In data 7 settembre ’09, la Giunta Regionale, DGR n. 10-12072, ha approvato una variazione di bilancio dall’accentuato sapore anacronistico. Tramite la delibera citata, sono stai tolti 500.000 Euro ai finanziamenti diretti alle università, destinati all’attuazione di programmi scientifici e formativi, per indirizzare la somma all’ Associazione “Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche”.Ancora una volta la scelta è stata quella, anche in Piemonte, di sottrarre importanti fondi all’università pubblica per dirottarli alle sedi universitarie di nicchia e, soprattutto, private. Pur riconoscendo l’importanza anche culturale, oltre che enogastronomica, delle attività svolte dall’istituzione di Pollenzo, si ricorda che il corso di Laurea in Scienze Gastronomiche beneficia anche dei contributi destinati alla manutenzione delle sedi universitarie ed, inoltre, le rette di accesso al corso sono decisamente dal costo elevato (circa 15.000 Euro annui salvo smentite).Il contributo ulteriore erogato dalla Giunta, rischia di veder gridare vendetta a fronte dei venti lavoratori precari lasciati a casa dal Teatro Regio per mancanza di fondi; rischia di far gridare allo scandalo innanzi ai tanti precari della scuola che la riforma Gelmini lascia senza lavoro; rischia di far inorridire tutti coloro che assistono ogni giorno alla chiusura di fabbriche ed aziende.Mi aspetto che questa erogazione destinata ad una realtà che, nelle sue molteplici vesti ed azioni, spesso lavora per e con il Piemonte, sia ripristinata alla sua funzione originale. Mi aspetto che la stessa cura con cui si è onorato l’impegno con l’Associazione “Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche”, sia mantenuta per i lavoratori (dal Regio alla scuola passando per le fabbriche) senza salario ed occupazione.    

Esprimo preoccupazione viva per le parole espresse ieri, in sede di Palazzo Giustizia, in merito all’udienza riguardane i giovani fermati dopo le contestazioni anti G8 università: parole che tratteggiano un quadro fantasioso, fantapolitica pura, in cui il pubblico ministero evoca scenari di scontri in piazza dove ricompaiono le P38.

Sono queste affermazioni gravissime, poiché non credo si possa processare persone sulla base di scenari tutti ipotetici, non verificatisi (per fortuna) e non attuati, ma tutti relegati nell’anima di uno sguardo verso un passato drammatico difficilmente paragonabile a situazioni presenti.

Come indirizzo la mia ferma condanna verso quei provocatori che hanno espresso slogan intimidatori nei riguardi del Procuratore Caselli, così esprimo viva preoccupazione per accuse gravi non fondate su fatti reali e neppure supportate da indizi vaghi.

Mettere il bavaglio alla libertà di espressione tramite ipotesi di tal genere può essere pericoloso per tutti i cittadini democratici: non solo per coloro che risiedono in carcere da oramai troppi giorni.

 

Stupore e preoccupazione per l’operazione giudiziaria di questa mattina nei confronti dei manifestanti anti G8 dell’Università che sembra fornire soprattutto un alibi ad un Governo in profonda crisi di consenso alla vigilia del G8 de L’Aquila.La fragilità della situazione politica attuale vede un Premier allestire un G8 d’immagine in zone del Paese che ben di altro necessiterebbero. In questa inchiesta nazionale si può rilevare quasi un teorema di vecchio stile, idoneo a distrarre l’opinione pubblica e, cosa più grave, a collaudare nuove ed inquietanti pratiche repressive, forse legate ad un segnale aggiuntivo che si vuole offrire pochi giorni dopo l’approvazione del pacchetto sicurezza.

Pare eccessivo ciò che è avvenuto oggi, pare assurdo che una manifestazione studentesca, seppur segnata da momenti di contrasto con le Forze dell’Ordine, venga definita dal Procuratore Caselli come “una manifestazione con canoni paramilitari” e porti ad un rastrellamento di questo tipo.A pensare male, queste pratiche fanno venire alla mente periodi bui del nostro recente passato. 

