ALCUNE IMPRESSIONI DOPO IL SILENZIO DEL PRE COTA.

14 Aprile 2010

I mea culpa mancati e quelli utili per guardare al futuro. In passato spesso l’autocritica aiutava ad individuare le falle del sistema e, conseguentemente, giungere al rimedio, all’ammenda. Oggi spesso l’autocritica diventa oggetto, nel metodo, di sfottò innanzi a quello che sembra un rito vuoto di significato. 

Su questa premessa diamo un quadro, anche a costo di essere ripetitivi, di quanto avvenuto nelle consultazioni regionali ultime scorse.  

Partiamo dalle trivelle in Valle Susa. Un evento fisico, non solo mediatico, ben studiato a tavolino da settori ampi del Governo centrale: piazzare trivelle ovunque e di notte, con lo scopo di fare alzare la tensione raccogliendone poi i frutti. Naturalmente la Presidente Bresso è caduta nella trappola come un allocco: tra un amarcord della marcia dei 40.000 al Lingotto e dichiarazioni emotive la frittata si è cotta da sola. A questo si aggiunga il quadro del Consiglio, luogo in cui gli assessori, tranne rare nostre eccezioni, sono spiccati per assenze ed incapacità (evito l’elenco poiché non sarebbe facile da chiudere). 

Gli assessorati che avrebbero potuto rappresentare l’innovazione del dopo Ghigo, hanno preferito invece schierarsi con la sclerotizzazione della spinta innovativa, che è rimasta solo sulla carta nell’ambito ambiente, trasporti, cultura, urbanistica turismo, sport, industria e tanto altro: regalando a molte illusioni del post centrodestra un amaro risveglio. Un risveglio confermato dalle minacce lanciate dal PD agli amministratori ribelli della Valle Susa e dai toni violenti con cui i dirigenti democratici additavano i No Tav. 

Un mix di arroganza presuntuosa che ha comportato il fermo allontanamento dal voto di tante persone. 

Testimone di questa amara situazione il programma Bresso in cui, nelle prime pagine, spicca solo un elemento di sviluppo: Eataly, realtà citata innumerevoli volte. 

In apertura ho fatto cenno all’autocritica, ma ho scantonato in realtà l’argomento sino ad ora.

Vi sono temi invece che non vanno evitati, e che se affrontati con decisione potrebbero riportare il popolo di sinistra a dire che noi non siamo come gli altri.  

In primis ritorna, come più volte accennato da tanti, la questione morale: ossia la necessità di saper e voler valutare l’etica, il nostro comportamento, gli atti di alleati e nostri compagni. Essere superficiali su questo tema è pericoloso oltre che dannoso. Non è possibile guardare a persone che fanno della politica il loro sporco lavoro e che per portare avanti se stessi si adattano, senza scrupoli, a pratiche da far invidia alla peggior DC antica (vedi ad esempio l’unico eletto della lista Bresso): il rischio di essere contagiati è forte ed il gioco spesso non vale la candela. 

Per morale, da non confondere con moralismo, intendo anche la conduzione di lotte e battaglie da chi ha il dovere di coordinare il collettivo di lavoro, ai gruppi come ovunque. Lo svendere gli obiettivi politici del partito in un ottica elettorale, o per una manciata di interessi propri è cosa grave, un atteggiamento che occorrerebbe  fermare sul nascere.    

In secondo è necessario ritrovare autorevolezza ed affidabilità: due elementi che dall’esterno non vengono più percepiti nel modo in cui lo erano in passato per quanto ci riguardava. Gli incredibili nostri cedimenti, da me segnati con voto difforme al gruppo nell’indifferenza generale del Partito, su temi importanti quali i buoni scuola, le delocalizzazioni e la lotta alle discriminazioni (in cambio di cosa non è dato sapere) non hanno certo fornito elemento di chiarezza, anzi, ad un quadro politico dai contorni sempre più incerti. Troppo facile a questo aggiungere il tema Tav: questione spesso strumentalizzata nelle fasi traumatiche del partito, ma che al momento della resa dei conti, con PD ed alleati,  viene sacrificata nel nome di alleanze mal costruite ed ambigue nella loro linea politica.  

Dulcis in fundo, si è sciaguratamente deciso di cedere anche sulla riforma del regolamento consiliare, cosicché si renderà ancor più difficile la battaglia di resistenza che dovrà portare avanti l’unica compagna eletta nella prossima legislatura. Scelta a cui il sottoscritto, con il compagno Dalmasso, si è opposto sino a giungere, ancora una volta, al voto non conforme al gruppo durante il dibattito in aula. Anche in questo caso si ha l’impressione che ancora una volta la sudditanza all’egemonia PD ricadrà, negli effetti, sulle teste di tutti, con buona pace di coloro che ritenevano impossibile una vittoria del Centro Destra su Bresso.  

