CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Una possibile analisi elettorale in una Città che dorme tra i guanciali forniti dagli “yes men” e dalle regine del salotto bello

Scritto da juribossuto.it il 11 giugno 2014

Scrivere sull’ultima tornata elettorale non è cosa semplice per me. Non lo è perché ho sofferto prima, dopo e durante le elezioni (dovrei essere abituato poiché non è la prima volta che mi accade negli ultimi anni); non lo è perché sono tristi le analisi che elaboro prendendo, al contempo, atto di quanto avviene in questo Paese. 

Incrociare le dita per raggiungere almeno lo sbarramento elettorale è oramai un’abitudine che mi porto dietro da tempo, così come quella di valutare che l’asticella è oramai troppo alta per i nostri poco allenati polpacci. Per cui ho sperato, nei giorni di campagna elettorale volantinando in alcuni mercati, che la lista Tsipras facesse più del 4% alle europee. Il risultato, seppur di misura, mi ha regalato un po’ di serenità dopo una giornata al fulmicotone: grazie a percentuali che, durante le proiezioni, oscillavano un po’ sopra ed un po’ sotto lo sbarramento medesimo. Per quanto riguardava le regionali mi sono arreso molto prima poiché ho rivisto a Sinistra le dinamiche che già avevo riscontrato, seppur in forma minore, durante la mia campagna elettorale per le comunali del 2011 a Torino.

 E’ chiaro che malgrado l’elezione di tre deputati al Parlamento europeo ci sia poco da stare allegri per chi si riconosce, come me, negli ideali socialisti/comunisti della Sinistra. Da un rapido conto incentrato sui voti assoluti (per me meno infidi delle percentuali che sono relative ai votanti) la Sinistra, in un anno, ha comunque perso più di 500.000 voti: quel 4 virgola qualcosa per cento si rivela una sorta di esito da sforzo disperato.

 Evidentemente in Italia la Sinistra sta pagando il conto presentato dai cittadini, dai propri elettori, dopo anni di errori strategici e “snobbismo intellettuale”. Le continue scissioni hanno certificato la mancanza di affidabilità verso un movimento politico che, nel tempo, aveva perso tutte le caratteristiche, nonché le energie, acquisite durante la lotta di Liberazione ed il dopoguerra. Una sensazione di inutilità sostanziale avvolge oggi gli eredi del PCI e di DP: forse anche a causa di una classe dirigente assolutamente impreparata ed allergica alle contrapposizioni interne nonché alle critiche, anche quando costruttive.

 I leader, nel folklore di alcune aree politiche, vengono relegati ad un ruolo inutile e borghese ma quando mancano crolla tutta la struttura emergendo solamente l’incapacità di rinnovamento dei quadri unita all’assenza sostanziale di questi ultimi. Anche nella Sinistra istituzionale, come nelle imprese private e nei grandi partiti di centro, i dirigenti amano circondarsi da “yes men” e “yes women”. Sapere dire “si” nei partiti è requisito essenziale per aspirare a candidature e poltrone: fenomeno di cui non sono esenti i partiti più piccoli e quasi ridotti ad un lumicino.

  Una contraddizione pesante in ambiti social/comunisti quella di basare le candidature sulla base della propensione alla condivisione delle scelte fatte dai vertici: caratteristica molto borghese, quasi monarchica o da regime, che oltre ad uccidere i bravi militanti annienta la critica sana da cui emergono normalmente idee e limiti da superare. Un asservimento molto pericoloso che toglie autorevolezza mettendo a nudo la scarsezza reale di azioni politiche a fini di bene collettivo evidenziando, al contempo, l’aver tali partiti come unico fine la propria sopravvivenza. Tipica manifestazione di tale fenomeno è quello della migrazione dei quadri e dei livelli medi da un leader all’altro: a favore di chi si gioca buone carte per diventare un cavallo vincente.

In un quadro triste di questa natura non può che trovare fortuna un partito come il M5S. Nell’entropia del quotidiano, e nel fallimento di sempre della Sinistra, ecco una formula vincente: un bel vaffanculo a tutti recitato da un uomo che sa tenere il palcoscenico così come lo schermo televisivo. Un grido “artistico” che smuove lo stagno piatto e sembra idoneo a ridare speranza ai tanti delusi. Oltre a volti di candidati che sembrano voler spazzare via anche quelle posizioni acquisite, ed intoccabili, presenti a Sinistra come a Destra. Il voto di Livorno dimostra ampiamente come il popolo della Sinistra stia dimostrando, ancora una volta, tutto il suo malessere. Contemporaneamente alcune frange della lista Tsipras discutevano sulla mancata rinuncia della Spinelli al seggio conquistato in Parlamento Europeo: ennesima prova pubblica di spappolamento generale di quel settore politico.

