Hanno implotonato ed allineato non solo gli operai di Pomigliano, ma anche tutti i cittadini nonché molti organi di informazione.

16 Dicembre 2011

Nella pausa imposta al regime berlusconiano dalla finanza europea, il mondo dell’informazione sembra ritrovare una rinnovata omogeneità di intenti e notizie.

    I media ripropongono il mare piatto, l’olio fermo, ogni qualvolta ritraggono la società e l’economia italiana. Accantonato il Silvio nazionale sembra sia venuta meno la materia del contendere: non vi sono più pro e contro il Presidente del consiglio, ma solo apologeti dell’attuale sistema.

   Gli ultimi avvenimenti forniscono un quadro agghiacciante del modello di informazione a cui sembrano fare riferimento i mezzi di comunicazioni nostrani. Il pensiero unico torna a dominare la carta stampata e le televisioni non lasciando più spazio alle voci di dissenso, rubricate quali esternazioni dei soliti disturbatori di professione.

   Alcuni esempi di questi ultimi giorni sembrano non fare molto onore a quell’articolo 21 della Costituzione che protegge la libertà di stampa e di opinione, fornendo al contrario la certezza dei tanti filtri che avvolgono, e cancellano, quel che non si uniforma all’esistente.

   A prova di quanto affermato, tra le tante, le nuove accuse di violenza rivolte alla manifestazione No TAV dell’8 dicembre scorso: gli organi di stampa continuano, infatti, a vedere solo la rabbia di chi protesta senza nulla eccepire sulla violenza di uno Stato che, per costruire una linea ferroviaria, spende migliaia di Euro al giorno al fine di presidiare militarmente il cantiere privato ed avvia la costruzione, sul modello della Guerra Fredda o di quanto fatto in Israele ed Usa (sul confine del Messico), di un muro anti dissenso in cemento armato.

    Tante sono le pagine quotidianamente dedicate alla critica dei militanti in Valle Susa, giungendo a raggiungere lo sproposito se paragonate al vero delitto dell’anno, ossia l’assalto xenofobo al campo nomadi di Torino nord. Una vicenda oscena e che, per poco, poteva causare delle vittime tra i rom; una pagine nera per Torino nata da una manifestazione organizzata prima ancora di avere certezze in merito al presunto stupro, ad opera di non identificati zingari, poi smentito. Sulla base di notizie da verificare è stata organizzata la solita fiaccolata di alcuni cittadini che invocavano sicurezza dove spiccava, tra i pericolosi presupposti razzisti della manifestazione stessa, anche la segretaria provinciale del PD, nonché presidente della quinta circoscrizione: un fatto gravissimo quasi taciuto dalla Rai Piemonte e non solo.

    Infine mercoledì scorso quando lo sconforto ha dato una stretta al cuore mentre scorrevano sul Tg3 Piemonte le immagini della “sfilata” tra operai in tuta bianca nello stabilimento di Pomigliano. Il servizio giornalistico ha dato risalto ad una notizia extra regionale poiché inerente la magnanima FIAT ed alle paradossali, nonché a mio giudizio offensive, parole di Elkan ( tipo: si dimostra che al Sud c’è voglia di lavorare) e Marchionne (del genere: chi non è con noi è contro l’azienda) relegando la Fiom a ruolo di disturbatori fini a se stessi. Quelle immagini dei lavoratori implotonati ed allineati, nelle loro divise nuove, mi ha riportato alla mente le misure contro la devianza dei discoli attuate sul finire dell’Ottocento: epoca a cui facciamo ritorno solo per la repressione e non per le idee che, in quegli anni, iniziavano a cambiare davvero la Storia muovendo i loro primi passi.  

