CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Privatizzazioni: ora tocca ai nidi di Torino.

Scritto da juribossuto.it il 14 febbraio 2012

Siamo vicini ai lavoratori precari dei nidi e delle materne che hanno manifestato oggi davanti all’ingresso del comune di Torino. Le educatrici, vestite da fantasma, hanno voluto evidenziare la loro inesistenza agli occhi di Sindaco e giunta, seppur fisicamente impegnate tutti i giorni in un servizio pubblico essenziale, qual è quello alla prima infanzia.

In questi giorni l’assenza per malattia di alcune educatrici, assunte a tempo indeterminato, ha fatto scattare un’emergenza derivante dal mancato rapporto legale tra il numero di bambini ed educatrici stesse. Parte dei media, e del mondo politico, ha approfittato di questo per accelerare il percorso di affidamento del servizio emergenziale a soggetti privati esterni.

Una ricetta in realtà non obbligatoria e neppure dettata da presunte volontà ineluttabili. Esternalizzare le supplenze non è altro che il primo passo verso la privatizzazione dei nidi: un passo che vede quale prima vittima proprio l’infanzia torinese, oltre a quelle lavoratrici che, per anni, hanno sopperito ai buchi di organico che il comune  non riusciva a colmare in altro modo.

Affidare a terzi un servizio pubblico, un bene comune qual è quello degli asili nidi e scuole materne, non vuol dire fare risparmiare l’Amministrazione pubblica ma solo abbattere la remunerazione del personale ancor più precario.

Noi chiediamo a questo comune un’azione di coraggio. Far si che la scelta di violare il patto di stabilità per garantire il pagamento delle forniture alle aziende private, non cada sulla testa delle lavoratrici e dei lavoratori. Chiediamo il coraggio di mantenere pubblica la gestione di nidi e materne ed inoltre la stabilizzazione dei precari che, sino ad oggi, hanno spesso garantito la continuità del servizio. Altri comuni lo hanno fatto, come Firenze, anche sulla base di calcoli economici che ritraggono l’assenza di risparmi reali nel costo globale di un servizio esternalizzato.

I fondi per stabilizzare i precari ci sono, occorre solo non destinarli ad eventuali clientele o scelte utili solo al super ego di chi le propone.

Ezio LOCATELLI Segretario Provincia Torino PRC

Juri BOSSUTO  Responsabile provinciale Lavoro PRC

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Insultato da un passante vado fiero delle mie idee. Quanti possono dire lo stesso?

Scritto da juribossuto.it il 6 novembre 2011

 In questi giorni difficili per (quasi) tutti è davvero difficile non essere colti da una profonda stanchezza interiore leggendo le dichiarazioni rilasciate da chi amministra il nostro Stato, ma anche gli enti  locali.    Non solo deprimono le agenzie stampa che riportano le affermazioni poco rassicuranti provenienti dal Presidente del Consiglio, in cui si indica nei ristoranti pieni la prova dell’assenza di crisi in Italia, ma danneggiano la speranza per una politica migliore anche le recentissime affermazioni rilasciate dall’assessore torinese Pellerino, in occasione del dibattito in commissione inerente i precari dei nidi cittadini. 

   L’assessore in quota SeL ammette che non vorrebbe essere nei panni dei precari, neppure di un assessore quale è lei, limitando alla prospettiva di una deroga al patto di stabilità l’unica possibilità positiva al dramma dei precari: insomma l’ammissione che non vi è soluzione alcuna.    

Per quanto concerne il non volere l’assessore indossare gli abiti di un assessore la soluzione sembra facile e si chiama “dimissioni”, che giunti a questo punto auspicherei al più presto evitando pure gravi sdoppiamenti di personalità, mentre per garantire ai nidi di poter usufruire della professionalità in capo ai precari occorrerebbe solo reperire risorse evitando gli sprechi a cui siamo da tempo abituati.   

Invitare i precari ad affidarsi all’imprenditoria sociale, come è stato detto in sede comunale, pare davvero un paradosso quasi offensivo sia nei loro confronti che in coloro che ancora credono che la giunta Fassino possa definirsi di Sinistra.    

