Ancora sulla TAV!

15 Giugno 2010

L’analisi delle ricadute lavorative, in capo alle imprese, legate al progetto Tav pare l’ennesimo tentativo di giustificare un’opera dopo averla progettata. In Prefettura oggi si è consumata l’ennesima contraddizione in capo alla grande opera ferroviaria: una sceneggiatura ridicola in cui cade la maschera posta sulla faccia dei protagonisti.

Oramai siamo al paradosso puro e la confusione che questo genera  prima  o poi farà spalancare gli occhi anche a chi difende, tra la gente comune, la Tav. Lo spettacolo odierno bene dimostra come sia caratteristica dell’Alta Velocità il doverla fare per poi, solo in seguito, valutarne le ricadute occupazionali ed economiche.

Non passa giorno in cui il governo nazionale, insieme a quello regionale piemontese, non ci dica come siano oramai necessari tagli sui capitoli della sanità,  dell’assistenza e della scuola. Abituiamoci allora a veder crollare i servizi alla persona, ai cittadino, mentre al contempo a reggere le spese per opere del tutto improvvisate ed utili solo ad alcuni.


Non posso oggi fare a meno di ricordare le Olimpiadi e la fuga dalle valli post olimpiche di piccoli e grandi imprenditori: oggi gli impianti olimpici sono scheletrici monumenti allo spreco di denaro pubblico: scheletri che costringono la Città a ripianarne i debiti vendendo il suo patrimonio immobiliare, anti camera del fallimento per il “buon padre di famiglia”, e la montagna a prender atto del suo ennesimo dispendioso abbandono.


Quando la lucidità della politica prenderà il posto occupato attualmente da stregoni maldestri?

 


Tav: l’opera tragicomica va avanti.

8 Giugno 2010

La vicenda, oramai quasi strabiliante e decennale, Tav si coloro ogni giorno di nuovi ed inimmaginabili colpi di scena.

Dopo il pieno accordo politico tra il presidente della provincia Saitta ed il presidente Cota, una simbiosi a dir poco preoccupante, ora assistiamo al ministro Tremonti che, alla luce dei tagli da effettuare al bilancio, decide finalmente di controllare i conti dell’opera più faraonica della nostra penisola: la mitica Tav.

Temo che oramai si sfiori il ridicolo e gli assi politici che nascono, prima e dopo le elezioni, nel nome dell’opera denotino una classe politica completamente adagiata ai voleri delle lobby.Dopo le proteste della valle Susa si è rivisto il primo tracciato ed ora si parla di dare lavoro alla valle.

Sarà curioso vedere come garantiranno lavoro ai residenti, come miglioreranno la Valle con le compensazioni, dove troveranno i soldi: soldi pubblici sottratti al sociale ed al lavoro, quello vero,  per fare ora  un’opera utile solo ad alcuni (la TAV) oppure per comprare i cacciabombardieri, come da poco fatto.

Risuona sempre più sinistro il ruolo dell’Osservatorio, che sempre più diventa strumento esecutivo e di persuasione.


TAV: gli interessi della collettività sono ben altri!

19 Maggio 2010

Parlare, come fa il Sindaco Chiamparino, di tutela degli interessi della collettività nel momento in cui valuta, positivamente, il progetto presentato ieri da Virano, è cosa paradossale.

La sceneggiatura della Tav è davvero quasi ironica. Prevedere attenzione verso il territorio e il cantiere, gioendo per i chilometri, i aumento, delle tratte in galleria è il segno di un’opera dai costi folli e dall’utilità sociale nulla.

Qualche imprenditore esulterà per il ricco appalto che si affaccia all’orizzonte, mentre i cittadini vedranno, ancora una volta, dilapidare i propri soldi in atti che non aiuteranno né il lavoro né il commercio internazionale.

Scarseggiano i fondi per i servizi alle persone e per la sanità, mentre abbonderanno per monumenti fini a se stessi: paradosso nel paradosso.


I miei anni in Regione: TAV, cosa ho fatto.

25 Aprile 2010

Lo stesso giorno in cui la Presidente Bresso presentava, per la votazione rituale di insediamento, il proprio programma al consiglio regionale alcuni consiglieri firmavano un ordine del giorno, primo firmatario Bossuto, che poneva forti punti critici nei riguardi del progetto Tav -Tac. Così si riavviava nell’ottava legislatura il dibattito sull’opera più dispendiosa della storia italiana, tramite molte firme, circa una quindicina seppur con qualche defezione incorso d’opera, e la conseguente reazione irosa della neo presidente Bresso.

