CARTA STRACCIA in POLITIKA – Il blog di JURI Bossuto

Praticamente….l’estratto succoso della cronaca politica 6 - 12 maggio 2015

Scritto da juribossuto.it il 13 maggio 2015

PRATICAMENTE 12 MAGGIO 2015


Seconda rassegna stampa del day after Praticamente (Torinow, canale 18 e 199).
Le notizie commentate martedì sera, con Massimo Tadorni e Diego Giacobbe (per i telefilm), sono state tantissime. Alcune le ripresentiamo qui, in una breve sintesi che racchiude quelle più “ghiotte”.
Buona lettura!!
EXPO
Continua l’attenzione dei media su Expo 2015. Interesse di cronaca agiografico per gran parte dei media, mentre per poche altre testate (su tutte Il Fato) l’osservazione, sui fatti che circondano l’esposizione universale, è di carattere squisitamente giornalistico. Queste ultime puntano la lente di ingrandimento sulle pecche (più o meno gravi) della manifestazione stessa. Gianni Barbacetto, giornalista de Il Fatto, il 9 maggio intitola: “Expo, un milione di metri quadrati che nessuno vuole”. L’articolo si pone importanti quesiti sul futuro dell’area all’indomani della fine dell’esposizione milanese: terreno che nessuno pare volere e forse destinato in futuro ad ospitare alcune facoltà universitarie. Del resto a questo servono gli atenei…..riempire i monumenti allo spreco che nessuno desidera gestire nel dopo (magari già solo per i costi manutentivi).
Il giorno seguente, il 10 maggio, Davide Vecchi intitola, sempre su Il Fatto: “Sulla Via Crucis di Expo cercando un po’ di acqua”. Si tratta del resoconto di una giornata qualsiasi tra i viali dell’esposizione milanese, dove “oltre l’ingresso, quando si arriva in questa estrema periferia milanese, c’è il nulla”. La descrizione fatta dall’inviato a Milano pone attenzione alla quasi assoluta assenza di ombra, lungo i chilometri che separano i vari padiglioni Expo, nonché l’impossibilità di trovare acqua all’interno della fiera. Scrive Vecchi: “Per intravedere qualche padiglione si devono percorrere circo due chilometri a piedi. Bisogna attraversare un ponte sopraelevato su strade e ferrovie”. Continua il giornalista: “A metà un signore si sente male. Lui e la moglie cercano una panchina. Non ce ne sono, non gli resta che accasciarsi a terra”. Il pezzo termina con il lungo elenco, ed aggiungerei penoso, delle opere ancora in lavorazione (tra cui il padiglione UE, oltre a quelli esteri in carico all’Italia).
Il mondo del commercio sembra quindi senza pace. Tensioni dovute non solo per la vicissitudini Expo ma anche all’andamento del mercato che testimonia la crisi della grande distribuzione (ancora da Il Fatto). I dati sono in alcuni casi spietati: il calo di fatturato si attesta sul 21% in cinque anni per Carrefour e 4,3% nel caso di Auchan. Alle percentuali negative di profitto si sommano le proteste dei dipendenti di Auchan e Mc Donald’s. Sono proprio i dipendenti del colosso alimentare americano (in cerca di una verginità etica ed ambientale) a dar vita alla manifestazione di maggior effetto: “sono usciti così tra gli applausi dei propri colleghi e con la musica di Bella Ciao in sottofondo” dirigendosi in piazza San Babila (Il Fatto del 9 maggio2015).
CATASTROFI
Questa settimana a Praticamente Carta Straccia uno spazio viene concesso anche alla categoria “Catastrofi”. Sono due le notizie della settimana che narrano di disastri ambientali. La prima è stata pubblicata quasi in sordina (per la serie “meglio non gridarla troppo”) e riguarda l’esplosione verificatasi in una centrale nucleare di New York. Scrive l’inviato de La Stampa: “Attimi di panico poco fuori New York. Un’esplosione nella centrale nucleare di Buchanan ha causato una intensa coltre di fumo visibile a diversi chilometri di distanza”. Una news da “sapere in pochi”. Al contrario grande risalto si decide di assegnare, sempre sul quotidiano torinese, ad una missione spaziale dai compiti molto particolari. Missione che si pone uno scopo risibile, quasi superfluo: salvare la Terra dall’impatto con un asteroide “preoccupante”. Racconta Americo Bonanni: “uno scenario ( …) che avrà per obiettivo l’asteroide Didymos. Nel 2022 avverrà il lancio delle sonda europea che raggiungerà l’asteroide per una serie di osservazioni. Poi arriverà l’americana Dart che lo colpirà alla velocità di 6 chilometri al secondo”. Insomma speriamo in bene …. Non ci resta nel dubbio che assaporare i 7 anni che ci separano dall’impatto.
POLITICA
Il Fatto Quotidiano, non in solitudine, continua a porre una quesito inquietante: “Renzi e Mussolini, trova le differenze”. Maurizio Viroli scrive, nella ricerca di una risposta: “Nella storia d’Italia l’unico precedente di un leader politico che ha fatto approvare una legge elettorale con forte premio di maggioranza ed ha trasformato una delle due Camere elettive in una Camera di nominati è Benito Mussolini”. Continua il giornalista, riuscendo a rassicurare minimamente il suo lettore: “Renzi non ha usato alcuna violenza e non ha violato alcuna libertà fondamentale. Ma le due riforme sommate insieme segnano la nascita di un potere enorme con insufficienti freni e limiti”.