Le grida purtroppo, specialmente nel popolo di chi si informa, hanno fiato corto. Per cui se a queste non segue qualcosa di concreto, tipo un cambiamento palpabile sociale, ecco che queste si spengono e l’ugola risuona nel vuoto (o quasi). E’ così allora che Tsipras prende voti nelle zone bene di Torino mentre Grillo va meglio in periferia (pur incassando una sconfitta) ed il PD acquista fiducia pur stando sotto i voti assoluti di Veltroni per circa un milione di preferenze.

Quella di Renzi sembra una vittoria di Pirro: il trionfo di un ragazzotto viziatello che ha speso tutto per comprarsi un giochetto che potrebbe smontarsi mentre lo regge in mano. La vicenda dello scandalo veneto temo dimostri bene quel che intendo nelle righe precedenti.

Qualcuno ribadisce che si possa vincere regalando 80 € in busta paga alla classe medio bassa, ma se questa è davvero la cambiale firmata da Renzi, al fine di poter vincere, allora prepariamoci ad un clamoroso protesto notificatogli in tempi brevi: infatti il Decreto legge n.66/2014 (art. 8 comma 8   ) prevede, insieme al bonus,  riduzioni del 5% di tutti i costi dei contratti da parte di Comuni e Province, costringendo in tal modo gli enti pubblici territoriali a rifare tutti gli appalti in corso modificandoli al ribasso. E’ inutile ricordare che alcuni servizi potrebbero essere messi pesantemente a rischio.

Come se il quadro non fosse già drammatico la Lega Nord resuscita con una percentuale non altissima di consensi ma importante, ancor più alla luce degli scandali che ha colpito la sua dirigenza in passato e le sue responsabilità di governo con i vari esecutivi Berlusconi. Una riaffermazione farcita di slogans popolati da fantasmi xenofobi ed enormi parole d’ordine qualunquiste e viscerali (immigrazione ed uscita Euro).

 In merito all’ex “Cavaliere nero” poco da aggiungere se non la fortuna sfacciata di un affidamento ai servizi sociali che impone, all’ex premier, quattro ore di tanto in tanto di volontariato in una casa per anziani. Non sappiamo quali siano le sue mansioni in quell’istituto religioso, ma certamente la situazione ha fruttato non poco a livello mediatico riuscendo ancora a garantirgli una percentuale di elettori fedeli che probabilmente nessuno si attendeva (nemmeno in FI). Berlusconi ancora una volta ha saputo, purtroppo per noi tutti, giocare al rilancio lo scacco matto in cui è stato messo per qualche minuto.

 Ecco la fotografia di una nazione in cui non vota oltre il 40% dei suoi cittadini senza che nessun partito batta ciglio: l’importante è la percentuale ottenuta e certamente non il numero di chi si reca ai seggi. Attenzione però che il malcontento sale ma in Italia non sembra profilarsi uno scenario da Rivoluzione francese bensì di Vandea tra superstizioni, slogans semplicisti (a Destra come a Sinistra) e forte implosione sociale (anche da parte dei proletari e sottoproletari italici che cura solo più l’estrema destra).

 Si continua ad ignorare, da una parte e dall’altra degli schieramenti politici, il grido di sofferenza che giunge da tante famiglie e tantissimi giovani, spesso senza elevata educazione scolastica, che vivono nelle sempre più abbandonate periferie metropolitane. Un urlo a cui si associa quello dei tanti laureati rimasti senza lavoro e senza entrate economiche. Categorie destinate all’oblio oppure a cadere sotto i colpi di una crescente demagogia priva di proposte: gran colpa di questa situazione ricade, purtroppo, sulla sfasciata Sinistra.

 Ad ogni modo Torino presenta un caso nel caso. L’elezione di Sergio Chiamparino a presidente della regione era cosa prevedibile ma certamente non con tali percentuali di adesione. Soprattutto avendo sott’occhio lì impoverimento della Città (di Torino) in questi ultimi anni. Una povertà che si concentra in alcune zone della metropoli ma che è resa ancor più grave dalla carenza di fondi pubblici per interventi nel disagio anche solo di tamponamento. Una miseria che oramai si nota anche nel centro storico pedemontano tra trascuratezza dei servizi (giardini e pulizia), difetti di manutenzione (piazze e porfidi) ed aumento del fenomeno di senza tetto che fanno dei portici (soprattutto le gallerie) il loro giaciglio.