Tra grida, discussioni feroci e minacce continue di dimissioni si apriva la nuova stagione di governo regionale, mentre al contempo le solite trivelle provavano a posizionarsi in località Seghino ed in seguito presso Venaus in valle Susa. I giorni si scandivano tra grandi atti di resistenza fisica e civile in Valle a cui si affiancavano le solite polemiche strumentali in consiglio sino a giungere, nella sorpresa generale, al blocco dei lavori nel momento in cui venne colpito da una manganellata, inferta dalle forze dell’ordine, l’eurodeputato Agnoletto.

Nel 2005 la Valle Susa conobbe una militarizzazione degna della Belfast degli anni ’80, ed il Paese intero vide come poteva essere facile perdere diritti e dignità nella nazione con la costituzione tra le più democratiche al mondo. Anche la trasparenza amministrativa scricchiolava in quei tempi, e continua tuttora a farlo, quando il gruppo regionale PRC,  grazie al lavoro di inchiesta attuato dai compagni di Bussoleno, rilevò l’anomalia di carotaggi eseguiti e analizzati dalla stessa ditta che nutriva interessi nei prossimi cantieri, con buona pace dell’ARPA (ridotta a ruolo di ente certificante) e di tutte le norme di tutela ambientale vigenti.

L’Osservatorio Tecnico e le ambiguità marcatamente stridenti del Presidente Virano, hanno segnato i tempi a seguire sino agli sviluppi odierni in cui trivelle, e resistenza di Valle, tornano ad interessare le vicende politiche nazionali e regionali.

Una brutta vicenda aperta che contribuisce a scrivere l’ennesima, triste, pagina oscura del nostro Paese. L’ignorare scientemente e costantemente la voce dei migliaia che quotidianamente gridano il loro NO alla TAV, significa dare un calcio ben assestato a principi quali quelli della democrazia e della trasparenza nella rappresentanza istituzionale: sino a negare i diritti costituzionali a parte del nostro territorio.

Sinceramente si fatica a comprendere le ragioni per cui le Istituzioni pubbliche hanno sposato, in modo imbarazzante quasi si trattasse di un idolo pagano, il progetto alta velocità (o voracità, o nocività come si diceva un tempo). Una condivisione, la loro, folle e quasi sospetta di fronte ai grandi interessi economici in ballo. Soldi, male affari, distrazione dell’attenzione pubblica sembrano gli elementi destinati a caratterizzare l’affare TAV: un’opera di cui francamente non se ne intuisce la vera utilità, ed a cui tocca il compito di illustrarne il valore alle colate di cemento devastanti (oltre che onerose) ed al mega tunnel di base.

La lotta NO TAV è lotta di buon senso, è lotta sacrosanta di democrazia in difesa dei valori collettivi. In un Paese civile i No Tav sarebbero considerati quali difensori dello Stato, di quello Stato inteso qual istituzione democratica a tutela degli interessi  collettivi, e non quali moderni pericoloso trinariciuti individui. Un ruolo, quello di cui sopra, che invece pare non appartenere a quelle istituzioni che avrebbero nei loro scopi l’agire pubblico, e non il muoversi solo su impulso delle potenti lobbies.


Scritte su commissione: ecco come si getta il discredito!

11 Marzo 2010

Ribadendo la piena fiducia nelle indagini che si stanno conducendo sulle “scritte su commissione “ dei due ragazzi fermati, mi pare venga a galla in maniera chiara la prova di una strategia della tensione che viene montata ad arte da settori della politica e dell’imprenditoria poco sana.  In attesa dell’esito finale delle indagini, gli indizi emersi sembrano far emergere come le scritte sia state commissionate, su regia ad hoc, per gettare discredito verso chi si oppone, a Torino come in Valle di Susa, in modo democratico, popolare e non violento contro un’opera inutile.


UN’IDEA: SMETTERLA CON I CAROTAGGI E TRASFERIRE IL PREFETTO IN ALTRO CAPOLUOGO!

23 Febbraio 2010

C’è da rimanere basiti ancora una volta di fronte all’apparente cecità di chi dovrebbe garantire il rispetto dei territori e delle persone nel nome dello Stato.

La scelta annunciata dal Prefetto di proseguire nella fase dei sondaggi, pare la classica scelta fatta a tavolino da chi non conosce o meglio non vuol conoscere gli avvenimenti del territorio.

Continuare nell’opera in un momento delicato di campagna elettorale ed ancor più dopo la repressione di ogni opinione che si è tradotta nel ricovero ospedaliero di due manifestanti feriti pesantemente, sembra azione più affine ad alimentare una sorta di strategia delle tensione che un’opzione lucida da parte di chi gestisce il nostro stato.

Ci auguriamo che i fautori delle tante linee dure a Torino, città in profonda crisi che avrebbe bisogno di dialogo e confronto, vengano presto trasferiti in luoghi dove possano meglio attuare i loro intenti bellicosi.