Occorre, ne sono convinto, uscire del “pidicentrismo” ed iniziare a ragionare quale forza autonoma in grado di badare a se stessa, e scegliere con chi e quando allearsi nelle battaglie non solo elettorali. Occorre un guizzo di dignità che metta al primo posto la risposta, culturale e politica, all’aggressione a tutto campo portata avanti dalla destra. Separare le questioni che ci obbligano da tempo alla discussione ideologica, su cui giusto discutere, dalle azioni immediate su cui costruire l’attualità e la strada a quello che amo chiamare il “neo comunismo” (ossia l’esperienza che diventa azione odierna, dell’oggi guardando al mondo nuovo). 

La mia esperienza nell’ultima campagna elettorale, segnata da piccole e grandi situazioni Kafkiane determinate dal solito agire per gruppuscoli, ha lasciato almeno in me delle certezze: ossia come assenza di lucidità, unita a visioni spesso miopi, rendano la lotta elettorale un’ultima spiaggia in cui combatti contro i nemici sbagliati, in cui versi energie per poco o niente. 

Mentre a Roma si cospirava, tra banchetti e scannamenti di potere, i barbari scendevano lungo la penisola: questo temo sia il quadro più allucinante e vicino all’essere quotidiano del fare politica nel 2010, a sinistra come a destra. 

E’ inutile cercare colpevoli altrove se non guardandosi allo specchio. Il fenomeno Grillo, che ritengo qualunquistico e non di sinistra (come loro stessi affermano rivendicando uno spazio politico trasversale), ha colmato il vuoto da noi lasciato. In quartiere ho pagato l’essere sempre troppo altrove fisicamente, e non ho recuperato in Valle quello che anche la stessa mi ha sottratto nel mio territorio di origine. La colpa di quanto accaduto, non è certo dei circoli e dei compagni, anzi, ma di scelte vagliate non con la dovuta attenzione che hanno comportato la ribellione dei Movimenti verso noi, tutto l’opposto di ciò che accadeva anni addietro (sino al famoso e drammatico G8 di Genova). 

Come è possibile essere egemonizzati da atteggiamenti derivanti dal sistema pre tangentopoli e, inoltre, da un partito, come quello Democratico, che sembra la fotocopia brutta del PSI di Craxi: lo  testimonia non solo la vicenda Grinzane, SITO di Orbassano, oppure la gestione del post olimpico e conseguenti speculazioni, ma ancor più le voglie e le motivazioni, squisitamente anti democratiche, che stanno dietro alla vicenda TAV, vicenda penosa per tutta la nostra comunità umana. 

Morale pur correndo (letteralmente) in Valle, sempre in accordo con i circoli, sono stati pochi i voti conquistati, così come sembra non aver pagato, se non in parte, l’essere, e ci siamo stati davvero, davanti alle fabbriche in crisi e no. L’ironia della sorte sembra essere quella di lavoratori, operai, che hanno votato la Lega premiandola pure per una campagna elettorale incentrata sulle delocalizzazioni che, in realtà, la Lega stessa ha bocciato in aula.  

Ironia è anche quella di una iniziativa politica targata PRC, avviata dopo un’esperienza personale agli sportelli, inerente il modello para strozzinaggio di Equitalia, ed approdata all’approvazione di un odg in aula, ma ignorata quasi del tutto dal Partito regalandola così ad altri candidati e gruppi. 

Forse è vero che le esigenze dei cittadini non  passano più nelle risposte fornite dai partiti, forse è vero che occorre ricongiungere una cultura nostra sparsa ai 4 venti, e magari anche tra le file degli altezzosi grillini, ma per verificare tutto questo non necessitiamo di altri tatticismi, di altre cospirazioni da “Barbiere di Siviglia”. 

Necessitiamo di un ritorno al territorio, un ritorno a laboratori diffusi a cui fornire organizzazione e sostegno, ma anche libertà di elaborazione: dare contenuto all’importante parola Comunismo è fondamentale Occorre farlo ed in fretta altrimenti non potremo più misurarci con alcun comunismo, bensì solo con un fastidioso ed opprimente tecno fascismo mascherato beffardamente dalle parole “popolo” e “libertà”. 

 Saluti fraterni.                 


IL MIO PROGRAMMA- REGIONALI 2010.