 Il Piemonte è molto conservatore e quest’ultimo è stato un voto di conservazione. Un voto che ha riconfermato il potere ai salotti buoni di Torino, i quali sono tornati al timone della malconcia galera piemontese. Timonieri, quindi, colti nel mondo degli imprenditori e delle regine di quadri mentre in molto casi le competenze sono rimaste fuori dalla porta dei locali dove si riunirà la giunta.

 Tutto cambia perché niente muti: questa sembra la miglior frase da assurgere a motto cittadino (di fianco al Toret verde). Nulla muta nel capoluogo pedemontano che vive il suo quotidiano tra baroni e regnanti incontrastati. Una nobiltà senza neppure più un Gramsci che gli si scateni contro con tutta la sua lucida intelligenza: la Torino dei ricchi negozi, dal cibo per ricchi, e delle prossime televisioni accese sui mondiali brasiliani può continuare a dormire tranquilla in un sonno catatonico. Una sola raccomandazione: attenzione al risveglio poiché potrebbe essere brusco a fare molto male.

 Meglio sognare ad occhi ben chiusi e pensare che il manovratore, che decide per tutti, sappia il da farsi. Si consiglia di non disturbarlo mai e se dovesse sbagliare pazienza poiché facile criticarlo al bar, come al mercato, ma guai dovesse affidare al popolo le proprie sorti: troppa fatica, meglio fare una croce sempre sui soliti ….. così tanto per poter dormire ancora un pochetto.


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Poco da ridere tutti!!!!

Scritto da juribossuto.it il 26 maggio 2014

Allora sui definitivi PD oggi 11.172.096 voti; 2008 voti 12.095,306. Quindi rispetto a Veltroni (fatto santo subito dall’estrema destra per quel che aveva causato alla sinistra) Renzi prende 1.000.000 di voti in meno.
Occorre però riflettere anche su Tsipras (che ho votato con forza).
Tsipras (Riv. Civile e SeL) 1.103.000 voti
nel 2013 SeL più Riv. Civile 1.854.614 voti, persi circa altri 800.000 voti…..
Poco da ridere la Lega: 2008 3.024.522 voti, oggi 1.686.000 (sempre troppi!!)

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G. Guccione, dal titolo ” Markey sociale, 120mila euro al progetto flop” uscito su Repubblica del 18/11.

Scritto da juribossuto.it il 26 novembre 2013

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/11/18/market-sociale-120mila-euro-al-progetto-flop.html

Market sociale, 120mila euro al progetto flop

PRENDI dei locali pubblici, aggiungici centoventimila euro, sempre pubblici, e dalli a una fondazione privata per mettere in piedi un market.

Un “negozio sociale” con prezzi calmierati, secondo gli ideatori del progetto, e non c’ è motivo al momento per dubitarne, ma pur sempre un piccolo supermercato: con la sola differenza che in questo caso a metterci i soldi è stato il contribuente, perché assieme alla vendita di prodotti a chilometri zero il market aveva il compito di distribuire - e i diretti interessati sostengono di averlo fatto per due anni - la bellezza di 30 pacchi viveri, una volta alla settimana, ad altrettante famiglie del quartiere. Progetto considerato lodevole agli occhi di alcuni (tanto da essere sostenuto dalla Circoscrizione 2 presieduta allora dal consigliere regionale Andrea Stara), quello del «Punto vendita» della Agrisocialcoop, come ancora recita l’ insegna affissa in via De Canal 33 bis, quartiere Mirafiori Nord, si è concluso con un flop clamoroso. Dieci mesi, tra il novembre del 2011 e l’ agosto del 2012, sono bastati per mandare in fumo quei 120mila euro stanziati da Urban 2 a favore di una fondazione, «Dare», nata apposta il 6 dicembre 2010 senza capitale sociale, se non quello che sarebbe arrivato dagli ultimi rimasugli del grande piano di riqualificazione europeo di Mirafiori.

