LA MASCHERA DELLA QUESTIONE DI GENERE NASCONDE LICENZIAMENTI E SACCHEGGIO DEI NIDI TORINESI

8 Maggio 2012

SI ANNUNCIA LA TUTELA DI GENERE E NEI FATTI SI LICENZIANO DONNE E BAMBINI

 

La decisione della giunta comunale torinese inerente la esternalizzazione del 15% degli asili comunali comporterà il licenziamento, di fatto, di circa 300 maestre. Trecento giovani donne che dopo anni di servizio a favore dell’infanzia verranno lasciate a casa. Un fatto scandaloso che mi porta a chiedere dove siano finite tutte quelle consigliere, o assessori, emerse all’onore della politica grazie al proprio impegno nelle pari opportunità.

Tra queste ricordo, sin dai tempi del consiglio regionale, un neo assessore. Donna politica che ha fatto sempre bandiera del suo impegno rivolto alla questione di genere, ma mi pare che in questo caso abbia taciuto consentendo la mattanza di educatrici e maestre che lavorano nei nidi. Non ha impedito tutto questo neppure l’assessore Pellerino, di Sinistra e Libertà, se non presentando un’elaborazione di proposta nebulosa che contempla la loro trasmigrazione presso le cooperative appaltanti, naturalmente con uno stipendio molto ridotto e, forse, insufficiente al proprio mantenimento.

Non mi risulta che tra loro vi siano stati interventi a favore del servizio pubblico alle famiglie, a favore dell’infanzia, a tutela delle lavoratrici e della loro professionalità. Ancora una volta solo giochi di parte e tattiche che ricordano, tristemente, la cosiddetta Prima Repubblica. Temo che a volte appartenenze di genere e sensibilità politiche su diritti negati, emergano sovente solo per accedere a ruoli di potere e gestirli esattamente come fanno i peggiori maschi.

Lo dimostra il lavoro di una giunta che non ha cercato soluzioni reali per evitare l’esternalizzazione dei nidi, magari anche solo redigendo un progetto di gestione pubblica, seppur emergenziale, da sottoporre alla contribuzione di Regione e Stato. Non si è voluto dare sfogo alla fantasia, non si è voluto tirarsi su le maniche e lavorare per salvare la “Città dell’Infanzia”. Come sono lontani i tempi in cui gli assessori, quelli di Novelli, lavoravano di notte per reperire fondi e risorse, correndo magari il mattino dopo a Roma per bussare alle porte dei ministeri. Sembra invece chiaro, oggi, la totale assenza di volontà in merito: si doveva privatizzare e lo si doveva fare con l’aiuto della Fondazione San Paolo ed una strizzata d’occhio alle vicine cooperative sociali.

Constatazione che mi rattrista molto, ma che mi fa sperare in una nuova presa di coscienza collettiva che avvolga donne e uomini, riportando ad una politica di valori ed ideali. Una politica lontana dall’attuale, forse più vicina dopo i terremoti elettorali europei di questi ultimi giorni.

 


LETTERA APERA ALLA POLITICA TORINESE

26 Aprile 2012

 

Che effetto può fare avere la consapevolezza che i cittadini contano nulla quando scendono in campo le potenti lobbies?

 

Quando scendono in campo le lobbies il cittadino cade nella più grande contraddizione della politica. Comprende che nulla può fare contro un potere politico condizionato dai gruppi di pressione economica, quello stesso potere che, magari qualche mese prima, si è rivolto ossessivamente a lui per carpirne il voto.

L’incontro con i gruppi economici di pressione è spesso traumatizzante poiché coincide da una parte con una resa della politica nel fare il proprio lavoro, non si sceglie più il bene collettivo ma esclusivamente quello lobbistico, e dall’altra con l’elettore che di colpo comprende quanto sia marginale il suo ruolo: l’elettore infatti non conterà più nulla sino alle prossime elezioni.