Valsusini esempio di partecipazione e organizzazione in un contesto di totale mancanza di democrazia!

11 Gennaio 2010

“Esprimo soddisfazione – dice Juri Bossuto, Consigliere Regionale PRC, presente a Susa - per le tante persone che hanno partecipato oggi al nuovo presidio No Tav di Susa. Una partecipazione importante perché svoltasi in un periodo molto brutto in cui pare essere scomparsa la parola democrazia nei due più grandi partiti politici”.

“L’esempio che i valsusini danno di partecipazione e organizzazione – continua il consigliere - ricorda sempre più la vicenda legata alla repubblica di Domodossola e gli anni bui del fascismo. Fascismo inteso come mancanza di democrazia, che oggi porta non più la camicia nera, ma l’imposizione di grandi opere, spesso moralmente discutibili, attorno a cui si creano addirittura le coalizioni politiche.

“Mi auguro – conclude Bossuto - che i sinceri democratici, ovunque collocati, meditino profondamente su ciò che le lobby di interesse stanno creando in questo paese”.

Susa, 9 Gennaio 2009


LETTERA APERTA ALL’ARCHITETTO MARIO VIRANO: CHI E’ IN MALAFEDE?

16 Dicembre 2009

Gentile Architetto Virano, leggo con dispiacere le Sue affermazioni apparse sui quotidiani il 14 ultimo scorso. Lei giudica, afferma, dichiara e dispensa giudizi, a detta degli articoli citati, sino a giungere a definire in “malafede” chi contesta la TAV. Nelle sue dichiarazioni, come da prassi, non mancano riferimenti a mentalità ottocentesche, assegnate naturalmente a chi protesta ed individua nel nodo di Orbassano non una utilità, ma solo rumore e inquinamento. Come da copione nelle sue parole non sono mancati gli accenni ad un Piemonte solo e isolato se privato dal collegamento ad Alta Capacità con Lione. Caro Virano, Le confido che sono sempre più convinto del fatto che i veri conservatori, alla prove dei fatti, non siano coloro che si oppongono a progetti modello Piramide di Cheope (corredata da schiavi) ma gli autodefiniti “Progressisti”, i quali nel nome del finto Progresso conservano in realtà il loro status unito al loro potere economico. Lei ammette essere stato, il vecchio progetto, nulla più che la realizzazione della tratta Milano- Lione, e su questo assioma vanta i miglioramenti ottenuti dalla nuova versione; ma dove erano, allora, le persone cosiddette “in buona fede” quando i valsusini, a Sua detta in malafede, ne contestavano l’essenza stessa: assurda inutilità di proposte progettuali confermata dall’Osservatorio nei suoi primo atti di studio.    Coloro in “malafede” hanno quindi di fatto evitato un grande spreco di finanziamenti pubblici ed una bruttissima figura allo Stato, dimostrando un raro senso civico all’interno di un Paese oramai devastato nel cuore e nell’anima. Un senso civico che ha dato legittimità all’Osservatorio Tecnico (nota bene) ed ha consegnato a Lei il ruolo di Presidente del medesimo.   A questo punto parliamo dell’Osservatorio: nato quale luogo neutro in cui valutare lo stato dei trasporti sull’asse Torino-Lione, e con lo scopo di valutare apertamente tutte le possibilità conseguenti allo studio compresa l’opzione zero; presto l’Osservatorio ha mutato forma e dalle prime elaborazioni in linea con gli originali scopi, si è giunti ad altro. Da luogo prettamente tecnico, l’Osservatorio si è trasformato in tavolo politico, di persuasione dove formulare un nuovo progetto TAV e dirimere le questioni territoriali con gradite compensazioni economiche. Sono stato colto da un forte disappunto quando ho letto le vignette, di cui Lei è autore dei testi, apparse sul giornale torinese “La Stampa”. Non è stata la qualità dei fumetti, poco coincidenti con i miei gusti in merito, ad inquietarmi, ma l’osservare tramite quella apparente innocua pubblicazione dove realmente si indirizzava la svolta politica dell’Osservatorio medesimo. Allora, architetto, Le chiedo chi sia davvero in malafede nel quadro appena descritto. Sono forse in malafede i contestatori o coloro che avvallano un progetto dai costi stellari, sempre in crescita rispetto alle previsioni; sono in malafede i valsusini oppure chi redige progetti magari con lo scopo di assecondare i privati dimenticando qualsiasi regia pubblica su progetti e lavori faraonici; sono in malafede i critici all’opera o coloro che in Italia riempiono l’Alta Velocità di cemento, disastri ambientali e speculazioni sino a caratterizzare l’infrastruttura anche nel confronto con il resto d’Europa; è in malafede chi ha devastato il Mugello garantendo però al contempo benessere e garanzie a chi ha vinto appalti e subappalti; è in malafede un popolo che fa della Tav una questione anche morale, o chi vuole convincere le genti non tramite argomenti convincenti, ma affidandosi a spot televisivi. Vedo tra chi sostiene l’idolo pagano, la TAV, molto populismo; leggo slogan sul modello TAV o isolati eternamente; vedo ferrovie pronte a lasciarsi alle proprie spalle pendolari, territori e lavoratori dell’azienda (creando ghiotti appetiti ai privati liberalizzati) prestando invece molta attenzione (troppa) per una linea ad Alta Velocità “per molti ma non per tutti”. Insomma chi è in malafede dottor Virano? Soprattutto dov’è il ruolo super partes che Le dovrebbe appartenere in qualità di presidente dell’Osservatorio nonché dipendente in qualche modo pubblico? Le piramidi si costruiscono con schiavi e catene, le opere utili alla collettività con la trasparenza e la discussione. L’idolo pagano TAV, su cui spero giunga presto la scomunica papale, è fine a se stesso: questa è la madre di tutte le malefedi. La ringrazio per l’attenzione, con l’occasione Le porgo i miei più cordiali saluti.  