C’ è chi adesso chiede il conto di quell’ esperienza, come la lista civica «La Piazza» che ha presentato un esposto alla Procura della Corte dei Conti per chiedere di verificare un eventuale danno erariale. Compresii canoni mai pagati- si parla di 6.400 euro - nonostante i locali che un tempo ospitavano un centro di orientamento al lavoro fossero stati concessi dalla Circoscrizione con un affitto agevolato di 3.200 euro all’ anno, cioè un abbattimento del 90 per cento rispetto al valore di mercato. Prendere gli alimenti invendutie metterli sul mercatoa prezzi popolari, oppure distribuirli gratis alle famiglie povere, era l’ idea originaria. Insieme con questi sarebbero stati venduti anche i prodotti freschi della cooperativa Agrisocial, tra i soci fondatori della Fondazione Dare. «Peccato che il progetto realizzato si sia rivelato completamente diverso rispetto a quello presentato all’ inizio» fa notare Marco Muzzarelli, che siede oggi tra i banchi della Sala Rossa ma che allora era coordinatore al Commercio della Circoscrizione 2. La piega sembra essere un’ altra. C’ è chi, come riporta la denuncia alla magistratura contabile, fa notare come la merce «non si discosti né nella tipologia né nel prezzo da quella venduta nei negozi limitrofi». Il presidente della Fondazione Dare, Giovanni Paciariello, smentisce: «I prezzi erano ottimi, vendevamo il filetto a 10 euro al chilo, il pane a un euro, con un servizio sociale enorme». Il negozio resta aperto dieci mesi. Finita l’ estate 2012 chiude. «La politica ha smesso di aiutarci, i locali non erano idonei, ci pioveva dentro.

E la Circoscrizione, dopo le elezioni e il cambio di presidenza, non ci ha più messo nelle condizioni di andare avanti» dice Paciariello. Dieci mesi non bastano però per rispettare i tempi minimi di apertura imposti dal progetto, che erano di due anni. Paciariello sostiene che si sia andati avanti fino alla scadenza dei termini necessari: «Ci ho rimesso tremila euro di tasca mia per fare andare avanti il piano da settembre a maggio con la distribuzione dei pacchi viveri: solo in un anno abbiamo dato 90 tonnellate». Come siano stati spesi i 120mila euro, tuttavia, è una delle domande che restano alla fine. «Ci è stata fatta vedere una relazione con il rendiconto di quei fondi, ma è mai stata verificata?», chiede il consigliere di La Piazza, Marco Barla. «I soldi sono spariti in un attimo - risponde Paciariello - Perché li abbiamo spesi per adeguare i locali, comprare il furgone, i frigoriferi, il bancone».

GABRIELE GUCCIONE

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BANCHE E POLITICA: TRA BUGIE E COLPI DI STATO “LEGALI”

Scritto da juribossuto.it il 29 maggio 2013

In questi giorni le dichiarazioni della politica e del mondo finanziario lasciano davvero basiti.

  Da una parte le banche, che pochi giorni fa hanno gridato ai media che le loro difficoltà sono dovute al peso fiscale a cui sono soggette.  Quindi scopriamo che le tasse hanno affossato il sistema bancario, non investimenti spericolati, quali i derivati, o allegre amministrazioni come noi credevamo, bensì il fisco. Sarà allora per un senso di colpa da parte dello Stato che i vari governi italiani hanno erogato miliardi per salvarle: un mare di soldi per rimediare alla distruzione fatta dai managers del sistema bancario. Forse siamo però di fronte ad un caso di immensa faccia tosta, manifestata da chi ha rilasciato un accusa per fare dimenticare il proprio ruolo di imputato.  

Dall’altra parte i partiti, i quali non si la lamentano troppo dell’astensionismo, senza il quale sarebbero alla fine della loro corsa, ma anzi rilanciano con un “patto di saldatura con l’elettorato” (come ha dichiarato il ministro Quagliariello) tramite la modifica della Costituzione. Quindi la sintesi è semplice: non si cambiano abitudini poco trasparenti e spesso gravemente clientelari, ma si stravolge la Carta fondamentale per dare maggio potere al Governo e stabilità conseguente. La risposta quindi è niente più che una sorta di dittatura del nuovo millennio.

  Il M5S è rabbia, con poca politica. Da questo dato di partenza discende la sconfitta odierna. Molti elettori non lo hanno più votato, anzi non hanno più votato. Fatto che riesce pure a far scatenare reazioni di gioia ai pseudo “vincitori”, per i quali i numeri assoluti non esistono. Politicanti per cui il 50% di astensionismo non modifica le percentuali, anzi rafforza la sconfitta degli avversari. Un paradosso che si spiega con un esempio elementare: se votano due soli elettori dando preferenza a due partiti diversi, ogni partito conquista il 50% dei voti, situazione comoda e magari sperata di futura attuazione nella mente di tanti parlamentari.  