23 Marzo 2010

Con ancora maggior forza, anche grazie all’esperienza maturata in questi cinque anni, mi batterò con tutte le mie forze per:

LAVORO- giungere, oltre all’estensione degli ammortizzatori sociali a chi oggi ne è sprovvisto, ad una riforma legislativa delle leggi inerenti la materia industria e lavoro. Il mio scopo è quello di ricondurre l’ente pubblico regionale ad “intromettersi “ nelle materie economiche con la strategia di tutelare occupazione e produzione  “buona” (art. 1 Costituzione). Promuoverò con forza le proposte di legge contro la delocalizzazione delle attività,  la ricostituzione di un ente di gestione pubblico per la riconversione industriale, il sostegno dell’imprenditoria giovanile in aree montane e depresse,  il legare gli aiuti alle imprese tutelando le piccole medie imprese etiche e perseguendo i cosiddetti “banditi”.

TRASPORTI- continuerò la lotta contro lo spreco e la devastazione del nefasto progetto TAV. Vigilerò sui risultati della privatizzazione delle ferrovie, limitandone i danni e al contempo favorendo processi di aiuto al trasporto pubblico al fine di portarlo ai livelli di una civiltà moderna, e quindi vicino alle esigenze dei pendolari. Vigilerò contro le opere infrastrutturali inutili, oltre alla Tav cito la Tangenziale est, per favorire quelle che promettono davvero soluzioni alla collettività favorendo il miglioramento della qualità  della vita dei cittadini.

SANITA’- sosterrò la nostra politica di difesa della “buona” sanità pubblica contrastando le speculazioni ai danni della salute dei cittadini. Favorirò le politiche corrette di tutela e miglioramento del sistema ospedaliero combattendo contro ogni tentativo di ridurre l’assistenza ad un apparato per pochi benestanti. Sosterrò ancora percorsi che vadano al riconoscimento delle proprietà terapeutiche in capo alla canapa.

ASSISTENZA- il mio impegno sarà tutto proteso alla salvaguardia del welfare, incrementando le attività di sostegno al reddito, ammortizzatori sociali, tutela dei disoccupati, sostegno alle famiglie con anziani a carico, tutela del sistema dell’assistenza domiciliare. Donne, anziani, giovani sono punti di forza della società e non di debolezza, come spesso si ama fare tra demagogia e parole vuote. Più nidi e più servizi legati alla mediazione familiare.

CULTURA-TURISMO- ritengo necessaria la massima trasparenza in merito alla gestione regionale dei due settori. Continuerò a lottare per la trasparenza massima delle erogazioni finanziare combattendo clientelismi e favoritismi al limite della legalità. Aiuterò i territori al fine di valorizzarne il patrimonio culturale, naturale e conseguentemente turistico.

DIRITTI- continuerò a battermi contro ogni forma di discriminazione, tutelando tutti coloro che sono perseguiti in seguito a quelle che vogliono essere dipinte quali loro differenze (che in realtà sono solo tali per stereotipi consegnati dall’ottusità all’umanità). Seguirò il sistema carcerario, sia quello storico che il neonato sistema amministrativo (CIE), mi impegnerò al fine che i valori della Resistenza e della Costituzione vengano rilanciati e difesi. Tutela piena del diritto al lavoro.

SOLDI PUBBLICI- PARTECIPATE- sosterrò con vigore le proposte inerenti i controlli sul sistema degli appalti e della gestione dei cantieri stessi, favorendo l’attivazione di commissioni di controllo consegnate ai cittadini; riproporrò leggi al fine di tagliare i costi ed i benefici della politica. Maggiori controlli sulle società partecipate e ritorno alle società a controllo pieno pubblico che garantiscono un maggior risparmio e massima efficienza (se non lasciate a se stesse).

CASA- sarò al fianco di chi proporrà iniziative di salvaguardia al diritto assoluto alla casa, quale diritto inalienabile ed imprescindibile.

SPORT- lotterò per uno sport democratico, pubblico, aperto al mondo delle associazioni ed ai giovani in situazioni di disagio. Sport quale terapia sociale.

AMIBIENTE- continuerà la mia attività anti nucleare e di contrasto al business dell’ambiente, ossia l’intreccio pericoloso tra politica ed affaristi che devastano il nostro patrimonio ambientale; caso concreto è sovente quello delle cave. Sosterrò le nuove energie, le limitazioni del consumo territoriale ed il riconoscimento di pari dignità agli animali. Porterò avanti la battaglia sulla gestione consapevole dei rifiuti.