Per Renzi continuano, oltre i paragoni con Mussolini, le avvisaglie di un malcostume che neppure il neo premier sembra voler allontanare dalle camere del potere. Ne riferisce Il Fatto con il titolo “Renzi prende un aereo blu con corte e deputati a seguito”. Carlo Tecce raccoglie le parole degli onorevoli Kronbichler (SeL) e Fraccaro (M5S), per loro: “Renzi è andato (in Trentino) a fare un tour elettorale mascherandolo da visita di Stato, scegliendosi una combricola da portarsi appresso”. Il repotage descrive un premier accompagnato da decine di persone nella visita a Bolzano, e dintorni, molti dei quali politici locali e collaboratori vari. A detta dei deputati che hanno firmato un’interrogazione, in merito alla vicenda, lo “scontrino pubblico” da presentare all’ospite di Palazzo Chigi ammonta a circa 26.000 € (9.000 € l’ora per ognuno dei due Falcon e 8.400 € per un elicottero). Costi per ora addebitati alla collettività.
Sempre Carlo Tecce firma un articolo dall’occhiello esplicito “Zoccola in aula si può dire”. Il corrispondente de Il Fatto illustra le sanzioni varate dalla Presidenza della Camera, in seguito ai disordini in aula durante il voto per la riforma costituzionale (13 febbraio scorso). Scrive Tecce: “Carla ruocco (M5S) sospesa ed espulsa per aver disturbato, insieme ai colleghi del gruppo, i lavori con il motivetto o-ne-stà. Sanna (Pd) che più volte ha definito –zoccola- la medesima Ruocco, non ha subito punizioni dall’ufficio di presidenza”.
Infine Andrea Scanzi, sempre da Il Fatto, dopo le polemiche che hanno recentemente investito il rapper Fedez (per le sue dichiarazioni in seguito ai recenti fatti di Milano) pubblica un articolo in cui misura il polso alla canzone di protesta. Intitola il suo pezzo: “La protesta del rapper, l’unica (o quasi) opposizione”. Scanzi cita, nell’articolo, un Frankie Hi Nrg che, nel salotto di Formigli, si “è trovata davanti Paola De Micheli, droide renziana di riserva (ieri lettiana, l’altro ieri bersaniana)”. Secondo il resoconto giornalistico “(…) la de Micheli accetta il martirio, Frankie l’ha demolita con agio, avvertendo quella sensazione un po’ appagante ed un po’ frustrante che è tipica di chi gioca- e vince- da solo”. L’articolo termina prendendo atto della fine della canzone di protesta dei cantautori, ad eccezione di Finardi e pochi altri (Baccini, De Andrè figlio).
TAV
Sul TAV, sinceramente, sono a corto di parole poiché ho già scritto e detto tutto negli anni scorsi. Anni fa, in rientro dopo un viaggio in Borgogna, avevo redatto un articoletto in cui affermavo che in Francia non transitano treni merci sull’alta velocità. All’epoca avevo trascorso una giornata intera a ridosso della massicciata ferroviaria TAV, con lo scopo di osservare ed annotare. Nessuno mi rispose ed oggi, anni dopo, le ferrovie italiane iniziano ad ammettere che le merci non viaggiano su TAV, mentre a Parigi molti esperti stanno dichiarando quelle tratte inutili e costose. Mi limito quindi a segnalare due articoli: il primo tratto da La Stampa in cui con toni enfatici si comunica che “il mega tunnel avanza. Scavati i primi 128 metri(Aggiungerei: “bene, ne mancano solo altri 54.000 circa”); il secondo invece è un trafilettino apparso sempre sul quotidiano torinese, il cui titolo è significativo: “Sulla Torino – Lione il traffico merci cala” (cvd come volevasi dimostrare).
VARIE ED EVENTUALI (Badalamenti, caffè Tamar di Tel Avivi).
Da La Stampa apprendiamo che “Cinisi cancella la via dedicata al boss”. Scrive Laura Anello, inviata a Cinisi: “La strada è nel cuore del paese di Cinisi parallela a quel corso (…) dove 100 passi separavano la casa del boss Tano Badalamenti da quella di Peppino Impastato, il militante che irrideva lui e Cosa Nostra prima di venire punito con la morte il 9 maggio 1978”. Il fratello del boss pare sia stato fucilato dai fascisti nel cuneese durante la lotta della Resistenza: triste evento da cui anni fa il comune ha tratto le motivazioni per dedicare una via al partigiano partente stretto di don Tano. Non si conoscono le cause della sua condanna a morte, ma di certo Badalamenti faceva parte delle brigate bianche, quelle vicine a Donat Cattin. Il sindaco oramai pare deciso a sostituire il suo nome con quello di Wojtyla, ma qualcuno parla fuori dal coro. Si tratta di Giuseppe Ruffino, vecchio amico di Impastato. Laura Anello lascia proprio a Ruffino il compito di terminare l’articolo ponendo ai lettori una domanda: “ Chi può escludere che Badalamenti sia caduto da autentico partigiano”. Il dubbio allora è uno solo: giusto rimuovere il suo nome dalla topografia cittadina solamente perché fratello dell’assassino di Peppino?
Infine sempre La Stampa, nelle pagini culturali, ospita un articolo di Elena Loewenthal dal titolo “Tel Aviv, gli ultimi giorni dell’umanità Tamar”. La Loewenthal descrive il caffè in oggetto quale “con un bancone spoglio e così largo che sembra più una macelleria che un bar”. Pochi i generi di conforto tra cui “qualche pezzo di pasticceria che ricorda la mitica bignola Luisona del Bar Sport di Stefano Benni”. Il bar Tamar è stato il simbolo ed il ritrovo della sinistra israeliana, di un mondo intellettuale aperto e pieno di sogni. Tra i suoi clienti il più esposto politicamente è stato Yitzhak Rabin. Insomma la crisi culturale, o meglio il riflusso, che ha colpito la cultura di sinistra non sembra arrestarsi, e la chiusura del Tamar è l’ennesima conferma di una emorragia di valori assai preoccupante.
Per questa settimana è tutto (o quasi) a martedì prossimo ore 18,30 - 20,00 su Torinow, con Massimo Tadorni (conduttore) e Diego Giacobbe, oltre al sottoscritto!!