Oggi pomeriggio un passante, con gli occhi pericolosamente sgranati, incrociandomi ha gridato con violenza “Comunista di merda”: alla luce di quanto viene compiuto da chi si definisce di Sinistra, e da chi invece è dichiaratamente berlusconiano, mi tengo l’insulto e ne faccio preziosa medaglia da appuntarmi al petto.   

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Piazze e precari: alla legge Reale la soluzione, nel silenzio di assessori e giunte varie.

Scritto da juribossuto.it il 19 ottobre 2011

    Sembra incredibile la dinamica di quello che sta accadendo intorno a noi quotidianamente. La classe politica che non si turba innanzi a nulla sembra perdere, clamorosamente, ogni controllo davanti a quanto avvenuto sabato a Roma. Un’agitazione parlamentare irrefrenabile che conduce a voler reintrodurre la legge Reale ed a considerare i disordini di piazza quali atti di “terrorismo urbano”. Ritorna quella legge Reale già considerata liberticida negli anni di piombo, e mai abrogata malgrado la fine dei motivi da cui scaturì, al fine dichiarato di controllare l’agitazione sociale, per fermare un malessere crescente di giorno in giorno.    

   Nulla smuove la Politica, la “P” maiuscola è una concessione puramente gratuita, se non gli atti che mettono a repentaglio la sicurezza della propria esistenza. Non stupisce quindi il suo silenzio, a Torino, innanzi alla consulenza da 160 mila Euro  affidata da GTT, non stupisce neppure la futura consulenza da 400 mila Euro destinata a chi preparerà le nuove ipotesi speculative su Torino nord.Nel Paese del nepotismo, delle corporazioni, delle baronie  i politici non battono quasi ciglio di fronte alla candidatura “sicura” di Di Pietro Jr. o la cooptazione stampo feudale alla guida della Lega già pronunciata a favore del Trota.     

    Nessun stupore per loro, ma la natura umana vorrebbe il contrario. Dopo aver saccheggiato il Pubblico, ora gli amministratori al potere si richiamano ai patti di stabilità e, nel loro nome, sono pronti a svendere quanto amministrato al primo amico, privato, che passa loro innanzi, con buona pace di dipendenti e precari. Vergognoso esempio giunge dalla conduzione in corso, a firma di una giunta detta di Centrosinistra ed un assessore autodichiaratosi addirittura di Sinistra (SEL),  della questione che interessa il futuro degli asili nido torinesi, nonché delle giovani persone che ne garantiscono “precariamente” la continuità di servizio.     

    Ieri il coordinamento precari nido e materne ha simulato, in piazza davanti al comune, il funerale del diritto all’istruzione e della felice sicurezza dei bambini. Dal palazzo comunale l’assessore, senza scendere tra le manifestanti (forse poiché già temeva l’applicazione della Reale) ha avuto un’idea di Sinistra: i precari non riassunti saranno aiutati ad entrare nell’impresa sociale, ossia saranno sostenuti a diventare nuovi sfruttati nel nome della stabilità (di chi poi?).    

    Così il Pubblico che non riuscirebbe a pagare il personale alle sue dipendenze, si appresta ad appaltare i servizi a cooperative sapendo su cosa risparmiare: i costi umani. Un quadro che si avvera con la benedizione delle Fondazioni, di cui alcuni settori interni sono probabilmente interessati al business che si profila.    

    Solo il buon senso potrà salvarci tutti dalle piazze impazzite, in caso contrario temo che la legge Reale potrà solo riempire le galere e nulla più.

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Una città sacrificata alle voglie della Giunta, e del salotto buono: calano le ombre della sera su precari e cittadini “comuni”.