Il regista del qualunquismo si prepara ora ad incassare il suo ultimo successo: l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti. E’ chiaro anche a chi scrive che il sistema tramite cui si alimenta di denaro i partiti, è da tempo marcio; così come è chiaro il risultato referendario che tempo fa cancellò tale finanziamento, poi mantenuto grazie ad escamotage legislativi condivisi da tutti.

  Per estirpare le metastasi pare si voglia uccidere il paziente, una cura devastante che scriverà la parola “fine” su questa moribonda democrazia pseudo parlamentare.  

Attualmente i partiti si nutrono di fondi statali, dei contribuenti, e contemporaneamente di donazioni private. Questi riescono a gestire in modo tutt’altro che trasparente i primi  e ad essere proni nel ringraziare prontamente i secondi. Un esempio si può rintracciare nelle grandi opere pubbliche (vedi TAV) sovente poco utili alla collettività, per non dire addirittura dannose, ma di grande vantaggio per chi le esegue e per chi le commissiona.  

La soluzione è fantastica: rinunciare alla trasparenza sull’uso dei soldi pubblici distribuiti alla politica, per limitare ai privati la possibilità di sostenerla, magari usufruendo di sgravi fiscali sino al 90% della cifra donata. Fuori del tutto la glasnost di Gorbaciov, e dentro solo più i “grazie” ai benefattori.

   Una soluzione peggiore della cura: chi sarà quel politico che rifiuterà soldi nel nome dell’interesse pubblico per non dire “grazie” a qualche lobbista? Temo pochi, i più ringrazieranno e noi saremo più deprivati di servizi e circondati da business mascherati con la “pubblica utilità”.

Geniale, davvero. Auguro che rinasca pesto una Sinistra per contrastare tutto questo, ma perché questo avvenga occorre non se ne occupino gli yes men, che in questi anni hanno sostenuto e difeso acriticamente le segreterie in tutte le scelte fatte, ma coloro che possiamo annoverare tra i “dissidenti a ragion veduta”: unici ad aver ancora una qualche credibilità. Di questo parleremo poi….

 

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LETTERA APERA ALLA POLITICA TORINESE

Scritto da juribossuto.it il 26 aprile 2012

 

Che effetto può fare avere la consapevolezza che i cittadini contano nulla quando scendono in campo le potenti lobbies?

 

Quando scendono in campo le lobbies il cittadino cade nella più grande contraddizione della politica. Comprende che nulla può fare contro un potere politico condizionato dai gruppi di pressione economica, quello stesso potere che, magari qualche mese prima, si è rivolto ossessivamente a lui per carpirne il voto.

L’incontro con i gruppi economici di pressione è spesso traumatizzante poiché coincide da una parte con una resa della politica nel fare il proprio lavoro, non si sceglie più il bene collettivo ma esclusivamente quello lobbistico, e dall’altra con l’elettore che di colpo comprende quanto sia marginale il suo ruolo: l’elettore infatti non conterà più nulla sino alle prossime elezioni.

Amministrare dovrebbe voler dire programmare il futuro di una città in base agli interessi della medesima, di conseguenza l’Amministrazione stessa non dovrebbe aver problemi nel confrontarsi con le persone ed i soggetti portatori di idee contrastanti. Al contrario quando i consiglieri o i sindaci lavorano con il fine principale di assecondare un gruppo economico, magari anche mascherato dalla dicitura di cooperativa o di sociale, lo sguardo alla programmazione cittadina cade a con esso il confronto con gli amministrati.

Potrebbe essere un caso o forse no che prosegua ora scrivendo della vicenda asili nido della città di Torino. Partendo, naturalmente, dalle parole del sindaco secondo cui nelle sue attuali scelte non si troverebbe traccia  di privatizzazione, bensì della creazione di un sistema misto a vantaggio di tutti. Di tutti, afferma Fassino, ma il dettaglio di chi siano i vantaggiati non è chiaro.

La cosa certa è quella che riguarda una decina o forse più di nidi, i quali già da luglio passeranno sotto la gestione delle cooperative sociali. In seguito circa trecento precari, che sino ad ora sono stati fondamentali per la sostituzione dei tempi determinati ed il mantenimento del servizio, resteranno senza lavoro. A questi si aggiunge l’incertezza dei lavoratori fissi, altro pilastro fondamentale de servizio a favore dell’infanzia, che si troveranno con orari più lunghi, classi più numerose e sballottati da una sede all’altra.

Sorte simile toccherà ai bambini, destinati a cambiare maestri e vederli sostituiti da personale di cooperativa magari mal pagato e probabilmente con scarsa esperienza. Il comune non risparmierà, l’unica differenza sarà sulla busta paga dei lavoratori, ridotta a pochi Euro all’ora (4/5 Euro lordi). La Città dell’Infanzia rimarrà un amaro ricordo.