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Renzi tra sorrisi e proposte istituzionalmente deliranti

Scritto da juribossuto.it il 20 gennaio 2014


 

Ieri sera ho avuto la sventura di seguire alcuni minuti di una delle tante interviste concesse dal neo segretario Renzi, ospite questa volta del programma “Invasioni Barbariche”. Poche battute che mi hanno consegnato alla rassegnazione nel constatare la folle corsa di un Paese, il nostro, verso il baratro.

Durante la trasmissione il segretario PD spiegava alla presentatrice, con solito sorriso da tv e look informale, la sua proposta di riforma delle istituzioni parlamentari: “non elimino il Senato, ma i senatori che non è poca cosa….eh?!”. Dichiarazione seguita da sguardo “piacioso” e sornione di chi spera di sfondare il video e raggiungere nuovi impossibili frontiere del gradimento e degli indici d’ascolto.

Un’affermazione confezionata ad uso del qualunquismo dominante e forse frutto di un caos mentale maturato nell’esclusivo proposito di prendere consenso, anche a costo di sacrificare la già moribonda democrazia italiana. Proposte da stregoni apprendisti impegnati, disperatamente, a raccattare approvazioni senza meditare a fondo sulle conseguenze dei propri atti. Parole che mi hanno fatto venire un brivido di disgusto ed immediatamente cercare un altro canale idoneo al gettarmi nell’oblio totale.

La Costituzione è nata all’indomani della guerra, della dittatura, tramite una sintesi tra ideologie diverse in cui è stato garantito, sostanzialmente, il bene comune e la struttura parlamentare democratica e garantista verso i cittadini. Le due Camere, il metodo di formazione delle leggi ed anche il sostegno economico ai partiti (poi ingigantito e diventato spesso unico motivo per cui fare politica) sono frutto di un confronto serrato tra le varie componenti elette al Parlamento, tra politici che hanno patito galera e sofferenza negli anni del fascismo: persone che si sono posti il problema di evitare alle generazioni future quanto accaduto alla loro. La Carta fondamentale è stata elaborata da intellettuali poco “piaciosi”, senza sguardi buca audience, ma pieni del carisma di chi è riconosciuto come statista e non semplice anchorman.

Oggi ogni deputato, ogni segretario, si sente capace e nel giusto quando propone modifiche all’assetto istituzionale del Paese. Presunte riforme affrontate con superficialità, in assenza di approfondimenti e motivazioni, come ad esempio il piano job renziano, che pongano al centro l’interesse per lo Stato.  Proposte rivelatesi quasi sempre demenziali alla prima attuazione pratica, come ci ricorda l’esercito dei disoccupati e degli esodati targato Fornero.

Renzi temo sia il degno figlio di questi tempi: sorriso accattivante ed assoluta approssimazione negli argomenti di cui parla. Insomma l’apparire anche a scapito della già sin troppo vilipesa democrazia repubblicana. Cercare consenso a tutti i costi con formule facili e leggere da digerire. Così muore la Repubblica e nasce la dittatura: davanti al sorriso sornione di un leader che ama le telecamere.   

 

P. s. ma tutte le sue perplessità sul Tav in che angolo del sorriso giacciono silenziosamente dopo la sua elezione a leader del PD?

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Poco da ridere (da FB)…..

Scritto da juribossuto.it il 23 settembre 2013

Alcuni amici mi hanno detto, tra il ridere ed il serio, che i miei post sono troppo “politici”, che dovrei ridere di più. Magari raccontando al barzelletta del tipo che entra nel caffè e splash…. Purtroppo è da un po’ che non riesco fare altro che distruggermi ed annoiarvi con politica ed attualità. Ma come posso fare diversamente. Guardate i titoli di ieri: militari in Valle Susa contro i kattivoni; Si Tav che inneggiano alla repressione (pare casalinghe di tipo “Voghera” magari con mariti impresari edili); politici vari vagamente citati in articoli sulla vicenda Csea (tra cui noti si Tav) e buchi (non ad alta velocità ma quasi) di 40 milioni (milioni) di Euro; volantini deliranti che arrivano sempre nel momento più opportuno per il potere; ministri che accusato i manifestanti di eversione mentre difendono un condannato per evasione fiscale pluri processato……  Insomma più che ridere mi incavolo (scusate l’eufemismo) ogni giorno di più. Buona giornata, per la prossima preparo una barzelletta….giuro. O forse è il nostro Paese già una comica…. mah….