Amministrare dovrebbe voler dire programmare il futuro di una città in base agli interessi della medesima, di conseguenza l’Amministrazione stessa non dovrebbe aver problemi nel confrontarsi con le persone ed i soggetti portatori di idee contrastanti. Al contrario quando i consiglieri o i sindaci lavorano con il fine principale di assecondare un gruppo economico, magari anche mascherato dalla dicitura di cooperativa o di sociale, lo sguardo alla programmazione cittadina cade a con esso il confronto con gli amministrati.

Potrebbe essere un caso o forse no che prosegua ora scrivendo della vicenda asili nido della città di Torino. Partendo, naturalmente, dalle parole del sindaco secondo cui nelle sue attuali scelte non si troverebbe traccia  di privatizzazione, bensì della creazione di un sistema misto a vantaggio di tutti. Di tutti, afferma Fassino, ma il dettaglio di chi siano i vantaggiati non è chiaro.

La cosa certa è quella che riguarda una decina o forse più di nidi, i quali già da luglio passeranno sotto la gestione delle cooperative sociali. In seguito circa trecento precari, che sino ad ora sono stati fondamentali per la sostituzione dei tempi determinati ed il mantenimento del servizio, resteranno senza lavoro. A questi si aggiunge l’incertezza dei lavoratori fissi, altro pilastro fondamentale de servizio a favore dell’infanzia, che si troveranno con orari più lunghi, classi più numerose e sballottati da una sede all’altra.

Sorte simile toccherà ai bambini, destinati a cambiare maestri e vederli sostituiti da personale di cooperativa magari mal pagato e probabilmente con scarsa esperienza. Il comune non risparmierà, l’unica differenza sarà sulla busta paga dei lavoratori, ridotta a pochi Euro all’ora (4/5 Euro lordi). La Città dell’Infanzia rimarrà un amaro ricordo.

Il sistema misto non è un miglioramento e lo sanno i lavoratori della maggior parte delle cooperative sociali, ossia di quelle che di sociale hanno solo la denominazione, lo sanno i dirigenti amministrativi e lo sanno i cittadini a cui regolarmente viene negato il controllo di garanzia sui servizi appaltati. All’indomani dello scandalo dei cimiteri lo avevamo capito tutti, ma la memoria dei Torinesi è corta. Se i lavoratori del sociale fossero pagati il giusto (cosa che non sempre avviene) e non vi fosse il profitto che, in molti casi, va a vantaggio dei dirigenti della stessa, allora forse potremo sperare in qualcosa di meglio: speranza attualmente negata dalle non scelte istituzionali.

Oggi ci prepariamo ad assistere all’ennesimo spettacolo di sfruttamento del lavoro in uno scenario di dismissione del pubblico. L’assenza nei momenti di confronto sul tema asili e materne, come è avvenuto lunedì scorso, del sindaco (all’estero) e dell’assessore competente (per ragioni personali) lo dimostrano ampiamente.

Clientele e voti elettorali sembrano voler disegnare la finta programmazione politica delle nostre città, con buona pace di diritti, servizi ed informazione libera. Chiniamo la testa poiché ci stanno mettendo intorno al collo l’ennesimo cappio, rassicurandosi prima che non scalceremo neppure più una volta sospesi per aria.

 


