CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Agonia Italia: siti inutili di interesse nazionale e lavoro negato.

Scritto da juribossuto.it il 26 ottobre 2011

COMUNICATO STAMPA

Agonia Italia: siti inutili di interesse nazionale e lavoro negato

    Evidentemente il crollo di un sistema Paese viene annunciato da alcuni sintomi quali l’incoerenza, l’informazione deformata, la scomparsa di ogni etica nei più della classe politica, l’impossibilità di una visione sociale a lungo periodo ed il nepotismo clientelare, che pervade ogni piega del pubblico e del privato.

    Segnali di una patologia annunciatasi quale inevitabile in Italia, a prescindere da Centro Destra e Centro Sinistra al governo, e che hanno ancora una volta denuncia nel lavoro e nella TAV  il segnale del degrado imminente. La Lear “dismette” letteralmente i suoi lavoratori, che si aggiungono ai tanti impegnati a presidiano cancelli chiusi, mentre Pininfarina,Ilmas e decine di altre aziende proseguono nell’opera di abbandono del territorio e della produzione. Un collasso di diritti in capo al lavoro ed alla fattura materiale sembrano dare vita al sogno “dell’Italia da bere”.

    L’asso della manica, la Panacea di ogni cosa, rimane il TAV: la promessa di sviluppo e lavoro da qui a 20 anni. Una follia che sembra partorita da un autore di fumetti anziché dal potere politico economico di casa. Gli industriali a novembre metteranno sulle televisioni nazionali il loro spot, modello famiglia del Mulino Bianco, che narrerà una linea ad alta velocità serena e da favola. Intanto il sito del cantiere ferroviario viene dichiarato “di interesse nazionale” e chi lo varca non autorizzato rischia da una fucilata a qualche anno di galera: una serie di contraddizioni sintomo di quanto annunciato.

    I lavoratori  nel silenzio di ministri (ed assessori vari) attenderanno il miracolo Tav e certa informazione certificherà, trasformandolo in verità, lo spot del TAV tracciato Bianco. Altro sintomo: i telegiornali, compreso il regionale RAI, quando scoppiano gli contri trasmettono a iosa le bandiere della Federazione della Sinistra, ma quando va tutto bene come domenica scorsa se ne guardano bene dal farlo. Un’agonia lunga quella politica italiana, una malattia che uccide la libertà di popolazioni intere nel nome di pochi pasciuti Baroni di potere.

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Da settembre altri precari a casa e lavoro “esclusivo”: ecco la Torino della Giunta Fassino.

Scritto da juribossuto.it il 30 luglio 2011

    Il mese di settembre si preannuncia quale avvio di un periodo ancor più grigio per i torinesi. Infatti la metropoli che alcune statistiche, attendibili, indicano come quella con il più alto tasso di povertà, assisterà tra le altre cose anche ad un rimodellamento, in negativo, del sistema educativo infantile.

   L’Assessorato ai Servizi Educativi ha già avviato, prima ancora di aprire il confronto con i sindacati, una consistente contrazione del numero di educatrici a tempo determinato (precari) che ricoprono posti vacanti, sostituzioni e ruoli di sostegno. Da 310 si passerà a confermarne 250 circa, facendo leva sul recupero di altro personale interno “dirottato” da servizi dedicati ad altri progetti educativi.

     Questo pare il frutto dei tagli governativi, ma anche di scelte dissennate attuate nella passata amministrazione Chimparino ed oggi, pare, purtroppo riconfermate. Fare cassa sembra la parola d’ordine: per questa ragione l’asilo nido di via Delleani in queste ore subisce un cantiere che di fatto l’annullerà per lasciare spazio ad un centro per anziani a gestione rigorosamente privata.

    L’evento olimpico, o meglio il glamour intorno al medesimo, ha creato molti cadaveri lasciati marcire al sole e pochi esclusivi posti di lavoro. Per il resto poco male: nell’epoca dei reality ad esclusione in cui uno solo vincerà, lasciare a casa precari rientra nella cultura dominante delle “nomination”. Per Torino invece vorrà dire aumentare la forbice del divario economico tra i suoi cittadini.