Il sistema misto non è un miglioramento e lo sanno i lavoratori della maggior parte delle cooperative sociali, ossia di quelle che di sociale hanno solo la denominazione, lo sanno i dirigenti amministrativi e lo sanno i cittadini a cui regolarmente viene negato il controllo di garanzia sui servizi appaltati. All’indomani dello scandalo dei cimiteri lo avevamo capito tutti, ma la memoria dei Torinesi è corta. Se i lavoratori del sociale fossero pagati il giusto (cosa che non sempre avviene) e non vi fosse il profitto che, in molti casi, va a vantaggio dei dirigenti della stessa, allora forse potremo sperare in qualcosa di meglio: speranza attualmente negata dalle non scelte istituzionali.

Oggi ci prepariamo ad assistere all’ennesimo spettacolo di sfruttamento del lavoro in uno scenario di dismissione del pubblico. L’assenza nei momenti di confronto sul tema asili e materne, come è avvenuto lunedì scorso, del sindaco (all’estero) e dell’assessore competente (per ragioni personali) lo dimostrano ampiamente.

Clientele e voti elettorali sembrano voler disegnare la finta programmazione politica delle nostre città, con buona pace di diritti, servizi ed informazione libera. Chiniamo la testa poiché ci stanno mettendo intorno al collo l’ennesimo cappio, rassicurandosi prima che non scalceremo neppure più una volta sospesi per aria.

 

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La memoria corta della Sinistra torinese favorisce l’opera dei Demolisti.

Scritto da juribossuto.it il 3 aprile 2012

L’ubriacatura continua. Quel clima sociale e politico basato sulla faciloneria e sulle soluzioni di tutti i mali affidate alla negazione dei diritti personali, sembra non terminare mai sin dagli anni 80. La nostra città non solo non si scosta dal distruttivo atteggiamento tenuto dalla classe politica nazionale in questi anni, ma addirittura si pone all’avanguardia dei Demolisti grazie al ben avviato laboratorio di Distruzione della Sinistra  locale e non solo.

Quale esempio di quanto affermato basterebbe fare il riassunto della situazione privatizzazioni in capo alla Città, guardando contemporaneamente ad alcuni nomi che, a Sinistra, hanno caratterizzato il dibattito pre elettorale torinese: confronto orientato all’epoca sul nome da contrapporre al candidato sindaco indicato dall’uscente Chiamparino.

Ebbene nei mesi antecedenti all’inizio del confronto amministrativo, a Torino nacquero alcuni tavoli in cui la Sinistra cittadina si confrontava a tal fine e dove spiccavano alcuni nominativi di “compagni” che si autocandidavano quali unici rappresentanti della vera forza antagonista contrapposta alla compagine di potere del PD.

Tra i protagonisti della presunta Sinistra torinese spicca l’Assessore Pellerino, creatura  politico amministrativa pare voluta dal consigliere regionale PD  Placido,  approdata quindi in Sel poche settimane prima delle elezioni ed ora Assessore ai Servizi Educativi. Assessore oggi pronta a minacciare le dimissioni dalla giunta torinese, ma nelle settimane scorse praticamente apatica innanzi al piano di privatizzazione del servizio dell’istruzione pubblica a favore delle cooperative bianche.

Non dimentichiamo il giovane Passoni, ossia un ex comunista dal percorso politico vivace: area Rosso Ideale,  appoggiato nella raccolta firme per la candidatura alle primarie da un universo variegato tra cui un consigliere regionale ex prc, ex pdci, ex Uniti per Bresso ed ora del  Pd nonché molto “attento” ai voti di preferenza. L’assessore uscente della giunta Chiamparino è stato molto bravo nell’aderire ai tavoli della Torino “che non si piega” ed introdursi così di nuovo in giunta da cui non esprime alcun commento su quanto avviene prima e dopo la violazione del patto di stabilità (privatizzazioni comprese).

A cornice del tutto spicca Sel, ossia il cortile di casa del Pd e luogo di incontro delle varie correnti di cui sopra. Partito che nella fretta di trovare una soluzione salva assessore ha elaborato un piano interessante a salvaguardia delle lavoratrici precarie dei nidi, in odore di esternalizzazione, ma dimenticando la costruzione di un qualsiasi percorso politico che guardasse anche alle privatizzazioni medesime magari impedendole.