Lettera a mia firma pubblicata su Torini Sette del 5 aprile 2012

16 Aprile 2012

    Torino: una città che sembra voler dimenticare il passato rinunciando a cultura e turismo. Un’affermazione scontata se pensiamo alla cappella del Duomo distrutta da un incendio qualche decennio scorso e su cui solo da pochi giorni si è siglato l’appalto per la sua ricostruzione; restauro comunque non garantito per mancanza di fondi.
Non garantita è stata anche la salvaguardia del sottosuolo di Piazza San Carlo, le cui antiche vestigia sono state demolite per edificare un parcheggio al cui interno sarebbe stato garantito, a detta della giunta dell’epoca, un percorso archeologico oggi visibile: una colonna anonima in mattone tra auto e cemento. Neppure si sono risparmiate le Gallerie di Pietro Micca, sventrate dai lavori di Porta Susa, e tanto meno il sottosuolo di piazza Vittorio o i resti romani delle porzioni del quadrilatero destinate, tanto per gradire, ad altri parcheggi.
Al triste elenco si aggiunge ora la Galleria Sabauda, chiusa e danneggiata da un riscaldamento impazzito, e presto lo scalone juvarriano del Museo Egizio, sacrificato per migliorarne l’ingresso al pubblico.
Un elenco che consentirebbe senza dubbio di attribuire il premio “Attila” ad alcuni amministratori cittadini ed a qualche funzionario dei beni architettonici, ma che invece culla dolcemente Torinesi ed intellettuali, incuranti del vizio, destinato a sempre meno persone e certamente meno redditizio del Gratta e Vinci, chiamato Cultura.
Mi pongo solo una domanda finale: perché non trasferire la Galleria Sabauda alla Reggia di Venaria, per cui invece i milioni si sono trovati e pure i buchi, oppure a Stupinigi. E’chiedere troppo conservare il nostro patrimonio per le generazioni future e, magari, per dare lavoro a qualche persona in più?


La memoria corta della Sinistra torinese favorisce l’opera dei Demolisti.

3 Aprile 2012

L’ubriacatura continua. Quel clima sociale e politico basato sulla faciloneria e sulle soluzioni di tutti i mali affidate alla negazione dei diritti personali, sembra non terminare mai sin dagli anni 80. La nostra città non solo non si scosta dal distruttivo atteggiamento tenuto dalla classe politica nazionale in questi anni, ma addirittura si pone all’avanguardia dei Demolisti grazie al ben avviato laboratorio di Distruzione della Sinistra  locale e non solo.

Quale esempio di quanto affermato basterebbe fare il riassunto della situazione privatizzazioni in capo alla Città, guardando contemporaneamente ad alcuni nomi che, a Sinistra, hanno caratterizzato il dibattito pre elettorale torinese: confronto orientato all’epoca sul nome da contrapporre al candidato sindaco indicato dall’uscente Chiamparino.

Ebbene nei mesi antecedenti all’inizio del confronto amministrativo, a Torino nacquero alcuni tavoli in cui la Sinistra cittadina si confrontava a tal fine e dove spiccavano alcuni nominativi di “compagni” che si autocandidavano quali unici rappresentanti della vera forza antagonista contrapposta alla compagine di potere del PD.

Tra i protagonisti della presunta Sinistra torinese spicca l’Assessore Pellerino, creatura  politico amministrativa pare voluta dal consigliere regionale PD  Placido,  approdata quindi in Sel poche settimane prima delle elezioni ed ora Assessore ai Servizi Educativi. Assessore oggi pronta a minacciare le dimissioni dalla giunta torinese, ma nelle settimane scorse praticamente apatica innanzi al piano di privatizzazione del servizio dell’istruzione pubblica a favore delle cooperative bianche.

Non dimentichiamo il giovane Passoni, ossia un ex comunista dal percorso politico vivace: area Rosso Ideale,  appoggiato nella raccolta firme per la candidatura alle primarie da un universo variegato tra cui un consigliere regionale ex prc, ex pdci, ex Uniti per Bresso ed ora del  Pd nonché molto “attento” ai voti di preferenza. L’assessore uscente della giunta Chiamparino è stato molto bravo nell’aderire ai tavoli della Torino “che non si piega” ed introdursi così di nuovo in giunta da cui non esprime alcun commento su quanto avviene prima e dopo la violazione del patto di stabilità (privatizzazioni comprese).

A cornice del tutto spicca Sel, ossia il cortile di casa del Pd e luogo di incontro delle varie correnti di cui sopra. Partito che nella fretta di trovare una soluzione salva assessore ha elaborato un piano interessante a salvaguardia delle lavoratrici precarie dei nidi, in odore di esternalizzazione, ma dimenticando la costruzione di un qualsiasi percorso politico che guardasse anche alle privatizzazioni medesime magari impedendole.

