Appello per una nuova Torino!

1 Giugno 2010

TRa poco più di un anno si voterà per l’elezione del sindaco di Torino. Da giorni, da settimane, sui  quotidiani cittadini assistiamo al solito balletto uso media, in cui danzano nomi e piroettano indicazioni per  chi dovrà occupare la poltrona del primo cittadino.

NOn si contano suggerimenti reciproci, indicazioni, prospettive, richiami: il tutto all’interno della solita cerchia, quasi familiare, in cui volti noti e sorridenti si scambiano vicendevoli inviti a  fare passi avanti oppure a proporre candidature idonee al governo della Città.

SEMbra quasi un clima da tramonto della monarchia, oppure semplicemente il quadro di oligarchie che non vogliono mollare il potere, preparando a tavolino successioni al trono rassicuranti per i soliti illustri personaggi.

DOPo la pesante sconfitta elettorale delle regionali, sconfitta in cui arroganza e presunzione hanno avuto il loro devastante ruolo, credo sia giunto l’ultimo momento utile, forse già fuori tempo massimo, per voltare pagina. I cinque anni di presidenza al centro sinistra del Piemonte hanno lasciato, in eredità, delusioni derivanti dall’operato di una giunta in gran parte debole  e priva di caratterizzazione politica davvero “di Sinistra”.

CHi sperava in un dopo Ghigo di rottura è rimasto a bocca aperta osservando come poco cambiasse, guardando al passato,  nei giorni della giunta Bresso e la disillusione del cittadino cresceva innanzi ad un immobilismo politico raccapricciante.

SONo passati gli anni in cui chi si rivolgeva a noi, della Sinistra doc, lo faceva sapendo che eravamo diversi poiché ci differenziavamo, decisamente, dal decadentismo in cui scivolava di giorno in giorno la politica tutta.

ARRivismi, pressappochismi, ottusità, interessi privati, clientelismi, cecità politica e progettuale hanno intaccato gravemente anche i nostri spazi gettando molti compagni nell’astensionismo o nel voto di protesta.Torino in questi anni è diventata meno operaia e più da bere, lo testimoniano i tanti fantasmi legati ad opere olimpiche già abbandonate a se stesse, così come lo dimostra l’essere sempre più lontana l’amministrazione pubblica dai problemi del territorio, delle periferie dei cittadini.

LA svendita del patrimonio comunale immobiliare, il voler far cassa usando spazi pubblici ed aree verdi,i favori ai soliti salotti buoni , sono elementi che narrano di una sinistra davvero lontana da piazze e mercati; una sinistra o presunta tale più capace a sedere nei salotti che sulle pubbliche panchine.

ANChe dal punto di vista della tenuta democratica, Torino sta cedendo pericolosamente alle tentazioni di una involuzione modello “ordine e disciplina” che ha come nemici ed obiettivi unici i disagiati ed i giovani “ribelli” della città antagonista:  un’azione politica che sembra nascondersi dietro il facile  dito della demagogia (di destra) per distrarre su ciò che davvero sono i problemi che attanagliano il tessuto urbano. Lavoro, casa, diritti, giovani, lotta al degrado, integrazione: i temi su cui tornare a lavorare con serietà e da Sinistra.Questo è un appello, uno dei tanti (vero), rivolto a tutti i sinceri democratici, a tutti coloro che appartengono alla cultura della Sinistra che ha le sue radici nelle speranze sociali e comuniste degli anni in cui questi termini avevano un senso concreto e reale. Un appello a uscire dal buio, a liberarsi dalle catene imposte da chi ama le stanze nascoste del potere, per decidere e costruire.

PROviamo a costruire dai quartieri, dalle piazze una alternativa a ciò che i soliti noti vogliono propinarci. Proviamo a reagire a scrivere tutti insieme un programma e scegliere i candidati alle presidenze di quartiere ed a Sindaco che eliminino dall’orizzonte clientelismi e favori, arrivisti e faccendieri. Non lasciamo tutto in mano alla farsa di grillini e di pietristi: noi siamo la Sinistra, riprendiamoci i nostri spazi, le nostre verdi infinite praterie.

DIAmo vita immediatamente a luoghi di partecipazione e confronto in cui costruire, insieme, il futuro di questa nostra Città, sottraendola a salotti buoni e poteri forti.


Torino: l’assedio continuo di fantasmi recenti e nuovi Unni.