BILANCIO- basta al grande, ed inutile, spreco di denaro pubblico derivante da pressioni esterne e potenti. Occorre un bilancio trasparente, partecipato ed indirizzato al bene della collettività,  del rilancio dei territori e dei cittadini. Proseguirò il contrasto assoluto alla politica, ai limiti dello “strozzinaggio”, di Equitalia.

POLIZIA LOCALE- ritengo che prevenzione e mediazione del conflitto siano le sole risposte vere al problema sicurezza. Continuerà la mia opera di appoggio alla polizia di prossimità.

AGRICOLTURA- è una risorsa da non relegare all’angolo. La tutela dei terreni agricoli dalle speculazioni aiuta l’agricoltura, a questo vanno affiancate politiche dirette ai giovani imprenditori ed a una coltivazione sana e di qualità.

UNIVERSITA’- DIRITTO ALLO STUDIO-  azzeramento dei cosiddetti buoni scuola e destinazione dei fondi alla scuola pubblica. Investimenti nella ricerca non solo diretti all’ industria, ma soprattutto all’ università, con lo scopo di mantenere in Piemonte i nostri ricercatori. Aumento delle sedi e del rapporto professori- studenti, sensibile incremento dei diritti e della partecipazione studentesca alla vita accademica, sostegno delle disciplina culturali spesso sacrificate a favore di principi legati al mercato.


Cene elettorali e nulla più: cerchiamo i contenuti!

23 Marzo 2010

Una campagna elettorale in sordina, stanca, in cui spiccano facce e volti sui manifesti attaccati ovunque, grazie al condono preventivo varato dal governo, ma dove spicca altrettanto l’assenza di dibattito e proposte.

In questo deserto fatto di volti sorridenti ancora una volta l’unica voce fuori dal coro è la nostra: nell’assenza di argomenti solo i nostri compagni corrono da una fabbrica all’altra, da un territorio violato sino al confronto con i tanti a cui hanno negato diritti e speranze.

Mercedes Bresso, dopo aver affidato per anni ad atteggiamenti arroganti, e distanti dalle persone, la propria pratica politica si spinge oggi addirittura a passeggiare nella periferia di Torino, atto segnalato da lei stessa con i toni enfatici usati davanti ad un grande evento, dedicando il suo “prezioso” tempo  al tardivo incontro di quelle persone a cui aveva negato rappresentanza sino a ieri. Una negazione abituale e grave di rappresentanza democratica, a cui si somma quella sistematicamente perpetuata in Valle di Susa: porzione non piccola della provincia torinese  i cui cittadini sono descritti, dalla presidente uscente, quali pericolosi sovversivi ricchi di conservatorismo ed, al contempo, dotati di armi laser (strano abbinamento tra la fantascienza e la fumettistica surreale), ma che si estende drammaticamente  a tutti quegli ampi settori a cui mai è stata data risposta in questi anni e che lottano perla tutela del territorio e della cosa pubblica.

All’assenza del candidato leghista Cota da ogni luogo legato al lavoro ed alla fabbrica, corrisponde una presenza millesimata di Bresso, la quale proponendo di nuovo lo stesso assessore all’industria nella prossima legislatura, personaggio noto per il proprio immobilismo neoliberista (Bairati), propina ancora ricette tutte incentrate su ammortizzatori sociali e per niente, o nulla, basate  su azioni concrete pubbliche nel campo economico industriale.

Assenza di coraggio, ipocrisia e metodi dal sapore craxiano sembrano portare alla fine questa dispendiosa e scorretta campagna elettorale. Così tra cene autopromozionali, pasta e ceci offerti nelle piazze, sontuosi spuntini dedicati agli anziani, si consuma il niente, cadendo sempre più velocemente nel clientelismo ed abbandonando, di conseguenza,  la ricerca di soluzioni ai nostri guai quotidiani.

Noi andiamo invece avanti. Presenti nel movimento No Tav, tra i lavoratori ed i cittadini per ricordare costantemente loro che l’emergenze democratica è davvero giunta. Presenti su strade e quartieri, i nostri candidati mettono la faccia vera, non solo sui tabelloni elettorali, con il fermo scopo di contrastare l’attuale ritorno al sistema dei signorotti feudali.

Oggi tutti gridano no alle delocalizzazioni, criticano il nucleare ed i trasporti dando vita ad una melassa di cui si nutre l’astensionismo o il qualunquismo dipietrista- grillino. La Federazione ha proposte che sgorgano dalla critica ponderata a quanto che le lobby impongono (Tav e assenza di regia pubblica in economia), su queste occorre ripartire per dare davvero un futuro migliore a tutti quanti i cittadini: qualsiasi sia la loro storia e provenienza.