Nel caso nidi la frittata cucinata dai Demolisti è così pronta: asili esternalizzati  dando la colpa alle leggi nazionali ed europee, intanto va di moda, e spaccatura in due dei lavoratori. Da una parte i precari e dall’altra le maestre a tempo indeterminato fissi, soggetti con proposte diverse a difesa di occupazione e pubblico in un contesto di demolizione del servizio che avanza .

I Demolisti sono al traguardo della loro diabolica opera. Compresi quelli che stanno straziando la Sinistra salvo magari tra 4 anni rivederli per riproporsi quali nuovi salvatori degli ideali e, fatto che ancor più sconcerta, nel silenzio rispettoso di quel popolo progressista che ha la stessa memoria corta del popolo qualunquista di destra.


Privatizzazioni: ora tocca ai nidi di Torino.

14 Febbraio 2012

Siamo vicini ai lavoratori precari dei nidi e delle materne che hanno manifestato oggi davanti all’ingresso del comune di Torino. Le educatrici, vestite da fantasma, hanno voluto evidenziare la loro inesistenza agli occhi di Sindaco e giunta, seppur fisicamente impegnate tutti i giorni in un servizio pubblico essenziale, qual è quello alla prima infanzia.

In questi giorni l’assenza per malattia di alcune educatrici, assunte a tempo indeterminato, ha fatto scattare un’emergenza derivante dal mancato rapporto legale tra il numero di bambini ed educatrici stesse. Parte dei media, e del mondo politico, ha approfittato di questo per accelerare il percorso di affidamento del servizio emergenziale a soggetti privati esterni.

Una ricetta in realtà non obbligatoria e neppure dettata da presunte volontà ineluttabili. Esternalizzare le supplenze non è altro che il primo passo verso la privatizzazione dei nidi: un passo che vede quale prima vittima proprio l’infanzia torinese, oltre a quelle lavoratrici che, per anni, hanno sopperito ai buchi di organico che il comune  non riusciva a colmare in altro modo.

Affidare a terzi un servizio pubblico, un bene comune qual è quello degli asili nidi e scuole materne, non vuol dire fare risparmiare l’Amministrazione pubblica ma solo abbattere la remunerazione del personale ancor più precario.

Noi chiediamo a questo comune un’azione di coraggio. Far si che la scelta di violare il patto di stabilità per garantire il pagamento delle forniture alle aziende private, non cada sulla testa delle lavoratrici e dei lavoratori. Chiediamo il coraggio di mantenere pubblica la gestione di nidi e materne ed inoltre la stabilizzazione dei precari che, sino ad oggi, hanno spesso garantito la continuità del servizio. Altri comuni lo hanno fatto, come Firenze, anche sulla base di calcoli economici che ritraggono l’assenza di risparmi reali nel costo globale di un servizio esternalizzato.

I fondi per stabilizzare i precari ci sono, occorre solo non destinarli ad eventuali clientele o scelte utili solo al super ego di chi le propone.

Ezio LOCATELLI Segretario Provincia Torino PRC

Juri BOSSUTO  Responsabile provinciale Lavoro PRC


I piatti di “Vietti”: ossia l’arte tagliata anche nella libera espressione, oltre che nei fondi. Buon 1012!!

31 Dicembre 2011

      Venerdì 23 dicembre ero nei pressi di via Maria Vittoria nel momento in cui polizia e carabinieri la blindavano, a causa di un’emergenza non bene specificata sul momento. Ho assistito, con una certa non celata curiosità, ad una situazione paradossale che ha avuto quale scenario un centro città bloccato per alcune ore e gli stessi servizi del trasporto pubblico deviati su altri tragitti. L’arrivo degli artificieri ha destato in me preoccupazione comprendendo che in quel luogo, lo stesso palazzo Carpano davanti a cui era normale vedere auto di scorta sostare ogni giorno, era forse la sede di qualche autorità a me sconosciuta ora gravemente minacciata da trame oscure.      