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LETTERA PUBBLICATA SU ECO DEL CHISONE del 11 sett 2013 TAV

Scritto da juribossuto.it il 12 settembre 2013

Gentile Direttore,

mi perdoni se riprendo “calamaio e penna” per scriverLe nuovamente sull’argomento TAV. Ogniqualvolta leggo sul Suo giornale alcune dichiarazioni, mi diventa impossibile non cadere nella tentazione di replicare.

Temo che l’On. Merlo consideri la Democrazia ed il confronto nulla più che una partita burocratica. Un atto dovuto da evadere al più presto, celermente, ponendo al dicitura “Fatto” per andare oltre.

Le varie proposte di “riforma” costituzionale forse legittimano questa procedura sbrigativa del confronto democratico, ma chi ancora crede nella Carta Costituzionale (quella nata dall’Assemblea in cui sedevano io veri padri della nuova Italia post fascista) non può che rilevare la totale assenza di Democrazia da parte dello Stato nella lunga vicenda TAV.

Fa sorridere che un deputato (Vattimo) non possa dire la sua senza che subito un collega inviti all’isolamento politico del medesimo. Una censura dal sapore medioevale, non certo degna di un militante che da sempre è stato espressione istituzionale del Partito DEMOCRATICO, quale è l’on. Merlo.

Inoltre è vero che “molto si è discusso” sul TAV, ma da parte dei politici sostenitori di quella ulteriore tratta per le merci sono arrivati solamente slogan e accuse di fantomatiche “pregiudiziali ideologiche” a chi si dichiara contrario. Aggiungo che il confronto si fa dati alla mano e dimostrazioni in merito all’utilità dell’opera (rapporto costi – benefici) non solo targando con il termine “conservatore” chi vi si oppone invece con dati alla mano (al contrario dei fautori integralisti dell’opera).

E’ ancora un fatto che più volte son stati chiesti tramite questo settimanale agli onorevoli Merlo e Malan dei numeri giustificativi dell’investimento di quella che è la singola più grande opera pubblica mai avviata in Italia. Ideata come trasporto passeggeri, così come questa è utilizzata laddove in funzione, la linea è stata poi trasformata in trasporto merci: un’azione solo utile per darle un senso innanzi agli occhi, spesso distratti, delle masse. Tutti sanno che un treno merci sopra i 140 Km/h dissesta tutta la tratta, costringendo le ferrovie e manutenzioni estremamente costose ed antieconomiche.

Il duo politico (come direbbe qualcuno PDL e PD – L) Merlo & Malan non hanno ancora spiegato ai cittadini, cioè a coloro che stanno pagando l’opera con le loro tasse,come mai l’accordo del 2004 accollava il 63% dei costi di realizzazione del tunnel di base all’Italia anziché il 20%. Dato assurdo, appena ritoccato dagli ultimi accordi, innanzi al fatto che i quattro quinti della tratta ferrata sono in territorio francese. Chi transita in treno verso Lione non può fare a meno di notare come i problemi della linea siano sul tratto francese, dove i treni rallentano molto, non certo in quello italiano della Valle Susa. 

Sono certo che come non ho ricevuto risposte degne di questo termine negli anni in cui sedevo in Regione, così non ne riceverò ora dagli oltranzisti pro Tav. Vale comunque la pena provare a porre domande a chi sempre si dimostra senza dubbi e senza incertezze (specialmente quando i soldi li mettono altri).

Grazie per l’attenzione che vorrete dare a questa mia.

 

 

 

 

 

 

 

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UN PRIMO AGOSTO GIUNTO A SORPRESA PER LE FERROVIE

Scritto da juribossuto.it il 1 agosto 2013

UN PRIMO AGOSTO GIUNTO A SORPRESA PER LE FERROVIE DI STATO DI PORTA NUOVA!!

  Il 1° agosto, come risaputo,  arriva ogni anno a sorpresa: in modo assolutamente imprevedibile. Questo concetto è ben chiaro ai vertici delle Ferrovie di Stato (Trenitalia), che stamane hanno assistito, stupiti ed allibiti, al riempirsi della stazione di Porta Nuova (Torino) di migliaia di viaggiatori diretti verso le spiagge liguri di ponente.

   Il riversarsi, tanto inopportuno, di una miriade di passeggeri tra i binari della stazione, ivi condotti dall’insana intenzione di salire sul treno per Ventimiglia, ha gettato nel panico il luogo e, soprattutto, i quadri aziendali del “bravo” Moretti che hanno mascherato bene il loro disappunto.

   La cronaca di stamani è simile a tante altre già trattate dai media torinesi, ma credo valga la pena riassumerla. Il convoglio per Ventimiglia delle 8,35 ha registrato un ritardo di circa 25 minuti dalla stazione di partenza, Porta Nuova, comunicando solo all’ultimo il binario di stazionamento ed imbarco. Migliaia di passeggeri, tra cui molti bambini e tanti anziani preoccupati dalla calca in attesa, hanno deciso di attestarsi sul binario numero 5, quello storicamente sede di partenza della linea marittima, per scoprire all’ultimo minuto che in realtà il treno attendeva al numero 12 (dalla parte opposta).   