    Piccole considerazioni, ma poco importanti nell’attimo in cui apprendiamo sorgerà un palazzo ancora una volta esclusivo in piazza San Carlo e, guada caso, in un edificio di proprietà comunale alienato per incassare alla faccia dei torinesi.

       

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I tagli Cota e le conseguenze occupazionali.

Scritto da juribossuto.it il 22 giugno 2010

I tagli di bilancio annunciati nelle ultime settimane dalla giunta Cota, ed attualmente in discussione presso le commissioni consiliari, si presentano simili, negli effetti, ad una tempesta che si abbatte in un mare burrascoso di suo.

Quotidianamente leggiamo comunicati elencanti, con freddezza dalle caratteristiche quasi monarchiche, le pesanti riduzioni apportate ai vari capitoli di spesa. La prima vittima, in ordine di tempo, è stata la cultura, la quale ha visto calare su di se una sforbiciata milionaria. In seguito abbiamo appreso che sanità ed assistenza sono diventate importanti bersagli di azioni dette di “risparmio”: azioni che si abbattono su infermieri, cittadini non autosufficienti (anziani e down), detenuti, nomadi.

La Lega sembra voler colpire proprio le realtà utili, strategicamente, a costruire il clima di odio su cui edificare a sua volta la propria fortuna elettorale: detenuti e “zingari” verranno nuovamente ricacciati in una sorta di pattumiera sociale, da cui essere ripescati solo per trattare il tanto caro tema “sicurezza”.

Purtroppo a più sfugge la consistenza del dramma sociale, derivante dalle scelte di Cota, il quale trova fondi per Tav e grandi speculazioni, ma non reperisce finanze per il popolo piemontese. In un contesto come il presente, fatto di disoccupazione perpetua, cassa integrazione infinita e contratti di lavoro invece limitati sovente alle 24 ore, le scelte del governo locale non portano solo l’ulteriore emarginazione di alcune categorie social, ma conducono anche ad un serio appesantimento del dato occupazionale.

L’incremento della disoccupazione, già derivante dalle riduzioni dei trasferimenti statali ai comuni, avrà ulteriori sviluppi sia nel settore culturale che in quello sociale: artisti, scenografi, addetti, artigiani, cooperative, badanti, educatori si preparano ad essere le prossime vittime di una programmazione politica cieca e quindi limitata.

colpi di scure optate dal governo Cota, costeranno cari a ciò che è rimasto del mondo lavorativo piemontese. Guardando alle cifre dei settori per ora più interessati, ripeto essere sanità- cultura- assistenza, è possibile valutare in circa 3.000 i posti di lavoro che cadranno a causa di questo attacco regionale. Tremila cittadini, probabilmente impegnati da contratti di collaborazione o soci di cooperativa, vedono innanzi a loro un futuro ancor più difficile di quello a cui tristemente abituati.

Cooperative sociali e cultura sono di fatto dei veri e propri settori industriali: settori discriminati poiché da una parte  di reperiscono risorse per chi costruisce ferrovie ed autostrade, consegnando occupazione spesso in nero e al limite della dignità umana, mentre al contempo si annullano gli ambiti destinati ai servizi alla persona (tempo libero o assistenza essi siano).

Non vogliono queste poche righe essere il sunto di una perniciosa profezia, ma un semplicemente il quadro di uno stato dell’arte che, se non stiamo attenti, potrebbe abbattere la nostra comunità in modo irreversibile.

 

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Bilancio di fine mandato: la presidenza commissione lavoro, industria.

Scritto da juribossuto.it il 29 aprile 2010

La sintesi di cinque anni, ossia del periodo inerente l’ottava legislatura, nell’ambito della materia lavoro, ospitata e trattata nei lavori della VII commissione consiliare da me presieduta dopo una prima fase coordinata dal compagno Clement, non può prescindere dal guardare alle battaglie combattute ed, al contempo,  quanto abbiamo portato a “casa” ed a quanto rimane da fare.

Abbiamo tentato, negli anni di presidenza della VII, di trasformare la commissione stessa da legislativa solo, quindi con prioritario compito di esame delle leggi, a sede in cui i lavoratori potessero rappresentare le loro istanze sensibilizzando, nel merito, le Istituzioni elettive. 