 Solo il giorno a seguire i media, non tutti, hanno riportato la scansione degli avvenimenti: il minacciato era il Vice Presidente del CSM Vietti e la minaccia consisteva in alcuni piatti attaccati al muro di quel palazzo ove aveva sede il suo ufficio. Sono rimasto allibito ancor più quando ho letto della performance artistica che in realtà risiedeva in quelle ceramiche e dell’accusa, conseguente, di procurato allarme formulata agli artisti autori dell’opera.    

Pur consapevole del mio andare in controtendenza vorrei esternare la mia solidarietà a Petracci, Delmastro, Betolami: artisti vittime di un clima nazionale cupo e pieno di paure. Quei “piatti” infatti erano appesi al muro di palazzo Carpano, ed anche in via Roma angolo via Maria Vittoria, da alcuni giorni. Tutti coloro che li hanno osservati, compreso chi scrive, traducendo al contempo le scritte in esse contenute hanno pensato ad un’azione puramente d’arte. La buona fede del cittadino comune ha collegato quelle istallazioni ad una espressione di libertà di opinione (art. 21 Costituzione) seppur dal sapore vagamente situazionistico. Sinceramente non so come sia stato possibile costruire un teorema che legasse le ceramiche alla A di anarchia, appartenente ad una scritta da tempo presente su quel muro, sotto la quale sono state ritrovate.     

E’ agghiacciante osservare come si costruiscano ipotesi di attentato alla incolumità di politici su  basi che sembrano tratte dal “Quesito con la Susy” della Settimana Enigmistica, più che da fatti reali. E’ triste ricordare che tre giovani artisti rischiano il processo per un tentativo di libera espressione, e denuncia sui tagli alla cultura, che Torino non ammette più da tempo.     

Pubblicità gratuita quindi per l’on. Vietti e tanta amarezza, mista disgusto, per noi comuni mortali. Sensazioni  unite ad un insegnamento importante: prima di sostare innanzi ad un palazzo storico accertarsi prima su chi risiede al suo interno, poiché questa è la premessa per capire se sarete assoggettati, o meno, a pesanti limitazioni nella vostra libertà di espressione. Il sistema feudale dei signorotti è tornato con buona pace delle libertà costituzionalmente garantite (ma non sempre e con qualche deroga qui e là).     

 Buon anno 1012! 


Insultato da un passante vado fiero delle mie idee. Quanti possono dire lo stesso?

6 Novembre 2011

 In questi giorni difficili per (quasi) tutti è davvero difficile non essere colti da una profonda stanchezza interiore leggendo le dichiarazioni rilasciate da chi amministra il nostro Stato, ma anche gli enti  locali.    Non solo deprimono le agenzie stampa che riportano le affermazioni poco rassicuranti provenienti dal Presidente del Consiglio, in cui si indica nei ristoranti pieni la prova dell’assenza di crisi in Italia, ma danneggiano la speranza per una politica migliore anche le recentissime affermazioni rilasciate dall’assessore torinese Pellerino, in occasione del dibattito in commissione inerente i precari dei nidi cittadini. 

   L’assessore in quota SeL ammette che non vorrebbe essere nei panni dei precari, neppure di un assessore quale è lei, limitando alla prospettiva di una deroga al patto di stabilità l’unica possibilità positiva al dramma dei precari: insomma l’ammissione che non vi è soluzione alcuna.    

Per quanto concerne il non volere l’assessore indossare gli abiti di un assessore la soluzione sembra facile e si chiama “dimissioni”, che giunti a questo punto auspicherei al più presto evitando pure gravi sdoppiamenti di personalità, mentre per garantire ai nidi di poter usufruire della professionalità in capo ai precari occorrerebbe solo reperire risorse evitando gli sprechi a cui siamo da tempo abituati.   