    L’avviso indicante il nuovo binario ha scatenato una sorta di esodo, fatto davvero da una marea umana variegata ed eterogenea, che ha attraversato la stazione tra mille ostacoli (tra cui carrelli delle pulizie, trasporto disabili e polizia ferroviaria). Uno slalom infernale, fatto a passo bersaglieresco, che ha visto cedere in ultima posizione proprio i più anziani spintonati da ogni dove.

   Naturalmente, al contempo, scendevano i viaggiatori del convoglio ora proveniente e poi diretto in Liguria. Centinaia di persone in controcorrente rispetto a coloro diretti all’imbarco: un fenomeno che ha scatenato il caos assoluto, gettando nel panico molte persone.

   Essendo giunto il primo agosto improvvisamente, come ogni anno, i vagoni erano visibilmente insufficienti ad accogliere i numerosi passeggeri, per cui una volta colmati i posti a sedere per molti si è avviato un viaggio, di parecchie ore, affrontato in piedi. Unica nota positiva è quella che l’aria condizionata, perlomeno alla partenza, sembrava essere in funzione.

   Sembrava il set di un film girato nella stazione di un Paese del terzo o quarto mondo. Una bolgia infernale in cui i più deboli hanno rischiato di non partire o, peggio, di crollare al suolo.

   La mia mente non può non andare alla notizia, quasi contemporanea alla visione infernale di stamane in Porta Nuova, della super talpa scavatrice giunta ieri a Chiomonte per lo scavo TAV. Camionate letterali di Euro impegnati, ad ogni costo anche sulla testa delle popolazioni, per la “fondamentale” tratta ad alta velocità Torino – Lione, mentre Trenitalia non è neppure in grado di fornire un viaggio dignitoso ai pendolari del lavoro o del turismo. Dignitoso, ho scritto, non comodo o “normale”, solo dignitoso. Un’azienda incapace nell’affrontare le emergenze che il calendario ogni anno presenta cogliendo impreparati tutto e tutti.

   Alla luce di stamane ritengo l’impegno sul TAV frutto di una malafede assoluta, poiché chi davvero crede nei trasporti su ferrovia non obbliga i suoi utenti a calvari ripetuti come quello a cui ho assistito stamane.

   Alla Procura di Torino chiedo: se manifestare anche con forza un dissenso è  rubricato quale reato di “terrorismo”, come possiamo allora definire i responsabili di tanto grave disagio ai propri viaggiatori (se oggi non è stato calpestato nessuno a morte forse è per un miracolo non certo per l’organizzazione della stazione di Torino), e come i tanti politici distratti da quanto accede sui loro territori e sin troppo attenti ai desiderata di chi si arricchirà (gli unici) dai lavori devastanti della Valle Susa? Lo chiedo pur essendo certo di  non ricevere risposte neppure questa volta, come non la ricevevo quando sedevo in Consiglio Regionale.

   Siamo tutti cittadini di serie C 4. Sudditi di un vassallo arrogante e presuntuoso, che sembra giocare presentando il conto a noi tutti ed all’ambiente sua preda.

 

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Scritto da juribossuto.it il 17 maggio 2013

EVVIVA LA LIBERTA’ DI OPINIONE,

MA GALERA PER CHI SI SPINGE TROPPO NELLA SUA ATTUAZIONE.

Da qualche tempo ho l’impressione che una mannaia si stia preparando a calarsi su ogni dissenso. In questi ultimi giorni la sensazione è andata aumentando sino a trasformarsi in certezza assoluta.

Non voglio entrare qui in considerazioni sulla modalità in cui si sta avviando parte della lotta No Tav, lo stesso movimento esprime posizioni a riguardo che mi sembrano ad ampio spettro, mi limito quindi solo ad esprimere dispiacere nell’assistere alla solita guerra tra “poveri”. Sulle barricate da una parte chi “non ne può più” e dall’altra lavoratori (sia in divisa che operai) esposti all’impossibile per una manciata di Euro (a fronte delle vagonate di milioni che qualcuno si appresta ad incassare per il Tav). Una situazione che per le forze dell’ordine mi ricorda la famosa guardia al bidone di benzina della retorica bellica fascista.

Mi soffermo invece, brevemente, sulle misure che le Istituzioni sembrano voler prendere ogni qualvolta la piazza esprima il suo più o meno marcato dissenso. In due giorni, due decisioni che fanno inorridire la Costituzione democratica.

La prima riguarda la decisione di perseguire penalmente chiunque abbia manifestato, sul web, considerazioni politiche “forti” sul Presidente Napolitano, durante i giorni della sua rielezione alla massima carica statale. La prima vittima pare sia il sito di Grillo per poi arrivare anche a facebook ed ai suoi “irriverenti” post. La stretta sul web periodicamente viene annunciata quale imminente e non si contano più le proposte di legge per attuarla.   