Non si contano infatti le audizioni in cui i lavoratori hanno illustrato le ristrutturazioni aziendali di cui sono caduti vittime, oppure le delocalizzazione all’estero dovute a chiusure speculative improvvise e repentine. Il dramma derivante da licenziamenti e mobilità lunghe ha segnato le riunioni di settima, sino a farci immaginare le conseguenze di esistenze abbandonate a se stesse il cui epilogo è purtroppo spesso il suicidio (come è accaduto recentemente a Vinovo). 

Un quadro pesante che disegna ciò che è in realtà la situazione dei lavoratori in Piemonte. Il nostro pensiero và ai dipendenti di Genco, privati della cassaintegrazione a causa dei mancati versamenti da parte della proprietà, và all’Eaton ed ai tanti giorni di presidio nel freddo portati avanti dagli operai. Il pensiero ancora và alla Danfoss dove tutti lavoravano più del dovuto per avere in cambio il famigerato calcio nel “sedere” di buona uscita, và anche alla Cabind ed alle speranza spezzate di chi innanzi ai macchinari nuovi in fabbrica guardava ad un buon intervento strutturale da parte della Regione. Non può non tornare alla mente la Bertone, le tante cartiere in odor di chiusura, alla Boge ed alla SKF con lo sciopero della fame avviato da una coraggiosa lavoratrice solitaria. 

Mancano nell’elenco la Dyco, la Jhonson Eletrics, la Rambaudo, la Vertek e molte altre realtà a cui recentemente si aggiungono Phonmedia ed Eutelia insieme ai loro padroni fantasma nonché dal fare squadristico fascista. Certamente occorre non distogliere lo sguardo dai precari, dagli sfruttati che operano in molte cooperative (o presunte tali) ben rappresentati dalla vicenda giocata sulla loro pelle in reggia a Venaria, ed infine dai soggetti a contratto ad ora. Abbiamo provato ad inserire in Palazzo Lascaris la società reale, quello che spesso manifesta fuori dal palazzo: sulle strade, sulle piazze e nei tanti presidi di protesta. 

Il vero rammarico rimane questo: ossia l’aver incrementato in  modo anche sostanziale gli aiuti sociali, ammortizzatori fondamentali per il sostentamento di molti, ma senza esser riusciti al contempo a modificare strutturalmente il sistema. Abbiamo assistito alla nascita di norme importanti sul settore welfare e artigianato, ma è mancato il coraggio di andare oltre. 

Oltre al sostegno al reddito, incrementato ed ampliato grazie al nostro lavoro politico, occorreva un segnale di cambiamento: un’azione legislativa seria che protegga i territori dalle delocalizzazioni all’estero delle attività produttive, che avvii esperienze di autoimprenditorialità  e si ponga quale riferimento concreto nei confronti della piccola media impresa, oltre che verso i lavoratori. 

Gli oltre cinquanta emendamenti che abbiamo messo al vaglio del consiglio, nel momento in cui si discuteva della nuova legge sul lavoro a firma Migliasso, dimostrano la nostra chiara intenzione a non scordare i veri problemi che attanagliano i diritti di chi lavora e la possibilità di una “buona”Produzione in Piemonte.  

Tutelare il lavoro giusto ed emarginare i banditi: una scommessa su cui testardamente continuiamo e continueremo a spendere tutte le nostre energie e lotte.

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Bialetti ed Eutelia: drammi che richiamano vecchie e nuove giunte alle loro responsabilità.

Scritto da juribossuto.it il 22 aprile 2010

Attendo con impazienza il vedere le conseguenze pratiche alle dichiarazioni del neo presidente Cota in merito alla grave situazione occupazionale che da tempo investe il Piemonte. 

Non bastano dichiarazioni e buoni propositi per uscire dal pericoloso stallo in cui si trovano i lavoratori piemontesi.

La vicenda Bialetti, unita ad altre in corso tra cui l’ennesimo stabilimento in odor di trasloco all’estero a Settimo Torinese, bene indica quale sia la soluzione da intraprendere al più presto: una soluzione legislativa quale unico possibile deterrente alle delocalizzazioni; una legge come quella da noi proposto anni addietro e bocciata, compattamente, nel mese di febbraio dal consiglio regionale.  

