, ed a salvaguardia, dei cittadini innanzi ad eventuali soprusi attuati dal potere pubblico.                   

Il Consiglio regionale, impegna la Giunta:

 ·        a manifestare, nelle opportune sedi istituzionali, la propria contrarietà nei confronti dell’abrogazione dell’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944; ·       

.         a formalizzare presso la conferenza Stato – Regioni la richiesta di iniziative comuni atte al ripristino della norma abrogata, auspicando la direzione che porti ad una riforma diritto penale di maggior tutela verso chi, nei limiti dei principi costituzionali, manifesti adeguatamente il suo dissenso verso l’operato politico di governi ed amministrazioni locali.

     


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