    Chiudo con il servizio delle Messa celebrata nell’androne di via Verdi per il Natale dei dipendenti Rai, come dire che il vero proprietario del servizio pubblico, l’Arcivescovado, benediceva in tal modo i suoi lavoratori: la cartina torna sole di come viene intesa, dalla direzione via Verdi, la libertà di stampa e l’obiettività. Spesso mi chiedo chi me lo ha fatto fare di contribuire a difendere la Rai in questi anni di attacchi da parte del Governo, poi ho trovato la risposta: quei lavoratori e giornalisti liberi ed in buona fede che non vanno lasciati soli a combattere spesso anche contro i loro responsabili amministrativi e di testata. Mi consolo solo nel non possedere la televisione e di scroccare qua e là immagini che, se fossero continue, non sarebbero per me sostenibili.

  


Non ho parole: insultato dalla redazione TG regionale Rai!

29 Giugno 2011

Ho ricevuto un paio di ore fa una telefonata dalla redazione torinese rai per cui sono ancora incredulo. MI è stato detto che ho insultato tutti i giornalisti con il mio comunicato sui loro servizi e che non devo più scrivere. Non ho parole. Dopo che mi hanno oscurato alle elezioni ancora gridano loro, insultandomi dandomi del Berlusconi! Facciamo qualcosa per cambiare il bollettino della confindustria, che omette ad un suo dovere, in servizio pubblico di informazione!!!!! FACCIAMOLO PRESTO!!!!!!!


Migliaia di persone a Susa per manifestare il loro sdegno: le avrà viste Rai Regione?

29 Giugno 2011

La Rai Regionale saprà guardare al movimento No Tav con i propri occhi, non affidandosi solo a narrazioni di parte?

       Personalmente non sono rimasto allibito solamente dal grave attacco attuato dallo Stato, in località Maddalena, ai danni di molti suoi cittadini: un intervento manu militari, invocato con forza dalle istituzioni pubbliche torinesi, per conquistare un pezzo di terra. Neppure mi ha stupito l’apparente illegalità giuridica con cui lo Stato stesso ha preso possesso di quei terreni, gasando letteralmente centinaia di persone e senza neppure una notifica a chi vanta diritti reali sui terreni medesimi. Ho provato invece un senso di malessere, profondo, nel vedere l’ennesima prova del degrado in cui versa questa vicenda:  prova fornitami dal servizio trasmesso durante il TG3 Regione quale sintesi, poco giornalistica, della giornata valsusina iniziata alle 4 del mattino con l’arrivo della polizia.

    La sequela di interviste trasmesse dal telegiornale regionale, è stata la perfetta cornice della sconfitta democratica che sta vivendo l’Italia. Una serie infinita di politici, di centro destra e centro sinistra, che vantavano i benefici della TAV , facendo ampio uso dei soliti luoghi comuni, e liquidando al contempo gli oppositori con  termini quali “violenti”, “minoritario” ed altro. Il mondo visto, e descritto, dalla redazione del telegiornale sembra il frutto derivante da narrazioni tremendamente faziose. Ai pareri contrari, ossia al mondo reale, la stessa redazione ha riservato pochi minuti, affidandosi alle parole di Perino e Ferrero, presenti sulle barricate nel momento dello sgombero dell’area, non guardando a quel popolo reale impegnato a difendere un territorio e gli interessi di una comunità ben più ampia della Valle Susa.

    Di fatto un coro a senso unico che dovrebbe fare meditare i cittadini tutti su un’opera che unisce gli industriali ai politici PD e PDL, un’informazione clamorosamente di parte che dovrebbe svegliare le persone in buona fede e sinceramente democratiche: coloro che osservano il mondo con i propri occhi, a cui non permettono ad alcuno di inserire miraggi.  

    L’impressione è quella che qualcuno stia giocando con soldi, diritti e beni comuni, e che lo faccia in barba all’informazione ed ai principi costituzionali. Un incubo che, per chi sa riconoscerlo, ha l’aspetto di una drammatica beffa in cui i buoni diventano i cattivi e, come accade in questi casi, i cattivi vestono i panni dei buoni, seppur riconoscibili dal numero di aiutanti su cui possono contare.

I No TAV dovrebbero pretendere giustizia e la possibilità di dare anche la loro versione dei fatti e le motivazioni, credete tutt’altro che banali, alla base delle loro proteste: l’unico modo per poter riconoscere ancora una parvenza democratica a questo nostro martoriato Paese.

     


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