LA MASCHERA DELLA QUESTIONE DI GENERE NASCONDE LICENZIAMENTI E SACCHEGGIO DEI NIDI TORINESI
8 Maggio 2012
SI ANNUNCIA LA TUTELA DI GENERE E NEI FATTI SI LICENZIANO DONNE E BAMBINI
La decisione della giunta comunale torinese inerente la esternalizzazione del 15% degli asili comunali comporterà il licenziamento, di fatto, di circa 300 maestre. Trecento giovani donne che dopo anni di servizio a favore dell’infanzia verranno lasciate a casa. Un fatto scandaloso che mi porta a chiedere dove siano finite tutte quelle consigliere, o assessori, emerse all’onore della politica grazie al proprio impegno nelle pari opportunità.
Tra queste ricordo, sin dai tempi del consiglio regionale, un neo assessore. Donna politica che ha fatto sempre bandiera del suo impegno rivolto alla questione di genere, ma mi pare che in questo caso abbia taciuto consentendo la mattanza di educatrici e maestre che lavorano nei nidi. Non ha impedito tutto questo neppure l’assessore Pellerino, di Sinistra e Libertà, se non presentando un’elaborazione di proposta nebulosa che contempla la loro trasmigrazione presso le cooperative appaltanti, naturalmente con uno stipendio molto ridotto e, forse, insufficiente al proprio mantenimento.
Non mi risulta che tra loro vi siano stati interventi a favore del servizio pubblico alle famiglie, a favore dell’infanzia, a tutela delle lavoratrici e della loro professionalità. Ancora una volta solo giochi di parte e tattiche che ricordano, tristemente, la cosiddetta Prima Repubblica. Temo che a volte appartenenze di genere e sensibilità politiche su diritti negati, emergano sovente solo per accedere a ruoli di potere e gestirli esattamente come fanno i peggiori maschi.
Lo dimostra il lavoro di una giunta che non ha cercato soluzioni reali per evitare l’esternalizzazione dei nidi, magari anche solo redigendo un progetto di gestione pubblica, seppur emergenziale, da sottoporre alla contribuzione di Regione e Stato. Non si è voluto dare sfogo alla fantasia, non si è voluto tirarsi su le maniche e lavorare per salvare la “Città dell’Infanzia”. Come sono lontani i tempi in cui gli assessori, quelli di Novelli, lavoravano di notte per reperire fondi e risorse, correndo magari il mattino dopo a Roma per bussare alle porte dei ministeri. Sembra invece chiaro, oggi, la totale assenza di volontà in merito: si doveva privatizzare e lo si doveva fare con l’aiuto della Fondazione San Paolo ed una strizzata d’occhio alle vicine cooperative sociali.
Constatazione che mi rattrista molto, ma che mi fa sperare in una nuova presa di coscienza collettiva che avvolga donne e uomini, riportando ad una politica di valori ed ideali. Una politica lontana dall’attuale, forse più vicina dopo i terremoti elettorali europei di questi ultimi giorni.
Scritto da juribossuto.it