Nel caso nidi la frittata cucinata dai Demolisti è così pronta: asili esternalizzati  dando la colpa alle leggi nazionali ed europee, intanto va di moda, e spaccatura in due dei lavoratori. Da una parte i precari e dall’altra le maestre a tempo indeterminato fissi, soggetti con proposte diverse a difesa di occupazione e pubblico in un contesto di demolizione del servizio che avanza .

I Demolisti sono al traguardo della loro diabolica opera. Compresi quelli che stanno straziando la Sinistra salvo magari tra 4 anni rivederli per riproporsi quali nuovi salvatori degli ideali e, fatto che ancor più sconcerta, nel silenzio rispettoso di quel popolo progressista che ha la stessa memoria corta del popolo qualunquista di destra.

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Lo scandalo di una legge che non ho votato.

Scritto da juribossuto.it il 24 luglio 2010

Credo che il ricorso di cui tanto si discute in questi giorni, il quale oltre a mettere la giunta Cota in bilico blocca letteralmente da mesi il Piemonte, debba essere un’occasione seria per riflettere su cosa possa generare la politica “particolarista”.

Chi scrive è uno dei due consiglieri che non ha dato il proprio consenso alla oramai famosa legge elettorale piemontese, la  numero 21 del 2009. Una legge nata nell’ambito della discussione del nuovo regolamento consiliare, e che si è presto trasformata in una prova di forza, e di ricatto, tra le tante anime politiche della regione.

Tra regolamento consiliare, che ritengo un involuzione anti democratica del dibattito consiliare stesso, e legge elettorale, la scorsa legislatura ha visto volare via più di un anno di lavoro, togliendo tempo e attenzione a ben altre, importanti ed urgenti, priorità: il frutto è stato un pasticcio  normativo il cui unico interesse era quello di evitare il “fastidioso” rito della raccolta firme per la presentazione delle liste.

La responsabilità di questo mostro giuridico, che ora alla prova dei fatti non piace a nessuno, è purtroppo collettiva e quasi unanime. La legge 21 assomiglia troppo ad una delle tante leggi non redatte pensando alla società, ai cittadini, ma scritta solo per l’autoconservazione di un sistema partitico: ne è prova la possibilità concessa a chi già presente in consiglio, di riconoscere se stesso e liste a questi collegate. Un modo per scansare quella raccolta firme che, in realtà, dimostra la relazione territorio- partito nel momento in cui si predispone la campagna elettorale; ed anche il metodo per facilitare la creazione di liste civetta e personali. Insomma la conservazione feudale della casta.

Da leggi come quella attuale elettorale, nascono atteggiamenti spontanei quali l’uso di liste familiari, allo scopo di vincere a tutti i costi, e riconoscimenti di liste collegate a vantaggio non solo di Scanderebech, ma anche del blocco di Rabellino. Grandi responsabilità sono in capo al centro destra, ma ne leggo alcune anche presso il centro sinistra.

Ripeto che occorre riflettere seriamente sul modus operandi di una politica cieca e orientata, nelle scelte più importanti, a salvaguardare solo se stessa e, spesso, a danno di coloro a cui si chiede il voto.  Forse oltre a non votarlo, almeno la sinistra avrebbe dovuto avere il coraggio di denunciare con maggior forza quel pacchetto normativo, sperando in un attenzione che spesso la società civile non sembra consegnarle.  

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Nuovi arresti tra politici:le candidature per le regionali siano dettate da spirito di servizio e non da interessi privati.

Scritto da juribossuto.it il 12 febbraio 2010

“L’arresto del Presidente della Provincia di Vercelli Masoero del Pdl – dice Juri Bossuto, Consigliere Regionale del PRC - getta l’ennesima ombra sulla grave connessione tra affari e politica”.

“Sarebbe tempo – continua il consigliere - che le lobby economiche venissero tenute a doverosa distanza dalle istituzioni e le loro rappresentanze popolari. Il vercellese conosce bene l’invadenza di alcune azioni imprenditoriali che ricadono da tempo sul territorio, tra queste le tante cave della Valledora e la Tav di cui Masoero è stato primo sostenitore”.

“In attesa che la giustizia faccia chiarezza – conclude Bossuto - lanciamo l’appello a tutte le forze politiche al fine che le candidature alle prossime elezioni regionali siano dettati da principi di servizio pubblico e non da interessi privati. Ci auguriamo anche, vista la gravità delle accuse, che la destra abbia la decenza di non candidare il presidente provinciale inquisito”.

 

 

 

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Gatti liberi, politici non sempre!