La scelta del rettore di chiudere Palazzo Nuovo per diversi giorni è assolutamente grave, insensata ed inopportuna.
Da una parte si interrompe un servizio pubblico: gli studenti sono costretti a rinviare esami e lezioni programmate da tempo; i docenti, le segreterie e il personale tecnico vedono imporsi una sosta forzata, assolutamente non concordata e in alcuni casi anche non retribuita.
Dall’altra la decisione è insensata e pericolosa perché, con la scusa della prevenzione, si cerca in ogni modo di ostacolare le numerose pacifiche iniziative di protesta, come il Turin Sherwood Camp, che da mesi collettivi di studenti stanno mettendo in piedi per porre all’attenzione pubblica un’altra idea di università rispetto a quella dei rettori.
Inoltre  vi è il rischio che la chiusura possa creare esattamente l’effetto opposto: abbiamo già visto nel recente passato che delimitare zone rosse o aree invalicabili produca risultati piuttosto negativi.

Insomma, i rettori sebrano voler imitare coloro che tengono, purtroppo, in mano i nostri destini: un’imitazione pericolosa nelle premesse e nei metodi. Per farli tornare alla realtà basterebbe gridare, loro, un bel: “MA FEVE FURB!” (fatevi furbi). Uno slogan che potrebbe aver la capacità di riportare i magnifici al loro ruolo di salvaguardia nei confronti di studenti, studio, sapere, università.

Un grido, MA FEVE FURB, di ritorno alla realtà!!

Nella mattinata del 9 marzo nella sede delle facoltà umanistiche dell’Università di Torino, presso Palazzo Nuovo, veniva allestito un banchetto di raccolta firme e propaganda da parte della forza politica FUAN; considerato che:un nutrito gruppo di studenti presidiava l’area intorno al banchetto FUAN, poiché ritenevano quella forza politica vicina ad idelogie di matrice fascista, attivando una democratica contestazione;preso atto che:le forze di polizia sono entrate nell’edificio universitario, dove la tensione in seguito aumentava, mettendo in atto ripetute “cariche” di sgombero, (o alleggerimento), cariche che hanno causato numerosi feriti tra gli universitari contestatori e le forze dell’ordine stesse;considerato ancora che: in seguito alle suddette cariche sono stati prodotti tre fermi di polizia tra i giovani della sinistra, di cui uno tramutato in arresto, evidenziando così un preoccupante clima repressivo nell’università come oramai nella società stessa, come dimostrato le numerose cariche effettuate ai danni dei lavoratori nelle scorse settimane.

                  Il Consiglio regionale,

 ESPRIME: 

·        piena solidarietà a tutti coloro che hanno riportato ferite in seguito agli eventi elencati in narrativa,  lavoratori di polizia e studenti;

 

·        viva preoccupazione per gli eventi accaduti, considerando che l’Università deve essere luogo di libera circolazione di sapere ed idee, ed in cui ogni opinione, non legata all’apologia di fascismo e nazismo, deve poter trovare casa: in un clima dove dovrebbe essere bandito l’ingresso a qualsiasi arma, da qualsiasi persona portata.

 

           

Ritengo condivisibile l’iniziativa attuata dal collega Turigliatto, riguardo il numero chiuso di ingresso all’Università. Il diritto allo studio è sancito dalla Carta Costituzionale, il limitarlo, in qualsiasi modo, diventa un atto contrario alla Costituzione ed ai diritti fondamentali del cittadini.

 

L’Italia continua ad essere il Paese fanalino di coda per quanto concerne il numero di laureati. Il complesso universitario tende purtroppo spesso ad allontanare i suoi iscritti, in una logica sempre più restrittiva e legata alle esigenze di mercato, mentre al contempo svanisce il riferimento alla cultura, al sapere.

 

 Molti ancora sperano di trovare all’interno degli atenei delle figure di riferimento che facilitino la crescita personale, una speranza che svanisce già nel primo impatto con il mondo accademico: un impatto modello a metà tra la caserma ed il tentare il terno al lotto; un impatto affidato alla speranza di scavalcare gli altri ed accedere nel ristretto numero chiuso. Aumentare la capienza delle sedi ed alimentare gli atenei di fondi e studenti, unito il tutto a logiche di crescita intellettuale e non solo domanda- offerta, è un’esigenza che qualsiasi nazione realmente civile dovrebbe porre tra le sue priorità