Il “nuovo” comune di Torino si è avviato. La macchina politica, eletta a maggio, ha preso il controllo dell’apparato amministrativo e, passata la pausa estiva, si prepara a prendere in mano la vita della città insieme a quella dei torinesi.

   I primi atti sono già visibili, e consegnano a noi tutti la speranza in un mondo davvero migliore: un mondo pieno di soddisfazioni e speranze per il futuro.

   L’atto più significativo portato a compimento dal neo sindaco Fassino, giovane torinese dalle grandi attese, è stato il taglio del nastro al nuovo “negozio” Eataly di via Lagrange. Trattasi di un’attività commerciale redditizia, gestita dal figlio di Oscar Farinetti (il fondatore del gruppo Eataly), che ha aperto i battenti in agosto, rilevando i locali appartenuti alla defunta azienda Vagnino, di cui non sappiamo che fine abbiano fatto i dipendenti.

   Naturalmente ci aspettiamo che il primo cittadino torinese d’ora in vanti si rechi a tutte le aperture di punti commerciali, con tanto di fascia tricolore, per consegnare alle inaugurazioni momenti ufficiali come quelli regalati ad Eataly.  Qualcuno potrebbe pensare malignamente che la presenza di Fassino in via Lagrange fosse dovuta, guarda caso, all’amicizia politica che lega il mondo slow food al PD piemontese, l’Università di Pollenzio è stata ampiamente finanziata dalla giunta regionale Bresso ed anche da quella Ghigo, ma credo che questo vada smentito: siamo infatti certi che il Sindaco presiederà anche alla prossima inaugurazione della Kebaberia della società Mohamed- Romanuscu, situata in Torino Nord.

   Oltre al doveroso atto concesso ad Eataly, la nuova giunta ha preparato anche un ghiotto pacchetto al sistema educativo per l’infanzia del capoluogo piemontese. L’assessore ai Servizi Educativi, forse a sua stessa insaputa, ha allestito un piano che prevede il rientro negli asili nido di quei dipendenti oramai da tempo destinati ad altre mansioni in città. Un piano che esclude automaticamente circa 150 precari dalla possibilità di avere un posto di lavoro in comune, gli stessi che in passato avevano letteralmente salvato i servizi all’infanzia, ed al contempo farebbe risparmiare una manciatina di Euro alle casse di piazza Palazzo di Città 1. Questa illuminata scelta alimenterà ancora un po’ il numero di disoccupati in questa “ricca” città, e contemporaneamente aiuterà a fornire un pessimo servizio all’infanzia stessa.

   Tagliare i servizi per non ridurre i fondi destinati ad amici e sostenitori, qualcuno potrebbe dire indicando il clientelismo quale causa di tanto dissesto finanziario pubblico, ma all’assessore stesso pare che la cosa non interessi. Chi si è recato all’Anatra Zoppa giovedì sera ha potuto osservare un responsabile politico ai servizi educativi, targato Sinistra e Libertà, nel pallone più completo: apparentemente non consapevole di quanto accadeva ed insensibile alle vicende dei precari li presenti; incapace nel dare una risposta convincente a quei giovani che chiedevano spiegazioni in merito. E’ incredibile come alcuni ruoli di potere consegnino sin da subito, all’indomani del termine della campagna elettorale, un’arroganza che colloca gli assessori sul Monte Olimpo: mentre i cittadini sono costretti a porgere loro omaggio, quali umili questuanti.

   La stizza che ha colto l’assessore durante il dibattito, in seno alla festa del suo partito, si è espressa più volte tramite gesti ed espressioni inequivocabili: neppure Chiamparino nei primi mesi del suo mandato avrebbe reagito così alle domande del pubblico, seppur critico. L’unico concetto chiaramente emerso, dalle sue parole, era quello che la politica non poteva fare nulla in merito, poiché decideva tutto l’amministrazione burocratica.

   Settemila elettori hanno sognato una Torino a misura d’uomo e per la collettività, ma ha vinto, ancora una volta, il grigio torbido. Gli effetti, di tale vittoria, si stanno rilevando con tutto il loro potere nefasto.

    

 

Sono certo anch’io che l’apertura a NY del nuovo punto vendita della catene Eataly contribuirà a far conoscere Torino, il Piemonte nei territori d’oltreoceano: un dato che fa sicuramente piacere.

Eataly, che si occupa della distribuzione di prodotti definiti d’eccellenza e dal prezzo generalmente accessibile ad una classe medio alta, è una delle tante aziende private italiane che portano l’immagine della nostra regione all’estero, cosi come infatti fanno altre realtà spesso lasciate a loro stesse.

Malgrado il lato positivo dell’inaugurazione, fa meno piacere il dato della fitta presenza di politici locali, e soprattutto del sindaco di Torino, in occasione dell’evento stesso: una presenza il cui costo, credo, sia stato interamente addebitato al pubblico.

Eataly , che spicca per unire ai cartelli “chi ruba è un ladro” ad azioni promozionali ben costruite, è realtà a cui la politica pare molto attenta, al punto di guadagnare molto spazio all’interno del programma regionale presentato dalla stessa Bresso, la presenza del sindaco a New York. Malgrado l’adozione da parte del mondo amministrativo pubblico, l’azienda di distribuzione pubblica è privata, così come lo è l’Università di Pollenzio.

Sinceramente dopo le vicende legate al Premio Grinzane ritengo che la politica dovrebbe, cautamente,  valutare con più attenzione modi e tempi con cui presentarsi mascotte di una qualsiasi realtà, e magari prestare più orecchio alle grida d’aiuto che la nostra terra lancia quotidianamente.

Ne sono esempio i precari che in questi giorni vengono convocati per le sostituzioni presso gli asili nido: giovani obbligati a presentarsi entro poche ore dalla chiamata, a pena di decadenza, per accedere a contratti a tempo determinato mensili e rinnovabili dopo Natale, cosicché il Comune non si debba accollare le spese delle vacanze. Centinaia di ragazze gettati nel baratro della precaria incertezza, centinaia di vite a “scommessa” a cui, tra inaugurazioni e salotti “eccellenti”, nessuno sembra interessarsi. Non chiedete come possa essere messo in relazione il tutto..sarebbe una domanda superflua.