Invitare i precari ad affidarsi all’imprenditoria sociale, come è stato detto in sede comunale, pare davvero un paradosso quasi offensivo sia nei loro confronti che in coloro che ancora credono che la giunta Fassino possa definirsi di Sinistra.    

Oggi pomeriggio un passante, con gli occhi pericolosamente sgranati, incrociandomi ha gridato con violenza “Comunista di merda”: alla luce di quanto viene compiuto da chi si definisce di Sinistra, e da chi invece è dichiaratamente berlusconiano, mi tengo l’insulto e ne faccio preziosa medaglia da appuntarmi al petto.   


Piazze e precari: alla legge Reale la soluzione, nel silenzio di assessori e giunte varie.

19 Ottobre 2011

    Sembra incredibile la dinamica di quello che sta accadendo intorno a noi quotidianamente. La classe politica che non si turba innanzi a nulla sembra perdere, clamorosamente, ogni controllo davanti a quanto avvenuto sabato a Roma. Un’agitazione parlamentare irrefrenabile che conduce a voler reintrodurre la legge Reale ed a considerare i disordini di piazza quali atti di “terrorismo urbano”. Ritorna quella legge Reale già considerata liberticida negli anni di piombo, e mai abrogata malgrado la fine dei motivi da cui scaturì, al fine dichiarato di controllare l’agitazione sociale, per fermare un malessere crescente di giorno in giorno.    

   Nulla smuove la Politica, la “P” maiuscola è una concessione puramente gratuita, se non gli atti che mettono a repentaglio la sicurezza della propria esistenza. Non stupisce quindi il suo silenzio, a Torino, innanzi alla consulenza da 160 mila Euro  affidata da GTT, non stupisce neppure la futura consulenza da 400 mila Euro destinata a chi preparerà le nuove ipotesi speculative su Torino nord.Nel Paese del nepotismo, delle corporazioni, delle baronie  i politici non battono quasi ciglio di fronte alla candidatura “sicura” di Di Pietro Jr. o la cooptazione stampo feudale alla guida della Lega già pronunciata a favore del Trota.     

    Nessun stupore per loro, ma la natura umana vorrebbe il contrario. Dopo aver saccheggiato il Pubblico, ora gli amministratori al potere si richiamano ai patti di stabilità e, nel loro nome, sono pronti a svendere quanto amministrato al primo amico, privato, che passa loro innanzi, con buona pace di dipendenti e precari. Vergognoso esempio giunge dalla conduzione in corso, a firma di una giunta detta di Centrosinistra ed un assessore autodichiaratosi addirittura di Sinistra (SEL),  della questione che interessa il futuro degli asili nido torinesi, nonché delle giovani persone che ne garantiscono “precariamente” la continuità di servizio.     

    Ieri il coordinamento precari nido e materne ha simulato, in piazza davanti al comune, il funerale del diritto all’istruzione e della felice sicurezza dei bambini. Dal palazzo comunale l’assessore, senza scendere tra le manifestanti (forse poiché già temeva l’applicazione della Reale) ha avuto un’idea di Sinistra: i precari non riassunti saranno aiutati ad entrare nell’impresa sociale, ossia saranno sostenuti a diventare nuovi sfruttati nel nome della stabilità (di chi poi?).    

    Così il Pubblico che non riuscirebbe a pagare il personale alle sue dipendenze, si appresta ad appaltare i servizi a cooperative sapendo su cosa risparmiare: i costi umani. Un quadro che si avvera con la benedizione delle Fondazioni, di cui alcuni settori interni sono probabilmente interessati al business che si profila.    

    Solo il buon senso potrà salvarci tutti dalle piazze impazzite, in caso contrario temo che la legge Reale potrà solo riempire le galere e nulla più.


Commento breve a “Fassino non crede ai beni comuni, e la giunta di Torino cede ai privati.”- di Maurizio Pagliassotti.