Qualche giorno addietro la censura è stata auspicata anche dalla Presidente Boldrini, in seguito all’attacco subito, di pessimo gusto a dir poco, ed ideato in rete da un giornalista vicino all’estrema destra. Rare, al contrario, le difese alla libera espressione in questi ultimi tempi, tra cui è spiccata quella del mancato Presidente della Repubblica Rodotà: evidentemente affiancare al proprio nome il termine “Presidente” non fa sempre bene ai propri originari concetti di partecipazione.

In chiusura l’accusa, formulata dalla Procura di Torino, di tentato omicidio contro gli ignoti che hanno dato il recente assalto al cantiere di Chiomonte. A Torino siamo da tempo tristemente abituati a veder contestato il reato di saccheggio e devastazione contro coloro che agitano le manifestazioni di piazza, ma il tentato omicidio semina a dir poco vivo stupore.

Lo stupore aumenta però se penso che la Legge dovrebbe essere uguale per tutti. Il mio pensiero muove alle azioni di un partito, di governo, che per anni ha proclamato la secessione dell’unità nazionale e l’uso delle armi per imporla. Non solo quel partito è stato tenuto immune da ogni conseguenza, ma addirittura alcuni suoi esponenti sono diventati ministri dello Stato che volevano smembrare, ricoprendo addirittura i dicasteri Giustizia ed Interni. Due ruoli impossibili per i quadri del vecchio P.C.I., catalogati quali eversivi, ma più che accessibili alla Lega Nord, la quale vorrebbe “solo” riportare l’Italia agli stati pre unitari.

Per essere più sicuri il Parlamento ha cancellato dal codice penale il reato di “Attentato all’unità nazionale” punibile, se ricordo bene, con l’ergastolo. Forse la distrazione della procura subalpina sui misfatti clientelari di parte della politica torinese (non tutta, ma una bella fetta), è dovuta al prevedere in futuro una cancellazione dei reati di peculato e falso ideologico, oppure di appropriazione indebita. Chissà.

Ora divulgo questo mio scritto intriso di preoccupazione in merito al restringersi della libertà di opinione, conscio del fatto che l’art. 21 della Costituzione mi tutelerà. Il fatto che abbia in tasca un biglietto aereo per il Messico assicuro sia casuale.

  

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Imbarazzo totale…..

Scritto da juribossuto.it il 27 marzo 2013

La settimana che anticipa Pasqua sembra all’insegna dell’imbarazzo. Dichiarazioni, atti politici hanno tutti in comune la capacità di regalare sconcerto ed un ulteriore pizzico di pessimismo sul futuro di questo Paese. 

Sin troppo facile iniziare dalle dimissioni del Ministro degli Esteri, il quale le annuncia a sorpresa dopo un intervento parlamentare in cui non si assume alcuna responsabilità sulla scelta di fare rientrare i marò in India. Una esternazione che giunge alcuni giorni dopo la riconsegna dei militari alle autorità indiane e tenuta nascosta al proprio Presidente del Consiglio sino all’ultimo minuto. Sin troppo facile decifrare le manovre politiche che si celano, neppure troppo, dietro a questa scelta a sorpresa; così come non risulta difficile evidenziare i silenzi del ministro sulla vicenda, che sempre più assume contorni pilateschi sia nei confronti dei soldati che verso le famiglie dei pescatori uccisi.

Ennesimo esempio di grande incapacità ad assolvere i propri compiti, consegnatoci da ministri alteri e dai nomi plurimi, ossia di nobili e regali origini. Personaggi che dall’alto dei loro scranni ministeriali hanno gettato sui cittadini riforme, quali la famosa del Lavoro, che ha prodotto solo un incremento della disoccupazione giovanile e dello sfruttamento generalizzato (mentre al contrario i figli dei ministri riscuotono stipendi milionari) oppure imposte inique non proporzionali, anti costituzionali, che hanno massacrato dipendenti, lavoratori e piccoli commercianti a gestioni familiare. Un governo che non ha mai lesinato insulti a chi non ne condivideva le scelte e soprattutto i disoccupati ed agli studenti.

Imbarazzante è anche il duello che contrappone Grasso, ex magistrato ora Presidente del Senato, a Caselli,Procuratore generale della Repubblica in Torino. Uno scontro che evidenzia tutta la divisione in seno alla magistratura ed i frutti dell’intromissione della politica nel fermare carriere oppure bloccare indagini. La dichiarazione del senatore PD, qualche anno fa, in cui sosteneva la possibilità di assegnare una medaglia a Berlusconi, per il suo impegno nella lotto contro la mafia, è significativa nel dare i confini della decenza a questa vicenda.

In uno scenario di questo tipo non potevano che essere immancabili le dichiarazioni del sindaco Fassino in merito alla Tav ed alle affermazioni rilasciate in Valle di Susa dalla deputata piddina Puppato nella giornata del corteo di Susa. Il sindaco ha rivestito immediatamente i panni del censore e di colui che riporta alla disciplina i dissidenti, In modo vagamente dittatoriale, tipico di chi crede di avere la verità in tasca, annunciando la semi scomunica per chi nel partito critica l’opera ferroviaria miliardaria ribadendo, al contempo, il grande dogma indiscutibile: “la Tav per il partito rimane un’opera strategica per il Piemonte”. Il partito, il PD, ha parlato con una solennità che pare non appartenere neppure più alla Santa Sede, basta pensare alla dialettica del neo eletto Papa Francesco, consegnandosi alla condanna eretica di chi dissente ed alla Verità assoluta ed incontrastabile.