Eutelia, su si esprime un timido ottimismo per quanto concerne lo sperato commissariamento, e Bialetti: da una parte addirittura l’impossibilità di identificare un responsabile dell’impresa, dall’altra un marchio storico, ma in ambedue lavoratori vittime di scelte scriteriate incentrate sul maggior profitto ottenuto scappando all’estero o, semplicemente, auto saccheggiando l’impresa stressa. 

E’ tempo di non premiare imprenditori irresponsabili laddove hanno anche goduto di contributi pubblici, ed al contempo avviare percorsi di auto imprenditorialità. Nessun soldo pubblico a chi fugge all’estero; nessun sostegno a chi apre e chiude società a scapito di territori, lavoratori e famiglie. 

Alla nuova giunta regionale la scelta sulla strada da intraprendere per uscire dalla solita demagogia degli annunci.    

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Il Consiglio approva l’atto di indirizzo contro le delocalizzazioni. Il mio non voto all’assestamento: ecco il perchè.

Scritto da juribossuto.it il 1 dicembre 2009

E’ passato con i voti favorevoli di quasi tutta l’aula la mozione di cui sono primo firmatario della mozione, indirizzata alla ricezione di norme legislative anti-delocalizzazioni. 

Una richiesta di normativa che ha ben poco di estremistico, ma basata su un buon senso che premi i contratti di territorio, a cui legare gli aiuti pubblici alle imprese, e punisca i “banditi”, ossia gli imprenditori che prendono i soldi e scappano. Sono soddisfatto che questa mozione sia stata votata anche se si tratta solo di un intento ed un’indicazione.

Giovedì la discussione del progetto di legge sulle delocalizzazioni sarà in VII Commissione; se non si procedesse con l’articolato, richiamerò direttamente in aula il testo affinché i vari gruppi esprimano pubblicamente le proprie posizioni. 

In assestamento era possibile fare un passo avanti votando un emendamento presentato dal Prc. Si è scelto di rinviare le soluzioni. Anche per questa ragione, assieme all’erogazione di fondi ai privati senza garanzie e dimenticando i piccoli imprenditori, non ho votato l’assestamento.

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Misure anti crisi: tutelare i lavoratori oltre alle imprese.

Scritto da juribossuto.it il 24 novembre 2009

La crisi ha colpito e sta colpendo in maniera pesante i lavoratori. I dati sono allarmanti: quasi il 10 per cento dei contratti a termine, nella prima metà dell’anno, non sono stati rinnovati, scende il lavoro dipendente, 100mila under 34 in tutta Italia hanno perso il lavoro. Le imprese, soprattutto le medie e piccole, sono anch’esse in situazione di forte debolezza.

Le politiche messe in atto dalla Regione nei confronti delle PMI, come la moratoria di un anno per la restituzione dei contributi concessi al sistema produttivo piemontese, sono sicuramente positivi e danno una boccata d’ossigeno. 

Dettò ciò bisogna distinguere tra imprese “buone” e imprese “cattive”, da chi è in obbiettiva difficoltà per la contrazione del mercato e il problema dell’accesso al credito e tra chi approfitta dalla crisi per licenziare e/o delocalizzare. 

Per questo come Rifondazione abbiamo presentato diverso tempo fa una proposta di legge che prevede di porre delle regole di erogazione ai contributi pubblici per le aziende, rendendo gli stessi realmente utili allo sviluppo ed alla crescita economica del territorio, al quale devono rimanere legate per un numero consistente di anni.

Mi auguro che nella discussione in corso venga prese seriamente in considerazione e possa rientrare nel “pacchetto anti-crisi. 

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Delocalizzazioni selvagge: a quando una legge che impedisca il “prendi i soldi e scappa!”

Scritto da juribossuto.it il 22 febbraio 2009

I lavoratori della Cabind, Chiusa San Michele, hanno ricevuto da poco 78 lettere di licenziamento. Il loro stabilimento viene spostato in Polonia, nazione sull’orlo del crack come parte dell’est Europa, azienda che segue, nelle scelte, l’Olimpias (gruppo Benetton) pronta a trasferirsi, invece, in Tunisia.