9 Ottobre 2011

Su Liberazione del 9 ottobre 2011, Maurizio Pagliassotti bene descrive il quadro torinese all’indomani della sconfitta, nostra, di maggio. A neppure un trimestre dall’insediamento dell giunta Fassino, il neo sindaco alllunga la sua affusolata ombra sulla Città costruendo, nel grigiume più assoluto, il futuro non dei cittadini, ma di chi ritiene appetitosi alcuni beni per ora comunali (ossia di tutti quanto noi torinesi).

Gli asili nido sembrano prepararsi all’affidamento esterno, mentre le aziende che gestiscono i beni comuni si apprestano ad essere alienta ai soliti del salotto buono pedemontano.

Ricchi affari si profilano all’orizzonte, consegnando al cartello della Sinistra una magra consolazione: avevamo ragione, ancora una volta, NOI!


Come spendere, male, i soldi del Comune di Torino: una questione di scelte!

3 Ottobre 2011

     Ecco un articolo interessante a firma di Gabriele GUCCIONE, pubblicato su La Voce del Popolo del 2 ottobre scorso. Leggendolo la mente va ai tagli del welfare, alla dismissione dei beni immobiliari del comune, ed al probabile licenziamento dei precari nido a vantaggio di una presunta mobilità interna al Comune stesso. Cose che i nostri concittadini sembrano non voler vedere.     

“Mezzo milione di euro: è spuntato fra le pieghe del bilancio comunale, nonostante le difficoltà del momento, per finanziare una consulenza sulla vendita e la trasformazione immobiliare dei terreni comunali a Barriera di Milano nell’ambito della cosiddetta «Variante 200». Rispetto a quando fu approvata la Variante (anno 2008) sono cambiate le condizioni del mercato: non si può più pensare di vendere gli immensi terreni (450 mila metri quadrati) a 600 euro per metro quadro.     

I presupposti su cui nel 2008 l’Amministrazione Chiamparino mise a punto il piano di trasformazione immobiliare – la più imponente operazione mai prospettata a Torino dal 1995, che consentirebbe di pagare in parte gli scavi della Linea 2 di metrò – sono sempre più flebili: la realizzazione della Linea 2 è lontana (bisognerà aspettare almeno fino al 2014 per cominciare a vedere i primi finanziamenti statali) e il mercato immobiliare non è più vivace come tre anni fa.     

La necessità di pensare a un piano strategico è dimostrata dal dietrofront, prima dell’estate, della società immobiliare Promozione&Sviluppo: si era candidata a costruire un centro commerciale sui terreni di quello che è considerato il blocco di partenza dell’intera trasformazione, l’ex Scalo Vanchiglia, ma ha cambiato idea (cfr «Voce» dell’11 settembre). Piazzare sul mercato i terreni di proprietà comunale a Barriera di Milano non sarà un’impresa semplice.

Per questo, tra le pieghe dell’assestamento di bilancio del 2011 sono comparsi 500 mila euro che l’Amministrazione Fassino intende spendere per la redazione di quello che i tecnici chiamano un «masterplan»; una strategia urbanistica e soprattutto finanziaria che definisce nel dettaglio i tempi e le modalità di vendita dei «diritti edificatori» della Variante 200 (870 mila mq, tra terreni comunali e privati).

Il ridisegno complessivo delle aree attorno a Barriera di Milano sarà affidato, probabilmente già entro l’anno, a uno studio di professionisti del settore: urbanisti, architetti ed esperti del mercato immobiliare che, spiega l’assessore all’Urbanistica Ilda Curti, «avranno il compito di ricercare le condizioni e gli strumenti necessari per far partire le operazioni urbanistiche».    

 «Il masterplan servirà a individuerà i criteri di investimento e di vendita delle aree, attraverso una strategia precisa e di lungo periodo», aggiunge l’architetto Anna Prat, consulente del sindaco Fassino per le grandi trasformazioni urbane; la stessa che tre anni fa redasse lo studio, ormai superato, di fattibilità finanziaria della Variante 200.” 

Gabriele GUCCIONE  Articolo tratto da «La Voce del Popolo» del 2 ottobre 2011   


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