Scritto da juribossuto.it il 28 settembre 2011

   Dal sito del Sindaco, http://www.pierofassinosindaco.it/doc/1539/prima-giunta-delibera-per-risparmiare-700-mila-euro-lanno.htm, leggiamo:  

    “Assegnati i compiti Fassino ha voluto lanciare un segnale, ai suoi assessori e ai torinesi. Come primo atto dell’amministrazione ha fatto approvare una delibera predisposta dall’assessore al Bilancio Gianguido Passoni che taglia del 40 per cento i fondi a disposizione degli assessori per reclutare gli staffisti: 90 mila euro l’anno ciascuno contro i 120 della scorsa giunta. Morale: «Spenderemo un milione l’anno anziché 1,7», fa i conti Passoni. E Fassino chiosa: «È un segnale di sobrietà e rigore». (omissis)
Ancora da fissare - ma sarà comunque questione di ore - il faccia a faccia con l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne. Ieri, intanto, ha confermato quel che già era trapelato nei giorni scorsi: il City manager Cesare Vaciago resterà in carica fino al termine del 2012, quando maturerà i requisiti per la pensione
”.  

   Credo che queste poche righe bene indichino il mondo parallelo in cui la politica di governo, insieme ad alcuni salotti che contano, vive quotidianamente.   Come avrebbe detto Nick Carter qualche anno fa: “Mentre le prime ombre della sera calano su Torino, una losca figura si aggira nella città”.

   Le ombre della sera noi le raffiguriamo con il disagio che, di giorno in giorno, sale tra i giovani e le famiglie torinesi. Un dato conferma quanto raffigurato nell’immagine cupa, del tramonto Torinese, ossia la percentuale di disoccupati giovani che ha raggiunto in questo anno il 20%, un punto in più della percentuale greca, lo stato a rischio fallimento, dove la mancanza di lavoro interessa “solo” il 19% dei suoi cittadini.   

   A questo possiamo aggiungere il destino incerto, appeso ad un filo, dei tanti precari che impegnano la loro opera nel pubblico come nel privato: persone a tutti gli effetti che vanno a riempire, virtualmente, la casella degli “occupati”, seppur per un giorno o per un mese. L’esempio più eclatante giunge ancora dal Comune, dove i giovani precari reggono le sorti dei nidi e delle scuole materne, in una continua condizione di ostaggi in mano alla macchina comunale, la quale punta alla loro tempia una vera pistola: arma caricata con la ricerca di mobilità interna di personale da altre mansioni, al fine di fare a mano dei precari stessi e della loro professionalità, e dalla scelta della Città di far scadere il contratto ai medesimi prima di Natale cosicché non pagare le ferie (Buon Natale direi).   

   Non solo, potremmo sommare la vicenda dei lavoratori CSEA. L’ente formativo, che vive sui trasferimenti del pubblico a questo consorziato e che qualcuno vuole uccidere per fare posto ai privati, non ha i soldi per pagare circa 200 dipendenti i quali da mesi vedono il loro stipendio modello “macchia di leopardo”. I tagli tolgono a 200 famiglie la speranza di un futuro certo, e la dirigenza, di nomina anche comunale, sembra non essere in grado di voler trovare una soluzione al disastro annunciato.   

    Vorremmo infine, a titolo di esempio, ricordare anche sciagurati aumenti di tariffe decisi dalla giunta, tra questi l’uso della parte museale comunale delle Nuove. L’associazione composta da volontari che gestisce l’ex carcere, deve pagare cinque volte tanto per accedere nei locali in proprietà della Città (da 100 Euro al mese a 500) per accompagnare i visitatori nella struttura.   

   Ed ecco che nelle ombre torinesi c’è chi vanta i 90 mila Euro annuali agli staffisti di assessorato (7.500 Euro al mese per assessore), ed il mantenimento del posto conservato dal City Manager (stipendio da super manager) al fine di accompagnarlo alla pensione (poverino).   

   Mentre calano le prime ombre della sera su Torino, alcuni marziani con i nasi a trombetta, purtroppo chiamati dal voto dai torinese stessi, invadono la città per farne ciò che vogliono: portano nomi strani quali giunta Fassino e salotto Chiuso, ed hanno un solo punto debole, seppur difficile da raggiungere, che si chiama PIAZZA. 

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Tagli di nastri e tagli di posti di lavoro: ecco in nuovo Comune di Fassino!

Scritto da juribossuto.it il 12 settembre 2011

Il “nuovo” comune di Torino si è avviato. La macchina politica, eletta a maggio, ha preso il controllo dell’apparato amministrativo e, passata la pausa estiva, si prepara a prendere in mano la vita della città insieme a quella dei torinesi.