Fassino naturalmente ha dimenticato di spiegare ai torinesi i motivi per cui il Tav è fondamentale per il nostro futuro, come sempre avviene quando si esprime la lobby del Si. Ricordando la vicenda della privatizzazione degli asili torinesi non ci stupiamo davanti a parole di questo genere, seppur abituarsi risulta davvero difficile, in cui si tralasciano ancora una volta metodi di trasparenza e scelte condivise, partecipate.

Naturalmente non poteva mancare la conferma di quanto scritto sin qui in merito all’imbarazzo, ascoltando ancora l’arch. Virano. Il responsabile dell’Osservatorio, preso atto della richiesta da parte di alcuni parlamentari di inaugurare una commissione di inchiesta sui cantieri e progetti Tav, ha dichiarato alla stampa che si possono chiedere organi di indagine parlamentare, ma che questi vengano approvati dalle Camere è da vedersi.

Su Virano interessante questo vecchio articolo: http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=VIRANO+Mario.

Infine il mesto e triste confronto oggi tra Bersani e la delegazione M5S. Triste e mesto in cui è emersa tutta l’inesperienza dei capogruppo Cinque Stelle e, al contempo, l’assenza di novità sociali nel discorso (di convincimento) del segretario PD. Ringrazio chi ci ha permesso di vedere come si svolgono le consultazioni, segrete sino a ieri, ma uno strazio totale, imbarazzante, in cui la battuta grillina “sembra di essere da Santoro” ha fatto da ciliegina sulla torta. Una torta insipida ed un poco indigesta.

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COMPENSAZIONI “DEMOCRATICHE” E CITTADINI DEPREDATI

Scritto da juribossuto.it il 29 maggio 2012

I media domenica hanno enfatizzato il rilascio dei primo dieci milioni di Euro per le opere compensative in Valle Susa. La prima tranche di una somma destinata a “convincere a suon di moneta” gli amministratori ed i cittadini valsusini sulla bontà della TAV.

  Normalmente, in casi simili, un atto di questo genere si potrebbe chiamare pizzo, oppure “tentata corruzione” di una intera comunità, un metodo certamente più vicino a pratiche di persuasione che a quella che dovrebbe essere la normale attività democratica di uno Stato. Quando invece si tratta di inceneritori, alta velocità o grandi opere di grande impatto e scarsa utilità l’erogazione monetaria in cambio del consenso viene denominata “compensazione”.

  Nei termini del diritto “compensazione” significa: “disposizione per la quale, quando qualcuno è insieme debitore e creditore di un altro, i due crediti opposti si eliminano l’un l’altro e rimane la loro differenza”. In questo caso chi è il debitore e chi il creditore, quale diritto si compensa con i soldi: la vita, il territorio, la libera opinione o cosa altro.

 La notizia, al di là del senso etico insito nella medesima, contrasta ancor più con le altre divulgate dai media  nella giornata domenicale.

Tra queste il  grave disagio sociale che vive la città capoluogo piemontese, a cui il pubblico non riesce a fare fronte per assenza di fondi, delegandone l’intervento alle fondazioni bancarie,  oppure l’impossibilità di intervenire nel campo nomadi di Basse di Stura a causa, ancora una volta, di carenza di fondi a tal punto che neppure la sicurezza tra le varie etnie rom è garantita.  La cornice a questo quadro continua ad essere la privatizzazione di nove asili torinesi ed il contemporaneo licenziamento di circa 300 precari, ingiustizia che si somma a quella di tanti lavoratori della cooperazione non pagati da mesi.

Quindi dieci milioni quale prima rata per poter costruire un treno  dal costo miliardario ed imprevedibile e dall’altra nessuna risorsa, e tantomeno compensazioni, per servizi, cittadini e precari. Eppure un debito  verso costoro esiste ed è quello previsto dalla Costituzione e dalle leggi repubblicane: lavoro dignitoso, servizi pubblici garantiti ed utilità sociale del privato. Diritti pare non “compensabili”, in questo caso solo debiti e nulla più.

Non si prendono soldi a chi ne ha, di conseguenza si taglia tutto tranne le opere decise dagli stessi  intoccabili da fisco e tasse, da coloro che speculando su ogni cosa hanno gettato nella miseria la Grecia e tra un po’ anche noi. Quegli intoccabili che giocano con le nostre esistenze dai loro fortino dorati e per cui i milioni si trovano con facilità, soldi strappati dal lavoro degli altri: quelli  per cui non vi è compensazione alcuna e tantomeno democrazia. Con buona pace ancora una volta della Costituzione (R.I.P.).

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Ma dove stà Zazà: al di qua o al di là dei nuovi confini sul Po?

Scritto da juribossuto.it il 19 settembre 2011

   Scrivere oggi del comizio tenuto ieri da Bossi, il leader indiscusso della Lega Nord, è atto certamente banale che rischia di confondersi tra le mille cose già dette nelle ore successive al raduno leghista.

   Tacere in merito, però, rischia di avvalorare la strada intrapresa da pochi, nel nome di tutti. La secessione di una nazione, infatti, non credo possa essere decisa da qualche centinaia di persone, pur indossando questi sulla testa l’elmo celtico.