Scritto da juribossuto.it il 14 gennaio 2010

Una ricerca del settimanale inglese New Scientist, incentrata su chi sia migliore tra cane e gatto  si è conclusa con un sostanziale pareggio. Il confrointo era su undici categorie, tra cui spicca quella “cervello”: i neuroni della corteccia felina sono quasi al doppio della controparte canina, ossia 300 milioni anziché 160. Il cani comunque vince nelle categorie “comprensione”, “creatività” ed “addestrabilità”.

 Probabilmente è vero: i neuroni in più che possiede il gatto sono utili alla sua indipendenza.

La libertà richiede di certo più neuroni che l’obbedienza.   

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Come Dio comanda.

Scritto da juribossuto.it il 29 giugno 2009

Pensare: pensare a cosa è andato storto e perché. Riflettere, di continuo, su cosa significhi il risultato elettorale ultimo e quello delle politiche scorse. Meditare, guardarsi intorno mentre si passeggia per la città, osservare dinamiche, scrutare nei volti e nei gesti di coloro che si incrociano lungo le vie ed i corsi. Immergere il proprio cervello in mille domande a cui, regolarmente, tarda giungere anche solo una risposta.

Non basta leggere, non è sufficiente discutere: occorre immergersi invece nel movimento fluido intorno a noi, in quel movimento fatto di problemi quotidiani, paure, angosce e disperazione mista solitudine. L’ultimo film di Gabriele Salvatores (Come Dio comanda)  timidamente prova a scavare nel torbido dell’esistenza quotidiana; ne nasce un’opera contorta e dal sapore tipo “già visto”, ma  il bersaglio, Salvatores, lo centra in pieno.

Una rivelazione non piacevole per noi, comunisti e di sinistra, con cui occorre confrontarsi senza reticenze; una rivelazione che porta la verità: i strati più deboli della popolazione guardano con interesse a ideologie dal sapore neo fascista e riconoscono, ohibò, nel capo dell’italico governo un ruolo di leadership incontrasta ed utile; un “necessario” carisma tale da perdonare a lui tutto, festini e arricchimenti vertiginosi inclusi.

Eppure i segnali di un tal cambiamento politico e culturale, all’interno del nostro Paese, erano da tempo visibili nonché riconoscibili. Intere generazioni sono cresciute all’ombre della televisione e dei suoi istruttivi messaggi; la scuola (affidata a pochi docenti motivati ed appassionati) non è stata in grado di stare al passo con ciò che in casa, degli studenti, avveniva limitando, così, il suo agire a disperate prese d’atto dal proposito modello “salviamo il salvabile e freniamo i danni”; la politica ha giocato in parte a cogliere l’attimo ed in parte ad una pericolosa melina che  l’ha collocata in un angolo. Tutto questo mentre personalismi, e leader da operetta a sinistra, hanno concorso a disegnare un quadro a tinte fosche dal sapore di  nomenklatura alla ricerca di rassicurazioni individuali.

La deriva non sarà facilmente arginabile. Mentre noi militanti austeri (cantava Guccini) leggiamo, studiamo, dibattiamo e sosteniamo che le altrui paure sono frutto dell’ignoranza (vero); la gente del quotidiano lotta per difendere il lavoro, pagare l’affitto, resistere alle costose malattie: persone che tentano, al contempo, di capire perchè la conocorrenza umana sul mercato è così spietata ed ingovernabile; perchè il lavoro è pagato sempre meno e perchè c’è sempre qualcuno disposto ad essere retribuito meno di te.

Marx, qualche anno fa, parlava dell’esercito dei disoccupati, quale arma micidiale di speculazione sulla forza lavoro da parte del capitale. Oggi, temo, il gioco sia sostanzialmente lo stesso con la differenza che ne è morta la consapevolezza a riguardo. Ecco allora che l’immigrato diventa il nemico, il nemico da allontare e cacciare; ecco allora che l’impresa spezza il fronte dei lavoratori creando guerre tra sfruttati a suo esclusivo vantaggio.

In questa società atomizzata e del telelavoro, non può che vincere il messaggio semplice e rassicurante: patria ai patrioti. Ma quali patrioti!? Coloro che prendono i soldi e scappano all’estero? Coloro che si arricchiscono sulle spalle dei più? Coloro che truschinando qui e la hanno carta bianca nel distruggere famiglie e territorio?

E’ tempo di pontificare meno e confrontarsi di più. E’ tempo di umiltà e comprensione. E’ tempo di ricreare una compattezza che dia speranza in un mndo migliore. E’ tempo (soprattutto) di guardarsi intorno, capire ed alzare la testa!

  

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