In Comunità Montana Valle Susa, vince il coraggio di chi si schiera a fianco di una politica libera e morale.

8 Novembre 2009

Oggi è stata una giornata importante per tutti coloro che si schierano sul fronte critico riguardante la TAV. Infatti il corteo pacifico, e colorato, che si è snodato nel territorio di Rivalta Torinese sino a toccare i siti, oggi agricoli, destinati al sacrificio del nuovo tracciato TAV, ha visto una folta partecipazione che si è ingrossato man mano che il corteo procedeva. 

Questa sera la seconda notizia ben augurale, ossia l’aver vinto le elezioni della Comunità Montana Valle Susa- Sangone, la lista formata da Pd e Civiche No TAV, una vittoria che non si potrà ignorare e con cui dovranno confrontarsi i tanti fautori, privati e politici, della linea ad Alta Capacità. 

Lunedì, prossimo, chi si assumerà la responsabilità di avviare i fatidici carotaggi, premessa del nuovo progetto della Torino- Lione, dovrà aver chiaro di porsi in un contesto in cui le compensazioni, promesse, non hanno sgretolato il fronte No Tav; un fronte composto da amministratori e cittadini determinati nel non voler diventare vittime di quello che si annuncia un problema morale oltre che di grave impatto ambientale. Creare lavoro significa avviare cantieri con il fine di migliorare i servizi alla collettività, non certo imbarcarsi in avventure spregiudicate sorte dal sogno- business delle grandi (inutili) opere.    

Quando la politica capirà tutto questo?


Le migliaia di persone alla fiaccolata NO TAV non si piegano ai giochi politici nazionali: la TAV è anche questione morale!

1 Novembre 2009

Il Consigliere Regionale del Prc Juri ha partecipato, ieri, alla fiaccolata NON TAV sul tragitto Condove Sant’Antonino di Susa. 

 Dichiara Bossuto “La fiaccolata svoltasi la notte del 31 ottobre, ha visto una partecipazione massiccia sfilare sulla strada che collega Condove  a Sant’Antonino. Migliaia di persone, una moltitudine fatta di famiglie e residenti a cui i sono affiancati molti giovani, hanno voluto ribadire nuovamente il loro fermo dissenso nei riguardi delle opere legate all’Alta Velocità”. 

Ribadisce il consigliere “E’ chiara anche la sfiducia con cui i cittadini guardano a quello che una volta era l’Osservatorio, e che da tempo si presenta quale tavolo di progettazione e, soprattutto, persuasione rivolto alle comunità in Valle”.

Conclude Bossuto “La trappola predisposta a svantaggio dei valsusini e non solo, la questione TAV è oramai una questione morale nazionale oltre che ambientale e legata a modelli di sviluppo disumani, non ha raggiunto il suo obiettivo, e la  marea che ha sfilato ieri per le strade della Bassa Valle sembra voler evidenziare il proprio distacco, e dissenso, verso ogni gioco politico tramato dai dirigenti nazionali dei principali partiti presenti in Parlamento. Credo sia questa la vera questione su cui riflettere, insieme a come spendere bene importanti fondi che rischiano, oggi, di essere sprecati in opere faraoniche e che dovrebbero, invece, andare a soccorrere le reali esigenze che i cittadini denunciano, oramai quotidianamente, innanzi ad altrettanti disagi continui”.