   I primi atti sono già visibili, e consegnano a noi tutti la speranza in un mondo davvero migliore: un mondo pieno di soddisfazioni e speranze per il futuro.

   L’atto più significativo portato a compimento dal neo sindaco Fassino, giovane torinese dalle grandi attese, è stato il taglio del nastro al nuovo “negozio” Eataly di via Lagrange. Trattasi di un’attività commerciale redditizia, gestita dal figlio di Oscar Farinetti (il fondatore del gruppo Eataly), che ha aperto i battenti in agosto, rilevando i locali appartenuti alla defunta azienda Vagnino, di cui non sappiamo che fine abbiano fatto i dipendenti.

   Naturalmente ci aspettiamo che il primo cittadino torinese d’ora in vanti si rechi a tutte le aperture di punti commerciali, con tanto di fascia tricolore, per consegnare alle inaugurazioni momenti ufficiali come quelli regalati ad Eataly.  Qualcuno potrebbe pensare malignamente che la presenza di Fassino in via Lagrange fosse dovuta, guarda caso, all’amicizia politica che lega il mondo slow food al PD piemontese, l’Università di Pollenzio è stata ampiamente finanziata dalla giunta regionale Bresso ed anche da quella Ghigo, ma credo che questo vada smentito: siamo infatti certi che il Sindaco presiederà anche alla prossima inaugurazione della Kebaberia della società Mohamed- Romanuscu, situata in Torino Nord.

   Oltre al doveroso atto concesso ad Eataly, la nuova giunta ha preparato anche un ghiotto pacchetto al sistema educativo per l’infanzia del capoluogo piemontese. L’assessore ai Servizi Educativi, forse a sua stessa insaputa, ha allestito un piano che prevede il rientro negli asili nido di quei dipendenti oramai da tempo destinati ad altre mansioni in città. Un piano che esclude automaticamente circa 150 precari dalla possibilità di avere un posto di lavoro in comune, gli stessi che in passato avevano letteralmente salvato i servizi all’infanzia, ed al contempo farebbe risparmiare una manciatina di Euro alle casse di piazza Palazzo di Città 1. Questa illuminata scelta alimenterà ancora un po’ il numero di disoccupati in questa “ricca” città, e contemporaneamente aiuterà a fornire un pessimo servizio all’infanzia stessa.

   Tagliare i servizi per non ridurre i fondi destinati ad amici e sostenitori, qualcuno potrebbe dire indicando il clientelismo quale causa di tanto dissesto finanziario pubblico, ma all’assessore stesso pare che la cosa non interessi. Chi si è recato all’Anatra Zoppa giovedì sera ha potuto osservare un responsabile politico ai servizi educativi, targato Sinistra e Libertà, nel pallone più completo: apparentemente non consapevole di quanto accadeva ed insensibile alle vicende dei precari li presenti; incapace nel dare una risposta convincente a quei giovani che chiedevano spiegazioni in merito. E’ incredibile come alcuni ruoli di potere consegnino sin da subito, all’indomani del termine della campagna elettorale, un’arroganza che colloca gli assessori sul Monte Olimpo: mentre i cittadini sono costretti a porgere loro omaggio, quali umili questuanti.

   La stizza che ha colto l’assessore durante il dibattito, in seno alla festa del suo partito, si è espressa più volte tramite gesti ed espressioni inequivocabili: neppure Chiamparino nei primi mesi del suo mandato avrebbe reagito così alle domande del pubblico, seppur critico. L’unico concetto chiaramente emerso, dalle sue parole, era quello che la politica non poteva fare nulla in merito, poiché decideva tutto l’amministrazione burocratica.

   Settemila elettori hanno sognato una Torino a misura d’uomo e per la collettività, ma ha vinto, ancora una volta, il grigio torbido. Gli effetti, di tale vittoria, si stanno rilevando con tutto il loro potere nefasto.

    

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Da settembre altri precari a casa e lavoro “esclusivo”: ecco la Torino della Giunta Fassino.