L’elenco dell’industria che va via, potrebbe essere lungo così come quello dei lavoratori che di conseguenza si trovano all’improvviso senza lavoro. Migliaia di famiglie espulse da ogni possibilità di sostentamento, nel nome di una globalizzazione a vantaggio solo di alcuni. Infatti non sono stati globalizzati i diritti, ma solo le speculazioni, cosicchè laddove  le garanzie per chi lavora diventano inesistenti vale la pena, nel nome del profitto più che mai senza scrupoli, spostare sedi e macchinari: alla faccia, magari, dei contributi incamerati grazie agli enti locali del paese di origine.

Vi sono frontiere da depredare o tramite l’apertura di sportelli bancari (ed all’improvviso chiusi, come in Ucraina l’Unicredit ed Intesa) o per mezzo del maggior sfruttamento del lavoro altrui. Il tutto grazie all’aiuto di normative che favoriscono il “far west” per alcuni e le ronde, contemporaneamente, per altri.

Da due anni abbiamo depositato in Regione, un progetto di legge che interviene sulla materia delle delocalizzazioni, laddove l’ente ha erogato contributi i sostegno. Una legge semplice: hai preso contributi, allora ti impegni a ripsettare la collettività che te li ha erogati, se invece scappi via l’azienda rimane a noi.

Un testo premiante nei riguardi degli imprenditori seri, che tra l’altro approvano l’iniziativa, e dei territori; al contario punitivo per i pirateschi speculatori. Un testo che giace nella commissine, che presiedo, poichè ad alcuni assessori non piace a causa del tentativo di regia pubblica sull’economia che, il testo di legge, porta con se.

Chissà quando una certa sinistra riaprirà i propri occhi sulla realtà che la circonda?

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Con i lavoratori Johnson Electric.

Scritto da juribossuto.it il 24 gennaio 2009

 L’iniziativa dei lavoratori della Johnson Electric di Moncalieri di aprire, insieme con il sindacalista Fiom-Cgil Ivano Franco, un gruppo su Facebook (http://apps.facebook.com/causes/200018?m=ab07ea1b&recruiter_id=21020354) per salvare il proprio posto di lavoro e l’azienda è innovativa ed intelligente”.

Certamente non è un social network a poter garantire il futuro dei 120 dipendenti, ma si tratta di uno strumento in più di comunicazione e sensibilizzazione. Per questo mi sono iscritto ed ho invitato altri a farlo”.

Passando dal virtuale al terreno, mi auguro che – visto l’ennesimo caso di delocalizzazione – possa in qualche modo essere ripresa in considerazione la nostra legge sulle delocalizzazioni, così da impedire l’ennesima perdita produttiva che colpisce il nostro territorio.

Il nostro appello va alla maggioranza regionale affinché dia seguito alle indicazioni che anche il Sindaco di Torino Chiamparino ha lanciato in occasione della vicenda Motorola, relativamente all’inammissibilità dei comportamenti delle aziende che usufruiscono, nella stragrande maggioranza dei casi, dei contributi pubblici e poi decidono di chiudere i battenti lasciando sul terreno le macerie dei loro fallimenti.

 

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CONFERENZA STAMPA: “NUOVA PROPOSTA DI LEGGE SU MOBBING ”

Scritto da juribossuto.it il 22 settembre 2008

Sala dei Presidenti – Consiglio Regionale del Piemonte – Via Alfieri 15 Martedì 23 Settembre 2008 - Ore 13

Il Gruppo del Prc presenta la proposta di legge “Azioni per prevenire e contrastare il fenomeno del mobbing e lo stress psico-sociale nei luoghi di lavoro”. Un fenomeno che, dicono le statistiche, è quantitativamente sempre più preoccupante ed ha pesanti conseguenze che ricadono sulla società, oltre che sulla famiglia e sull’azienda. I punti salienti della proposta di legge:-  attivazione di specifici corsi di formazione professionale per gli operatori sociali e sanitari; - finanziamenti rivolti allo svolgimento di campagne informative;- incentivi per l’assistenza legale, medica e psicoterapeutica a favore dei lavoratori e delle loro famiglie;- sportelli di assistenza e di ascolto dei lavoratori che abbiano avuto esperienze di mobbing o di disagio lavorativo, da attivarsi presso i comuni e le province;- osservatorio regionale sul mobbing e il disagio lavorativo;- attività di controllo e misure di tipo amministrativo nei confronti dei datori di lavoro dove si verificano episodi di mobbing- stanziamento di quasi 2 milioni di euro.

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