Banca Italia svende tra sprechi e incuranza verso il destino delle attività commerciali.

3 Febbraio 2010

 Gentile ed Illustrissimo Presidente,Gentile Governatore, 

con la presente è mia intenzione segnalare alla Vostra attenzione il mio personale disagio nell’osservare le scelte, gestionali, attuate da Banca Italia Torino. La medesima ha sede in via Arsenale, in un palazzo storico che, in passato, era anche residenza di affittuari, parti contrattuali con Banca d’Italia, privati e commerciali. Lentamente Banca d’Italia non ha rinnovato i contratti di locazione e l’edificio si è lentamente svuotato riducendosi ad ospitare, oltre la Banca, due attività commerciali a cui è già stata comunicata l’intenzione di non rinnovare il patto, giungendo in un caso al proprio e vero sfratto esecutivo. 

La piccola impresa sfrattata è un bar, la cui licenza è stata acquisita da non molto tempo dalla famiglia che lo conduce, la quale è sull’orlo della disperazione in seguito alla cessata attività forzata verso cui va incontro. In tempi di grave crisi economica, come gli attuali, ritengo paradossale che Banca d’Italia crei altri tre disoccupati almeno, così come è assurda la collocazione di un ponteggio a ridosso della facciata aulica del palazzo che da quattro anni ne caratterizza i contorni: ponteggio elevato a causa di un tema architettonico pericolante il cui costo di messa in sicurezza, probabilmente, era minore del noleggio dei tubi in ferro medesimi.

Il tutto sembra sempre più un grande spreco di risorse pubbliche: alloggi ed esercizi vuoti da anni con il mancato introito conseguente, si sommano al costo del ponteggio stesso. Suggerirei, con umiltà, che sarebbe cosa opportuna evitare gli ultimi sfratti almeno sino all’alienazione effettiva dello stabile: un piccolo gesto di umanità ed intelligenza in mezzo a tanti atti incomprensibili e, ritengo, opposti al concetto di chi amministra da “Buon padre di famiglia” i beni pubblici. 

Ringrazio per l’attenzione prestata a questa mia e, con l’occasione, porgo i più cordiali saluti.     

 


Abolita l’antica norma che tutelava i cittadini dagli abusi di potere pubblico.

29 Settembre 2009

ORDINE DEL GIORNO

OGGETTO: abrogazione dell’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944.  

Premesso che: ·        recentemente, tramite l’istituto del voto di fiducia, il Senato della Repubblica Italiana ha abrogato l’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944; ·        l’articolo abrogato prevedeva che i cittadini sono esenti da sanzioni “quando il Pubblico Ufficiale o incaricato di Pubblico Servizio ovvero il Pubblico Impiegato abbia causato la reazione dei cittadini eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni”; ·        l’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944 era di fatto un’esimente infatti nei casi previsti dal medesimo, ossia cittadino che agisca in modo penalmente rilvante in seguito ad arbitri da parte di personale pubblico, non si applicano in capo al soggetto dante causa le disposizioni dell’articolo 337 e 339 c.p.; ·        si assiste nel silenzio assoluto dei mass media, ad un lento ed inesorabile erodere del sistema giuridico di garanzia, ed a salvaguardia, dei cittadini innanzi ad eventuali soprusi attuati dal potere pubblico.                   

Il Consiglio regionale, impegna la Giunta:

 ·        a manifestare, nelle opportune sedi istituzionali, la propria contrarietà nei confronti dell’abrogazione dell’art. 4 del decreto legislativo luogotenenziale n. 288 del 14 settembre 1944; ·       

.         a formalizzare presso la conferenza Stato – Regioni la richiesta di iniziative comuni atte al ripristino della norma abrogata, auspicando la direzione che porti ad una riforma diritto penale di maggior tutela verso chi, nei limiti dei principi costituzionali, manifesti adeguatamente il suo dissenso verso l’operato politico di governi ed amministrazioni locali.