Scritto da juribossuto.it il 30 luglio 2011

    Il mese di settembre si preannuncia quale avvio di un periodo ancor più grigio per i torinesi. Infatti la metropoli che alcune statistiche, attendibili, indicano come quella con il più alto tasso di povertà, assisterà tra le altre cose anche ad un rimodellamento, in negativo, del sistema educativo infantile.

   L’Assessorato ai Servizi Educativi ha già avviato, prima ancora di aprire il confronto con i sindacati, una consistente contrazione del numero di educatrici a tempo determinato (precari) che ricoprono posti vacanti, sostituzioni e ruoli di sostegno. Da 310 si passerà a confermarne 250 circa, facendo leva sul recupero di altro personale interno “dirottato” da servizi dedicati ad altri progetti educativi.

     Questo pare il frutto dei tagli governativi, ma anche di scelte dissennate attuate nella passata amministrazione Chimparino ed oggi, pare, purtroppo riconfermate. Fare cassa sembra la parola d’ordine: per questa ragione l’asilo nido di via Delleani in queste ore subisce un cantiere che di fatto l’annullerà per lasciare spazio ad un centro per anziani a gestione rigorosamente privata.

    L’evento olimpico, o meglio il glamour intorno al medesimo, ha creato molti cadaveri lasciati marcire al sole e pochi esclusivi posti di lavoro. Per il resto poco male: nell’epoca dei reality ad esclusione in cui uno solo vincerà, lasciare a casa precari rientra nella cultura dominante delle “nomination”. Per Torino invece vorrà dire aumentare la forbice del divario economico tra i suoi cittadini.

    Piccole considerazioni, ma poco importanti nell’attimo in cui apprendiamo sorgerà un palazzo ancora una volta esclusivo in piazza San Carlo e, guada caso, in un edificio di proprietà comunale alienato per incassare alla faccia dei torinesi.

       

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RICCHE INAUGURAZIONI ALL’ESTERO E PRECARI A TORINO

Scritto da juribossuto.it il 6 settembre 2010

 

Sono certo anch’io che l’apertura a NY del nuovo punto vendita della catene Eataly contribuirà a far conoscere Torino, il Piemonte nei territori d’oltreoceano: un dato che fa sicuramente piacere.

Eataly, che si occupa della distribuzione di prodotti definiti d’eccellenza e dal prezzo generalmente accessibile ad una classe medio alta, è una delle tante aziende private italiane che portano l’immagine della nostra regione all’estero, cosi come infatti fanno altre realtà spesso lasciate a loro stesse.

Malgrado il lato positivo dell’inaugurazione, fa meno piacere il dato della fitta presenza di politici locali, e soprattutto del sindaco di Torino, in occasione dell’evento stesso: una presenza il cui costo, credo, sia stato interamente addebitato al pubblico.

Eataly , che spicca per unire ai cartelli “chi ruba è un ladro” ad azioni promozionali ben costruite, è realtà a cui la politica pare molto attenta, al punto di guadagnare molto spazio all’interno del programma regionale presentato dalla stessa Bresso, la presenza del sindaco a New York. Malgrado l’adozione da parte del mondo amministrativo pubblico, l’azienda di distribuzione pubblica è privata, così come lo è l’Università di Pollenzio.

Sinceramente dopo le vicende legate al Premio Grinzane ritengo che la politica dovrebbe, cautamente,  valutare con più attenzione modi e tempi con cui presentarsi mascotte di una qualsiasi realtà, e magari prestare più orecchio alle grida d’aiuto che la nostra terra lancia quotidianamente.

Ne sono esempio i precari che in questi giorni vengono convocati per le sostituzioni presso gli asili nido: giovani obbligati a presentarsi entro poche ore dalla chiamata, a pena di decadenza, per accedere a contratti a tempo determinato mensili e rinnovabili dopo Natale, cosicché il Comune non si debba accollare le spese delle vacanze. Centinaia di ragazze gettati nel baratro della precaria incertezza, centinaia di vite a “scommessa” a cui, tra inaugurazioni e salotti “eccellenti”, nessuno sembra interessarsi. Non chiedete come possa essere messo in relazione il tutto..sarebbe una domanda superflua.   