   La mia premessa, naturalmente, è molto distante dalla necessità di spaccare il Paese, unito con tanta fatica 150 anni fa, ma vuole evidenziare il paradosso del paradosso: pochi sembrano voler decidere il destino di tutti, una minoranza desidera dettar legge ai più. Un paradosso minimo rispetto ad altri che sembrano scaturiti da un romanzo di fantapolitica, più che alla realtà di uno stato moderno.

   Tra questi il fatto che a proclamare, gridandolo, la secessione dell’Italia sia un Ministro della Repubblica stessa, e che al rilascio di questa grave dichiarazione non seguano atti normali, tipo la richiesta di sue dimissioni da parte dello stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, che evidentemente annovera tra i suoi collaboratori un potenziale nemico dello Stato. Dimissioni, infatti, che richiederebbe immediatamente un Presidente leale verso il Paese: un atto che invece mai compirebbe chi ha, come missione istituzionale, il mantenere la poltrona al sol fine di evitare le conseguenze derivanti da innumerevoli processi aperti a proprio carico.

   Inoltre nell’attimo in cui la politica criminalizza il movimento No Tav, tramite il Ministro leghista Maroni che con esplicite parole indica sovente in esso le radici di un complotto eversivo, un importante componente del Governo, nonché leader dello stesso partito di Maroni, attenta all’unità d’Italia: fattispecie di reato che, se ricordo bene, prevede l’applicazione di pene severe tra cui l’ergastolo.

   Naturalmente, ancora una volta, l’attenzione dell’apparato giudiziario si concentra su quanto avviene a Chiomonte, ignorando i fatti ben più gravi avvenuti a Venezia ieri. Tra l’altro la “Libera Repubblica della Maddalena” potrebbe scaturire addirittura le simpatie da parte dei dirigenti della Lega Nord, se considerata come prima progenie della divisione italica, ma evidentemente il vocabolo “libera”, in essa contenuto, è di ostacolo al far sorgere nei leghisti feeling nei suoi confronti.

   Quale repubblica emergerebbe dall’attuazione in fatti delle enunciazioni di Bossi, se non uno stato a sua volta frammentato ed in cui gran parte dei suoi cittadini (o sudditi vista la repentina nomina a successore di Bossi fatta calare sul “Trota” dallo stesso senatur) non si riconoscerebbero assolutamente. Chissà quanti “padani”, per regia volontà altrui, lavorerebbe alla secessione della secessione il giorno in cui scoprissero di vivere sotto il regno di Bossi: il ritorno ai ducati sarebbe così dietro all’angolo.

   Per chi immagina un mondo senza confini fatto di uguaglianza, e costituito da cittadini liberi, il momento è davvero complesso. L’unica speranza risiede nei comuni, nella loro lungimiranza nel non mettere, già da subito, confini e controlli tra un loro quartiere e l’altro: cosa utile al fine di istituire un futuro “palio” della città, ma certamente deleterio per i rapporti umani e sociali nell’immediato.

 

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Chiomonte: alla politica irresponsabile vengano addebitati tutti i feriti, di ambo le parti.

Scritto da juribossuto.it il 3 luglio 2011

   Chissà se oggi qualcuno si chiederà cosa spinge tutte quelle persone, quei cittadini,  a percorrere a piedi e sotto il sole le strade della Valle di Susa. Chissà se qualcuno oggi si chiederà il senso nel destinare le forze di polizia ad un compito di sorveglianza ad un cantiere di un’opera privata. Chissà se qualcuno oggi si chiederà cosa ha drammaticamente comportato l’invocare l’uso della forza per aprire il cantiere a tutti i costi.

    Oggi cittadini hanno letteralmente combattuto contro altri cittadini: la politica, una certa politica, ha una responsabilità tremenda in merito, ed a questa andrebbero addebitati i feriti di ambo le parti. Un addebito legato alla colpa grave di chi intende l’azione di governo come atto di enunciazione e minaccia: un’azione che nulla ha che fare con gli interessi della collettività e che ricade sia su coloro che vengono chiamati a fare eseguire tali scelte, sia su chi si contrappone alle medesime.

    In contrasto alle decisioni elaborate a tavolino dai soliti oligarchi, decine di migliaia di persone oggi hanno invaso le strade che circondano Chiomonte in Valle Susa. Un corteo colorato, bello, ed affollatissimo che ha percorso decine di chilometri per ribadire il dissenso all’opera ferroviaria, ad Alta Velocità, Torino Lione.

     Un grande corteo non determinato da strane patologie psicologiche di chiusura verso il mondo, ma al contrario animato dalla volontà di poter ribadire l’avversione a quello che si presenta come uno spreco di soldi e territorio senza pari.

    Non è un caso la decisione portoghese di azzerare il proprio ingresso nel corridoio 5 poiché in crisi prioritarie diventano altri servizi ed investimenti, così come è incompatibile con l’essere dei nostri trasporti ferroviari quotidiani, e le casse statali, l’impegno sulla grande opera TAV ribadito da gran parte della classe politica.

    La differenza è che alcuni governi guardano, seppur parzialmente, al popolo che governano, invece altri solo al potere delle lobbies.

 

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