2 Ottobre 2009

  “Torino non sta mai ferma”, vero, ma dove stia andando non è dato sapere. Città turistica, Città culturale, Città sociale, Città operaia, Città privata: sono questi gli aspetti di una metropoli che pare aggirarsi confusa tra mille identità, e nessuna a lei davvero appartenente. L’eredità olimpica ha lasciato sul terreno morti e fantasmi: strutture abbandonate, opere insensate, gestioni onerose, manutenzioni impossibili; Torino 2006 ha il sapore del villaggio decadente tipico delle migliori pellicole a firma di Sergio Leone.Il capoluogo piemontese, in preda alle convulsioni da febbre alta, tenta di cambiare velocemente, faccia cosicché vincere la sua malattia, indossando i panni di un ricco speculatore privato ed abbandonando quelli dell’antica comunità pubblica attenta al sociale ed al territorio.Le ultime scelte urbanistiche sono la carta di identità della nuova Torino da bere; una metropoli per “pochi” bene rappresentata dalla variante al PRGC n. 190 che  circonda il Palazzo del Lavoro con un centro commerciale (l’ennesimo) di 28.000 metri quadrati, con un addio collettivo al bel parco alberato che incornicia il Palazzo Nervi.Per sanare il buco olimpico, e non farne adirare i fantasmi, Torino si appresta ad alienare la sede storica della polizia Municipale di via Giolitti, a cui aggiunge la Cavallerizza, via Antinori e molto altro: le Olimpiadi tornano ad essere così un affare per gli immobiliaristi ed un danno per la collettività.Il quadro descritto stride, decisamente, leggendo  l’appello a firma del Comitato ampliamento Parco Ruffini, il quale purtroppo si illude che il comune acquisti aree demaniali e ferroviarie per attuare una funzione pubblica, ossia migliorare tramite un parco più grande la qualità della vita dei suoi cittadini: una vocazione naturale del comune che pare tradita dai fatti.La Città cosiddetta pubblica sta sparendo sotto i colpi dei privati, lo dimostrano non solo le tante drammatiche varianti, ma anche i box privati costruiti sotto le piazze storiche, piazza Maria Teresa, o quelle “centrali” periferiche quali piazza Livio Bianco oppure via Boston.La devastazione portata in questi anni al centro presunto storico, piazza San Carlo e Solforino, unita alla disattenzione crescente verso le periferie fanno pensare ad un attacco massiccio, nel nome del risanamento economico, da cui impossibile difendersi. Qualcuno penserà che non tutto è perso e che la Sopraintendenza  difenderà almeno, con buona pace della periferia, i siti storici: temo sia questa una illusione e già mi appresto a sorridere quando leggerò che nulla osta alla costruzione dei box, sotto la statua di Pepe, poiché le antiche vestigia non sono così antiche e tanto meno vestigia; una storia che in Torino si ripete, evidentemente la nostra città non ha mai conosciuto medio evo, periodo romanico o rinascimento, così almeno pare in base a come agisce la Sopraintendenza nel concedere permessi costruttivi.Scriveva un lettore di alcuni ragazzini che bivaccando sulla gradinata del Caval ‘d Brons ne imbrattavano il basamento con frasi stupide, sotto gli occhi delle tante pattuglie di sicurezza pubblica (vero!) di passaggio , ma non mi stupirei troppo al suo posto. Davanti ad una Torino che si arrende all’invasione barbarica speculativa, anche il Cavallo di Bronzo china la sua testa innanzi ai giovani Unni del nuovo millennio.         


Svendere la Città: ad errori seguono errori irrimediabili.

6 Dicembre 2008

La decisione in capo al comune di Torino, di cedere alle fondazioni o a privati i gioielli comunali (quali la Mole, il Regio, il Teatro Carignano, ex strutture socio sanitarie) significa comunque assegnare a terzi esterni al pubblico, anche affermando che così facendo si favorisce la sopravvivenza del bilancio delle fondazioni stesse.

Qualsiasi cosa si dica a giustificazione, se questo non è privatizzare beni monumentali o di pubblico servizio, rimane sicuramente il primo passo verso l’espulsione dal sistema pubblico dei medesimi.

Nel 1990 venivano denunciata, e denunciavo, lo spreco, unito alla non necessità, nel costruire lo stadio delle Alpi. Si diceva, a chi contestava quell’opera, che si era di fronte ad un muro ottusamente conservatore.

Ora, noi ottusi, vediamole ruspe che abbattono lo stadio stesso: abbattimento naturalmente non gratuito. Le Olimpiadi invernali, e la conseguente svendita della Città, dimostrano come errare è umano, ma perseverare è diabolico.


CHIEDO UNA MORATORIA PER LA CITTA’ PER UN ANNO SOLO PROGETTI CONDIVISI

11 Giugno 2008

Non mi ritengo un conservatore, neppure persona legata allo status quo immutabile. Da tempo si parla di una Torino che cambia, che si modifica; in passato si annunciava il Ge.Mi.To, ossia l’unione dei tre grandi capoluoghi del nord ovest.

 

Oggi si guarda a orizzonti fatti di città satellite, a sogni da metropoli. Forse il sogno di noi tutti sarebbe quello di una Torino viva, non solo da bere e consumare, ma che sappia mescolare sviluppo a condizioni di esistenza a dimensione umana per tutti i suoi cittadini.

 

Su questa premessa chiedo una “moratoria” per la città, un atto di pace che unisca la periferia al centro storico; chiedo che per un anno almeno i progetti di sviluppo cittadino tengano anche conto di chi abita a Torino: delle sue condizioni quotidiane di vita e delle sue speranze. Chiedo che si ridiscutano le sopraelevate di memoria bostoniana sia per il futuro progetto di metropolitana in Mirafiori Nord  sia per Corso Marche. Chiedo che la città torni a respirare, dando anche un segnale a Piazza San Carlo, gioiello di architettura, eterno cantiere ed attualmente vetrina commerciale imbarazzante. Per un anno progetti condivisi per la città ed i suoi abitanti, prospettive architettoniche libera da improbabili grattacieli o parchi divertimento quale il motoscafo parcheggiato davanti al Cavallo di Bronzo.