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Un invito ai sindacati: evitare guerre tra i precari.

Scritto da juribossuto.it il 4 ottobre 2009

Stupisce il risalto negativo che è stato dato all’appello redatto dai precari dei gruppi regionali per avere un processo di stabilizzazione, legato all’emanazione di concorsi aperti a tutti e non riservati solo a loro. Proprio dalla condivisione della lotta che portò avanti 5 anni fa il compagno Contu nasce da una mia diffidenza derivante dallo stridere delle posizioni che le istituzioni e le organizzazioni sindacali hanno a fronte di fenomeni ben più iniqui su cui al contrario le prese di posizione sono positive.Ad esempio chiedo alla Cisl una coerenza per quanto riguarda l’assunzione di insegnanti di religione e la loro stabilizzazione all’interno di nidi e scuole materne: paradosso in cui personale nominato dalla Curia – quindi senza concorso – viene stabilizzato in ruoli in cui la materia religiosa dovrebbe avere nulla a che fare.Chiedo inoltre a Cgil e Uil un’attenta osservazione dei risultati derivanti dall’ultimo concorso pubblico, concorso ideato per stabilizzare i precari della Regione Piemonte, ma i cui risultati possono definirsi alquanto curiosi: parte dei precari non è entrata in graduatoria pur a fronte di buone prove, mentre in compenso è stata occasione di ingresso alla stabilizzazione regionale per staffisti degli assessorati su cui non discuto certo i requisiti. Allora coerenza vorrebbe il non innestare guerre assurde nel grande mondo del precariato e fermarsi a pensare prima di esternare posizioni cariche di significato negativo e valutando al contempo cosa realmente ed in quali termini, hanno chiesto i precari dei gruppi stessi; evitando così di cadere nel solito due pesi due misure.  Magari dalla stessa riflessione potrebbe risultare ingiusta l’assunzione dei maestri e meno peregrina, al contrario la richiesta di un concorso pubblico aperto avanzata dei precari dei gruppi consiliari.   

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Insegnanti di religione: la cattolicissima Gelmini licenzia ed il comune assume a scapito dei soliti precari.

Scritto da juribossuto.it il 30 settembre 2009

Tempo fa il gruppo consiliare regionale PRC ha depositato un’interrogazione (n.2847) in merito all’assunzione, da parte del comune di Torino, di insegnanti di religione, proposta dalla CISL e sostenuta da una parte della giunta torinese. A questa si affianca l’interpellanza che il gruppo comunale ha formalizzato in questi giorni. Auspico che dalle riunioni presenti, e prossime, tra la Città, ed i precari delle scuole ,materne e nido, siano utili a trovare una soluzione equa anche, soprattutto, per questi ultimi. Se le assunzioni diventassero attuali davvero, queste andrebbero in clamoroso contrasto con la massiccia presenza di precari che da anni, insieme agli altri lavoratori del settore, letteralmente sostengono le sorti del sistema scuole materne ed asili in Torino. Anteporre ai precari, perennemente in graduatoria ed utili più che mai all’occorrenza, insegnati che non hanno esperienza nel delicato settore dell’infanzia, ricordo che oramai per operare nelle scuole destinate ai piccoli è necessario idoneo titolo di laurea, credo sia azione errata oltre che ingiusta nei confronti degli altri lavoratori.A conferma si ricorda che gli insegnanti di religione non accedono alla cattedra mediante concorso pubblico, ma tramite segnalazione dell’arcivescovado locale: prassi che di fatto crea una sorta di corsia preferenziali, fornendo così il fianco a forti dubbi sulla legittimità giuridica e costituzionale della norma stessa, specialmente se una volta acquisito il ruolo, l’autorità ecclesiastica ritenesse di revocarne la nomina.Costruire corsie privilegiate, in questo caso a favore degli insegnanti di religione lasciati a casa dal cattolicissimo governo Berlusconi, a scapito di precari, che spesso convivono con l’assoluta assenza di speranza nel guardare al futuro con un po’ di serenità, significa solo spaccare e contrapporre il mondo degli insegnanti e dare corso, al contempo, ad una soluzione poco Cristiana.            


 

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