 

 


Attenzione: vi pongo un dilemma importante!!!!!!!!!!!!

1 Dicembre 2009

Il dilemma è sempre quello! Non ha a che fare con il vecchio slogan della Girella (la morale è sempre quella, fai merenda con…….) ma con una situazione politica sempre più confusa e caotica. Alla vigilia delle elezioni regionali si riaffaccia il quesito con tutta la sua carica di tensione: correre da soli o in alleanza con il PD?

Il sitema maggioritario, voluto e ribadito dai cittadini italiani tramite ben due referendum, tende alla creazione di maggioranze stabili, sicuramente più di una volta, incentrate però su un maxi partito che fonde al suo interno più anime politico culturali, ed una serie di partiti minori che a questo portano voti, ossia acqua.

Non solo. Il sistema incentra scelte e confronti elettorali sui candidati alle maggiori cariche, sindaco o presidente della Regione essi siano. Questo fa si che una volta in carica i vertici amministrativi guardino solo su se stessi per scelte  e decisioni concedendo, al limite, un minimo ruolo ai consiglieri del partito che li ha espressi (quasi sempre PD o PDL). Per gli altri della coalizione il destino è segnato, relegandoli ad un ruolo di comparsata in cui emergono spesso solo in base alle marchette che portano ai propri amici o campanili.

Ed ecco comparire la scelta. Stare fuori coerentemente da tutto portando avanti con fierezza il proprio modello di società, o scendere a patti sapendo però a quali condizionamenti si va incontro? Oggi la giornata di voto della legge di assestamento, mi ha consegnato in tutta la sua crudezza il quadro che ho appena ipotizzato. La mediazione ha visto il sorgere di un mostro, detto legge di accompagnamento, che tramite 38 articoli ha emendato leggi passate, e presenti, di tutti i tipi (dai caravan all’Arpa) e a cui si sono agganciati centinaia di emendamenti altrettanto potenti: espressioni significative di consiglieri portatori di interessi variopinti e variegati.

Così accade che con emendamento bi partisan si modifica lo status delle Pro Loco, e un emendamento (primo firmatario il sottoscritto) che propone misure anti delocalizzazione produttiva, o ampliamenti dei poteri di vigilanza sull’ambiente da parte delle associazioni riconosciute, venga cassato poichè cito “non quella la sede di dibattito”.

Ecco allora la regola d’oro: in tali occasioni si possono destinare fondi mirati a palazzetti del ghiaccio ereidità olimpica, come a Pinerolo, o inviare fondi a Pianezza (ed altrove) per proposte insensatamente fumose, ma non provvedere a misure che garantiscano il buon uso dei soldi pubblici concessi alle imprese (emendamento dal costo pari a zero). Neppure è possibile parlare di tutela, seppur minima, ambientale.

Non ho votato l’assestamento in conseguenza a questa giornata, e vi chiedo: che fare per essere auterovolemente il riferimento per chi vuole cambiare le cose, ma senza essere buttati in un angolino? A voi le risposte!……se potete…..


Legge regionale elettorale: un sarto per cucire addosso ai partiti la legge loro più consona!

13 Settembre 2009

 

Le nuove suggestioni in merito alla proposta di nuova legge elettorale, presentate dal Presidente del Consiglio Regionale Gariglio, si presentano quali punto di partenza, seppur a tratti pericoloso per il confronto democratico,  all’avvio di una nuova fase del dibattito in corso in seno l gruppo di lavoro che si occupa della legge elettorale.

E’ doveroso rilevare il peso preponderante dei gruppi consiliari maggiori, i quali sembrano non voler rinunciare alla possibilità di contare su maggioranze bulgare nella prossima legislatura; possibilità unita alla recente approvazione di un regolamento assembleare che limita di fatto molto la discussione in aula.Il non aver voluto ad oggi rinunciare alle soglie di sbarramento ed il contare due volte i voti presi dalle liste, nel momento in cui si attribuiscono i seggi del listino, sembra condurre sulla strada dell’ennesima legge elettorale cucita su misura in base al principio di non disturbare mai il manovratore.La proposta di consegnare fondi specifici ai gruppi consiliari che eleggono donne in regione, pare lesiva gravemente della dignità di chi da anni conduce lotte sacrosante in difesa del principio di parità di genere, nonché assurda se legata alla discussione in corso sui costi della politica.Alcuni alfieri delle battaglie dette di “Sinistra”, fatte da chi però milita nel PD sedendo in poltrone istituzionali, dovrebbero riflettere su spazi democratici che si restringono di giorno in giorno, anziché dare lezioni ad altri cavalcando lotte strumentalmente moralistiche.